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Internet: l’utilità dei filtri a protezione dei minori. Intervento di Antonio Palmieri.

Antonio Palmieri

Archivio del mese di ottobre 2002

Internet: l’utilità dei filtri a protezione dei minori. Intervento di Antonio Palmieri.

Scritto da Antonio Palmieri | 29 ottobre 2002 | RASSEGNA STAMPA

Avvenire del 29 ottobre 2002

Perché in Italia non si parla dei programmi-filtro che rendono sicura la navigazione in Internet dei più piccoli? Alla domanda posta dall’articolo “Internet & ragazzi: quel silenzio sui filtri” di Francesco Ognibene, pubblicato alcuni giorni fa, credo si possa rispondere in quattro modi.

Si oppongono ai filtri on line coloro i quali pensano che i ragazzi debbano crescere senza regole e indicazioni da parte degli adulti, per non mortificare la loro personalità. Non so quanti siano i sostenitori di questa dissennata pedagogia: credo che la maggior parte dei genitori vegli – per quanto è possibile – sugli incontri, sui programmi televisivi, sulle letture dei propri figli. Lo fanno perché sanno che la libertà dei più piccoli – cioè la loro capacità di conoscere la realtà e quindi di scegliere – si sviluppa mano a mano che aumenta la loro crescita personale e culturale.

Ai filtri on line possono opporsi anche gli irriducibili internauti per i quali la Rete è e deve restare una “terra di libertà”, paradiso virtuale dove non devono vigere le tristi regole che la vita sociale ci impone, dato che in Internet gli esseri umani sono buoni perché liberi. Anche in questo caso la realtà smentisce l’utopico desiderio di un mondo perfetto, seppur virtuale.

A mio avviso in Italia altri due sono i più pericolosi e concreti avversari dei filtri on line: il meccanismo di funzionamento dei media e la solitudine della famiglia di fronte alla tecnologia.
I media tradizionali si occupano con grande evidenza di Internet quasi esclusivamente quando accadono fatti di cronaca nera riferibili alla Rete. Iniziative come www.davide.it oppure come quella del Ministero dell’Innovazione citate nell’articolo di Ognibene, non fanno notizia. Solo gli addetti ai lavori ne sono al corrente e, a volte, nemmeno loro. L’indifferenza dei media alimenta la solitudine della famiglia di fronte alla tecnologia. I nonni sono spesso estranei ai nuovi media, i genitori magari li adoperano per lavoro o per il tempo libero ma in molti casi non hanno cognizione di come poter adoperare utilmente la Rete per favorire la crescita dei figli.

Se questi sono gli avversari della diffusione dei filtri on line e più in generale della diffusione dell’educazione al corretto uso dei nuovi media, come migliorare la situazione?

Suggerisco due vie. La prima riguarda l’uso della televisione di stato. Urgono programmi televisivi in orari accessibili, destinati ai piccoli e alle famiglie. Internet è parte ineliminabile del nostro habitat culturale e comunicativo: il vero servizio pubblico deve aiutare i cittadini a padroneggiare la rete. La seconda via viene dagli utenti stessi. Il passaparola via e-mail è strumento potentissimo di condivisione di informazioni. Dai siti pubblici e dai siti privati è possibile far partire campagne di sensibilizzazione, diffondere iniziative utili diffondendo e-mail che scatenino un positivo contagio on line. Si tratta di usare la forza di Internet, mezzo individuale di comunicazione di massa, a vantaggio di chi vuole usare bene la Rete. Poiché ritengo che i filtri siano utili e il loro uso vada diffuso, mi auguro che il dibattito si arricchisca di nuovi contributi.

Per quanto mi riguarda, c’è un unico filtro da togliere: quello dell’indifferenza. Il mio impegno, come deputato e responsabile del dipartimento innovazione di Forza Italia, è quello di dare un contributo in questa direzione.


Palmieri: “Io paracadutato, non lascio Como”

Scritto da Antonio Palmieri | 22 ottobre 2002 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 22 ottobre 2002
di Giuseppe Guin

Come si sta con addosso il marchio del paracadutato?

Credo e spero che dopo un anno e mezzo i canturini si siano resi conto che si può essere “stranieri”, ma non estranei.

Risposta da dottor sottile, onorevole Palmieri.

E perché? io mi sento di rappresentare la gente che mi ha votato e quella che non mi ha votato e ho attivato molteplici iniziative per avere un contatto diretto e costante con il territorio. per esempio, sul mio sito internet (www.antoniopalmieri.it) ricevo una quindicina di messaggi al giorno proprio dalla gente del mio collegio e rispondo a tutti personalmente.

Ci risiamo! dopo il partito virtuale adesso c’è anche l’onorevole on line

Le e-mail sono uno strumento che ritengo molto importante per essere raggiungibile dai miei elettori. ed è un contatto reale, che mi consente di conoscere i problemi del territorio e di attivarmi per cercare di risolverli, quando sono di mia competenza.

Come è lontana però la politica fatta nelle piazze e nei circoli!

Credo che internet e la posta elettronica siano una grande occasione di contatto interpersonale per uno come me che fa il pendolare tra Milano Cantù e Roma. E comunque ho organizzato e partecipato a numerose iniziative nel collegio.

Forza Italia è ancora un partito virtuale?

Direi proprio di no! Forza Italia è da anni una realtà presente ad ogni livello delle istituzioni, ma siamo ancora giovani e abbiamo un grande lavoro da compiere per fare in modo che il partito continui a crescere…

Ma lei, per questo territorio che l’ha votata cosa ha fatto finora?

Il deputato, una risorsa a disposizione per affrontare i problemi di questa zona che sono risolvibili a Roma. Non posso né voglio sostituirmi ai sindaci e agli amministratori locali.

