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Garantire l’accessibilità dei disabili ai siti internet della pubblica amministrazione

Antonio Palmieri

Attività 2002

Garantire l’accessibilità dei disabili ai siti internet della pubblica amministrazione

Scritto da Antonio Palmieri | 16 Dicembre 2002 | Attività 2002

Proposta di Legge d’iniziativa dei deputati CAMPA e PALMIERI
del 16 dicembre 2002

“Norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse info-telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei disabili e per favorire la loro integrazione con le nuove tecnologie”.

ART.1 (Diritto di accesso ai servizi)

1. La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni cittadino ad accedere a tutte le fonti di informazione e a tutti i servizi, in particolare quelle che si articolano attraverso i moderni strumenti telematici e multimediali.

2. È tutelato e garantito, altresì, il diritto di accesso con qualsiasi tipo di tecnologia ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione ed ai servizi di pubblica utilità, da parte dei cittadini diversamente abili in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione e secondo il principio di universalità di accesso al web definito nelle “Linee guida per l’accessibilità ai contenuti del web” del Consorzio Mondiale del web.

ART.2 (Servizi e risorse info-telematiche pubbliche e di pubblica utilità)

1.Per servizi e risorse info-telematiche pubbliche si intendono tutte le forme di comunicazione di dati, informazioni, contenuti e servizi e forme di dialogo utilizzate dalle pubbliche amministrazioni, di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165.

2.Per servizi e risorse info-telematiche di pubblica utilità si intendono tutte le forme di comunicazione di dati, informazioni, contenuti e forme di dialogo tra i soggetti elencati al comma 3 del presente articolo.

3.Le presenti disposizioni, in quanto compatibili, si applicano a tutte le pubbliche amministrazioni, agli enti pubblici economici, alle società pubbliche legate al mondo dell’informazione, alle biblioteche pubbliche, alle aziende private concessionarie di servizi pubblici, agli enti di assistenza pubblici, alle aziende private concessionarie di servizi pubblici, alle aziende di telecomunicazione pubbliche, alle aziende esercenti servizi in convenzione con enti pubblici, alle aziende municipalizzate regionali e a partecipazione pubblica e a tutti gli organismi che beneficiano di finanziamenti pubblici nazionali o dell’Unione europea.

4.Tutti i servizi info-telematici forniti dai soggetti indicati al comma 3 devono essere accessibili anche ai soggetti con disabilità, con garanzia di accesso ai documenti ed ai servizi tramite la rete internet.

ART.3 (Accessibilità dei siti web)

1.In conformità con quanto disposto nella circolare del Dipartimento della funzione pubblica del 13 marzo 2001, n.3/2001, i siti web devono essere accessibili; essi devono, in particolare, essere progettati in modo da garantire la loro consultazione anche da parte di cittadini disabili, garantendo il livello minimo di conformità alle linee guida, così come definiti a livello internazionale nell’ambito dell’Iniziativa Web Accessibile del Consorzio mondiale del Web(W3C).

2.L’accessibilità di un sito web, va intesa come la proprietà dei sistemi informatici di essere fruibili senza discriminazioni derivanti da disabilità; in tal senso un sito web accessibile può essere visitato da qualsiasi utente indipendentemente dal computer, dalla velocità del collegamento, dal browser, dall’interfaccia utente, dalle periferiche alternative utilizzati. I contenuti e le presentazioni devono, altresì, essere sempre indipendenti l’uno dall’altra.

3.Lo sviluppo dei siti e dei servizi info-telematici da parte dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 3 della presente legge deve garantire la possibilità di visualizzazione ed interazione con i contenuti da parte del cittadino disabile; in particolare deve essere garantita l’applicazione delle seguenti raccomandazioni, definite dal Consorzio Mondiale del Web (W3C):

a) Web Content Accessibility Guidelines(WCAG)per la creazione di contenuti di siti internet o servizi collegati alla realizzazione di documenti, anche multimediali, che utilizzano i sistemi di creazione di contenuti definiti dal World Web Consortium;

b) User Agent Accessibility Guidelines(UAAG)per la creazione di applicazioni atte a visualizzare e interagire con i contenuti per il web;

c) Authoring Tool Accessibilty Guidelines(ATAG)per lo sviluppo di applicazioni atte a fornire la possibilità anche ad utenti o dipendenti con disabilità di poter operare nel mondo del lavoro utilizzando le nuove tecnologie senza discriminazione;

d) XML Accessibility Guidelines(XAG)per lo sviluppo di applicazioni che utilizzano il linguaggio XML.

4.Nel caso di rilascio di nuove linee guida o di aggiornamenti delle linee guida attuali, i soggetti di cui all’articolo 2, commi 1e 3, sono tenuti ad adeguarsi entro e non oltre sei mesi dalla data della pubblicazione del documento ufficiale nel sito ufficiale del Consorzio mondiale del Web(W3C).

5.Qualsiasi gara di fornitura di servizi e prodotti info-telematici che si espleti successivamente all’entrata in vigore della presente legge dovrà contenere tra i requisiti di sviluppo l’osservanza delle raccomandazioni di cui al comma 4.

ART.4 (Integrazione del lavoratore disabile)

1.Il lavoratore con disabilità deve poter operare con tecnologie info-telematiche, attraverso l’ausilio di tecnologie assistive, compatibilmente con il tipo di patologia e il grado della disabilità.

2.I soggetti di cui ai commi 1 e 3 dell’articolo 2 garantiscono la possibilità di integrazione dei propri dipendenti con disabilità nel processo di sviluppo dei servizi info-telematici.

ART.5 (Autorità Garante)

1.Il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro della funzione pubblica, procede periodicamente alla verifica della corretta applicazione delle disposizioni contenute nella presente legge, con riferimento – in particolare – :

a) all’aggiornamento in lingua italiana della traduzione delle Linee Guida elaborate dal Consorzio mondiale del Web(W3C) nell’ambito dell’iniziativa WAI(Web Accessibility Initiative);

b) promuovere lo sviluppo e l’utilizzo di sistemi finalizzati alla valutazione del grado di rispetto delle Linee Guida;

c) monitorare lo stato di adeguamento dei servizi info-telematici con particolare riguardo ai sistemi della pubblica amministrazione nazionale, regionale e locale e certificare i progressi compiuti;

d) controllare la derivante accessibilità dei siti internet della pubblica amministrazione ed identificare le buone pratiche;

e) promuovere misure di sensibilizzazione, divulgazione, istruzione, e soprattutto formazione all’interno della Pubblica Amministrazione per lo sviluppo di prodotti e contenuti accessibili;

f) promuovere ogni tipo di iniziativa atta ad ottenere la totale accessibilità dei siti sia pubblici che privati nel corso del 2003, anno europeo dei disabili, e anche negli anni successivi.

