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Marketing, eventi, fantasia: copiateci se ne siete capaci

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 2 febbraio 2004 | RASSEGNA STAMPA

Il Riformista del 2 febbraio 2004

Un programma definito e un leader garante della sua attuazione; messaggi che utilizzano un linguaggio chiaro, diretto, concreto. Questi sono gli elementi della comunicazione di Forza Italia.

Avversari e commentatori riconoscono le doti di comunicatore di Berlusconi, ma paragonandolo a un imbonitore o a un abile “venditore” non colgono il cuore della questione: dal 1994 Berlusconi propone con chiarezza un programma articolato e completo di cambiamento, di cui si fa garante per la sua storia personale e professionale.
In tema di comunicazione in questi dieci anni si è dunque confuso il mezzo, l’abilità retorica di Berlusconi, con il fine: comunicare ai cittadini una proposta politica usando un linguaggio semplice, frutto di un duro lavoro di: a) individuazione dei problemi dei cittadini attraverso le indagini sulla pubblica opinione; b) studio delle soluzioni alla luce dei nostri valori di riferimento, delle indagini di studiosi italiani e stranieri, delle migliori esperienze di riforma realizzate nelle democrazie occidentali; c) comparazione di dati e di scenari, incontri di verifica con gli esponenti delle categorie produttive e sociali del nostro Paese; d) certosino lavoro di semplificazione dei messaggi con cui divulgare l’esito delle precedenti fasi di studio.

Così facendo, Silvio Berlusconi e Forza Italia hanno trasformato la comunicazione politica, mettendo al centro della campagna elettorale il cittadino, il singolo elettore. Questa rivoluzione copernicana è frutto dell’esperienza imprenditoriale di Berlusconi – un buon prodotto e una comunicazione diretta con il pubblico sono il modo migliore e più rapido per guadagnare importanti quote di mercato – e della consapevolezza che: a) con le regole elettorali vigenti la comunicazione politica non può più consistere nello scambio di messaggi in codice tra politici, pena l’irrilevanza agli occhi degli elettori; b) nel nuovo contesto politico i partiti non sono più i catalizzatori di un consenso ideologico garantito, da gestire a proprio piacimento dopo le elezioni: ora il patto con gli elettori va fatto con chiarezza prima del voto; c) il maggioritario determina non solo l’elezione diretta dei parlamentari ma anche, di fatto, quella del premier: ciò comporta una forte accentuazione della personalizzazione della politica e la personalità del leader diventa criterio fondamentale di scelta.
In forza di questi elementi, nel 1994 Forza Italia applica alla comunicazione politica i principali strumenti del marketing aziendale: sondaggi, spot e grandi affissioni. E da allora coloro che ritengono i cittadini incapaci di scegliere (ovviamente se scelgono in maniera diversa da come costoro vorrebbero) lanciano anatemi contro l’uso degli strumenti del marketing nelle campagne elettorali, confondendo – per motivi di propaganda – comunicazione con manipolazione. In realtà in una moderna campagna elettorale proprio il fatto che l’azione di comunicazione volta a persuadere sia evidente mette al riparo dalla manipolazione ed è la migliore garanzia per i cittadini.

La storia di questi dieci anni mostra che, anziché accettare il confronto sul piano della comunicazione agli elettori, gli avversari ritengono invece fondamentale impedirla. Per questo hanno vietato gli spot – la forma di comunicazione più diretta con i cittadini – convinti di far perdere Berlusconi. Nel 1996 gli andò bene, perché il decreto Gambino sulla “par condicio” impedì la conoscenza del nuovissimo marchio “Polo per le libertà” usato nel maggioritario, contribuendo a determinare la sconfitta (nonostante la chiara maggioranza di voti ottenuta nel proporzionale).
La legge-bavaglio del 2000 non ha avuto lo stesso effetto. La campagna per le regionali 2000 e le politiche 2001 ha visto in quindici mesi la più articolata e fantasiosa serie di eventi di comunicazione elettorale della storia della democrazia italiana: “Azzurra, la nave della libertà”, grandi manifesti, “Una storia italiana” inviata a 18 milioni di famiglie, Internet, uso innovativo delle partecipazioni ai talkshow politici, eventi tematici, convention, manifestazioni di piazza, aerei, posterbus, gazebo, libri, opuscoli, volantini, pieghevoli, il concorso online dei “Manifesti taroccati”, il “Contratto con gli italiani”. Con questa campagna Forza Italia ha superato i limiti alla comunicazione imposti dalle leggi della sinistra e ha “sdoganato” definitivamente il marketing politico.

Per concludere, all’inizio di un nuovo triennio elettorale vale la pena di porsi alcune domande: comunicare utilizzando in modo trasparente gli strumenti del marketing politico migliora la democrazia, perché permette all’elettore di dare un voto più consapevole e di predisporsi a chiedere conto degli impegni assunti in campagna elettorale. In questo modo il cittadino “diventa re”. Perché diffidarne?

Se davvero Berlusconi è il padrone incontrastato dei media, perché dedica tempo, energie e denaro per inventare occasioni di comunicazione invece di usare il proprio controllo sulla televisione?

Forza Italia ha sempre comunicato da “sfidante”. Riuscirà a comunicare con la consueta efficacia anche da “campione in carica”, come primo partito di governo? Avendo partecipato fin dall’inizio alla sua attività di comunicazione sono davvero curioso di scoprirlo.

On. Antonio Palmieri
Responsabile comunicazione elettorale e Internet Forza Italia

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