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Buona scuola…ma anche paritaria

Antonio Palmieri

Archivio del mese di febbraio 2015

Buona scuola…ma anche paritaria

Scritto da Antonio Palmieri | 28 febbraio 2015 | Prima Pagina

Lettera pubblicata su Il Foglio….
Dopo mesi di attesa, ci siamo. Il decreto legge sulla “buona scuola” è alle porte.
Come intergruppo Sussidiarietà stiamo in queste ore rivolgendo al premier e alla ministra Giannini un appello: non c’è buona scuola senza scuola paritaria.

Siamo preoccupati perché di parità non si è mai parlato in tutti questi mesi. Eppure i dati del ministero non lasciano dubbi: se domani chiudessero tutte le scuole paritarie lo Stato dovrebbe spendere 6,3 miliardi in più all’anno. Nel 2015 i contributi statali ammonteranno a 472 milioni (erano 535 nel 2004!), continuando un trend di diminuzione che ha già provocato la chiusura di numerosissime scuole.

Ciò non rende buona la scuola. Come dice la nostra “ragione sociale”, noi parlamentari sussidiari affermiamo il principio che pubblico è il servizio, non chi lo eroga. In forza di questo principio e di quanto previsto dalla legge voluta nel 2000 dal ministro Luigi Berlinguer (governo D’Alema), chiedamo al governo di dare finalmente piena attuazione alla parità scolastica. (altro…)


La strada verso Olympia: così il crowdfunding realizza il sogno di una donna con disabilità

Scritto da Antonio Palmieri | 27 febbraio 2015 | Tecnologia Solidale

Un documentario finanziato con raccolta fondi online racconta il viaggio di Eleonora Riggi, su sedia a rotelle, da Nettuno a Parigi per vedere il concerto dei Pooh, suoi idoli musicali (altro…)


Libia: confusione e retorica

Scritto da Antonio Palmieri | 18 febbraio 2015 | Prima Pagina
Nella sua informativa alla Camera sulla situazione in Libia, purtroppo il ministro Gentiloni non ha detto niente di incisivo. Ha fatto un retorico appello all’ONU, per puntare a una riconciliazione impossibile tra le fazioni in Libia. (altro…)

Editouch, il tablet per far studiare i bambini dislessici

Scritto da Antonio Palmieri | 18 febbraio 2015 | Tecnologia Solidale

Il progetto dell’ingegnere milanese Marco Iannacone, nato dall’esigenza di aiutare il proprio figlio, è un device che consente a ragazzi affetti da DSA di ottenere migliori risultati nell’apprendimento. Il prodotto è stato testato su 400 studenti di 8 scuole dell’hinterland romano (altro…)


“I trenta minuti che hanno cambiato la Repubblica digitale” di Giorgio Sebastiano

Scritto da Antonio Palmieri | 13 febbraio 2015 | EDITORIALE, Prima Pagina

10 febbraio 2015. Segnatevi questa data, uno di quei giorni che andrebbero scolpiti su una stele commemorativa perché quello che è successo ha dell’eccezionale anche per chi vive il Palazzo. Per l’esattezza tutto è durato una trentina di minuti, intorno a un emendamento presentato da Stefano Quintarelli, deputato di Scelta civica, disegnato per modificare l’articolo 177 comma r) del Titolo V della Costituzione con poche ma indispensabili parole utili per consentire al Paese di dotarsi finalmente di quella infrastruttura telematica e informatica da sempre osteggiata dalle mille parrocchie con i mille backyard da costudire gelosamente, forti e vincenti grazie a una interpretazione “talebana” del Titolo V della Costituzione.

Ad oggi l’art. 117  del Titolo V recita “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:” il comma r) specifica :“pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;“.

L’emendamento proposto da Quintarelli lo trasforma così: “pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;“.