ART.6 (Agevolazioni fiscali)

1.Le aziende di pubblica utilità di cui al comma 3 dell’articolo 2, che nel corso del 2003 adegueranno i propri servizi info-telematici per migliorarne l’accessibilità da parte dei cittadini disabili, beneficiano di una defiscalizzazione pari al 30% dell’investimento di sviluppo o di adeguamento dei servizi info-telematici, nel corso dell’anno fiscale successivo.

2. Con apposito decreto, da emanarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell’economia e delle finanze disciplina le modalità e i criteri di concessione dell’agevolazione disposta ai sensi del comma 1.

3.Il beneficio fiscale di cui all’articolo 2, comma 9 del decreto legge 31 dicembre 1996, n.699 convertito, con modificazioni, dalle legge 28 febbraio 1997, n.30, si applica anche ai personal computer e relativi accessori d’uso, considerati sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza di tutti i soggetti disabili di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n.104.

ART.7 (Sanzioni)

1.Le aziende di pubblica utilità, di cui all’articolo 2, comma 3, che non abbiano provveduto entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge all’avvio dell’adeguamento dei propri servizi info-telematici, con particolare riferimento ai servizi tramite web, sono soggetti a sanzione amministrativa da 500 a 3000 euro.

2.Alle aziende incaricate dello sviluppo dei servizi info-telematici per i soggetti di cui all’articolo 2, comma 3 della presente legge, che causino danni all’utenza in seguito all’inosservanza di quanto disposto nella presente legge, si applica la disciplina prevista ai sensi dell’articolo 1218 del codice civile e ai sensi dell’articolo 35 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.80.

ART. 8 (Copertura finanziaria)

1. All’onere di cui alla presente legge, stimato in 20 milioni di euro, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unità previsionale di fondo corrente, ‘Fondo speciale’, dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

2. Il ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Open University

Scritto da Antonio Palmieri | 6 Novembre 2002 | Attività 2002

Emendamento proposto nel corso del dibattito sulla legge finanziaria
del 6 novembre 2002

Nel corso del dibattito sulla legge finanziaria, ho proposto (sostenuto da alcuni colleghi di Forza Italia) un emendamento che, a costo zero, permette di istituire anche in Italia le Open University, le università telematiche per laurearsi a distanza, via Internet.

Di seguito troverai il mio breve intervento in aula, il testo dell’emendamento da me presentato alla Camera e il testo definitivo come approvato in finanziaria dopo il passaggio al Senato.

ANTONIO PALMIERI. “Signor Presidente, intervengo soltanto per segnalare
al relatore che vi sono altre due correzioni da apportare al testo.

La prima correzione riguarda la data del decreto ministeriale che non
è 26 novembre 1999 ma 3 novembre 1999; la seconda correzione è
dovuta ai vari passaggi convulsi di questo emendamento nel corso dei quali
è saltata la parola «universitari» – quella che preoccupa,
appunto, gli esponenti della minoranza – che deve essere inserita dopo
la parola «istituti» e prima della parola «abilitati».
Quindi, invito il relatore a fare proprie queste correzioni del testo
che chiariscono il senso dell’emendamento e fugano ogni dubbio, credo,
per tutti.”.

4. Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e
della ricerca, sono determinati criteri e le procedure di accreditamento
dei corsi universitari a distanza e degli istituti universitari
abilitati a rilasciare titoli accademici, di cui al decreto ministeriale
3 novembre 1999, n. 509, al termine dei corsi stessi, senza oneri
per lo Stato. Ai fini dell’acquisizione dell’autorizzazione al rilascio
dei titoli accademici, gli istituti debbono disporre di adeguate risorse
organizzative e gestionali in grado di:

a) presentare un’architettura di sistema flessibile e capace di utilizzare
in modo mirato le diverse tecnologie per la gestione dell’interattività,
salvaguardando il principio della loro usabilità;

b) favorire l’integrazione coerente e didatticamente valida della gamma
di servizi di supporto alla didattica distribuita;

c) garantire la selezione, progettazione e redazione di adeguate risorse
di apprendimento per ciascun courseware;

d) garantire adeguati contesti di interazione per la somministrazione
e la gestione del flusso dei contenuti di apprendimento, anche attraverso
l’offerta di un articolato servizio di teletutoring;

e) garantire adeguate procedure di accertamento delle conoscenze in funzione
della certificazione delle competenze acquisite; provvedere alla ricerca
e allo sviluppo di architetture innovative di sistemi e-learning
in grado di supportare il flusso di dati multimediali relativi alla gamma
di prodotti di apprendimento offerti.

17. 60. (Testo modificato nel corso della seduta)
(ex 14. 51.) Palmieri, Santulli, Licastro Scardina, Garagnani, Carlucci,
Diana Spina, Orsini, Pacini, Lainati, Marinello, Cristaldi.

(Approvato)

5. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’
e della ricerca, adottato di concerto con il Ministro per l’innovazione
e le tecnologie, sono determinati i criteri e le procedure di accreditamento
dei corsi universitari a distanza e delle istituzioni universitarie abilitate
a rilasciare titoli accademici, ai sensi del regolamento di cui al decreto
del Ministro dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica
3 novembre 1999, n. 509, al termine dei corsi stessi, senza oneri a carico
del bilancio dello Stato. Ai fini dell’acquisizione dell’autorizzazione
al rilascio dei titoli accademici, le istituzioni devono disporre di adeguate
risorse organizzative e gestionali in grado di:

a) presentare un’architettura di sistema flessibile e capace di utilizzare
in modo mirato le diverse tecnologie per la gestione dell’interattivita’,
salvaguardando il principio della loro usabilita’;

b) favorire l’integrazione coerente e didatticamente valida della gamma
di servizi di supporto alla didattica distribuita;

c) garantire la selezione, progettazione e redazione di adeguate risorse
di apprendimento per ciascun courseware;

d) garantire adeguati contesti di interazione per la somministrazione
e la gestione del flusso dei contenuti di apprendimento, anche attraverso
l’offerta di un articolato servizio di teletutoring;

e) garantire adeguate procedure di accertamento delle conoscenze in funzione
della certificazione delle competenze acquisite; provvedere alla ricerca
e allo sviluppo di architetture innovative di sistemi e-learning in
grado di supportare il flusso di dati multimediali relativi alla gamma
di prodotti di apprendimento offerti.


