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Legge Internet per i disabili. Partita la seconda fase.

Antonio Palmieri

Archivio del mese di gennaio 2003

Legge Internet per i disabili. Partita la seconda fase.

Scritto da Antonio Palmieri | 31 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Comunicato del 31 gennaio 2003

Il cammino della proposta di legge Campa-Palmieri per rendere accessibili alle persone disabili i siti internet della pubblica amministrazione entra oggi nella seconda fase.

“Dopo aver superati i dovuti controlli formali – afferma Cesare Campa – la proposta di legge è gia’ stata firmata da 82 parlamentari azzurri. Da oggi sottoporremo il testo alla firma di tutti gli altri deputati, di tutti gli schieramenti.”.

“In secondo luogo – aggiunge Antonio Palmieri – da oggi nei siti internet del gruppo dei deputati di Forza Italia (www.forzaitalia.org) e nel sito nazionale di Forza Italia (www.forza-italia.it) saranno aperti due forum dedicati alla proposta di legge, per accogliere suggerimenti, critiche, osservazioni al testo”.

La seconda fase del cammino di questa proposta di legge sarà conclusa con un seminario pubblico a fine febbraio, per fare il punto della situazione. Per parteciparvi bisognera’ iscriversi on line inviando una e-mail ai forum dedicati a questa proposta di legge.

Con queste iniziative – concludono Campa e Palmieri – vogliamo aumentare la sensibilita’ dell’opinione pubblica, del Parlamento e dei responsabili dei siti internet della pubblica amministrazione in merito a questo tema. Siamo convinti che questo sia il modo migliore per preparare il terreno a una rapida approvazione della legge: il nostro obiettivo, pienamente condiviso dal ministro Stanca, e’ di vedere approvata definitivamente la legge entro la fine del 2003.”.


La riforma Moratti non ha più segreti

Scritto da Antonio Palmieri | 30 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La provincia di Como del 30 gennaio 2003

Il grande interesse per un tema molto attuale come la riforma della scuola voluta dal Ministro Letizia Moratti ha determinato il successo dell’incontro organizzato dal Club di Forza Italia di Cermenate lunedì scorso. Relatore dell’incontro era l’onorevole Antonio Palmieri, deputato del Collegio canturino e componente della commissione Cultura alla Camera dei Deputati.

Il folto pubblico presente nella Sala Conferenze della Palazzina servizi Sociali del Comune di Cermenate ha seguito con notevole interesse quanto illustrato dallo stesso Palmieri sull’iter legislativo e sulle linee guida della riforma Moratti. In effetti, tempo fa a Cantù, aveva iniziato una serie di incontri per mostrare quelli che, secondo la coalizione di Governo, sono i punti qualificanti di questo passaggio chiave nella trasformazione della scuola.

E il deputato canturino aveva più volte difeso la riforma dalle perplessità degli studenti che aveva incontrato negli ultimi mesi. Così, anche lunedì sera, Palmieri ha fatto chiarezza su una manovra da più parti contestata ma che, secondo il deputato, rappresenta un punto di sviluppo per la società e per la cultura italiana. Al termine dell’incontro Palmieri ha accolto l’invito del Sindaco di Cermenate per una nuova seratadedicata all’analisi dei Decreti applicativi che saranno emanati dal Governo nel prossimo futuro.


In Italia politica e innovazione possono ”andare d’accordo?”

Scritto da Antonio Palmieri | 27 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 ore del 27 gennaio 2003

Al di là degli errori e delle omissioni del passato antico e recente, per orientare la politica al servizio dell’innovazione credo che governo e parlamento debbano lavorare in tre direzioni.