Ma secondo lei perché i canturini hanno votato un illustre sconosciuto paracadutato da Berlusconi?

Perché hanno capito che io non chiedevo il voto per me, Antonio Palmieri, ma per un progetto.

Significa che hanno dunque votato una bandiera!

Significa che hanno creduto nel progetto e nel leader che lo ha proposto, sicuri che gli uomini che fanno parte di questo progetto fanno del loro meglio per esserne all’altezza.

I cattivi dicono che in questi anni se un criceto avesse messo il distintivo di Forza Italia, la gente avrebbe votato anche il criceto!

La gente ha votato un progetto incarnato da uomini.

In Forza Italia non ci sono uomini che tradiscono questo progetto?

Le vicende di cinque anni di opposizione hanno permesso di “depurarci” di taluni opportunisti.

Cosa ha cominciato ad apprezzare di questi canturini sconosciuti?

L’attaccamento alle radici cristiane e al lavoro. La voglia di non sedersi mai e il darsi da fare senza aspettare un aiuto esterno.

Lei esperto di internet e comunicazione globale come si concilia con i canturini “legnameè”?

I canturini volevano un deputato moderno, e del resto anche nei settori più tradizionali occorre essere innovativi.

Sta dicendo che senza internet non si fanno nemmeno i mobili?

Internet e la tecnologia sono diventati utili e importanti in tutti i settori anche per fare e vendere mobili di pregio.

Ce l’ha una medaglia dopo questi mesi in parlamento?

No, solo qualche dato: il 98,40 % di presenze in aula, il 99% abbondante di presenze in commissione. Non sarò canturino, ma lavoro anche per Cantù. Del resto anche nelle squadre di calcio ci sono gli stranieri: l’importante che siano dei buoni calciatori e sappiano fare gioco di squadra.

E lei pensa di essere un buon calciatore?

Mi applico…

l’ha piazzata in un collegio strasicuro per essere certo di portarselo a Roma?

Perché sono interista…

Ce ne sono tanti di interisti in giro…

Dal 1993 ho acquisito una certa competenza nel campo della comunicazione politica. Berlusconi ha avuto occasione di apprezzare il mio lavoro e, credo, anche la mia personalità.

È lei allora l’artefice della costruzione del partito Forza Italia dal nulla?

No, no, Forza Italia l’ha fatta Berlusconi, noi l’abbiamo solo aiutato a realizzare il suo progetto.

Però è sua l’invenzione del concorso sui “manifesti taroccati”, le parodie elettorali diventate persino un concorso nazionale.

Si. la premessa è che Berlusconi si divertiva moltissimo per le parodie dei nostri manifesti. io ho capito che sarebbe stato dannoso opporsi a questa controcampagna. Era meglio assecondarla e così tramutare un fatto potenzialmente negativo in positivo per noi.

Qualche vignetta era piuttosto pesante…

Le abbiamo accettate tutte, abbiamo escluso solo quelle che contenevano insulti.

Berlusconi non si è mai arrabbiato?

Al contrario, faceva a sua volta la parodia alla parodia.

Insomma il miracolo è anche merito suo…

No, il miracolo è di Berlusconi. io ho solo collaborato, Anzi il miracolo vero l’ha fatto il popolo italiano.

Non pensa che la prima campagna di Forza Italia abbia un po’ ingannato il popolo italiano?

Si può turlupinare una persona o un gruppo di persone, ma non un’intera nazione. E poi dal 1994 ad oggi abbiamo affrontato tante elezioni e Forza Italia è sempre cresciuta. Ciò dimostra che dietro c’era e c’è una sostanza.

Una campagna spot, comunque, giocata sul potere persuasivo dell’immagine…

Nel 1994 avevamo solo due mesi di tempo e ovviamente abbiamo dovuto puntare molto sulla comunicazione diretta ai cittadini. Io credo peraltro che oggi la comunicazione sia parte integrante della politica. Prima delle elezioni per chiedere il consenso motivato e dopo per rendere conto alla gente di come si stanno realizzando le cose promesse.

E’ vero che un grammo di immagine vale più di una tonnellata di fatti. non è il nostro caso. lo dimostra la seconda campagna elettorale di Albertini a Milano. Il sindaco non ha fatto campagna, eppure ha vinto grazie alla forza delle cose realizzate. I fatti hanno parlato per lui.

L’opposizione dice che alla fine si capirà che Berlusconi è solo una grande illusione.

La sinistra non ha ancora capito la differenza tra il fare opposizione e il fare propaganda. Continua a fare solo propaganda.

La preoccupa l’autunno caldo?

Mi preoccupano le strumentalizzazioni. ho paura, ad esempio che venga usato il tema scuola come argomento pretestuoso di lotta politica, usando come “carne da macello politico” tanti studenti ignari.

Secondo Umberto Eco, l’industria della comunicazione di massa è una massiccia operazione di appiattimento delle persone. Nel caso della campagna elettorale di Forza Italia questo può essere avvenuto?

No, il nostro programma é teso ad esaltare l’individuo. Noi diciamo che il nostro progetto può migliorare la vita del singolo e della società. E’ una comunicazione che parla al singolo non alla massa.

Lei che conosce così bene il cavaliere, ha un lato nascosto che…

Berlusconi è proprio così come appare.

A volte sembra la maschera di se stesso…

Perchè siamo abituati ai vecchi politici. Berlusconi è davvero così come appare e ha il pregio di saper spiegare le cose in maniera semplice e comprensibile da tutti.

Una democrazia non può esistere fin quando non verrà messa sotto controllo la televisione. Lo dice Popper, non Bertinotti.