Ruolo giuridico degli insegnanti di religione cattolica

Scritto da Antonio Palmieri | 17 Ottobre 2002 | Attività 2002

Relazione presentata in Commissione cultura
del 17 ottobre 2002

Antonio PALMIERI (FI), relatore, illustrando il provvedimento, sottolinea che, a suo avviso, due sono i punti qualificanti del testo di legge licenziato dalla Commissione lavoro, in merito al quale la VII Commissione deve esprimere un parere cosiddetto «rinforzato».

Innanzitutto, con questa legge si dà finalmente attuazione a quanto stabilito dal nuovo Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, siglato il 18 febbraio 1984 tra il presidente del consiglio Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli.

A tale riguardo ricorda che l’articolo 9, punto 2 del testo dell’Accordo del 1984 tra Repubblica e Santa Sede, afferma che «la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado».

Inoltre, l’articolo 4, comma 1, punto a) dell’Intesa tra autorità scolastica italiana e Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, (decreto del Presidente della Repubblica. n. 751, 16 dicembre 1985) afferma che: «L’insegnamento della religione cattolica, impartito nel quadro delle finalità della scuola, deve avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altre discipline».

Ricorda, inoltre che nel testo dell’Intesa tra autorità scolastica italiana e Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, il Governo si era impegnato a risolvere la questione dello stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica: «(…)fermo restando l’intento dello Stato di dare una nuova disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di religione».

Ricorda, inoltre che nella passata legislatura, dopo tre anni di dibattito, il Senato approvò il 19 luglio 2000 un testo di legge, sul quale la Camera non ha avuto modo di pronunciarsi causa la fine della XIII legislatura. In questa legislatura sono state presentate otto proposte di legge di iniziativa parlamentare e un testo del Governo, che è stato assunto come testo di base, successivamente lievemente emendato nel corso del dibattito. La materia trattata rientra nella competenza esclusiva dello stato alla luce di quanto disposto dall’articolo 117 secondo comma, lettere c)(rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose) e lettera n) (norme generali sull’istruzione).

Ricorda ancora che l’accordo tra Repubblica italiana e Santa Sede ha trasformato l’insegnamento della religione cattolica. Da obbligatorio (seppur con possibilità di chiedere l’esonero, come detto agli articoli 1 e 2 della legge n.824 del 5 giugno 1930) è divenuto una libera scelta degli alunni e delle famiglie: «Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento» (articolo 9 n.2, Accordo 18 febbraio 1984).

Il secondo punto qualificante del testo in esame è che con questa legge si mette finalmente fine alla condizione di precariato a vita che ha caratterizzato dal 1930 a oggi lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica, che attualmente sono 22.225, l’80 per cento dei quali laici.

La legge ha il merito di stabilire con chiarezza lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica e le procedure di reclutamento, di ribadire le modalità di accesso alla professione nonché «l’atipicità» degli insegnanti di religione cattolica rispetto agli altri docenti, in quanto essi hanno un duplice rapporto professionale, da un lato con la Chiesa cattolica e dall’altro con lo Stato.
Il testo approvato tiene conto di questa atipicità e su di essa ha costruito un impianto che offre una serie di positive e concrete risposte alle esigenze di questa particolare categoria di insegnanti.

Propone quindi una rassegna dei principali contenuti del testo approvato. A questo fine sottolinea che sono istituiti due distinti ruoli regionali, articolati per ambiti territoriali corrispondenti alle diocesi, del personale docente e corrispondenti ai cicli scolastici previsti dall’ordinamento. (articolo 1, comma 1); agli insegnanti di religione cattolica inseriti nei ruoli regionali si applicano le norme di stato giuridico e il trattamento economico previsti dal testo unico delle disposizioni legislative (articolo 1, comma 2), salvo quanto stabilito in ossequio ai contenuti dell’Accordo del 1984 e dell’Intesa de11985.

Aggiunge che la consistenza della dotazione organica degli insegnanti di religione cattolica è determinata nella misura del 70 per cento dei posti d’insegnamento complessivamente funzionanti (articolo 2, comma 1). La misura del 70 per cento dei posti disponibili è data dal fatto che – essendo l’insegnamento fruito in base alla libera scelta – non tutti i posti teoricamente disponibili potrebbero essere coperti. Tocca al Dirigente regionale determinare il numero delle cattedre per diocesi. La restante quota viene coperta con contratti a tempo determinato di durata annuale.

Sottolinea che l’accesso al ruolo avviene previo superamento di concorsi indetti su base regionale a cadenza triennale per titoli ed esami (articolo 3, commi 1, 2). I titoli sono quelli previsti all’articolo 4.3 dell’Intesa del 1985. Per le scuole secondarie, titolo accademico in teologia o altre discipline ecclesiastiche, conferito da facoltà approvata dalla Santa Sede; attestato di compimento studi in un seminario maggiore; diploma accademico in magistero di scienze religiose rilasciato da istituto approvato dalla Santa Sede; diploma di laurea italiano unito a diploma rilasciato da un istituto di scienze religiose riconosciuto dalla CEI.

Aggiunge che il testo recepisce l’istituto della dichiarazione della idoneità all’insegnamento della Religione Cattolica da parte della autorità ecclesiastica competente per territorio. (articolo 3, comma 4). Ciascun candidato deve essere inpossesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’ordinario diocesano competente per territorio e può concorrere soltanto per i posti disponibili nel territorio di pertinenza della diocesi. Le prove d’esame prevedono l’accertamento della preparazione culturale generale e didattica come quadro di riferimento complessivo, con esclusione dei contenuti specifici dell’insegnamento della religione cattolica. (articolo 3, comma 5).

Inoltre, il testo prevede che vi sia un’intesa tra le due autorità, l’Ordinario diocesano e il Dirigente scolastico per individuare sia la persona dell’insegnante che la sede dove tale docente eserciterà la sua funzione. Il dirigente regionale approva l’elenco di coloro che hanno superato il concorso ed invia all’ordinario diocesano competente per territorio i nominativi di coloro che si trovano in posizione utile per occupare i posti della dotazione organica di cui all’articolo 2. Dall’elenco dei docenti che hanno superato il concorso il dirigente regionale attinge per segnalare all’ordinario diocesano i nominativi necessari per coprire i posti che si rendano eventualmente vacanti nella dotazioneorganica durante il periodo di validità del concorso. (articolo 3 comma 7).

