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Nasce il comitato parlamentare per il non-voto ai referendum

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 14 febbraio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Agenzia stampa Zenit del 14 febbraio 2005

Nasce il comitato parlamentare per il non-voto ai referendum. Intervista al deputato Antonio Palmieri, fra i promotori dell’iniziativa

Sedici parlamentari rappresentanti dei partiti della maggioranza e dell’opposizione, hanno lanciato il 13 febbraio un appello per un doppio no ai referendum abrogativi della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita.

I firmatari sostengono che “l’approvazione dei quattro quesiti referendari porterebbe ad un ritorno del Far West procreativo” con aberrazioni come “la distruzione di embrioni, donne sottoposte a pratiche invasive e pericolose, coppie distrutte da stress psicologico e spesa economica, paradossale moltiplicazione di figure di genitori, scioccanti annunci di clonazione umana”.

Per approfondire le ragioni del comitato del non-voto, ZENIT ha intervistato Antonio Palmieri, uno dei promotori dell’appello, già attivista di associazioni a favore della vita nascente, deputato di Forza Italia e componente della Commissione cultura della Camera.

Può spiegarci le ragioni dell’appello per il non-voto ai referendum, di cui anche lei è firmatario?

Palmieri: Le ragioni sono molteplici, le dico le principali: 1) Difendere una legge che è il miglior compromesso oggi possibile tra desiderio di avere un figlio, rispetto della vita umana sin dal suo inizio e incoraggiamento per una scienza che sia davvero al servizio dell’uomo.

2) Difendere una legge approvata in modo consapevole e a larghissima maggioranza dal Parlamento e che non può essere distrutta prima ancora di vedere gli effetti concreti della sua applicazione.

3) Per quanto mi riguarda personalmente, continuare un impegno pluridecennale a favore della vita, cominciato oramai molti anni fa, ben prima di fare politica attivamente.

Quali sono i punti della legge 40/2004 che lei considera un avanzamento per la cultura della vita?

Palmieri: Senza dubbio il principale è il riferimento contenuto nell’art.1 all’embrione umano come soggetto portatore dei diritti propri dell’essere umano. E’ un fondamento di civiltà da difendere e da far comprendere al più ampio numero di persone possibile, perché in esso c’è la radice dell’atteggiamento verso l’uomo e verso la scienza che caratterizzerà gli anni a venire.

Occorre ribadire che l’uomo è sempre un fine non può mai essere un mezzo. Questo è un principio cristiano che è alla base della civiltà occidentale ed è un principio condivisibile davvero di tutti, un principio umano nel senso più proprio del termine.

Perché i referendum abrogativi proposti dai radicali porterebbero al Far West procreativo?

Palmieri: I referendum ci riportano indietro perché demoliscono il rispetto dell’embrione umano, che viene reso uno strumento per soddisfare un presunto diritto all’essere genitori, e promuovono un atteggiamento ideologico che esalta acriticamente il ruolo “salvifico” della scienza, alimentando false attese nei malati e spacciandole per verità scientifiche, come dimostra l’enfasi sull’utilizzo delle cellule staminali embrionali, che ancora non danno risultati utilizzabili dopo più di 30 anni di tentativi, e l’omissione sui successi ottenuti dalle staminali adulte.

Molti medici e giuristi sostengono che se i referendum abrogativi venissero votati a maggioranza, vedremo il riemergere di tecniche eugenetiche. Quale è il suo parere in proposito?

Palmieri: Sarebbe come aprire la prima falla nella diga del rispetto della dignità dell’uomo. Cosa ne seguirebbe è purtroppo facilmente immaginabile. Se la scienza ci consentisse di predisporre le caratteristiche e avere un figlio come lo desideriamo noi, perché negarci tale “diritto”?

Voi indicate la via dell’astensione ai referendum come una risposta responsabile. Ci spiega il perché?

Palmieri: Indichiamo il non-voto come la via migliore per sconfiggere i referendum per due motivi: perché, come scritto nell’appello, “la delicatezza della materia, i valori che chiama in causa, la necessità di distinguere i vari e articolati profili del rapporto fra la tecnica, la ricerca e il rispetto della dignità di ogni essere umano impongono questa scelta e rendono incongrua e sommaria una semplicistica risposta da “sì” o “no” a singole parti della legge 40/2004”.

In secondo luogo proponiamo il non-voto in quanto di fatto ogni voto a favore dei no è anche un voto a favore dei sì, perché facilita il raggiungimento del quorum necessario per rendere valido il referendum. Per qual motivo farci del male da soli, per un referendum che non abbiamo voluto e che giudichiamo dannoso?

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