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Scuola, arriva per legge il tetto al peso degli zainetti Alle elementari il maestro insegnerà anche l’inglese

Antonio Palmieri

Archivio del mese di settembre 2004

Scuola, arriva per legge il tetto al peso degli zainetti Alle elementari il maestro insegnerà anche l’inglese

Scritto da Antonio Palmieri | 30 settembre 2004 | RASSEGNA STAMPA

Corriere della sera del 30 settembre 2004
di G. Benedetti

Libri scaricabili da Internet, possibilità di lasciare i testi a scuola, volumi realizzati a fascicoli per rendere più leggeri gli zainetti e contenere i costi per le famiglie. Sono alcune delle disposizioni previste dalla bozza della Finanziaria. Perplessi gli editori e i dirigenti scolastici.

Vediamo la principale novità: libri online da introdurre sperimentalmente nel prossimo anno scolastico, dopo una convenzione con le case editrici. I vantaggi: personal, palmari, portatili possono contenere tutti i testi a costo ridotto perché non c’è la spesa della carta e della produzione fisica del volume. Si pagano soli i diritti e l’editing elettronico. La convenzione con gli editori dovrebbe essere stipulata dopo la Finanziaria. Si può stampare, a casa e in classe, solo la sezione che serve. Svantaggi: bisogna possedere un computer e una stampante. Resta irrisolto il problema della riproduzione illegale, una volta ottenuto l’accesso al file.

Per Roberto Gulli, dell’Associazione italiana editori «le imprese che producono testi scolastici non sono state consultate». Per l’editore mancano garanzie sul diritto d’autore mentre il risparmio è discutibile: «200 pagine stampate a casa in modo decente costano 50 euro».
Antonino Petrolino, del direttivo dell’Associazione nazionale presidi: «Scaricare e stampare le pagine da studiare a scuola comporterebbe tempi e costi tali da rendere improbabile il risparmio».

«E’ un primo passo. L’obiettivo è mettere tutte le famiglie in condizione di possedere un pc – spiega Antonio Palmieri, dipartimento innovazione di Fi -. Diminuiranno peso e spesa. Sarà il mercato a decidere». I libri di testo dovranno essere realizzati in fascicoli o in sezioni tematiche «di costo contenuto e con possibilità di successivi aggiornamenti».

«Il testo in fascicoli costa di più – continua Gulli -. Li abbiamo pubblicati con un esito di scelta assolutamente modesto da parte dei docenti». I dirigenti scolastici dovranno organizzarsi in modo che i ragazzi possano lasciare i testi a scuola. Petrolino: «D’accordo, ma occorrono spazi e arredi. C’è un costo che non può esser scaricato sulle scuole».

Fabio Turani, presidente commissione scuola Anci: «Troviamo dei criteri per concretizzare nel modo migliore questa proposta, affinché non ci sia un aggravio di spesa per i Comuni».


Benvenuti nel mondo dell’uomo-cosa

Scritto da Antonio Palmieri | 30 settembre 2004 | RASSEGNA STAMPA

Tempi del 30 settembre 2004
di Rodolfo Casadei

Costano tanto e falliscono spesso, ma non importa: le tecniche di fecondazione extracorporea e di diagnosi genetica vinceranno la partita grazie ai referendum radicali. E avremo l’umanità geneticamente selezionata. Otto verità sui bio-faustiani