Un emendamento che arriva in Aula già sconfitto, visto il parere negativo del Governo, della Commissione e del relatore di minoranza, con Sel che lascia libertà di voto ai suoi deputati. Tanto che il deputato, per evitare strascichi, decide per un doloroso ritiro e prende la parola. Sono le 22:07:
«Signor Presidente (Sereni ndr), membri del Governo, colleghi, per la prima volta prendo la parola in quest’Aula per fare un gesto che dimostra concretamente il mio sostegno al Governo ritirando il mio emendamento. Purtroppo, non sono stato capace, nelle ultime settimane, di spiegarne l’utilità e di convincere dell’importanza, sia di questo, tanto della sua riformulazione semplificata, ovvero l’emendamento 31.708, già ritirato dal collega Coppola. La lettera r) del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, che prevede una competenza centrale dello Stato nel coordinamento informatico solamente dei dati, nasce in un’epoca di fatto pre-Internet, quando ci si scambiava i dati con stampe, nastri e dischi. Oggi, nel secolo della rete, limitare il coordinamento informatico ai soli dati è come accordarsi su dimensione del pallone e del campo, ma non su come funzionano rimessa laterale e fuorigioco.
 Sono convinto che, in un’epoca in cui Internet rende il mondo un punto, rinunciare al coordinamento informatico equivalga a rinunciare a una leva importante per l’efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a beneficio di cittadini e imprese. Non sono riuscito a convincere il Governo di questo indirizzo, dell’opportunità di entrare nel merito dell’articolo 117, almeno in questo comma, ma sono fiducioso che vi possano essere nel prossimo futuro altre occasioni per provvedimenti che vadano nella stessa direzione. Con questo spirito di sostegno concreto all’azione del Governo, ritiro il mio emendamento 31.26»

Fine dei giochi. Né Coppola né Quintarelli riescono a scalfire il muro che si frappone tra l’Italia dei 1000 campanili e il nuovo millennio. Alle 22:09 però la farfalla ha cominciato a sbattere le ali, sotto forma del deputato Antonio Palmieri di Forza italia.

«Signora Presidente, vorrei appunto annunciare all’Aula che io personalmente apprezzo l’intervento del collega Quintarelli che ha dimostrato la sua sensibilità personale e anche politica nel suo primo intervento in quest’Aula e di questo gli va reso atto, perché – lo voglio dire a tutti i colleghi che magari non lo conoscono – Stefano Quintarelli è uno dei padri di Internet nel nostro Paese. Per questo motivo ho chiesto al presidente Brunetta che il mio gruppo facesse proprio questo emendamento, perché, come l’onorevole Quintarelli testé ha detto, è un emendamento che serve, che è veramente utile, perché ci consente di superare quella drammatica frammentazione che impedisce che, nel nostro Paese, finalmente, la tanto auspicata da tutti noi digitalizzazione possa effettivamente avere atto e prendere piede. Da questo punto di vista, noi crediamo che sarebbe importante, e mi rivolgo in questo momento al Governo, accogliere questo emendamento. (altro…)


E ora parliamo di tecnologia solidale (perché migliora la vita)

Scritto da Antonio Palmieri | 13 febbraio 2015 | Tecnologia Solidale

Da questa settimana Antonio Palmieri, deputato della Commissione Cultura e dell’Intergruppo Innovazione, racconta su EconomyUp l’importanza di abbattere le “barriere architettoniche” digitali. Con le leggi. Ma anche con nuove imprese (altro…)


Mattarella: osservare lealmente la Costituzione

Scritto da Antonio Palmieri | 3 febbraio 2015 | Prima Pagina

In questi giorni i principali media hanno fatto a gara a “santificare” il presidente Mattarella, a volte sfiorando il ridicolo.
In realtà, come è ovvio, potremo valutare davvero la presidenza di Sergio Mattarella solo nei mesi e negli anni a venire.

Certamente Renzi ha imposto un metodo dirompente, che ha compattato la sinistra ed evidenziato i limiti attuali del centrodestra.
Tuttavia, per me la questione di sostanza è che nessuno al momento può davvero prevedere come si comporterà il nuovo Presidente della Repubblica.
Per il bene del nostro Paese, ci dobbiamo augurare che sia davvero un arbitro imparziale, garantista, aperto alle riforme, rispettoso della Costituzione ma anche della volontà dei cittadini, come si è impegnato a essere nel suo discorso di oggi alla Camera.

“Giuro di osservare lealmente la Costituzione”. In questo avverbio, lealmente, sta il punto.

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