1. L’innovazione tecnologica ha bisogno delle riforme strutturali indicate nel piano di governo per la legislatura. L’innovazione è un ambiente sempre più diffuso in tutti gli ambiti della vita umana, che, per svilupparsi compiutamente, ha bisogno di un contesto normativo non ostile. Ma come può continuare a crescere l’innovazione in un Paese estremamente lento nei cambiamenti, zavorrato da norme superate e farraginose, paralizzato da procedure decisionali lunghe e incerte? L’innovazione è rapidità e flessibilità, vive del genio di quanti sono animati dal desiderio continuo di migliorarsi, è fatta anche di tante piccole aziende sorte negli ultimi anni per opera di giovani con talento e voglia di mettersi in gioco.
Date queste caratteristiche, c’è bisogno di una politica moderna e finalmente efficiente, capace di trasformare celermente i progetti di legge in leggi e le leggi in fatti concreti. Servono le grandi riforme (forma di governo, fisco, diritto societario, mercato del lavoro, infrastrutture, scuola) di cui governo e parlamento stanno ponendo le fondamenta in questa prima fase della legislatura, con la lentezza dovuta al fatto che per produrre il cambiamento si devono utilizzare gli stessi strumenti che generano l’attuale semiparalisi.
Se il 2003 non sarà l’anno delle riforme rimarrà difficile liberare le energie degli innovatori, rendere anche in questo campo cittadini, imprese e associazioni protagonisti del proprio futuro, in Italia e nel mondo.

2. La politica deve alimentare cultura dell’innovazione. In primo luogo proponendo buone azioni innovative, per far comprendere ai cittadini che la tecnologia accelera la costruzione di una società della condivisione. Ne sono esempio il progetto di e-government per i Paesi in via di sviluppo (di cui il nostro governo è artefice in seno a ONU e G8) e la proposta di legge sull’accessibilità ai disabili dei siti internet della pubblica amministrazione, presentata da Forza Italia lo scorso dicembre, sulla quale è augurabile un accordo bipartisan in parlamento.
In secondo luogo, governo e parlamento devono far sì che Tv e radio statali diffondano cultura dell’innovazione a tutta la popolazione. Con il nuovo contratto di servizio il governo ha dato alla RAI anche il compito di assicurare l’alfabetizzazione digitale del pubblico: attendiamo programmi televisivi e radiofonici utili ad assolvere questo mandato.
In terzo luogo, la politica deve innovare la scuola. Con la sperimentazione della riforma, da quest’anno si insegnano informatica e inglese a partire dal primo anno dalla scuola primaria. Negli ultimi due anni si è passati da un rapporto di un pc ogni 18 studenti a un pc ogni 12 e a giorni saranno pubblicate le modalità di accesso al contributo per l’acquisto di un pc previsto dalla finanziaria per i 550mila giovani che compiono 16 anni nel 2003. Entro il 2004 800mila insegnanti potranno avere a disposizione una casella di posta elettronica per dialogare con studenti e famiglie e nel corso del 2003 saranno aggiornati e formati 180mila docenti in modalità e-Learning.
Segnali incoraggianti di un percorso di educazione all’innovazione vitale per il presente e per il futuro della nostra scuola e del nostro popolo.

3. La politica deve infine sostenere lo sviluppo dell’e-government a ogni livello della pubblica amministrazione e in questa partita il ruolo chiave è quello del Ministero dell’Innovazione. Nel 2002 il ministero (che in Italia, non dimentichiamolo, prima del giugno 2001 non esisteva) con crescente autorevolezza si è posto come catalizzatore di progetti interministeriali e come riferimento nel rapporto con le Regioni e gli enti locali; ha semplificato norme e procedure per il completamento di alcuni progetti iniziati dai precedenti governi, (firma digitale, carta d’identità elettronica, fondi UMTS, pc ai giovani); ha lanciato nuove iniziative (il portale nazionale, il Piano nazionale per la larga banda, la carta dei servizi, il progetto per l’uso consapevole di internet per bambini e famiglie), ha ottenuto che il primo grande evento del semestre italiano di presidenza UE, sia la conferenza sull’e-government, in programma a Como il 3 e 4 luglio 2003.
Anche in questo caso si è messo in moto un processo i cui risultati più cospicui li vedremo da qui alla fine della legislatura.