E bravi lorsignori che hanno firmato contro la legge oscurantista del governo Berlusconi che limita il diritto alla fecondazione assistita, umilia la donna, ostacola la ricerca scientifica e impedisce il progresso medico. Non c’è trucco, non c’è illusione: niente eugenetica, niente clonazione, solo bimbi sani e tante medicine; risultati garantiti, soddisfatti o rimborsati. Così ci hanno bombardato per settimane gli attivisti e i fiancheggiatori delle proposte di referendum radicali contro la legge 40/2004.
Approfittando della diffusa ignoranza in materia, hanno potuto impunemente ripetere all’infinito il loro discorso da imbonitori. Che ignora volutamente molti dati di realtà e schiva come la peste qualunque ragionevole riflessione che attiri l’attenzione su di un futuro tanto prevedibile quanto raccapricciante. La lista dei ‘forse non tutti sanno che’’ (titolo di una fortunata rubrica de La Settimana enigmistica) in materia di fecondazione assistita, genetica e scenari della società biomedicalizzata è decisamente lunga e ricca di sorprese. La conforta e arricchisce anche un libro fresco di stampa, benchè in realtà vecchio di tre anni perché si tratta di una traduzione dal francese a cura dell’editrice Lindau (Torino): La vita in vendita di Jacques Testart e Christian Godin, un colloquio a due voci su biologia, medicina, bioetica e il potere del mercato.
Godin è un filosofo, Testart è il pioniere della fecondazione assistita nell’Europa continentale, ovvero il ‘padre’ del primo bebè in provetta non anglosassone.
Tranne poche note aggiornate ed una breve prefazione, i contenuti sono gli stessi dell’originale, Au bazar du vivant, pubblicato nel 2001. Ma non hanno perso nulla in attualità, come dimostrano tanti riscontri con fatti e fonti odierni. E allora, forse non tutti sanno che:

1. Le tecniche di fecondazione assistita sono fra le tecniche mediche col più basso tasso di riuscita.
Jacques Testart afferma che «un embrione umano che viene fabbricato in provetta ha una possibilità su dieci di diventare un bambino» (p. 108). La media non sembra essersi molto alzata negli ultimi tre-quattro anni.
Se per esempio prendiamo in mano il Libretto informativo per i pazienti del Centro Fiv-er presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino, uno dei centri pubblici più seri dove vengono effettuate le fecondazioni assistite, leggiamo: «Anche se la Fiv-er rappresenta l’unica possibilità che
alcune coppie hanno di avere una gravidanza, non garantisce però sempre il successo circa il 10% dei cicli viene sospeso durante la fase di stimolazione per insufficiente risposta ai farmaci induttori dell’ovulazione sia per eccessiva risposta. Dopo il prelievo degli oociti circa il 15% dei cicli presenta mancata fertilizzazione. Nelle pazienti che giungono alla riposizione degli embrioni in utero la percentuale media di gravidanza è del 25%. Anche le gravidanze da
fertilizzazione sono a rischio di aborto, e questo si verifica talvolta. Questa serie di fattori portano la percentuale di ‘bimbi in braccio’ a valori che superano appena il 15% a partire dall’inizio del ciclo».

2. Il costo economico di una diagnosi pre-impianto dell’embrione, che la legge 40 non ammette e che i referendari dicono di volere per evitare la nascita di bambini affetti da malattie gravissime, è particolarmente elevato.
In un articolo che apparirà sulla rivista scientifica Journal of Medicine and the Person Luigi Frigerio e Nadia Bernocchi, rispettivamente direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordinatrice del Centro per la fecondazione assistita dello stesso nosocomio, riprendono i dati di uno studio apparso nell’agosto del 2000 sulla rivista britannica Obstetrical & Gynecological Survey. In esso i costi della diagnosi circa malattie genetiche rilevabili nella fase embrionale sono quantificati in una cifra pari a 35.429 dollari (cioè oltre 70 milioni di vecchie lire) per ogni nato vivo. Nei paesi anglosassoni le compagnie assicurative e le pubbliche amministrazioni non ritengono attualmente sostenibile il rimborso ai privati di queste procedure opzionali. La diagnosi pre-impianto è destinata a restare ancora per molto tempo, e forse per sempre considerato che diverrà sempre più sofisticata, un’opzione riservata ai benestanti.