Popper ha ragione. Ma attenzione, una cosa è l’essere proprietario di una televisione, un’altra averne il controllo. Berlusconi non ha il “controllo” delle televisioni. La storia di Mediaset dal 1994 ad oggi lo dimostra. Le trasmissioni di satira politica più corrosive, dichiaratamente di sinistra e di maggior successo non a caso sono nate proprio sulle reti Mediaset. E poi Costanzo, Mentana ecc. non sono certo schierati con noi. Il successo di una televisione è il pluralismo, una televisione schierata non è mai vincente e Berlusconi lo sa benissimo.

La televisione può condizionare un’intera nazione?

Se fosse così avremmo dovuto perdere le elezioni. Avevamo una Rai pesantemente e palesemente schierata a sinistra e Mediaset con la rete ammiraglia guidata da persone di sinistra. Le persone, soprattutto nelle scelte politiche sono molto meno condizionabili di quanto propagandi la sinistra.

E’ più la politica che condiziona l’informazione o l’informazione che condiziona la politica?

C’e’ una gara a cercare di condizionarsi reciprocamente. io penso che la informazione debba raccontare i fatti e non limitarsi a scavare sempre nei retroscena, sullo stile del bar sport: il risultato è che i cittadini non capiscono e non colgono le cose importanti.

Non le fanno un po’ paura le concentrazioni editoriali?

Il mercato, in tutto il mondo, si muove nel senso delle concentrazioni, però sempre nel segno del pluralismo. Anche in questo settore il mercato si conferma un regolatore. E’ interesse dei padroni dei media che ci sia il pluralismo.

C’è un giornale che la irrita, che non riesce a leggere?

Mi danno fastidio certe prese di posizioni di certi presunti maestri di pensiero che scrivono su Repubblica e anche sul Corriere della sera.

Facciamo i nomi di questi giornalisti che la irritano.

Biagi. Al di là della posizione politica personale, che non discuto, credo sia un maestro “di quieta disperazione”: vede tutto nero, per lui va tutto male e alla fine il messaggio che ne esce è che non vale la pena di impegnarsi per cambiare le cose.

Un altro editorialista che non sopporta?

Non ho apprezzato qualche presa di posizione di Michele Serra, quella ad esempio che diceva che noi non siamo nemmeno suoi concittadini, che tra noi e loro c’è addirittura una estraneità antropologica: mi sembra l’anticamera del razzismo.

Dunque scelta giusta togliere Biagi da Rai Uno?

La televisione pubblica… deve essere un palcoscenico pubblico e… non il teatro dove una persona possa esprimere… posizioni puramente personali… e’ una domanda complessa!

Ha tutto il tempo per pensarci; onorevole…

In sintesi dico che l’uso dello spazio pubblico televisivo che Biagi ha fatto anche nell’ultima campagna elettorale è stato un uso non corretto.

L’uso della televisione che invece fa Fede le sembra perfettamente regolare?

Emilio Fede non lavora in una televisione di stato pagata con i soldi di tutti e inoltre il suo messaggio è talmente esplicito e chiaro nelle sue prese di posizione che nessuno corre il rischio di essere plagiato.

Cosa rende la stampa indipendente, obiettiva?

Separare i fatti dalle opinioni nel modo più netto possibile.

Lei sa che non esiste l’oggettività dei fatti, ogni cosa veicolata è necessariamente interpretata…
C’è modo e modo. Al Tg3, oppure da Santoro le opinioni sono insinuate dentro i fatti e lo spettatore rischia di essere raggirato.

C’è un politico che non sopporta?

Quelli che usano un doppio linguaggio, uno pubblico pieno di belle parole e poi uno privato totalmente imperniato sul cinismo e sul disprezzo della gente. Anche per questo piace Berlusconi, perché la gente percepisce che non ha doppie facce: è quello che appare, in pubblico e in privato.

Ma ce l’avrà pure un difetto il cavaliere!

Certo, è milanista!

E allora mi arrendo. cinque righe per i pregi, poi non se ne parli più.

Uno solo, il principale: Berlusconi non ha bisogno di farsi una carriera con la politica, non ha il problema di durare in carica ma quello di realizzare, portando a compimento una vita nella quale ha avuto già tantissime soddisfazioni.

Lei, a differenza di Taborelli, a cena ad Arcore ci è andato!

Berlusconi mi ha invitato perché, a differenza del mio amico Taborelli, non ho la villa a Santa Margherita. E io ci sono andato con la mia polo del ’91, la macchina di famiglia.

Ma non potrebbe permettersi qualcosa di meglio che una polo?

Non faccio il parlamentare per cambiare la macchina.

Ma per lei adesso la politica è una carriera o, appunto, una missione?

Credo sia un lavoro serio e duro, non una carriera. soprattutto oggi penso che sia chiesto un “di più” a chi si impegna in politica, e il di più sta nel saper dare un esempio, una testimonianza di serietà, di impegno, di rispetto per le persone.

Lei pensa che Berlusconi sia perseguitato dai giudici?

Credo che i fatti diano luogo ad un legittimo sospetto, anzi un sospetto molto legittimo.

Questa mania di portare gli imprenditori in politica, non le sembra stia facendo tornare la nostalgia dei politici puri, con una scuola politica alle spalle?

Nella situazione in cui siamo non ci si può più permettere di tirare a campare, come dicevano e purtroppo facevano i politici di una volta. E quindi avere in politica delle persone che hanno la mentalità orientata alla soluzione concreta dei problemi può solo migliorare la politica e di conseguenza la vita di tutti. Un motto americano dice: “learn, earn and serve”: impara, guadagna e poi mettiti al servizio.

Quelli che non hanno alle spalle la scuola della politica qualche problema lo danno, soprattutto perché non sanno come muoversi nei labirinti complessi della politica.

Questa è una abilità che si apprende nel tempo, l’importante è la mentalità del fare, la voglia di risolvere i problemi.