In conclusione, riforme strutturali, cultura dell’innovazione ed e-government sono a mio avviso le tre mosse utili a unire politica e innovazione. Assieme a capacità di ascolto e di dialogo, pazienza, tenacia e credibilità, capacità di visione e di comunicazione, cultura del risultato, consentiranno a governo e parlamento di mettersi finalmente al servizio dell’innovazione.


Denigrare non basta

Scritto da Antonio Palmieri | 21 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 21 gennaio 2003
di on. Antonio Palmieri

Il commento “Ma i partiti di oggi sono scatole vuote” mi ha fatto male. Mi ha fatto male pensando alla mia storia personale e soprattutto a quella delle tante persone che sono in Forza Italia (ma questo vale per tutti i partiti) credendoci davvero.
E’ facile e piace alla gente scrivere che i partiti sono scatole vuote, ricettacolo di falliti senza arte né parte. Riproporre lo stereotipo del politico avido e arruffone “funziona” ed è semplice: esempi se ne trovano sempre.

E’ invece più difficile, per esempio, far riflettere i cittadini sul fatto che l’elezione diretta ha cambiato drasticamente il rapporto tra partiti, istituzioni e cittadini. Ragionare è complicato, denigrare è più facile. Perché invece non approfondire il modo in cui la personalizzazione della politica e la sua spettacolarizzazione operata da Tv e giornali hanno cambiato il ruolo dei partiti? Oppure perché non discutere di come recuperare alla partecipazione le energie migliori della società o su come cambiare le regole per fare in modo che la politica sia al passo dei tempi?

Invece nel corsivo di ieri ho ritrovato lo stesso insegnamento “di quieta disperazione” che molti soloni ci impartiscono dalle colonne dei principali quotidiani nazionali, con l’unico effetto di scoraggiare, di allontanare schifata la gente dalla politica e di non dire che l’alternativa resta sempre la stessa: o ci occupiamo di politica oppure sarà essa ad occuparsi di noi, nostro malgrado.

Come è noto, sono milanese e leggo questo giornale da un anno e mezzo, da quando sono stato eletto deputato del collegio di Cantù-Mariano. Credo che, invece di assecondare i luoghi comuni sui politici, “La Provincia” potrebbe promuovere una riflessione seria e allargata a tutti gli ambiti della società comasca su cosa significhi fare politica oggi. Caro direttore Brambilla, se è vero che anche nel 2003 “libertà è partecipazione” perché il suo giornale non si fa carico di aiutarci tutti a comprendere come si fa a essere liberi?

on. Antonio Palmieri, deputato Forza Italia


Vietati ai disabili 7 siti su 10

Scritto da Antonio Palmieri | 21 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Punto Com del 21 gennaio 2003
di Luigi Ferro

