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Scuola, per Palmieri «riforma bella e possibile». L’onorevole di Forza Italia difende le linee della Moratti davanti agli insegnanti che la contestano.

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 14 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 14 maggio 2003
di C. Cat.

Una «riforma bella e possibile», ma non esente da critiche. Questi i differenti punti di vista che hanno animato il dibattito sulla riforma scolastica Moratti, tenuto lunedì sera all’istituto comprensivo cittadino. Un’iniziativa organizzata dalla Commissione per le pari opportunità, che ha visto la partecipazione di Antonio Palmieri, il deputato di Forza Italia eletto nel collegio di Cantù e dell’assessore all’Istruzione, Pasquale Clemente. Una serata dai toni rilassati, ma in cui non sono mancate critiche alla legge da parte di una platea – oltre una cinquantina le persone intervenute – formata in larga parte da insegnanti. Relatore della serata è stato l’onorevole Palmieri, impegnato da dicembre a percorrere i Comuni in cui è stato eletto per spiegare contenuti e ragioni di una normativa che ha contribuito a preparare: il deputato fa infatti parte della VII Commissione parlamentare cultura, scienza ed istruzione. Letta e commentata testo alla mano (e persino distribuito al pubblico) la riforma Moratti, in uno slogan, per Palmieri «è bella e possibile, perché introduce delle importanti novità tenendo in grande considerazione elementi della nostra tradizione scolastica, e perché è improntata al realismo: cambiare d’un colpo un corpo formato da almeno un milione di individui è infatti impensabile. Questa riforma, invece, è paragonabile al disegno di un architetto: indica cioè un percorso che dovrà essere segnato da una serie di decreti attuativi che ne delineeranno in futuro la forma. Del resto, nel corso delle ultime interviste, il ministro Moratti ha affermato che il percorso entrerà a regime tra il 2008 e il 2010». Graduale, quindi, e concreta, tale però «da non toccare il principio dell’autonomia scolastica», aggiunge, o ancora da mantenere la «storica» suddivisione tra elementari e medie di otto anni, divisi però in cicli da 1 più 2 più 2 anni per le elementari e in 2 più 1 per le medie. Se Palmieri si è soffermato su questi e altri punti, le insegnanti in sala hanno manifestato le loro perplessità: a finire nel mirino delle maestre, innanzitutto, il famoso anticipo, ossia la possibilità di iscrivere alle elementari i bambini con cinque anni e mezzo e alle materne quelli con due e mezzo (una possibilità, quest’ultima, per il momento non ancora ufficializzata dal ministero). Entrambe le novità sono già state sperimentate quest’anno alla Tibaldi, a quanto pare con scarso gradimento da parte delle insegnanti: «Su questo punto, insieme alla colleghe, devo esprimere un giudizio assolutamente negativo», ha detto una maestra della scuola dell’infanzia del Comprensivo. La perplessità delle maestre si somma al “flop” registrato dalla riforma in città: in tutta Cantù saranno soltanto sei gli alunni della prima elementare che l’anno prossimo usufruiranno dell’anticipo.

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