L’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato è disposta dal dirigente regionale, d’intesa con l’ordinario diocesanocompetente per territorio. (articolo 3, comma 8).

Per quanto riguarda la mobilità (articolo.4), ricorda che agli insegnanti di religione cattolica inseriti nei ruoli di cui all’articolo 1, comma 1, si applicano le disposizioni vigenti in materia di mobilità professionale nel comparto del personale della scuola limitatamente ai passaggi, per il medesimo insegnamento, da un ciclo ad altro di scuola. Tale mobilità professionale è subordinata all’inclusione nell’elenco degli idonei, relativo al ciclo di scuola richiesto e al riconoscimento dell’idoneità rilasciata dall’ordinario diocesano competente per territorio ed all’intesa con il medesimo ordinario.
La mobilità territoriale degli insegnanti di religione cattolica è subordinata al possesso del riconoscimento dell’idoneità rilasciata dall’ordinario diocesano competente per territorio e all’intesa con il medesimo ordinario.

L’insegnante di religione cattolica con contratto di lavoro a tempo indeterminato, al quale sia stata revocata l’idoneità, ovvero che si trovi insituazione di esubero a seguito di contrazione dei posti di insegnamento, può fruire della mobilità professionale nel comparto del personale della scuola, con le modalità previste dalle disposizioni vigenti e subordinatamente al possesso dei requisiti prescritti per l’insegnamento richiesto, ed ha altresì titolo a partecipare alle procedure di diversa utilizzazione e di mobilità collettiva previste dall’articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Ricorda, inoltre, che le norme transitorie (articolo 5, comma 5) disciplinano il primo concorso bandito dopo la data di entrata in vigore della legge. Esso sarà è riservato agli insegnanti di religione cattolica che abbiano prestato continuativamente servizio per almeno quattro anni nel corso degli ultimi dieci anni e per un orario complessivamente non inferiore alla metà di quello d’obbligo anche in ordini e gradi scolastici diversi, e siano in possesso dei requisiti ecclesiastici previsti. Per questo primo concorso si intenderanno per titoli anche il servizio prestato nell’insegnamento della religione cattolica. Il programma di esame del primo concorso sarà volto unicamente all’accertamento della conoscenza dell’ordinamento scolastico, degli orientamenti didattici e pedagogici relativi agli ordini e ai gradi di scuola ai quali si riferisce il concorso e degli elementi essenziali della legislazione scolastica.

Sottolinea, in conclusione, di aver scelto di essere aderente al testo licenziato dalla Commissione lavoro, senza approfondire la riflessione sulla identità e sul compito dell’Insegnante di Religione Cattolica, nel quadro delle finalità della scuola. Crede, infatti, che ci sarà modo di farlo nel corso del dibattito in aula.

In definitiva, per le considerazioni sopra esposte, riassumibili nel fatto che il testo di legge licenziato dalla Commissione lavoro è pienamente rispettoso tanto dell’Accordo del 1984 e dell’Intesa del 1985 (che definiscono le competenze dello Stato e quelle dell’Autorità Ecclesiastica) e soddisfi compiutamente le aspettative dei docenti di Religione Cattolica, preannuncia la formulazione di una proposta di parere favorevole.


Per noi la scuola è al primo posto

Scritto da Antonio Palmieri | 15 Ottobre 2002 | Attività 2002

Intervento in audizione con il ministro Moratti
del 15 ottobre 2002

Immagino che ci si attenda che un deputato della maggioranza svolga un intervento difendendo l’operato del suo ministro e del suo Governo. Non intendo svolgere un tale tipo di intervento perché ritengo che non ve ne sia bisogno. Mi accontenterò invece di puntualizzare alcune brevi considerazioni di fondo, di carattere strutturale.

1. Anzitutto ritengo giusto dire che se è vero (come ha detto l’onorevole Gambale) che sarebbe bello avere in audizione il ministro Tremonti; però è anche vero che sarebbe bello avere in audizione, ad esempio, Osama Bin Laden, oppure l’euro con tutto quello che ha comportato, sarebbe bello avere in audizione la crisi dell’Argentina, la crisi ENRON, la crisi FIAT e per ultimi – forse per primi – si dovrebbero ricordare i Governi dell’Ulivo. Questo non per il solito ed abusato discorso del buco di bilancio o dei tentativi di razionalizzazione – non andati in porto – che avete tentato di impostare con le vostre finanziarie (specialmente nelle ultime tre). Ma li chiamerei in causa piuttosto perché le numerose riforme, i numerosi provvedimenti, riguardanti soprattutto la scuola e l’università, messi in campo dall’Ulivo nei suoi cinque anni di Governo, ci impongono di fare una serie di «tagliandi», di verifiche.
Per esempio. la riforma dell’università è una riforma che è stato scelto di non fermare, di lasciare arrivare alla verifica. La stessa riforma del Titolo V della Costituzione ha comportato ad esempio, in sede di scrittura della riforma, una serie di correzioni perché andava adeguata al mutato contesto istituzionale.
La mia considerazione è che qualsiasi ragionamento approfondito vogliamo fare sull’oggetto della nostra audizione non può non tener conto del contesto che dal 19 luglio 2001 cioè da quando il ministro Moratti venne qui in audizione per la prima volta, è radicalmente mutato.
2. Il corollario a questo discorso sul contesto è che anch’io ho apprezzato i contributi che avete fornito sia in questa discussione sia durante la discussione sulla finanziaria. Ma se è vero che dobbiamo soltanto essere contenti di come lavoriamo qui in commissione, la seconda riflessione è che fuori da questa sede dobbiamo però comportarci tutti bene, allo stesso modo. Devo dire che faccio fatica a riconoscere in quello che leggo sui giornali, o quello che sento per radio e televisione – e a volte in Aula – gli stessi colleghi con i quali lavoro qui. Allora il mio è un sommesso richiamo al fatto di non avere due comportamenti. È evidente che poi, fuori da questa sede, quando si va nelle scuole, negli appuntamenti pubblici, si alzino inevitabilmente i toni. Dico ciò perché poi vi seguono, o meglio, voi mandate avanti gli studenti nelle scuole con tutto il corollario di iniziative che ben conosciamo.