E’ vero che nel suo passato c’è l’oratorio?

Sono cresciuto in oratorio, certo. e sono ancora attivo in parrocchia.

E che fine stanno facendo quegli oratori?

Sono strutture che hanno formato ed educato generazioni intere, adesso si devono attrezzare per stare al passo con i tempi e non avere vergogna di fare una chiara proposta educativa cristiana.

Non le pare che nella chiesa oggi abbiano molta più importanza i diversi movimenti, piuttosto che le vecchie realtà parrocchiali?

La varietà dei movimenti sono un esempio della inesauribile vitalità della chiesa. Ma il tessuto territoriale delle realtà parrocchiali è imprescindibile, specie per i piccoli e per gli anziani.

E’ difficile la convivenza tra l’area cattolica e l’area laica, dentro il partito?

Secondo me no, perché ci unisce la stessa concezione culturale liberale: prima viene la persona e la società, poi lo stato. I problemi sono solo di tipo personale.

E’ vero che la crescita della componente cattolica sta mettendo in allarme Berlusconi?

In Forza Italia c’e’ spazio per tutti coloro che condividono la nostra posizione culturale e il nostro progetto.

La convivenza con gli ex dc? Non passa giorno che ci siano frizioni dentro la Casa delle libertà.

Non da parte nostra!

Forse anche perché siete voi i nuovi democristiani.

Noi siamo Forza Italia. Un soggetto politico nuovo che ha unito il meglio delle forze moderate del paese.

La Dc è definitivamente una balena morta oppure…

L’esperienza della Dc ha fatto la storia del paese, ma adesso c’è bisogno di altro.

Lei ci sta bene in questa maggioranza dove c’è un po’ di tutto?

A differenza dello schieramento avversario, qui c’è di tutto, ma anche qualcosa di più. Un leader riconosciuto e un programma condiviso da tutte le componenti.

Ma la Lega l’avete tirata dentro per paura di perdere?

Perché dice questo?

Se la lasciavate sola a quest’ora non esisteva più.

La Lega ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante, è il motore del cambiamento e per noi è un alleato fondamentale.

Ma avete imbarcato dei personaggi spesso difficilmente controllabili….

Tutti conosciamo le caratteristiche degli uomini della Lega. E’ il loro pregio, a volte il loro limite.

Secondo lei in Italia è stato più deleterio il consociativismo o l’ideologismo?

L’ideologismo sopravvive ancora, ma privo di un progetto positivo: c’è solo una posizione “contro”: contro Berlusconi, contro l’occidente, contro gli americani, contro il libero mercato… il consociativismo ha fatto danno perché ha impedito di portare a compimento le opere di cui l’Italia aveva bisogno.

Chi sarà il leader dell’opposizione che potrà sfidare Berlusconi?

Potrebbe essere prodi…

E prodi vi darà dei problemi?

Credo proprio di no. Se avremo completato il contratto con gli italiani, gli italiani avranno ancora fiducia in noi.

E il patto lo manterrete?

Lo stiamo già mantenendo e andremo avanti. Molto è già stato fatto e il resto lo faremo entro la legislatura.

E sarà proprio Formigoni il successore di Berlusconi?

Dio solo lo sa…

Per cui… Berlusconi lo sa.

Anche questa non è male!

E allora finiamo così!


Ruolo giuridico degli insegnanti di religione cattolica

Scritto da Antonio Palmieri | 17 ottobre 2002 | Attività 2002

Relazione presentata in Commissione cultura
del 17 ottobre 2002

Antonio PALMIERI (FI), relatore, illustrando il provvedimento, sottolinea che, a suo avviso, due sono i punti qualificanti del testo di legge licenziato dalla Commissione lavoro, in merito al quale la VII Commissione deve esprimere un parere cosiddetto «rinforzato».

Innanzitutto, con questa legge si dà finalmente attuazione a quanto stabilito dal nuovo Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, siglato il 18 febbraio 1984 tra il presidente del consiglio Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli.

A tale riguardo ricorda che l’articolo 9, punto 2 del testo dell’Accordo del 1984 tra Repubblica e Santa Sede, afferma che «la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado».

Inoltre, l’articolo 4, comma 1, punto a) dell’Intesa tra autorità scolastica italiana e Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, (decreto del Presidente della Repubblica. n. 751, 16 dicembre 1985) afferma che: «L’insegnamento della religione cattolica, impartito nel quadro delle finalità della scuola, deve avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altre discipline».

Ricorda, inoltre che nel testo dell’Intesa tra autorità scolastica italiana e Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, il Governo si era impegnato a risolvere la questione dello stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica: «(…)fermo restando l’intento dello Stato di dare una nuova disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di religione».

Ricorda, inoltre che nella passata legislatura, dopo tre anni di dibattito, il Senato approvò il 19 luglio 2000 un testo di legge, sul quale la Camera non ha avuto modo di pronunciarsi causa la fine della XIII legislatura. In questa legislatura sono state presentate otto proposte di legge di iniziativa parlamentare e un testo del Governo, che è stato assunto come testo di base, successivamente lievemente emendato nel corso del dibattito. La materia trattata rientra nella competenza esclusiva dello stato alla luce di quanto disposto dall’articolo 117 secondo comma, lettere c)(rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose) e lettera n) (norme generali sull’istruzione).

Ricorda ancora che l’accordo tra Repubblica italiana e Santa Sede ha trasformato l’insegnamento della religione cattolica. Da obbligatorio (seppur con possibilità di chiedere l’esonero, come detto agli articoli 1 e 2 della legge n.824 del 5 giugno 1930) è divenuto una libera scelta degli alunni e delle famiglie: «Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento» (articolo 9 n.2, Accordo 18 febbraio 1984).