3. La diagnosi pre-impianto, oggi presentata come lo strumento necessario per evitare l’insorgenza di malattie gravissime, sta in realtà aprendo le porte ad un’eugenetica praticata su larga scala, cioè alla selezione della razza.
Al congresso della Società italiana di Ginecologia e Ostetricia nel giugno scorso l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi ha sostenuto che il modo migliore per combattere il tumore al seno è impedire di nascere alle donne che potrebbero eventualmente un giorno ammalarsi di questa patologia. «È cominciato in Gran Bretagna ‘ ha detto ‘un movimento scientifico che suggerisce alla donna che presenta mutazioni dei geni BRCA1 e 2 di sottoporsi alla maternità assistita. Il genetista, esaminando gli embrioni, può impiantare solo quelli non portatori del gene. Disgraziatamente la donna italiana non potrà usufruire di questa tecnica perché la legge 40 la proibisce. E così solo la donna con possibilità economiche potrà sottoporsi a questa
tecnica all’estero». Le donne che presentano mutazioni del gene BRCA1 e 2 hanno fra il 50 e l’85% di probabilità di sviluppare un tumore al seno, a seconda del numero di tumori anteriori nella loro famiglia.
Veronesi butta nel water il lavoro di tutta una vita, dichiarando che le donne predisposte al tumore al seno sarebbe semplicemente meglio che non nascessero. Fosse stato in lui, Lea Pericoli o Sandra Mondaini non sarebbero mai dovute venire al mondo.

4. Non solo l’eugenetica passiva (impedire la nascita di soggetti predisposti a certe patologie) ma anche l’eugenetica attiva (la selezione di embrioni che presentano caratteristiche apprezzabili in positivo) è già realtà.
Dice Testart che «sono già nati centinaia di bambini, dopo essere stati scelti nell’uovo, in provetta, su criteri genetici, e assisteremo, mi sembra assolutamente certo, allo sviluppo della medicina di procreazione selettiva. Verranno fabbricati bambini che saranno probabilmente dichiarati più sani della media dei bambini fatti a casaccio» (p. 31). La fecondazione eterologa, per esempio, si spinge abitualmente ben al di là dell’esclusione delle malattie gravissime, «fino ad ‘appaiare’ un certo uomo con una certa donna in funzione dei rischi genetici comuni, dunque fino a concepire bambini che dovrebbero essere ‘migliori’ di quelli che si fanno in un letto» (p. 152).

5. L’eugenetica è nata e vissuta indipendentemente dal nazismo. I sistemi politici democratici non ne sono automaticamente immuni, come dimostra la storia.
La parola ‘eugenetica’ è stata inventata da Francis Galton, cugino di Charles Darwin. Nella prima metà del Novecento programmi di ‘purificazione della razza umana’ centrati sulla sterilizzazione di ‘soggetti a rischio’ sono stati attuati dalle autorità pubbliche in paesi come Svizzera, Svezia e Stati Uniti con la convinta partecipazione della classe medica. «Quanti sanno ‘ scrive Testart ‘ che molti di quei medici erano di sinistra, e che sono stati essenzialmente i socialisti ad avere lavorato a favore dell’eugenetica in paesi democratici come la Svezia?» (p. 74). «All’interno di una democrazia, che molti hanno presentato a lungo come un modello ‘ aggiunge Christian Godin ‘ è stata portata avanti una politica sistematica di eugenetica con l’avallo di tutti i partiti politici… le sterilizzazioni forzate in nome della biologia razziale sono continuate in Svezia, lungo tutti gli anni Cinquanta» (p. 82).

6. La grancassa mediatica intorno alle terapie geniche di origine embrionale occulta il fatto che finora i risultati sono nulli.
«I cittadini vengono ingannati ‘ spiega Testart ‘ quando si racconta loro che ci sono terapie geniche in pieno sviluppo e che sono efficaci. Certo che ci sono tentativi di terapia genica, da una decina d’anni a questa parte, ma la cosa non ha mai funzionato» (p. 42). «Gli esperimenti di terapie contro l’Alzheimer a base di staminali embrionali sono completamente falliti», aggiunge Luigi Frigerio.

7. A forza di eliminare embrioni portatori di geni ‘difettosi’, l’umanità rischia di trovarsi esposta a nuove epidemie contro le quali non avrà protezioni.
«Poiché non sappiamo ‘ dice Godin ‘quali saranno le malattie di domani, ignoriamo quali siano i geni ‘buoni’ nei confronti di queste malattie. Al contrario, nel nostro zelo eugenista potremmo voler eliminare un gene che dichiariamo ‘cattivo’ o ‘inutile’ ma che potrebbe essere molto prezioso nel futuro nel caso in cui la specie umana venisse investita da una nuova malattia ancora sconosciuta» (p. 93). Per la razza umana, insomma, vale lo stesso principio tante volte invocato per l’ambiente naturale: la forza di un ecosistema dipende dalla sua biodiversità, impoverirla rischia di essere biologicamente suicida.