Il 2003 è l’anno europeo del disabile. “una utile liturgia” come la definisce il parlamentare di forza italia Antonio Palmieri, firmatario di un progetto di legge per l’accessibilità del web, che serve a sollevare il problema dell’accessibilità anche di Internet ai portatori di handicap.
Perché le barriere architettoniche, oltre che a esistere ancora nella vita di tutti i giorni, sono presenti anche sulla rete dove non sono poi così virtuali visto che alla fine impediscono l’accesso ai siti Internetdi una buona fetta della popolazione.
Secondo i dati dell’Istat i disabili in Italia sono circa 5% (contro una media europea del 10%), nel 60% dei casi donne e coinvolgono il 14% delle famigli italiane.
Una massa di persone che spesso cozza contro siti non pensati anche per loro. Fra questi ci sono anche quelli della Pubblica Amministrazione; alcuni casi eclatanti, dei quali abbiamo avuto modo recentemente di occuparci anche su Punto.com, più una pletoria di piccole disattenzioni che secondo Maurizio Trezzi, responsabile della redazione di superabile.it, portale Internet dedicato all’argomento, realizzato da Citec per conto dell’Istituto Nazionale Assicurazioni contro gli infortuni sul Lavoro (Inail) di fatto trasformano Internet in una corsa ad ostacoli: “nel 70% dei casi sono siti non accessibili”.
Il che significa o che non rispettano le linee guida del World Wide Web Consortium W3C, l’ente che “sviluppa tecnologie che garantiscono l’interoperabilità per guidare il world wide web fino al massimo del suo potenziale”, o che non utilizzano soluzioni adatte all’utilizzo del sito anche ai portatori di handicap.
Per scendere nel dattaglio si parla dell’utilizzo di reader, software che riconoscono e leggono il testo delle pagine web per non vedenti, dell’abolizione dei pop pup e dell’utilizzo indiscriminato delle rutilanti animazioni flash, ben poco amichevoli per i disabili, ai quali fa più comodo l’informazione nuda e cruda.
“Non solo aggiune – Trezzi – più foto ci sono più il sito diventa complicato”. Ogni foto infatti dovrebbe riportare anche una descrizione testuale che permetta ad un reader per ipovedenti di dare un senso alla descrizione vocale del sito.
Soluzioni tecniche che hanno però dei costi che secondo Oreste Signore, manager dell’ufficio italiano del W3c, “sono marginali nel caso della realizzazione di un nuovo sito. In pratica equivalgono a quelli di uno normale” ma possono diventare ben più alti quando si mette mano a un progetto già realizzato per corregerne i difetti e coinvolgere i portatori di handicap.
Se ne sono accorti i responsabili delle pagine web realizzate per le Olimpiadi di Sidney che hanno costruito un sito dimenticandosi dei disabili e di fronte alle proteste hanno fatto due calcoli per scoprire che renderlo accessibile averbbe avuto un costo di circa 2,2 milioni di dollari. Qualcosa però nel frattempo si è mosso. A smuovere le acque ci ha provato l’Aipa (l’Autorità per l’informatica nella Pubblica amministrazione) che nel 2001 ha emanato una circolare e ha poi proposto iniziative di sensibilizzazione. Poi è stata la volta di una direttive del dipartimento della Funzione Pubblica e di un’altra direttiva del Presidente del Consiglio che ha fissato le norme per la registrazione del nuovo suffisso gov.it destinato ai siti dell’amministrazione statale.
Tra i requisiti richiesti per poter disporre del dominio c’è anche il rispetto delle norme legate all’accessibilità. Il ministero del Welfare dovrebbe poi attivare un sito per l’anno europeo dei disabili, governo.it è stato recentemente reso accessibile ai portatori di handicap così come www.comunicazioni.it, il portale del Ministero per le Comunicazioni che può essere visitato anche da non vedenti e ipovedenti.


Sconto fiscale del 30% a chi toglie le barriere dell’internet pubblica

Scritto da Antonio Palmieri | 21 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Punto Com del 21 gennaio 2003
di Luigi Ferro

“Sancire il fatto che internet è un diritto di tutti e che, anche in rete non devono esistere barriere architettoniche” Antonio palmieri , parlamentare di Forza Italia e responsabile del sito inernet del partito, riassume così l’obiettivo principale della proposta di legge, realizzata in collaborazione con il collega di partito Cesare Campa, depositata il 16 dicembre. Una proposta che cerca di sfruttare il volano dell’anno europeo del disabile per arrivare in porto prima della fine dell’anno. “Già questa mattina – spiega Palmieri – iniziaremo una raccolta di firme tra i parlamentari”

Visto il tipo di proposta è possibile che, almeno una volta, si esca dalla logica degli schieramenti per dare una spinta agli otto articoli che vogliono garantire”il diritto di accesso con qualsiasi tipo di tecnologia ai servizi informatici e telematici della Pa e ai servizi di pubblica utilità da parte dei cittadini diversamente abili “in ottemperanza al principio di ugualianza sancito dall’articolo tre della Costituzione e secondo le linee guida del W3c, sottolineano i primi firmatari della proposta.