3. Questo Governo, e di conseguenza questo ministero, si sono dati un programma articolato su cinque anni. È quindi inevitabile – per noi non è comodo – che il giudizio su quello che faremo potrà essere dato compiutamente soltanto alla fine dei cinque anni. Ci siamo assunti una serie di impegni, cito la riforma della scuola, la verifica della riforma delle università, l’attuazione piena della libertà di educazione, il raddoppio dei fondi pubblici per la ricerca. Il Governo si è impegnato a stanziare un minimo di 15 mila miliardi di vecchie lire in più da spendere nell’arco della legislatura. Questo impone il fatto che il giudizio non può che tener conto del contesto che ho ricordato velocemente prima, ma deve anche tener conto che lavoriamo nell’arco dei 5 anni della legislatura, sempre ammesso che le intemperanze di questi giorni – ma questa è una battuta – ci consentano di farlo.

4. Un altro aspetto riguarda un discorso di merito. Ribadisco che lavoriamo su un programma di legislatura ed ho intravisto «in filigrana» un metodo Moratti; che si basa su due atteggiamenti. La prima parte del metodo è quella usata per la riforma della scuola, per la riforma dell’università e per tutte le grandi riforme che il ministero sta mettendo in cantiere. Disporre una commissione di esperti che studino il problema e che dia vita ad un documento finale. Questo documento finale è poi oggetto di discussione pubblica nel paese e nelle istituzioni. Dopodiché segue un testo di legge, che arriva alle Camere e sul quale noi facciamo poi il lavoro per il quale siamo pagati.
Vi è quindi la seconda parte del metodo che è quella che presenta un sano realismo. Perché è evidente che in un contesto drasticamente mutato rispetto al 19 luglio 2001 non si può far altro che adeguarsi con realismo a questo contesto. Ad esempio, ci si può anche accontentare – come avete affermato – della sperimentazione. Certo, ma io considero il caso della sperimentazione un grande atto di realismo. Perché di fronte all’impossibilità di mettere la riforma in cantiere sin da settembre (data la lunghezza dei lavori parlamentari e stanti le difficoltà che comunque la vita parlamentare comporta) ci si è avviati sulla via della sperimentazione che è una via di realismo e di concretezza: si compie una verifica sul campo con un test in un numero congruo di istituti. In questo modo, si trasforma il male in un bene, per cui lo svantaggio della non approvazione della riforma diventa il vantaggio di poterla testare e di aggiustarla in corso d’opera, con realismo laddove occorresse.
Nel mio intervento in Commissione, durante la scorsa settimana, ho citato le due «r» di razionalizzare e rilanciare, con un sano realismo; poiché le condizioni del contesto impediscono di erogare subito parte di quei 15 mila miliardi di vecchie lire, bisogna prestare attenzione a rimettere mano a ciò che già esiste per farlo funzionare meglio e per risparmiare risorse da investire nella scuola.

5. Von Hayek diceva che le istituzioni sono come una fortezza e, quindi, valgono in virtù del valore dei soldati che ne fanno parte. Non conoscevo in precedenza il ministro Moratti, verso la quale nutro un’insana venerazione dovuta al fatto di essere, oltre che milanese, interista…
Però, poiché ritengo estremamente importante il fattore umano: sono sicuro con lei, signor ministro, perché crede in ciò che fa e questo costituisce un vantaggio per tutti (non che i ministri precedenti non credessero nel loro compito) a differenza del modo in cui il ministro dell’istruzione viene costantemente dipinta da giornali e documenti. Insisto sul fattore umano perché la mia cultura nette al primo posto la persona con la sua libertà e la sua responsabilità individuale.
«br»«br»Primum vivere, deinde philosophari; spesso è faticoso far comprendere che non stiamo filosofeggiando, ma che, quando parliamo di scuola stiamo parlando del vivere. Ribadisco la certezza che per noi, ciò che stiamo facendo appartiene al primum vivere e cercheremo di farlo al nostro meglio. Grazie!


Uno Statuto speciale per Gerusalemme

Scritto da Antonio Palmieri | 11 Ottobre 2002 | Attività 2002

Risoluzione approvata dalla Commissione esteri della Camera dei Deputati
del 11 ottobre 2002

La Commissione Esteri della Camera ha approvato all’unanimità una risoluzione, della quale anch’io sono stato firmatario, che propone uno Statuto speciale per Gerusalemme.
Lo sforzo è quello di trovare con urgenza soluzioni innovative per il futuro di Gerusalemme, utili a superare le posizioni antagonistiche e capaci di contribuire a promuovere la pace nella regione. Soluzioni realistiche, che sappiano tener conto dei dettagli territoriali, dell’esistenza cioè di una Gerusalemme moderna, laica, eguale a tante altre città nel mondo, e della natura «unica» di Gerusalemme Vecchia in quanto Luogo Sacro per le tre grandi religioni monoteiste.
Gerusalemme vecchia, la città dentro le mura, nella sua interezza può essere definita un Bacino Sacro, da tutelare nella sua integralità, senza frantumazioni, senza frontiere interne: una qualunque divisione di Gerusalemme Vecchia sarebbe la negazione del dialogo fra le religioni, il riconoscimento della sconfitta dei diritti universali dell’uomo e della possibilità per la comunità internazionale di trovare soluzioni orientate alla pacifica convivenza anche fra diversi.
Per evitare tutto ciò e dare un primo contributo per la pace in Terra Santa, ho firmato la seguente risoluzione:

La III Commissione, premesso che:
di fronte al drammatico aggravarsi della crisi nei rapporti tra israeliani e palestinesi si rivela necessario approntare iniziative coraggiose e innovative tendenti al riavvicinamento delle parti in conflitto, a partire dai problemi più complessi su cui in passato si sono arenati i numerosi tentativi di negoziato;
fra tali problemi riveste un’importanza cruciale quello relativo allo status di Gerusalemme, in quanto quest’ultima costituisce un centro di incontro unico al mondo fra le tre grandi religioni monoteistiche cristiana, ebraica e musulmana;
l’esito fallimentare dei negoziati di Camp David ha dimostrato che non è possibile avviare con successo una missione di pace per il Medio Oriente accantonando la questione di Gerusalemme;
occorre delineare una proposta risolutiva della suddetta questione, che sia applicabile tanto nel caso in cui la città resti sotto la sovranità di un solo Stato, quanto nel caso in cui essa sia ripartita tra due Stati, al fine di creare le condizioni per una convivenza duratura e pacifica che elimini motivi di conflitto altrimenti insanabili e serva da modello per una futura fase di dialogo tra i fedeli delle tre religioni;
è opportuno considerare all’interno di Gerusalemme la zona cosiddetta del «Bacino Sacro» (vale a dire la Città Vecchia, dentro le mura, e alcuni pochi luoghi adiacenti, popolata da appena 40.000 abitanti cristiani, ebrei e musulmani) come un vero e proprio unicum che deve essere isolata dal resto della città e che deve godere di una particolare tutela, in quanto essa conserva i luoghi che i fedeli cristiani, ebrei e musulmani di tutto il mondo venerano come sacri;
il «Bacino Sacro» necessita di un ordinamento giuridico forte e stabile, non soggetto al mutare delle maggioranze e delle congiunture politiche, capace di garantire in permanenza l’esercizio pieno dei diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, in particolare del diritto di accesso ai luoghi sacri per esercitarvi il culto in piena libertà e sicurezza, nonché il mantenimento della pluralità delle presenze religiose e il rispetto fisico dei luoghi e delle comunità di persone che vi risiedono;
soltanto uno Statuto speciale garantito internazionalmente può assicurare all’interno del «Bacino Sacro» il pieno raggiungimento degli obiettivi di garanzia della libertà di culto e di rispetto fisico dei luoghi sacri e delle persone che vi accedono e vi risiedono;
è urgente avviare una fase di riflessione e di verifica per la realizzazione pratica di tale Statuto da parte degli Stati che storicamente hanno sempre dimostrato un particolare interesse per la città di Gerusalemme quali i Paesi membri dell’Unione europea, gli Stati Uniti, la Russia e alcuni Paesi arabi tra cui il Marocco, l’Egitto, la Giordania, l’Arabia Saudita, oltre Israele e l’Autorità nazionale palestinese;

nell’auspicio che i negoziati di pace possano iniziare al più presto, a partire dall’anno in corso; impegna il Governo a continuare ad approfondire all’interno della Unione europea il consenso su di una ipotesi di Statuto speciale garantito internazionalmente relativo al Bacino Sacro di Gerusalemme, da inserire nel quadro complessivo delle opzioni negoziali per il regolamento di pace del Medio Oriente.

Deputati firmatari: Pacini, Michelini, Naro, Rizzi, Mattarella, Pistelli, Landi di Chiavenna, Rivolta, Mantovani, Boato, Palmieri, Paoletti Tangheroni, Crucianelli, Sereni, Spini.


La finanziaria per la cultura: ristrutturare per rilanciare

Scritto da Antonio Palmieri | 10 Ottobre 2002 | Attività 2002

Intervento in commissione durante la discussione per la legge finanziaria 2003
del 10 ottobre 2002

Ti propongo la sintesi del mio intervento in Commissione cultura, durante la discussione per la legge finanziaria 2003.

Dopo aver ascoltato in questi giorni i numerosi appelli degli esponenti dell’opposizione, posso dire che anche noi deputati della maggioranza condividiamo le preoccupazioni espresse in materia di università, di ricerca scientifica e di sport dilettantistico di base. Per cercare di modificare in meglio la situazione, ricordo che abbiamo presentato emendamenti sia presso la nostra Commissione e altri ne presenteremo presso la commissione Bilancio.
Fatta tale premessa, formulo alcune osservazioni all’opposizione.
Per i beni culturali, voi continuate a sottovalutare l’importanza della previsione, contenuta nel comma 3 dell’articolo 33 del disegno di legge finanziaria, relativa a quel 3 per cento degli stanziamenti previsti per le infrastrutture da destinare ad interventi a favore dei beni e delle attività culturali. Si tratta di una somma davvero molto ingente, che gioverà all’intero settore.
Per quanto concerne la scuola, ricordo che il sottosegretario Aprea ha chiarito che la finalità strategica del Governo è quella di ristrutturare e di rilanciare tale settore. Ristrutturare significa mettere mano alla disastrosa situazione che abbiamo ereditato, per la quale un anno di lavoro non è certo sufficiente. Inoltre, ricordo che rimane l’impegno del governo di investire nell’arco della legislatura almeno 15.000 miliardi di vecchie lire.
In merito allo sport di base, condivido pienamente gli indirizzi e le proposte avanzati dal sottosegretario Pescante. Noi ci faremo carico di emendamenti in commissione bilancio a favore dello sport di base.
Con riferimento ai settori dell’università e della ricerca scientifica, ritengo che, anche grazie all’impegno dei deputati della maggioranza e del Governo, si potranno ottenere taluni miglioramenti rispetto alla situazione attuale.
In definitiva noi deputati della maggioranza non ci sottraiamo all’impegno di fare della cultura, della ricerca, della scuola, il motore della nostra società, pur avendo ereditato una situazione molto difficile e pur dovendo muoverci in un contesto economico nazionale e internazionale molto sfavorevole. Grazie!


Basta faziosità nei libri di storia

Scritto da Antonio Palmieri | 4 Ottobre 2002 | Attività 2002

Risoluzione al governo presentata in Commissione cultura
del 4 ottobre 2002

Lo studio della storia svolge una funzione centrale nel processo formativo fin dagli anni dell’infanzia: le categorie sono una delle chiavi di lettura fondamentali di tutta la realtà e lo studio della storia ha un ruolo fondamentale nella strutturazione della memoria e delle coscienza nazionale e di gruppo. La storia – proprio perché non è mera conoscenza di nomi, di date e di avvenimenti – bensì analisi complessa e tentativo di spiegazione, tende ad utilizzare tutte le scienze umane e sociali e a raccordare incessantemente tra loro fatti politici ed economici, culturali e religiosi; essa è strumento di maturazione culturale e civile del giovane e per questo motivo deve essere insegnata tenendo conto di tutti i filoni della storiografia e con grande rigore scientifico.

Tutto ciò premesso, la Commissione impegna il Governo ad attivarsi, collaborando con le istituzioni scolastiche e nel rispetto della loro autonomia, per fa sì che nelle scuole di ogni ordine e grado l’insegnamento della storia, in particolare di quella contemporanea, si svolga secondo criteri oggettivi rispettosi della verità storica e della personalità dei discenti attraverso l’utilizzo di testi di assoluto rigore scientifico che tengano conto – in modo obiettivo – di tutte le correnti culturali e di pensiero, per un confronto democratico e liberale che assicuri un corretto apprendimento del passato, in special modo, di quello più recente.