8. Gli avanzamenti genetici produrranno un boom delle ‘medicine parallele’ di maghi e ciarlatani.
La genetica odierna è animata non dal desiderio di curare, ma di predire il futuro: vaticina il destino biologico dell’individuo (o dell’embrione) sulla base del suo patrimonio genetico. Messi di fronte a un responso immodificabile della medicina ufficiale («lei morirà di cancro a 50 anni»), gli umani si rivolgeranno in massa a chi prometterà loro un miracolo.
E questo è solo l’antipasto dello sfiguramento dell’umano che la generalizzazione della ‘medicina predittiva’, nata attorno allo studio dell’embrione, produrrà. Benvenuti nel mondo nuovo dell’umanità fabbricata su ordinazione, dove i figli faranno causa contro i padri perché non gli hanno messo a disposizione un patrimonio genetico di qualità e i soggetti geneticamente difettosi saranno socialmente emarginati.


La pace in Terra Santa

Scritto da Antonio Palmieri | 26 settembre 2004 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 26 settembre 2004
di Antonio Palmieri

“Gli israeliani e i palestinesi sono come due figli dello stesso Padre: Israele è il “laboratorio” di Dio, dove i popoli devono imparare a vivere in pace e in armonia tra loro”. Con queste parole monsignor Pietro Sambi, nunzio apostolico in Israele e delegato per la Palestina ha accolto a Betlemme domenica scorsa noi deputati in pellegrinaggio in Terra Santa. E padre Ibrahim Faltas, custode della Basilica della Natività, ci ha raccontato del modo in cui lui lavora al servizio della piccola comunità cattolica di Betlemme ma anche degli israeliani e dei palestinesi, senza guardare all’appartenenza etnica o religiosa. La stessa cosa ci avevano detto all’inizio del nostro pellegrinaggio gli italiani che gestiscono l’ospedale cattolico Sacra Famiglia di Nazareth, da più di cento anni punto di riferimento per la popolazione, dove medici e infermieri cattolici, ebrei e musulmani lavorano insieme per i loro pazienti, a qualunque etnia o religione appartengano.

Queste sono alcune delle testimonianze che hanno arricchito il pellegrinaggio in Terra Santa guidato dal cappellano della Camera mons. Rino Fisichella, cui ho partecipato con altri 31 deputati da giovedì 16 a lunedì 20 settembre, giorno in cui ci ha raggiunti il presidente della Camera Casini in occasione dell’incontro con il capo dello stato israeliano Katsav.
Sono stati giorni fitti di incontri con cattolici, israeliani e palestinesi, densi di preghiere e di riflessioni nei luoghi in cui visse Gesù. Giorni nei quali ho visto le difficoltà in cui si dibatte la Terra Santa e ho conosciuto le opere di speranza e di positività che i cattolici stanno facendo crescere con pazienza e tenacia.

