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Web e politica: intervista ad Antonio Palmieri

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 11 novembre 2006 | RASSEGNA STAMPA

www.ragionpolitica.it del 11 novembre 2006
di Francesco Natale

Complimenti per la sua nuova iniziativa, onorevole Palmieri, la cui denominazione, Potere Sinistro, ci è piaciuta molto. Perché questa scelta?

L’iniziativa è nata per rispondere ad un domanda espressa dalla nostra base, ovvero la necessità di fornire in forma agile e sintetica argomentazioni contro le malefatte del governo Prodi, da diffondere presso amici, conoscenti e simpatizzanti.

Prima il sito nazionale di Forza Italia, poi la sinergia con il Giulivo, unica realtà di satira politica controcorrente, e ora Potere Sinistro che, siamo sicuri, avrà il medesimo successo delle sue precedenti iniziative. Oggi quindi la politica corre sul filo della rete, dobbiamo dedurne. Come si integra la nouvelle vague telematica con la politica tradizionalmente intesa?

Ritengo si tratti di due facce della stessa medaglia. Certo, la realtà on-line, pur essendo assai vitale, non sempre produce esiti significativi sul territorio. Al conseguimento di questo obiettivo, ovvero del passaggio dal virtuale al reale, sono volte le iniziative quali Potere Sinistro, che nasce on-line per svilupparsi anche su cartaceo con la versione stampabile, così come l’iniziativa contro la proposta Amato riguardo alla possibilità per gli extra-comunitari di ottenere la cittadinanza in cinque anni. Non possiamo poi dimenticare che chi è abituato ad un approccio tradizionale alla politica è diffidente nei confronti delle nuove tecnologie e, quindi, restio ad utilizzarle.

Da tempo si è animato un dibattito riguardo alla necessità, fortemente avvertita dalla nostra base elettorale, di introdurre progressivamente il principio di democrazia interna in Forza Italia, a cominciare dall’elezione dei coordinatori regionali. Qual è il suo punto di vista al riguardo?

Avrei qualche dubbio riguardo all’introduzione tout court del principio di democrazia interna in Forza Italia, poiché uno degli elementi che caratterizza il nostro partito è il rapporto fiduciario col presidente Berlusconi. Trovo però interessante la proposta del coordinatore nazionale Sandro Bondi, il quale si sta occupando della redazione del nuovo statuto di Forza Italia, che parte da un giusto presupposto: i coordinatori regionali non debbono essere lasciati soli, ovvero dovrebbero essere affiancati e sostenuti da una squadra che renda più incisiva la loro attività sul territorio e il loro mandato dovrebbe essere a termine, in modo da garantire un adeguato ricambio della classe dirigente.

In qualità di esperto in comunicazione telematica, secondo lei internet può legittimamente proporsi come strumento di formazione politica? Se si, lo può essere in via esclusiva oppure dovrebbe essere integrato da strumenti formativi più tradizionali, ad esempio giornale di partito o strutture di formazione permanenti sul territorio?

Penso che lo strumento internet serva se integrato in una realtà più ampia. Internet come strumento di formazione ha ovviamente una sua forza e una sua autonomia, anche per la possibilità che garantisce all’utente di visionare contenuti 24 ore su 24. Ma per fare squadra e rendere più efficace l’azione politica non si può prescindere da strumenti che favoriscano il contatto fisico.

Che giudizio dà riguardo alla denuncia fatta dagli onorevoli De Petris, Merlo, Migliore e Montino a carico di Rai 2, colpevole di avere trasmesso in prime time l’ormai famoso «Prodi Rap»?

I nostri avversari non sono cambiati di una virgola: sono assolutamente impermeabili. La satira va bene solo se è fatta univocamente contro di noi.

Napoli sta vivendo da lungo tempo una preoccupante crisi per quanto riguarda sicurezza e ordine pubblico, evidentemente dovuta anche a responsabilità politiche da parte delle istituzioni locali. Come giudica il piano proposto dall’attuale esecutivo per contrastare la malavita organizzata, la quale, forte di oltre 50.000 affiliati, può a pieno titolo essere ormai definita parastato?

Trovo che il piano del governo sia molto blando: non so quanto potrà servire per arrivare al cuore del problema. Un problema ampio, le cui radici sono estremamente complesse da districare. La sinistra ha indubbiamente responsabilità politiche delle quali rendere conto, a cominciare dall’incuria con cui ha gestito la città di Napoli, sommersa da scorie e rifiuti, segno di un degrado urbano che è stato uno dei presupposti per l’attuale degrado sociale. Non è più tempo oggi di fare propaganda, bensì di affrontare efficacemente il problema.

La Finanziaria attualmente al vaglio delle Camere ha scontentato tutti: lavoratori dipendenti, autonomi, associazioni di categoria, ministri dell’attuale esecutivo e parte dei sindacati, sia per un contenuto normativo decisamente contraddittorio, sia per la confusione che ha generato nel cittadino, che ancora oggi sa che la pressione fiscale a suo carico aumenterà, ma non riesce ancora a quantificare con esattezza questo aumento. Da parte di un esecutivo che si regge su una maggioranza così risicata, ci si sarebbe aspettati maggior prudenza o, perlomeno, minor autolesionismo. Se ne può dedurre, a suo giudizio, che questa Finanziaria dimostra come non possa attualmente esistere in Italia una sinistra di governo organica, coerente e riformista?

Indubbiamente. Gli schieramenti che fanno parte della attuale maggioranza sono radicalmente alternativi tra di loro: è impossibile che adottino un approccio riformista alla politica, anche e soprattutto alla politica finanziaria. Sono solo d’accordo sulla volontà di smantellare quanto abbiamo fatto noi nei cinque anni precedenti, ma non sono d’accordo neppure sulle modalità attraverso cui operare questo smantellamento. Ne è segno anche il fatto che l’attuale Parlamento ha lavorato un terzo, a parità di periodo, rispetto al governo Berlusconi: temono il confronto parlamentare anche e soprattutto tra le componenti interne all’Unione, tra loro estremamente disorganiche.

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