Come incentivare la lettura in Italia

Scritto da Antonio Palmieri | 24 Luglio 2002 | Attività 2002

Intervento in commissione durante l’audizione del sootosegretario all’editoria Paolo Bonaiuti
del 24 luglio 2002

Ringrazio il sottosegretario Bonaiuti per la sua relazione. Il mio intervento si concentrerà sull’argomento della lettura, con una breve appendice riguardante Internet.
Sulla lettura sia la maggioranza sia l’opposizione sono d’accordo che si tratta di una grande opera, che si aggiungerà all’elenco delle grandi opere che il Governo e la Commissione sono chiamate a realizzare nell’arco dei restanti quattro anni di legislatura, attraverso tre tipologie di intervento: dall’alto, dal basso, e dal medio. La politica interviene dall’alto, la società dal basso, e nel medio – in medio stat virtus, anche se mi piacerebbe che nei mass media stesse la virtus – si interviene con i media innovativi e tradizionali per incentivare la lettura.

Le richieste degli onorevoli Colasio e Giulietti troveranno le loro risposte dalla legge sul libro, che non è una chimera, e che sarà in arrivo alla ripresa dei lavori della Camera.
Il sottosegretario Bonaiuti ha evidenziato il ruolo della scuola; a tale riguardo mi limito a sottolineare che il ministro Moratti ha già compiuto interventi per migliorare e potenziare i luoghi di lettura nelle scuole, attrezzandole con spazi accoglienti per le letture dei ragazzi, e per formare i docenti nell’introduzione degli studenti verso il piacere della lettura. A tal proposito sono state finanziate direttamente 500 scuole, con l’assegnazione di contributi per lo sviluppo di spazi moderni ed attrezzati per la lettura, affinché siano laboratori attivi e multimediali; ad esse si sono aggiunte altre 300 scuole consorziate, che nelle intenzioni del ministero costituiranno un network nazionale, primo punto di riferimento e sostegno per i tanti progetti di lettura avviati in altri istituti scolastici del paese. Ho scoperto tale iniziativa avendo avuto il piacere di partecipare al Salone del libro di Torino, sostituendo il nostro presidente ad un convegno; mi sono documentato sulla materia e devo dirvi che io stesso ne ignoravo l’esistenza.

Per quanto riguarda l’intervento dal basso, conformemente alla nostra impostazione politica e culturale, esistono attività di case editrici piccole e grandi, di enti ed istituzioni piccole e medie del paese, per il sostegno alla lettura, come i “presidi del libro”, presenti nelle regioni meridionali, e particolarmente favoriti dall’editore Laterza. Penso ad alcune iniziative tipo «Nati per leggere» oppure «La banca per il tempo ritrovato», dove venivano coinvolte delle persone che concedessero del tempo per andare a leggere libri a ragazzi in situazione di difficoltà. C’è una molteplicità di iniziative di diffusione della lettura partite dal basso, di cui ignoriamo l’esistenza, che sono già in fase fiorente sul territorio e che andrebbero assolutamente valorizzate dal Parlamento (in fondo la sussidiarietà è anche questo).

Arrivo all’ultimo punto, il discorso sul mezzo, con un’osservazione ed una proposta. L’osservazione: anche in questo settore vi sono nuove esperienze che configurano inedite alleanze tra media; penso, per esempio, ad alcune iniziative di RAI educational; alle iniziative del libro in edicola con il quotidiano (Repubblica, Corriere della sera) con notevole successo per chi le ha promosse; penso a trasmissioni televisive come «Per un pugno di libri» su RAI 3, attiva ormai da qualche anno, che, pur non avendo un grandissimo ascolto, rappresenta comunque un modo innovativo di proporre il libro coinvolgendo i giovani. Un’attività di coordinamento, di supporto e di potenziamento di queste iniziative potrebbe forse essere utile ed efficace.
La proposta: non credo molto alle iniziative di campagne promozionali di incentivo alla lettura (come il sottosegretario ben sa, in base alla frequentazione di un grande comunicatore che ci accomuna, le campagne istituzionali non funzionano bene); perché allora non utilizzare le campagne per dare spazio alle iniziative che già si muovono nel territorio. Mi riferisco alle esperienze citate prima: anziché fare pubblicità generica alla lettura: fare pubblicità di prodotto piuttosto che pubblicità istituzionale. Fatte salve tutte le cautele, tutti gli editori, grandi e piccoli, possono essere partecipi di queste iniziative. In tal modo non daremmo alcun vantaggio competitivo a nessuna azienda in particolare, raggiungendo lo scopo di produrre una comunicazione mirata e concreta piuttosto che una generica del tipo: «asino chi non legge», uno slogan sicuramente poco concludente e in parte offensivo.

Su Internet… l’onorevole Giulietti mi continua ad additare con la mano tesa, e mi è difficile rifiutare una mano tesa… GIUSEPPE GIULIETTI: “Non vi era alcuna intenzione nascosta.”. ANTONIO PALMIERI: Vorrei prendere la mano tesa dall’onorevole Giulietti in questo senso: riguardo alla disciplina dei prodotti editoriali in Internet condivido quanto detto da lui. Esiste il problema di non soffocare le numerosissime realtà che operano in rete (non-profit; singole persone che pubblicano dei testi sul loro sito). Le leggi vanno rispettate, ma, in cauda venenum, bisognerebbe farlo presente anche all’Unità, che ha pubblicato un articoletto di reprimenda al Governo, in quanto, secondo il giornale, nella legge comunitaria 2001 è previsto un meccanismo con cui si andrebbe a modificare il dispositivo previsto dalla legge sull’editoria per chi fa editoria in Internet, non rendendo più obbligatoria la registrazione; tuttavia, lo scopo di questo tipo di meccanismo è proprio quello di tutelare i piccoli editori e conferma come chi riceva prebende, sussidi, fondi o aiuti è poi tenuto a rispettare le leggi vigenti. Grazie…