E’ stato davvero bello e commovente. Per questo la notizia dell’attentato di mercoledì a Gerusalemme mi ha colpito come un pugno alla bocca dello stomaco. Una ragazza di 18 anni si è fatta saltare in aria, uccidendo due persone e ferendone altre quindici. Questo per me non è stato il “solito”, ennesimo attentato: sembrava la negazione di tutto il positivo che avevo incontrato laggiù e che stavo cercando di far conoscere in Italia.
Ma non è così, non possiamo consentire che sia così. La politica deve fare la sua parte: il premier israeliano Sharon ha detto che nonostante l’attentato continuerà il ritiro unilaterale dai territori occupati e le autorità palestinesi hanno condannato quest’ultimo atto terroristico. Noi parlamentari che siamo stati pellegrini in Terra Santa sproneremo il governo affinché continui a dare il suo contributo, assieme all’Unione Europea, per sostenere il processo di pacificazione.
Tuttavia anche ogni persona di buona volontà può dare un contributo: chi crede, con la preghiera; chi può, facendo un pellegrinaggio in Terra Santa. Infatti tutti, da padre Ibrahim ai membri del governo palestinese, dal nunzio apostolico alle autorità israeliane, ci hanno chiesto di dire ai nostri concittadini di andare in pellegrinaggio nei Luoghi Santi, perché i pellegrini cattolici sono un grande segno concreto di pace. Noi abbiamo girato per la Terra Santa senza particolari protezioni (tranne il giorno dell’incontro con il presidente israeliano) e verificato che ci sono le condizioni perché i pellegrini tornino in Israele e in Palestina. Dal 2000 a oggi, il flusso dei pellegrini è diminuito quasi del 99%: ciò ha messo in ginocchio la fragile economia palestinese e danneggiato quella israeliana ma soprattutto ha determinato una situazione di abbandono per le piccole comunità cristiane là presenti. Per questo il Papa nei mesi scorsi ha chiesto ai cattolici di tornare in Israele: per non lasciare soli questi nostri fratelli che vegliano sui Luoghi Santi e per costruire un ponte di pace tra i popoli di quel territorio. Chi può, chi vuole, lo faccia.


Dalla Galilea a Gerusalemme: 32 deputati sulle tracce di Gesù

Scritto da Antonio Palmieri | 25 settembre 2004 | RASSEGNA STAMPA

Avvenire del 25 settembre 2004
di Giovanni Grasso

Sono appena tornati da Gerusalemme e subito si sono trovati su fronti contrapposti in Parlamento sulla delicata questione della riforma costituzionale. Ma l’esperienza del pellegrinaggio in Terrasanta, guidato da monsignor Rino Fisichella e organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi, alla quale hanno partecipato con grande entusiasmo ed emozione, ha lasciato il segno nella trentina di deputati dei due schieramenti che hanno deciso di avventurarsi insieme alla scoperta dei luoghi della vita di Gesù. Queste sono le impressioni di alcuni di loro a tre giorni dal rientro in Italia.
Per Dorina Bianchi, deputata Udc eletta nel collegio di Crotone si è trattato di «un viaggio molto intenso». Tra le cose che l’hanno colpita di più «la separatezza e il divario di condizioni di vita tra israeliani e palestinesi. Gli esponenti dell’una e dell’altra parte che abbiamo avuto modo di incontrare ci hanno confermato una sostanziale incomunicabilità».
«Credo – aggiunge – che solo i cristiani, con il loro bagaglio di tolleranza, possono riuscire a fare da ponte tra due culture, due popoli che non dialogano, non si comprendono, si combattono».
Racconta Gabriella Mondello, Forza Italia, eletta nel collegio ligure di Chiavari: «È stato il mio primo viaggio in Terrasanta. Sono rimasta molto colpita e credo che ritornerò presto per approfondire il cammino spirituale e di riflessione intrapreso con gli altri parlamentari. Mi ha impressionato il coagulo delle religioni che si incrociano e si fondono a Gerusalemme. Il momento più toccante? La traversata in barca del lago di Tiberiade. Si avvertiva una pace, un distacco dai problemi, una serenità di cui ho fatto tesoro».
«È stata una grande esperienza umana e spirituale – commenta invece la deputata bergamasca della Margherita Giuliana Reduzzi – che mi ha offerto l’occasione per conoscere e apprezzare “nuovi” parlamentari e cogliere il “tanto” che ci unisce». Inoltre, dall’esperienza del pellegrinaggio, «ho interiorizzato e stampato nella memoria i richiami evangelici essenziali per essere veri operatori di pace. La pace non può essere affidata alle armi: violenza genera violenza. Occorrono azioni diplomatiche, dialogo vero, disponibilità a ricercare soluzioni fondate sulla giustizia».
Antonio Palmieri, eletto a Cantù per Forza Italia, mette l’accento sullo «spirito che ha caratterizzato il pellegrinaggio: uno spirito di vera amicizia, che mi ha permesso di scoprire la ricchezza e l’umanità di molti colleghi che conoscevo solo di vista». Palmieri è rimasto «molto colpito» dal nuovo attentato suicida a Gerusalemme. «Tornato da lì, mi ha fatto molto più male. L’ho preso come un’ennesima negazione dello spirito di dialogo e di pace con il quale abbiamo voluto recarci in Terrasanta, ma mi conferma ancor di più nell’idea che occorra che i pellegrini cristiani tornino in Terrasanta come testimonianza di fratellanza e di pace».
Il deputato della Margherita Luigi Meduri, eletto a Locri, ringrazia in particolare «i padri francescani che ci hanno guidato in Israele per la semplicità, disponibilità, serenità che hanno saputo trasmetterci e per la competenza biblica unita a una grande modernità di linguaggio e di visione. Se i luoghi santi di Gesù, di Maria e degli Apostoli ci sono sembrati così vicini e familiari è anche merito delle nostre guide». Teodoro Contempo deputato romano di An commenta: «Ogni giorno che passa il ricordo di quel viaggio invece di scolorire si ravviva. È stata una esperienza forte alla ricerca delle proprie radici religiose, spirituali e culturali. È stato come quando uno scopre di avere dentro casa, in un angolo inesplorato, un tesoro inestimabile».
Ma non c’erano solo deputati in Terrasanta. Alberto Goroni, assistente parlamentare, era lì (fuori servizio) con la moglie, i due figli Roberto e Alessandra, di 25 e 21 anni, e con il papà di 78 anni. Queste le sue impressioni: «È stata una emozione forte visitare i luoghi legati alla vita e all’insegnamento di Gesù: Betlemme, Nazareth, Gerusalemme e vedere con gli occhi e toccare con mano quello che avevamo sempre sentito raccontare dal Vangelo. Ho viaggiato molto in giro per il mondo, ma un’esperienza così non l’avevo mai fatta. È stato un viaggio dello spirito, qualcosa che si fa con il cuore».