Oltre al progetto di legge Campa-Palmieri qualche novità potrebbe arrivare anche dal ministero dell’innovazione. Si parla infatti di un disegno di legge che potrebbe integrarsi o addirittura sostitutire L’analogo progetto dei due Parlamentari di Forza Italia nelle prossime settimane.
L’importante è che si arrivi al varo di una normativa e che soprattutto si riesca a creare una certa attenzione riguardo al problema, aggiunge Palmieri, che per dare il buon esmpio ha reso accessibile ai disabili il sito di Forza Italia e sta preparando la nuove release delle sue pagine web personali. Naturalmente accessibili a tutti.
Il progetto presentato con Cesare Campa prevede che qualsiasi gara di fornitura di servizi o prodotti “info-telematici” dovrà ricordarsi dei disabili, che le aziende di pubblica utilità che adegueranno i propri servizi in favore dei portatori di handicap possano beneficiare di una defiscalizzazione pari al 30% dell’investimento di sviluppo o di adeguamento e che possano andare incontro a sanzioni (da 500 a 3000 euro) se entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge non adegueranno le pagine web. Insomma non proprio un consiglio per quanti mettono mano ad un nuovo o vecchio portale di utilità pubblica; incluse con buona probabilità anche le società che forniscono servizi di primaria utilità: acqua, gas e luce. Per la copertura finanziaria il progetto stima in venti milioni di euro l’onere della legge che sarebbero prelevati dal Fondo Speciale del Ministero dello Finanze. Un ricco mercato per le web agency.


La nostra riforma è per tutti

Scritto da Antonio Palmieri | 16 gennaio 2003 | Attività 2003

Intervento in commissione durante la discussione generale della legge di riforma della scuola
del 16 gennaio 2003

L’ascolto degli interventi di voi colleghi dell’opposizione ha rafforzato la mia convinzione a favore della riforma della scuola proposta dal governo, non solo perché i vostri interventi hanno mostrato la differenza culturale e di impostazione che ci divide. Mi duole che l’abbiano fatto quasi sempre criticando nella riforma quello che non c’è, attribuendo al ministro e alla maggioranza intenzioni che non ci sono nel testo della legge e azioni che non abbiamo compiuto. Mostrerò questo analizzando alcune delle vostre più ripetute osservazioni negative:

1. L’uso della legge delega non ha impedito il dibattito, che dura da più di un anno e mezzo. Esso è cominciato nel luglio del 2001 con la formazione della commissione Bertagna, è proseguito con l’ascolto di studenti, genitori, insegnanti, è culminato negli Stati generali della scuola del dicembre 2001 con la presentazione della bozza Bertagna. Sono poi seguiti dibattiti nei media e nel Paese, la presentazione del testo di legge, il lungo dibattito al Senato e ora quello alla Camera.

2. Ci dite che noi abbiamo sottratto risorse alla scuola pubblica a favore delle scuole private. In primo luogo voi continuate a confondere (confusione terminologica che rivela una precisa concezione politica) la scuola statale con la scuola pubblica, perché in realtà tutta la scuola è pubblica (come è detto nella legge 62 del 2000) quella statale e quella privata. In secondo luogo non solo la legge non prevede alcun sostegno per le scuole non statali ma anzi il nostro elettorato ci rimprovera di non aver ancora fatto concreti passi in avanti in direzione della vera parità scolastica. In commissione ci siamo limitati a “incardinare” in luglio la discussione sui progetti di legge relativi al buono scuola e la misura approvata in finanziaria per il credito d’imposta per chi si iscrive alla scuola privata è una misura simbolica, data la cifra stanziata.

3. Ci rimproverate di individuare nella famiglia la sede più adatta per sostenere le scelte del ragazzo, specie quella tra istruzione e formazione professionale. La domanda fondamentale è la seguente: di chi sono i figli? Della famiglia o dello stato? Noi crediamo che i figli “sono” della famiglia, dove ciò indica non un possesso ma una appartenenza a una comunità che ti vuole bene, che vuole il tuo bene. Per questo noi riteniamo che sia la famiglia il luogo dove meglio si conosce il ragazzo e quindi meglio lo si possa aiutare alle scelte determinanti per il suo futuro.