Il secondo punto qualificante del testo in esame è che con questa legge si mette finalmente fine alla condizione di precariato a vita che ha caratterizzato dal 1930 a oggi lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica, che attualmente sono 22.225, l’80 per cento dei quali laici.

La legge ha il merito di stabilire con chiarezza lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica e le procedure di reclutamento, di ribadire le modalità di accesso alla professione nonché «l’atipicità» degli insegnanti di religione cattolica rispetto agli altri docenti, in quanto essi hanno un duplice rapporto professionale, da un lato con la Chiesa cattolica e dall’altro con lo Stato.
Il testo approvato tiene conto di questa atipicità e su di essa ha costruito un impianto che offre una serie di positive e concrete risposte alle esigenze di questa particolare categoria di insegnanti.

Propone quindi una rassegna dei principali contenuti del testo approvato. A questo fine sottolinea che sono istituiti due distinti ruoli regionali, articolati per ambiti territoriali corrispondenti alle diocesi, del personale docente e corrispondenti ai cicli scolastici previsti dall’ordinamento. (articolo 1, comma 1); agli insegnanti di religione cattolica inseriti nei ruoli regionali si applicano le norme di stato giuridico e il trattamento economico previsti dal testo unico delle disposizioni legislative (articolo 1, comma 2), salvo quanto stabilito in ossequio ai contenuti dell’Accordo del 1984 e dell’Intesa de11985.

Aggiunge che la consistenza della dotazione organica degli insegnanti di religione cattolica è determinata nella misura del 70 per cento dei posti d’insegnamento complessivamente funzionanti (articolo 2, comma 1). La misura del 70 per cento dei posti disponibili è data dal fatto che – essendo l’insegnamento fruito in base alla libera scelta – non tutti i posti teoricamente disponibili potrebbero essere coperti. Tocca al Dirigente regionale determinare il numero delle cattedre per diocesi. La restante quota viene coperta con contratti a tempo determinato di durata annuale.

Sottolinea che l’accesso al ruolo avviene previo superamento di concorsi indetti su base regionale a cadenza triennale per titoli ed esami (articolo 3, commi 1, 2). I titoli sono quelli previsti all’articolo 4.3 dell’Intesa del 1985. Per le scuole secondarie, titolo accademico in teologia o altre discipline ecclesiastiche, conferito da facoltà approvata dalla Santa Sede; attestato di compimento studi in un seminario maggiore; diploma accademico in magistero di scienze religiose rilasciato da istituto approvato dalla Santa Sede; diploma di laurea italiano unito a diploma rilasciato da un istituto di scienze religiose riconosciuto dalla CEI.

Aggiunge che il testo recepisce l’istituto della dichiarazione della idoneità all’insegnamento della Religione Cattolica da parte della autorità ecclesiastica competente per territorio. (articolo 3, comma 4). Ciascun candidato deve essere inpossesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’ordinario diocesano competente per territorio e può concorrere soltanto per i posti disponibili nel territorio di pertinenza della diocesi. Le prove d’esame prevedono l’accertamento della preparazione culturale generale e didattica come quadro di riferimento complessivo, con esclusione dei contenuti specifici dell’insegnamento della religione cattolica. (articolo 3, comma 5).

Inoltre, il testo prevede che vi sia un’intesa tra le due autorità, l’Ordinario diocesano e il Dirigente scolastico per individuare sia la persona dell’insegnante che la sede dove tale docente eserciterà la sua funzione. Il dirigente regionale approva l’elenco di coloro che hanno superato il concorso ed invia all’ordinario diocesano competente per territorio i nominativi di coloro che si trovano in posizione utile per occupare i posti della dotazione organica di cui all’articolo 2. Dall’elenco dei docenti che hanno superato il concorso il dirigente regionale attinge per segnalare all’ordinario diocesano i nominativi necessari per coprire i posti che si rendano eventualmente vacanti nella dotazioneorganica durante il periodo di validità del concorso. (articolo 3 comma 7).

L’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato è disposta dal dirigente regionale, d’intesa con l’ordinario diocesanocompetente per territorio. (articolo 3, comma 8).

Per quanto riguarda la mobilità (articolo.4), ricorda che agli insegnanti di religione cattolica inseriti nei ruoli di cui all’articolo 1, comma 1, si applicano le disposizioni vigenti in materia di mobilità professionale nel comparto del personale della scuola limitatamente ai passaggi, per il medesimo insegnamento, da un ciclo ad altro di scuola. Tale mobilità professionale è subordinata all’inclusione nell’elenco degli idonei, relativo al ciclo di scuola richiesto e al riconoscimento dell’idoneità rilasciata dall’ordinario diocesano competente per territorio ed all’intesa con il medesimo ordinario.
La mobilità territoriale degli insegnanti di religione cattolica è subordinata al possesso del riconoscimento dell’idoneità rilasciata dall’ordinario diocesano competente per territorio e all’intesa con il medesimo ordinario.

L’insegnante di religione cattolica con contratto di lavoro a tempo indeterminato, al quale sia stata revocata l’idoneità, ovvero che si trovi insituazione di esubero a seguito di contrazione dei posti di insegnamento, può fruire della mobilità professionale nel comparto del personale della scuola, con le modalità previste dalle disposizioni vigenti e subordinatamente al possesso dei requisiti prescritti per l’insegnamento richiesto, ed ha altresì titolo a partecipare alle procedure di diversa utilizzazione e di mobilità collettiva previste dall’articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Ricorda, inoltre, che le norme transitorie (articolo 5, comma 5) disciplinano il primo concorso bandito dopo la data di entrata in vigore della legge. Esso sarà è riservato agli insegnanti di religione cattolica che abbiano prestato continuativamente servizio per almeno quattro anni nel corso degli ultimi dieci anni e per un orario complessivamente non inferiore alla metà di quello d’obbligo anche in ordini e gradi scolastici diversi, e siano in possesso dei requisiti ecclesiastici previsti. Per questo primo concorso si intenderanno per titoli anche il servizio prestato nell’insegnamento della religione cattolica. Il programma di esame del primo concorso sarà volto unicamente all’accertamento della conoscenza dell’ordinamento scolastico, degli orientamenti didattici e pedagogici relativi agli ordini e ai gradi di scuola ai quali si riferisce il concorso e degli elementi essenziali della legislazione scolastica.