Italiani, tornate in Terra Santa

Scritto da Antonio Palmieri | 22 settembre 2004 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 22 settembre 2004

«Missione compiuta». Come annunciato al momento della sua partenza per il pellegrinaggio-missione dei deputati italiani in Terrasanta, Antonio Palmieri, deputato del collegio di cantù, ha consegnato a padre Ibrahim, custode della basilica della Natività di Betlemme, la madonnina in pizzo affidatagli dal sindaco di Novedrate, Serafino Grassi.

«Domenica mattina – spiega Palmieri – nel corso della nostra visita a Betlemme, ho consegnato a padre Ibrahim la madonnina in pizzo, regalo del “mio” collegio e simbolo di quella pace che tutti vogliamo per i luoghi santi. Padre Ibrahim e’ un uomo di dio che lavora ogni giorno per la piccola comunità cristiana di Betlemme ma anche con i palestinesi e con gli israeliani. Pur in un contesto così difficile egli sa trasmettere serenità e speranza, con la forza che gli viene dalla fede in Gesù.

A Betlemme sia padre Ibrahim che il nunzio apostolico monsignor Sambi hanno chiesto a me e a tutti i deputati presenti di invitare gli italiani a tornare a visitare i luoghi santi». Dal 2000 ad oggi il numero dei pellegrini è diminuito quasi del 99%: erano più di un milione quattro anni fa, sono stati solo 11.000 l’anno scorso. Ciò ha comportato il crollo della principale attività economica della zona, il turismo religioso, e ha fatto sentire sempre più isolata la piccola comunità cristiana di Betlemme. «Noi abbiamo visitato in questi giorni – conclude Palmieri – Israele e i territori palestinesi senza essere protetti da particolari misure di sicurezza, tranne i momenti in cui abbiamo avuto incontri ufficiali con le autorità israeliane. Per il resto del tempo siamo stati dei pellegrini come tanti e abbiamo visto che oggi è possibile tornare a visitare la Terra Santa in piena sicurezza. E’ un modo che ogni persona ha a disposizione per approfondire la propria fede e insieme per dare anche il proprio concreto contributo per costruire la pace nei luoghi in cui visse Gesù».