4. Dite che noi vogliamo una scuola di qualità per pochi a scapito di tutti gli altri. E’ un giudizio inaccettabile non solo sul piano morale ma anche su un piano di mera convenienza. Quale governo occidentale oggi scientemente condannerebbe il proprio Paese alla sconfitta nella competizione interna all’Europa e a quella globale, abbassando volontariamente la qualità della preparazione dei propri cittadini?

5. Ci dite che per noi la scuola costituisce una spesa e ci imputate un’azione basata esclusivamente sui “tagli”. In realtà sapete bene che si tratta di una azione di razionalizzazione dei costi, la stessa che voi avete tentato invano con le finanziarie dei vostri ultimi governi.

6. Dite che il doppio canale (istruzione e formazione professionale) configurato nel disegno di legge mira alla proletarizzazione della società. E’ vero il contrario: nella nostra impostazione vogliamo finalmente dare pari dignità al sistema dei licei e della formazione professionale, consapevoli del fatto che oggi non può valere una distinzione tra chi pensa e chi lavora. Oggi chi lavora deve saper pensare.

7. A fasi alterne, ci rimproverate che il disegno di legge delega contiene un alto tasso di impostazione ideologico o viceversa ci imputate il fato che esso non postula alcun principio generale, come invece una delega dovrebbe fare. Mettetevi d’accordo!

8. Le sperimentazioni. Ci dite che esse hanno generato inquietudine e rassegnazione nel mondo della scuola. Invece è vero il contrario, perché molti altri istituti avrebbero voluto parteciparvi. In sostanza anche in questo caso ci rimproverate per un atto di realismo e di buon senso, perché le sperimentazioni – tirate le somme alla fine dell’anno scolastico in corso – consentiranno di dispiegare al meglio l’intero progetto di riforma quando esso sarà diventato legge.


Finale da premio per la mostra dei presepi

Scritto da Antonio Palmieri | 7 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 7 gennaio 2003
di Enrico Romanò

In un crescendo rossiniano di pubblico, si è chiusa ieri l’edizione 2002-2003 della mostra presepi promossa dall’Associazione Carnevale canturino.

Nel tardo pomeriggio il deputato di Cantù Antonio Palmieri ha consegnato medaglie e riconoscimenti ai maestri che hanno nobilitato la manifestazione con i loro capolavori: ben 72, alla fine, le opere esposte all’ammirazione degli ospiti. Plaudendo all’iniziativa, Palmieri ha ricordato anche la valenza simbolica, oltre che artistica, delle rappresentazioni della Natività. «Se l’albero rappresenta lo spirito del Natale – ha chiosato il parlamentare – allora il presepe ne rappresenta sicuramente la carne. Il presepe ha il pregio di conservare la tradizione e di farci rivedere quel che è avvenuto in quella famosa notte di duemila anni fa».

Partita un po’ in sordina, la mostra organizzata al Centro esposizione mobili di via G. da Fossano ha saputo col trascorrere dei giorni attrarre frotte sempre più numerose di visitatori. «Possiamo dire di essere soddisfatti – dice Maurizio Guglielmetti, presidente dell’Associazione Carnevale canturino, tracciando un primo bilancio – l’affluenza è stata buona. Non abbiamo ancora i numeri precisi, ma sicuramente siamo andati oltre quota duemila». Per lustrarsi gli occhi con i presepi di via G. da Fossano sono giunte intere spedizioni addirittura da fuori città: come quel pullman con 53 persone a bordo arrivato da Casalpusterlengo, attratto dalla fama di Cantù per averne letto sulla rivista dell’Associazione nazionale presepi.

Anche se l’Epifania è ormai passata, la mostra non smobilita e dunque c’è ancora tempo per una visita, anche se solo per i più piccoli. Per una settimana ancora rimarrà intatta nella sua bellezza per essere gustata, in via del tutto eccezionale ed esclusiva, dai bambini delle scuole elementari e materne, che sbarcheranno al Cem con le rispettive classi.