Sottolinea, in conclusione, di aver scelto di essere aderente al testo licenziato dalla Commissione lavoro, senza approfondire la riflessione sulla identità e sul compito dell’Insegnante di Religione Cattolica, nel quadro delle finalità della scuola. Crede, infatti, che ci sarà modo di farlo nel corso del dibattito in aula.

In definitiva, per le considerazioni sopra esposte, riassumibili nel fatto che il testo di legge licenziato dalla Commissione lavoro è pienamente rispettoso tanto dell’Accordo del 1984 e dell’Intesa del 1985 (che definiscono le competenze dello Stato e quelle dell’Autorità Ecclesiastica) e soddisfi compiutamente le aspettative dei docenti di Religione Cattolica, preannuncia la formulazione di una proposta di parere favorevole.


Per noi la scuola è al primo posto

Scritto da Antonio Palmieri | 15 ottobre 2002 | Attività 2002

Intervento in audizione con il ministro Moratti
del 15 ottobre 2002

Immagino che ci si attenda che un deputato della maggioranza svolga un intervento difendendo l’operato del suo ministro e del suo Governo. Non intendo svolgere un tale tipo di intervento perché ritengo che non ve ne sia bisogno. Mi accontenterò invece di puntualizzare alcune brevi considerazioni di fondo, di carattere strutturale.

1. Anzitutto ritengo giusto dire che se è vero (come ha detto l’onorevole Gambale) che sarebbe bello avere in audizione il ministro Tremonti; però è anche vero che sarebbe bello avere in audizione, ad esempio, Osama Bin Laden, oppure l’euro con tutto quello che ha comportato, sarebbe bello avere in audizione la crisi dell’Argentina, la crisi ENRON, la crisi FIAT e per ultimi – forse per primi – si dovrebbero ricordare i Governi dell’Ulivo. Questo non per il solito ed abusato discorso del buco di bilancio o dei tentativi di razionalizzazione – non andati in porto – che avete tentato di impostare con le vostre finanziarie (specialmente nelle ultime tre). Ma li chiamerei in causa piuttosto perché le numerose riforme, i numerosi provvedimenti, riguardanti soprattutto la scuola e l’università, messi in campo dall’Ulivo nei suoi cinque anni di Governo, ci impongono di fare una serie di «tagliandi», di verifiche.
Per esempio. la riforma dell’università è una riforma che è stato scelto di non fermare, di lasciare arrivare alla verifica. La stessa riforma del Titolo V della Costituzione ha comportato ad esempio, in sede di scrittura della riforma, una serie di correzioni perché andava adeguata al mutato contesto istituzionale.
La mia considerazione è che qualsiasi ragionamento approfondito vogliamo fare sull’oggetto della nostra audizione non può non tener conto del contesto che dal 19 luglio 2001 cioè da quando il ministro Moratti venne qui in audizione per la prima volta, è radicalmente mutato.
2. Il corollario a questo discorso sul contesto è che anch’io ho apprezzato i contributi che avete fornito sia in questa discussione sia durante la discussione sulla finanziaria. Ma se è vero che dobbiamo soltanto essere contenti di come lavoriamo qui in commissione, la seconda riflessione è che fuori da questa sede dobbiamo però comportarci tutti bene, allo stesso modo. Devo dire che faccio fatica a riconoscere in quello che leggo sui giornali, o quello che sento per radio e televisione – e a volte in Aula – gli stessi colleghi con i quali lavoro qui. Allora il mio è un sommesso richiamo al fatto di non avere due comportamenti. È evidente che poi, fuori da questa sede, quando si va nelle scuole, negli appuntamenti pubblici, si alzino inevitabilmente i toni. Dico ciò perché poi vi seguono, o meglio, voi mandate avanti gli studenti nelle scuole con tutto il corollario di iniziative che ben conosciamo.

3. Questo Governo, e di conseguenza questo ministero, si sono dati un programma articolato su cinque anni. È quindi inevitabile – per noi non è comodo – che il giudizio su quello che faremo potrà essere dato compiutamente soltanto alla fine dei cinque anni. Ci siamo assunti una serie di impegni, cito la riforma della scuola, la verifica della riforma delle università, l’attuazione piena della libertà di educazione, il raddoppio dei fondi pubblici per la ricerca. Il Governo si è impegnato a stanziare un minimo di 15 mila miliardi di vecchie lire in più da spendere nell’arco della legislatura. Questo impone il fatto che il giudizio non può che tener conto del contesto che ho ricordato velocemente prima, ma deve anche tener conto che lavoriamo nell’arco dei 5 anni della legislatura, sempre ammesso che le intemperanze di questi giorni – ma questa è una battuta – ci consentano di farlo.

