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Riforma Renzi: colpo all’efficienza e alla democrazia. Mia lettera ad Avvenire

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 3 dicembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

Caro Direttore,
la riforma Renzi toglie democrazia e aggiunge inefficienza. Infatti riforma e nuova legge elettorale consegnano al premier parlamentari a sufficienza per eleggere da solo Presidente della Repubblica e giudici della Corte costituzionale. Renzi ha detto che cambierà la legge elettorale? Stai sereno, se vince non avrà motivo per farlo. Governando il PD 17 regioni su 20 e quasi tutti i comuni principali, è sicuro di avere la stessa maggioranza alla Camera e al Senato. Vincessero altri avrebbero il Senato contro. Poiché il Senato può rivedere ogni legge approvata dalla Camera e proporre leggi proprie, due camere con maggioranze diverse significa paralisi. 

Avremo meno democrazia anche perché non si sa come saranno scelti i senatori: l’unica cosa certa è l’abolizione del voto del popolo. E avremo meno efficienza, perché i modi per fare una legge da tre diventano dieci e il funzionamento di Camera e Senato è affidato a regolamenti al momento sconosciuti. Certo è che i senatori avranno compiti impegnativi, impossibili da svolgere part time, facendo contemporaneamente i sindaci o i consiglieri regionali. Ed è provato che non risparmieremo 500 milioni ma 50, perché le spese di funzionamento del Senato restano immodificate. Fanno 90 centesimi all’anno per cittadino. Il ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale costa 250 milioni, vanificando così ogni risparmio. 

Avremo infine meno democrazia su un aspetto cruciale. Il governo, cioè il premier, avrà un potere senza controllo sulle Regioni. Potrà ad esempio annullare una legge regionale sulla famiglia o per la libertà di educazione facendola cancellare dalla Camera. È la “clausola di supremazia”, terribile strumento per togliere libertà alle Regioni non allineate al pensiero del governo. Questo da solo è un ottimo motivo per votare NO! 

Ultima precisazione. Volevamo lavorare a riforme condivise e abbiamo dato credito a Renzi. Con l’andare del tempo ci siamo resi conto che a lui interessava solo usarci contro la sua minoranza interna e fare riforme a misura del PD e non per il bene del Paese. Bene per il quale votiamo NO! Ci siamo fidati di Renzi. È stato un errore. Da non ripetere domani. 

Avvenire, 3 dicembre 2016, pag.7

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