Internet senza barriere, pronto il disegno di legge

Scritto da Antonio Palmieri | 4 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Vita del 4 gennaio 2003
di Benedetta Venini

Comunicare, informarsi, ottenere servizi e lavorare con Internet: le persone con disabilità potrebbero trarre enormi vantaggi dall’utilizzo della rete, superando le tante barriere che la vita quotidiana ancora presenta. D’altra parte, ancora tantissimi siti Internet risultano inaccessibili alle persone con handicap sensoriale o motorio. Per questo, alla Camera è stata presentata una proposta di legge per stabilire l’accessibilità di tutti i siti della Pubblica amministrazione e di pubblica utilità.
Vita ne ha parlato con uno dei proponenti, Antonio Palmieri (FI), e con Franco Bomprezzi, direttore editoriale di Superabile.it.

Affermare il diritto dei cittadini disabili all’accesso ai servizi e alle informazioni web dei siti della pubblica amministrazione e delle aziende pubbliche, e il conseguente obbligo per esse di adeguare i loro siti: è questo l’aspetto più qualificante della proposta di legge elaborata dai deputati Antonio Palmieri (che è responsabile nazionale del settore funzione tecnologica di Forza Italia) e Cesare Campa (FI).

La proposta, in sette articoli, «stabilisce un diritto giuridico» spiega Palmieri, «quello dell’accessibilità, che finora era stato solo materia di due direttive, peraltro inattuate, dell’Aipa, l’Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione».

La svolta di qualità dei servizi informatici pubblici, insomma, è attesa ormai da tempo (ad esempio, solo due regioni italiane, Emilia Romagna e Veneto, attualmente hanno siti accessibili). «Questa nuova proposta rappresenta un punto di partenza, uno sforzo per accendere i riflettori su una normativa che dovrebbe essere assolutamente varata entro l’anno, con un coinvolgimento bipartisan. E un impegno importante, che cade proprio in occasione dell’Anno europeo dei disabili». Sull’argomento è in fase di elaborazione un analogo ddl, che sarà pronto tra alcune settimane, da parte del ministro per l’Innovazione, Lucio Stanca.

Ma cosa imporrebbe la nuova legge? Prima di tutto, l’accessibilità dei siti Web secondo regole internazionalmente stabilite. In altre parole, essi devono essere progettati in modo da assicurare la loro consultazione anche da parte di persone con disabilità, garantendo un livello minimo di conformità alle Linee guida definite nell’ambito dell’iniziativa “Web accessibile” del Consorzio mondiale dei Web. Deve essere garantita, insomma, la possibilità di visualizzazione e interazione con i contenuti e la partecipazione attiva dell’utente disabile alla creazione e allo sviluppo dei servizi. «Mi sembra davvero importante che si sia arrivati finalmente a un disegno di legge», commenta Bomprezzi. «Peraltro, le sanzioni contemplate per le grandi aziende di pubblica utilità che non rispetteranno l’obbligo di adeguamento sono davvero irrisorie: quanto può essere cogente una sanzione amministrativa che va da 500 a 3mila euro?».

Positiva, invece, la valutazione del direttore di superabile.it sulle agevolazioni fiscali previste nel testo (nel 2003 le aziende di pubblica utilità potrebbero avvantaggiarsi di una defiscalizzazione pari al 30% degli investimenti specifici di sviluppo o adeguamento dei servizi telematici; i soggetti con disabilìtà, invece, potrebbero avvantaggiarsi di una riduzione dell’Iva al 4% per l’acquisto di computer e periferiche).

Tra l’altro, la proposta impone la piena integrazione dei lavoratori disabili attraverso l’ausilio di tecnologie assistive. «Oltre a questo, nel testo si potrebbe includere un finanziamento alla formazione dei webmaster» continua Bomprezzi. «Per innovare bisogna anche fare cultura, far capire che si può arrivare a ottimi livelli di accessibilità senza mortificare la gradevolezza dei siti e la creatività dei webmaster. Infine, per rendere più efficace la verifica degli adeguamenti effettuati e sui requisiti di conformità dei siti, dovrebbe essere contemplato un tavolo misto di confronto tra il ministero e gli esperti».



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