4. Un altro aspetto riguarda un discorso di merito. Ribadisco che lavoriamo su un programma di legislatura ed ho intravisto «in filigrana» un metodo Moratti; che si basa su due atteggiamenti. La prima parte del metodo è quella usata per la riforma della scuola, per la riforma dell’università e per tutte le grandi riforme che il ministero sta mettendo in cantiere. Disporre una commissione di esperti che studino il problema e che dia vita ad un documento finale. Questo documento finale è poi oggetto di discussione pubblica nel paese e nelle istituzioni. Dopodiché segue un testo di legge, che arriva alle Camere e sul quale noi facciamo poi il lavoro per il quale siamo pagati.
Vi è quindi la seconda parte del metodo che è quella che presenta un sano realismo. Perché è evidente che in un contesto drasticamente mutato rispetto al 19 luglio 2001 non si può far altro che adeguarsi con realismo a questo contesto. Ad esempio, ci si può anche accontentare – come avete affermato – della sperimentazione. Certo, ma io considero il caso della sperimentazione un grande atto di realismo. Perché di fronte all’impossibilità di mettere la riforma in cantiere sin da settembre (data la lunghezza dei lavori parlamentari e stanti le difficoltà che comunque la vita parlamentare comporta) ci si è avviati sulla via della sperimentazione che è una via di realismo e di concretezza: si compie una verifica sul campo con un test in un numero congruo di istituti. In questo modo, si trasforma il male in un bene, per cui lo svantaggio della non approvazione della riforma diventa il vantaggio di poterla testare e di aggiustarla in corso d’opera, con realismo laddove occorresse.
Nel mio intervento in Commissione, durante la scorsa settimana, ho citato le due «r» di razionalizzare e rilanciare, con un sano realismo; poiché le condizioni del contesto impediscono di erogare subito parte di quei 15 mila miliardi di vecchie lire, bisogna prestare attenzione a rimettere mano a ciò che già esiste per farlo funzionare meglio e per risparmiare risorse da investire nella scuola.

5. Von Hayek diceva che le istituzioni sono come una fortezza e, quindi, valgono in virtù del valore dei soldati che ne fanno parte. Non conoscevo in precedenza il ministro Moratti, verso la quale nutro un’insana venerazione dovuta al fatto di essere, oltre che milanese, interista…
Però, poiché ritengo estremamente importante il fattore umano: sono sicuro con lei, signor ministro, perché crede in ciò che fa e questo costituisce un vantaggio per tutti (non che i ministri precedenti non credessero nel loro compito) a differenza del modo in cui il ministro dell’istruzione viene costantemente dipinta da giornali e documenti. Insisto sul fattore umano perché la mia cultura nette al primo posto la persona con la sua libertà e la sua responsabilità individuale.
«br»«br»Primum vivere, deinde philosophari; spesso è faticoso far comprendere che non stiamo filosofeggiando, ma che, quando parliamo di scuola stiamo parlando del vivere. Ribadisco la certezza che per noi, ciò che stiamo facendo appartiene al primum vivere e cercheremo di farlo al nostro meglio. Grazie!


Uno Statuto speciale per Gerusalemme

Scritto da Antonio Palmieri | 11 ottobre 2002 | Attività 2002

Risoluzione approvata dalla Commissione esteri della Camera dei Deputati
del 11 ottobre 2002

La Commissione Esteri della Camera ha approvato all’unanimità una risoluzione, della quale anch’io sono stato firmatario, che propone uno Statuto speciale per Gerusalemme.
Lo sforzo è quello di trovare con urgenza soluzioni innovative per il futuro di Gerusalemme, utili a superare le posizioni antagonistiche e capaci di contribuire a promuovere la pace nella regione. Soluzioni realistiche, che sappiano tener conto dei dettagli territoriali, dell’esistenza cioè di una Gerusalemme moderna, laica, eguale a tante altre città nel mondo, e della natura «unica» di Gerusalemme Vecchia in quanto Luogo Sacro per le tre grandi religioni monoteiste.
Gerusalemme vecchia, la città dentro le mura, nella sua interezza può essere definita un Bacino Sacro, da tutelare nella sua integralità, senza frantumazioni, senza frontiere interne: una qualunque divisione di Gerusalemme Vecchia sarebbe la negazione del dialogo fra le religioni, il riconoscimento della sconfitta dei diritti universali dell’uomo e della possibilità per la comunità internazionale di trovare soluzioni orientate alla pacifica convivenza anche fra diversi.
Per evitare tutto ciò e dare un primo contributo per la pace in Terra Santa, ho firmato la seguente risoluzione:

La III Commissione, premesso che:
di fronte al drammatico aggravarsi della crisi nei rapporti tra israeliani e palestinesi si rivela necessario approntare iniziative coraggiose e innovative tendenti al riavvicinamento delle parti in conflitto, a partire dai problemi più complessi su cui in passato si sono arenati i numerosi tentativi di negoziato;
fra tali problemi riveste un’importanza cruciale quello relativo allo status di Gerusalemme, in quanto quest’ultima costituisce un centro di incontro unico al mondo fra le tre grandi religioni monoteistiche cristiana, ebraica e musulmana;
l’esito fallimentare dei negoziati di Camp David ha dimostrato che non è possibile avviare con successo una missione di pace per il Medio Oriente accantonando la questione di Gerusalemme;
occorre delineare una proposta risolutiva della suddetta questione, che sia applicabile tanto nel caso in cui la città resti sotto la sovranità di un solo Stato, quanto nel caso in cui essa sia ripartita tra due Stati, al fine di creare le condizioni per una convivenza duratura e pacifica che elimini motivi di conflitto altrimenti insanabili e serva da modello per una futura fase di dialogo tra i fedeli delle tre religioni;
è opportuno considerare all’interno di Gerusalemme la zona cosiddetta del «Bacino Sacro» (vale a dire la Città Vecchia, dentro le mura, e alcuni pochi luoghi adiacenti, popolata da appena 40.000 abitanti cristiani, ebrei e musulmani) come un vero e proprio unicum che deve essere isolata dal resto della città e che deve godere di una particolare tutela, in quanto essa conserva i luoghi che i fedeli cristiani, ebrei e musulmani di tutto il mondo venerano come sacri;
il «Bacino Sacro» necessita di un ordinamento giuridico forte e stabile, non soggetto al mutare delle maggioranze e delle congiunture politiche, capace di garantire in permanenza l’esercizio pieno dei diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, in particolare del diritto di accesso ai luoghi sacri per esercitarvi il culto in piena libertà e sicurezza, nonché il mantenimento della pluralità delle presenze religiose e il rispetto fisico dei luoghi e delle comunità di persone che vi risiedono;
soltanto uno Statuto speciale garantito internazionalmente può assicurare all’interno del «Bacino Sacro» il pieno raggiungimento degli obiettivi di garanzia della libertà di culto e di rispetto fisico dei luoghi sacri e delle persone che vi accedono e vi risiedono;
è urgente avviare una fase di riflessione e di verifica per la realizzazione pratica di tale Statuto da parte degli Stati che storicamente hanno sempre dimostrato un particolare interesse per la città di Gerusalemme quali i Paesi membri dell’Unione europea, gli Stati Uniti, la Russia e alcuni Paesi arabi tra cui il Marocco, l’Egitto, la Giordania, l’Arabia Saudita, oltre Israele e l’Autorità nazionale palestinese;