Armonizzazione della normativa sul diritto allo studio

Scritto da Antonio Palmieri | 22 settembre 2004 | Attività 2004

Intervento in Commissione
del 22 settembre 2004

E’ stata approvata in commissione la proposta di legge di cui sono relatore che ridefinisce la nozione di diritto allo studio includendo in esso anche il buono scuola e indica alle Regioni i criteri generali di attuazione di esso.
Ecco una sintesi del mio intervento:

Il testo della legge è estremamente serio e importante, ed è il frutto di un’attenta ponderazione da parte della maggioranza. Con esso ci si propone di introdurre principi generali nell’ordinamento statale in materia di diritto allo studio, in linea con quanto già statuito dalla legge n. 62 del 2000, ma ampliandone ignificativamente la portata.
Tali nuovi princìpi vengono introdotti nel pieno rispetto del riparto di competenze previsto nel Titolo V della Costituzione, fornendo alle regioni criteri guida per l’esercizio della loro autonomia in materia scolastica e assicurando parità di diritti su tutto il territorio nazionale.
Nel sottolineare in particolare la peculiare valenza del buono scuola, diretto a garantire la copertura dei costi di iscrizione alle scuole paritarie, ritengo che questo sia un adeguato strumento per garantire equilibrio e riconoscere l’importanza delle suddette scuole.
Nel prendere, infine, atto delle notevoli difficoltà finanziarie in cui versano le scuole paritarie, auspico che il Governo si adoperi al fine di rimuovere le medesime, considerato peraltro che nel documento di programmazione economico-finanziaria è previsto che il settore dell’istruzione risulta immune dalle politiche di contenimento della spesa pubblica.


Palmieri in Israele: porto con me un “pezzo” del mio collegio

Scritto da Antonio Palmieri | 13 settembre 2004 | RASSEGNA STAMPA

Comunicato stampa del 13 settembre 2004

Giovedì prossimo, 16 settembre, l’on. Antonio Palmieri, deputato del collegio di Cantù partirà per un pellegrinaggio-missione in Israele assieme ad una delegazione di deputati guidata dal ministro Carlo Giovanardi e dal vescovo mons. Rino Fisichella, cappellano della Camera.

“Questo viaggio in Israele è stato organizzato da monsignor Fisichella assieme al collega Lupi – spiega Palmieri – la scorsa primavera, con l’intento di proporre un gesto religioso ai deputati e alle loro famiglie. Sono stati più di quaranta i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che hanno aderito a questa proposta e così da giovedì prossimo 16 settembre a martedì 21 saremo nei luoghi in cui è storicamente vissuto Gesù.
Nato come evento essenzialmente religioso, dopo i terribili eventi di queste ultime settimane, il pellegrinaggio in Terrasanta è ora diventato anche una vera e propria missione della Camera dei Deputati, una missione che ci porterà a incontrare autorità religiose quali il Pratriarca di Gerusalemme, il nunzio vaticano, il custode della Basilica della Natività e autorità politiche quali l’ambasciatore italiano, alcuni rappresentanti del governo israeliano e dell’autorità palestinese.”.

“Porterò con me in Israele – conclude Palmieri – anche un pezzo del “mio” collegio. Infatti, d’intesa con il sindaco di Novedrate Serafino Grassi e a pochi giorni dalla conclusione della ventitreesima mostra internazionale del pizzo di Novedrate, regalerò al custode della Basilica della Natività una Madonna in pizzo su vetro opera delle merlettaie locali. Porterò con me questo esempio della abilità e della tradizione dell’artigianato del canturino come simbolo di quella pace autentica che è l’aspirazione di tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà. So bene che non sarà certo la nostra presenza in Terrasanta a compiere il miracolo di portare la pace in quei luoghi così martoriati. Spero però che essa possa essere un piccolo tassello utile a costruire un futuro di pace in Medio Oriente e che per quanto possibile la Madonna in pizzo di Novedrate possa essere un simbolo utile a ricordare a quante più persone possibile che l’uomo è capace di pace.”.



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