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Nello stato laico le idee non sono dogmi

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 12 febbraio 2004 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 12 febbraio 2004

Le polemiche che hanno accompagnato l’approvazione della legge sulla fecondazione assistita hanno visto anche questa volta manifestarsi alcuni ‘riflessi condizionati culturali’ che credo sia opportuno chiarire.

In molti hanno parlato di attacco dei cattolici alla laicità dello Stato. Purtroppo opinion leader e rappresentanti della sinistra fondano l’idea di laicità sulla contrapposizione laici-cattolici, dove il laico è persona ragionevole e tollerante mentre il cattolico è per definizione irragionevole e oscurantista. Di conseguenza le proposte dei cattolici non possono essere prese in considerazione perché mirerebbero a imporre a tutti i dogmi della fede. Con un atteggiamento questo sì irragionevole, si esprime la singolare concezione in base alla quale non si valuta il merito delle idee perché si rifiuta la fede di chi le propone. Eppure in uno Stato davvero laico, cioè aperto a tutti, è evidente che le idee dei cattolici, al pari di tutti gli altri, hanno diritto a essere giudicate unicamente in base al loro effettivo valore e possono contribuire a determinare l’etica pubblica e le norme della società.

Altro equivoco ribadito durante il dibattito sulla fecondazione è quello sulla presunta neutralità dello Stato laico. Lo Stato laico non deve fare propria nessuna ideologia o religione ma garantire a tutti uguali diritti e assicurare adeguata difesa da chi volesse prevaricare la libertà altrui: ciò non significa che lo Stato debba essere neutrale, indifferente ai valori. Infatti ogni legge, ogni norma implica una scelta: autorizzando o vietando dei comportamenti di conseguenza autorizza o vieta anche i valori ai quali tali comportamenti rimandano.
Uno Stato liberale come il nostro non è dunque neutrale rispetto ai convincimenti culturali di singoli e gruppi. Chi ne invoca la neutralità lo fa solo per poter escludere valori e idee altrui e imporre in realtà la propria visione della vita e della società. Per di più chi sostiene questa tesi volutamente nasconde un’altra verità: la legge ha sempre un forte, inevitabile impatto educativo, al punto che le leggi di una generazione diventano la morale di quella successiva.

Questa errata visione di laicità sottende la concezione secondo cui i desideri individuali vengono prima di tutto e devono essere riconosciuti dalle leggi come diritti.

Per questo si è detto che il figlio è ‘un diritto’: e se la scienza consente di godere di questo diritto, allora nessuna legge può opporvisi, come se la democrazia – più che uno Stato di diritto ‘ dovesse essere uno ‘Stato dei diritti individuali’, indifferente al rapporto tra possibilità della scienza e confini imposti dalla natura e dall’etica. Nel caso della fecondazione, se ciascuno riflettesse sulla propria condizione di ex embrione, ora cresciuto e diventato adulto, ‘scoprirebbe’ che un figlio non è un oggetto da avere a qualunque costo ma un essere umano libero e autonomo, indifeso all’inizio del percorso della vita e quindi bisognoso di tutela.

Infine si è detto che questa legge, vietando la ricerca sulle cellule staminali embrionali, impedisce alla scienza di trovare rimedio ad alcune terribili malattie degenerative, nella scia della secolare (da Galileo in poi) ostilità dei cattolici contro la scienza. In realtà, come dimostrano i risultati raggiunti dal professor Vescovi (il quale, nonostante il suo cognome, non è un medico cattolico) la ricerca sta ottenendo ottimi risultati studiando le cellule staminali adulte e le staminali del cordone ombelicale.
L’ennesima dimostrazione che il tema della fecondazione assistita è questione di umanità e ragione, non di contrapposizione tra cattolici e laici.

Antonio Palmieri

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