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Par condicio, l’ipotesi di ritoccare la legge Ciampi

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 11 novembre 2005 | RASSEGNA STAMPA

Il Corriere della Sera del 11 novembre 2005
di Maria Latella

Dicono che Silvio Berlusconi sia cambiato, in questi dieci anni di total immersion nella politica. Ma gli uomini non cambiano mai, non fino in fondo almeno, e lui, che di sè, quand’era imprenditore, diceva ‘bisogna sapersi fare concavi e convessi’, continua a credere in quel dogma. Cosi, poiché la questione ‘par condicio’ continua a stargli molto a cuore, pensa e ripensa s’e’ convinto di doversi fare concavo e convesso con Ciampi. Non e’ detto che funzioni, ma certo lui ci sta provando. Come? Ripescando la legge 515 del 1993, quella in vigore quando presidente del Consiglio era per l’appunto Ciampi. Il Cavaliere s’è convinto che, con qualche modifica, potrebbe tornare utile anche adesso, sempre meglio di quella introdotta nel 2000 e attualmente applicata. Pare che lo stesso premier abbia esposto l’argomento nel corso del suo ultimo incontro al Quirinale, pare non con grandi risultati. “Non so se davvero Ciampi e Berlusconi abbiano affrontato la questione par condicio – precisa il forzista Antonio Palmieri che col collega senatore Lucio Malan si occupa a tempo pieno del problema. “Però le possibilità di recuperare i contenuti della 515 ci sono, e non sono poche. A patto di concordare la cosa con i nostri alleati e con l’opposizione. Troppo tempo e’ passato dal ’93 ad oggi? Io dico: proprio per questo. In dieci anni e più sia i nostri alleati che l’opposizione hanno infranto il tabù del marketing politico. Il centrosinistra vi ha fatto ricorso a piene mani: convention, treni elettorali, pullman. Hanno inventato e copiato di tutto. Non solo: è caduto anche il tabù economico”. Palmieri sostiene di disporre di dati precisi: “Alle Regionali e alle Europee l’opposizione ha speso più di noi”. Per rafforzare l’assunto, cita l’ordine di uscita dei cartelloni sei per tre: “Forza Italia li ha affissi per ultima”. (.) In ogni caso, che cosa c’e’ di diverso nella legge 515, quella in vigore nel 1993, rispetto alla par condicio introdotta nel 2000? “Quella legge regolamentava gli ultimi trenta giorni di campagna elettorale, contemplando la possibilità di “comunicati di propaganda”, ammessi a patto che le emittenti li offrissero a tutti i soggetti politici con apposito bando”, spiega ancora Palmieri. “Insomma, nel ’93 regolamentati erano solo gli ultimi trenta giorni di campagna elettorale. Con la legge attuale, invece, spot su tv e radio nazionali non se ne possono mandare mai e negli ultimi trenta giorni sono concessi soltanto comunicati autogestiti, gratuiti e uguali per tutti. Le tv nazionali, naturalmente, per non perdere ascolti li mandano nelle ore di minor ascolto, a notte fonda o la mattina presto. Così, non li vede nessuno”. Questa volta, invece, Berlusconi vuole farsi vedere. Vuole che lo ascoltino e, come ha spiegato ieri nella riunione del Motore Azzurro convocata nel quartier generale dell’Eur, ogni fascia generazionale deve mobilitarsi allo scopo. Le signore di Azzurro Donna organizzino dunque i ‘te’ con Silvio’, naturalmente alle cinque della sera, i giovani puntino ai tornei di calcetto e per la terza età cè’ sempre il giro nelle case di riposo. I forzisti mobilitati per la campagna elettorale, infine, non manchino di recare seco un tenero Cd musicale dal titolo ‘Parole d’amore del presidente’. Non siamo forse un popolo sentimentale?

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