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Perché ero in Piazza San Giovanni

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 24 Giugno 2015 | Prima Pagina

Sabato scorso, 20 giugno, ero in Piazza San Giovanni a Roma, alla manifestazione convocata per difendere la famiglia naturale. E’ stata una festa di popolo: un popolo sereno, gioioso, ma forte e convinto delle proprie idee.

E’ stata una manifestazione “anomala”. Infatti chi ha partecipato ha pagato le spese di tasca propria, è stata una mobilitazione dal basso e la maggioranza degli interventi dal palco non erano dei comizi, ma spiegazioni dei contenuti della manifestazione: i pericoli insiti nel disegno di legge sulle unioni civili e nell’azione di “sperimentazione culturale” sui bambini che le iniziative pro gender stanno producendo, a partire dagli asili.

Intendiamoci. Nessun intento omofobo da parte di nessuno. Sono convinto che sia legittimo riconoscere i diritti individuali di ciascuno e che non ci debba essere discriminazione di alcun tipo.

Però sono andato in piazza (e alla Camera mi opporrò a queste iniziative) perché le unioni civili proposte dalla senatrice Cirinnà sono né più né meno che un matrimonio sotto falso nome, in quanto applicano a questo tipo di unioni tutte le disposizioni che il codice civile e le norme in vigore attribuiscono alla famiglia.

E allora? Che male c’è se due persone dello stesso sesso si vogliono sposare? Il fatto è che se c’è un “matrimonio”, di conseguenza ne deriva il diritto al figlio. Infatti alla prima contestazione, al primo ricorso, la Corte europea piuttosto che la nostra Cassazione o la Corte Costituzionale deciderebbero sicuramente che anche questo tipo di matrimonio ha diritto ad avere figli. E poiché nessuna coppia omosessuale può generare un figlio direttamente, si apre la via delle adozioni oppure quella della fecondazione eterologa e dell’utero in affitto.

E dunque? Non hanno diritto anche loro a essere genitori? Il fatto è che non esiste il diritto ad avere un figlio, omosessuale o meno non conta. Conta che nessun essere umano può “avere” un altro essere umano. Un bimbo non è un oggetto da avere a ogni costo. Nessun essere umano può avere questo “diritto”. Con il matrimonio gay, dati i limiti imposti dalla natura, il bambino diventa inevitabilmente un oggetto, un prodotto.

Seconda questione. Sempre perché un bimbo è un soggetto di diritti e non un oggetto manipolabile, nessuno può usare i bambini come cavie per propagare una ideologia che va contro la natura, l’evidenza, la realtà. E’ evidente che nasciamo maschi e femmine e che questo incide su tutto il nostro essere. Far vestire i maschi da femmine e viceversa, invitare i bambini a toccarsi tra loro e a toccare se stessi, o altri esperimenti di questo tipo effettivamente avvenuti nelle scuole italiane nulla ha a che fare con una educazione al rispetto degli altri e delle differenze.

Ecco perché sabato scorso ero in piazza. Per manifestare a favore della famiglia come è stata da sempre, perché siamo fatti così. Per ribadire che i bambini sono un soggetto portatore di diritti non un oggetto del quale gli adulti possono disporre a proprio piacimento.

 

 

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