nell’auspicio che i negoziati di pace possano iniziare al più presto, a partire dall’anno in corso; impegna il Governo a continuare ad approfondire all’interno della Unione europea il consenso su di una ipotesi di Statuto speciale garantito internazionalmente relativo al Bacino Sacro di Gerusalemme, da inserire nel quadro complessivo delle opzioni negoziali per il regolamento di pace del Medio Oriente.

Deputati firmatari: Pacini, Michelini, Naro, Rizzi, Mattarella, Pistelli, Landi di Chiavenna, Rivolta, Mantovani, Boato, Palmieri, Paoletti Tangheroni, Crucianelli, Sereni, Spini.


La finanziaria per la cultura: ristrutturare per rilanciare

Scritto da Antonio Palmieri | 10 ottobre 2002 | Attività 2002

Intervento in commissione durante la discussione per la legge finanziaria 2003
del 10 ottobre 2002

Ti propongo la sintesi del mio intervento in Commissione cultura, durante la discussione per la legge finanziaria 2003.

Dopo aver ascoltato in questi giorni i numerosi appelli degli esponenti dell’opposizione, posso dire che anche noi deputati della maggioranza condividiamo le preoccupazioni espresse in materia di università, di ricerca scientifica e di sport dilettantistico di base. Per cercare di modificare in meglio la situazione, ricordo che abbiamo presentato emendamenti sia presso la nostra Commissione e altri ne presenteremo presso la commissione Bilancio.
Fatta tale premessa, formulo alcune osservazioni all’opposizione.
Per i beni culturali, voi continuate a sottovalutare l’importanza della previsione, contenuta nel comma 3 dell’articolo 33 del disegno di legge finanziaria, relativa a quel 3 per cento degli stanziamenti previsti per le infrastrutture da destinare ad interventi a favore dei beni e delle attività culturali. Si tratta di una somma davvero molto ingente, che gioverà all’intero settore.
Per quanto concerne la scuola, ricordo che il sottosegretario Aprea ha chiarito che la finalità strategica del Governo è quella di ristrutturare e di rilanciare tale settore. Ristrutturare significa mettere mano alla disastrosa situazione che abbiamo ereditato, per la quale un anno di lavoro non è certo sufficiente. Inoltre, ricordo che rimane l’impegno del governo di investire nell’arco della legislatura almeno 15.000 miliardi di vecchie lire.
In merito allo sport di base, condivido pienamente gli indirizzi e le proposte avanzati dal sottosegretario Pescante. Noi ci faremo carico di emendamenti in commissione bilancio a favore dello sport di base.
Con riferimento ai settori dell’università e della ricerca scientifica, ritengo che, anche grazie all’impegno dei deputati della maggioranza e del Governo, si potranno ottenere taluni miglioramenti rispetto alla situazione attuale.
In definitiva noi deputati della maggioranza non ci sottraiamo all’impegno di fare della cultura, della ricerca, della scuola, il motore della nostra società, pur avendo ereditato una situazione molto difficile e pur dovendo muoverci in un contesto economico nazionale e internazionale molto sfavorevole. Grazie!


Basta faziosità nei libri di storia

Scritto da Antonio Palmieri | 4 ottobre 2002 | Attività 2002

Risoluzione al governo presentata in Commissione cultura
del 4 ottobre 2002

Lo studio della storia svolge una funzione centrale nel processo formativo fin dagli anni dell’infanzia: le categorie sono una delle chiavi di lettura fondamentali di tutta la realtà e lo studio della storia ha un ruolo fondamentale nella strutturazione della memoria e delle coscienza nazionale e di gruppo. La storia – proprio perché non è mera conoscenza di nomi, di date e di avvenimenti – bensì analisi complessa e tentativo di spiegazione, tende ad utilizzare tutte le scienze umane e sociali e a raccordare incessantemente tra loro fatti politici ed economici, culturali e religiosi; essa è strumento di maturazione culturale e civile del giovane e per questo motivo deve essere insegnata tenendo conto di tutti i filoni della storiografia e con grande rigore scientifico.

Tutto ciò premesso, la Commissione impegna il Governo ad attivarsi, collaborando con le istituzioni scolastiche e nel rispetto della loro autonomia, per fa sì che nelle scuole di ogni ordine e grado l’insegnamento della storia, in particolare di quella contemporanea, si svolga secondo criteri oggettivi rispettosi della verità storica e della personalità dei discenti attraverso l’utilizzo di testi di assoluto rigore scientifico che tengano conto – in modo obiettivo – di tutte le correnti culturali e di pensiero, per un confronto democratico e liberale che assicuri un corretto apprendimento del passato, in special modo, di quello più recente.



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