Risoluzione a favore degli insegnanti di sostegno

Scritto da Antonio Palmieri | 17 Luglio 2002 | Attività 2002

Testo approvato in commissione
del 17 luglio 2002

La VII Commissione, premesso che:

gli alunni portatori di handicap per poter ottenere una reale integrazione scolastica necessitano di insegnanti di sostegno specializzati;

numerosi insegnanti di sostegno hanno conseguito il relativo titolo di specializzazione frequentando i corsi biennali attivati dalle Università ai sensi del Decreto interministeriale n. 460 del 24 novembre 1998;

tali insegnanti, non essendo in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, non hanno potuto accedere alle graduatorie permanenti previste dall’articolo 401 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e successive modificazioni;

la maggior parte degli insegnanti in questione, pur in mancanza dell’abilitazione all’insegnamento, ma avendo conseguito il titolo di specializzazione (a norma della legge n. 104 del 1992), ed a causa della forte richiesta di personale specializzato ha, negli anni scorsi, avuto l’incarico annuale;

l’aspettativa lavorativa di questi insegnanti consolidatasi negli anni, è destinata però ad essere vanificata fin dal prossimo anno scolastico, a causa dell’inserimento nelle graduatorie permanenti (previste dal decreto direttoriale del 12 febbraio 2002) di un numero elevato di docenti abilitati presso le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) i quali, avendo seguito, nel loro percorso formativo, le previste 400 ore aggiuntive attinenti l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap hanno titolo a svolgere l’insegnamento sui posti di sostegno;

a tutto questo si è aggiunto il decreto ministeriale del 20 febbraio 2002 che consente alle Università l’attivazione di nuovi corsi di specializzazione per il sostegno (di 800 ore) riservati però a chi è già in possesso del titolo dell’abilitazione all’insegnamento;

tutti gli insegnanti specializzati sul sostegno e abilitati, sopra indicati, avranno quindi priorità rispetto a coloro che hanno conseguito il titolo di specializzazione in attuazione del decreto interministeriale n. 460 del 1998 (1.150 ore in due anni ) ma che non sono in possesso, come gia detto, dell’abilitazione, e che però negli anni trascorsi, hanno maturato una significativa esperienza di insegnamento;

impegna il Governo:

a dare una soluzione anche di carattere legislativo al problema in modo che i docenti interessati in possesso del titolo di studio prescritto, e che abbiano 180 giorni di servizio, possano conseguire, nelle scuole di specializzazione dell’insegnamento secondario l’abilitazione al predetto insegnamento previa valutazione da parte delle scuole stesse, del percorso didattico teorico-pratico e degli esami sostenuti per il conseguimento del diploma di specializzazione per il sostegno, ai fini del riconoscimento dei relativi crediti didattici, anche per consentire loro un abbreviazione del percorso degli studi della scuola di specializzazione con iscrizione in soprannumero al secondo anno di corso della scuola;

a prevedere, nel contesto della stessa soluzione, analoga valutazione da parte dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria di cui all’articolo 3, comma 2 della legge 9 novembre 1990, n. 341, ai fini del conseguimento della laurea predetta per coloro che, in possesso del diploma biennale di specializzazione per le attività di sostegno, siano immatricolati con il possesso del diploma di scuola secondaria superiore;

a prevedere altresì che l’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, abbia valore di esame di Stato ed abiliti all’insegnamento, rispettivamente nella scuola materna o dell’infanzia e nella scuola elementare o primaria, e consentire l’inserimento nelle graduatorie permanenti previste dall’articolo 401 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni;

a prevedere che l’attuazione di quanto previsto nella soluzione prospettata abbia luogo in tempo utile per consentire ai docenti interessati di inserirsi, nelle graduatorie permanenti, con l’anno scolastico 2003-2004.

a ricercare nelle more del conseguimento del titolo prescritto da parte dei docenti specializzati in questione, per quanto possibile e nel rispetto delle norme vigenti, soluzioni amministrative che consentano la continuità del servizio di tali docenti nell’anno scolastico 2002-2003.

Deputati firmatari dellla risoluzione: Angela Napoli, Butti, Rositani, Fatuzzo, Garagnani, Bianchi Clerici, Lucchese, Colasio, Maggi, Gambale, Palmieri, Licastro Scardino, Santulli, Carli, Sasso, Martella, Grignaffini, Titti De Simone.


Legge per il riconoscimento del ruolo sociale degli oratori

Scritto da Antonio Palmieri | 16 Luglio 2002 | Attività 2002

Approvato l’importante emendamento da me sottoscritto
del 16 luglio 2002

Il 16 luglio la Camera ha approvato la proposta di legge per il riconoscimento del ruolo sociale degli oratori parrocchiali. Con alcuni colleghi di Forza Italia ho firmato un emendamento che riscrive l’articolo 2, facendo in modo che i comuni siano tenuti a dare l’8% degli oneri di urbanizzazione secondaria per gli oratori e le opere annesse.

Art. 1.
1. In conformità ai princìpi generali di cui al capo I della legge 8 novembre 2000, n. 328, e a quanto previsto dalla legge 28 agosto 1997, n. 285, lo Stato riconosce e incentiva la funzione educativa e sociale svolta nella comunità locale, mediante le attività di oratorio o attività similari, dalle parrocchie e dagli istituti religiosi cattolici nonchè dalle altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato un’intesa, ferme restando le competenze delle regioni e degli enti locali in materia.

2. Le attività di cui al comma 1 sono finalizzate a favorire lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dei minori, degli adolescenti e dei giovani di qualsiasi nazionalità residenti nel territorio nazionale. Esse sono volte in particolare a promuovere la realizzazione di programmi, azioni e interventi, finalizzati alla diffusione dello sport e della solidarietà, alla promozione sociale e di iniziative culturali nel tempo libero e al contrasto dell’emarginazione sociale e della discriminazione razziale, del disagio e della devianza in ambito minorile, favorendo prioritariamente le attività svolte dai soggetti di cui al comma 1 presenti nelle realtà più disagiate.

3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano riconoscono, nell’ambito delle proprie competenze, il ruolo degli oratori e degli enti che svolgono attività similari.

Art. 2.
1. In attuazione di quanto previsto dall’articolo 53 della legge 20 maggio 1985, n. 222, gli immobili e le attrezzature fisse degli oratori e degli enti che svolgono attività similari ai sensi dell’articolo 1, comma 1, sono considerati opere di urbanizzazione secondaria.

2. Ai sensi della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, l’accantonamento che i comuni sono tenuti a riservare per gli edifici di culto e le opere ad essi pertinenti è pari almeno all’8 per cento delle somme dovute in ragione d’anno per oneri di urbanizzazione secondaria. L’accantonamento è calcolato su tutti gli oneri di urbanizzazione secondaria, tenendo conto delle somme effettivamente riscosse e di quelle non introitate per effetto dello scomputo riconosciuto ai titolari della concessione edilizia per l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione secondaria o per la cessione delle relative aree.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano a decorrere dal 1º gennaio 2003.

Art. 3.
1. Ai fini della realizzazione delle finalità di cui alla presente legge, lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, gli enti locali, nonchè le comunità montane possono concedere in comodato, ai soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, beni mobili e immobili, senza oneri a carico della finanza pubblica.



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