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Intervista al deputato Antonio Palmieri

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 5 ottobre 2006 | RASSEGNA STAMPA

inpolitica.net del 5 ottobre 2006

Scuola: i fondi per la scuola continuano a diminuire, la spesa per allievo è inferiore a molte altre nazioni. Dove trovare i fondi per l’istruzione?

I fondi complessivamente spesi per la scuola sono in media con l’Europa e con il nostro governo avevano avuto un significativo incremento, di poco più del 13% in cinque anni. Il problema non sono i soldi ma come sono spesi. Nella scuola lavorano circa un milione di persone, oltre il 95% dei fondi va per gli stipendi del personale. Intendiamoci, chi lavora deve essere retribuito: il fatto è che in Italia, tra il 1990 e il 1998 le allegre politiche dei governi di centrosinistra hanno incrementato il numero dei lavoratori della scuola in modo spropositato: penso all’abolizione del maestro unico per passare al modulo con tre insegnanti per classe e penso alla statalizzazione dei bidelli, solo per fare due esempi. Anche il governo Prodi si trova nella condizione di dover razionalizzare le spese per il personale, per ricavare risorse da investire nella didattica. Lo vedremo all’opera e giudicheremo.

Qual è la sua posizione sulle scuole private?

La scuola è un servizio pubblico, cioè per tutti, indipendentemente da chi lo eroga, soggetto statale o privato che sia. E poiché i figli sono della famiglia e non appartengono allo stato, ogni famiglia, non solo quelle che possono economicamente, deve poter scegliere liberamente a quale scuola mandare i propri figli: il buono scuola o il credito d’imposta consentono questa libertà di scelta. Chi si oppone alla parità finisce dunque paradossalmente per essere il vero difensore delle scuole “di classe”. È uno dei tanti paradossi della sinistra italiana.

La trasmissione Report, pochi mesi fa ha fatto un’inchiesta sulle università che hanno convenzioni con vari enti permettendo lauree veloci attraverso la convalidazione di molti esami. Cosa pensa riguardo a ciò?

C’è una legge dello stato che consente di mettere a frutto l’esperienza fatta lavorando per ottenere crediti universitari: se ci sono stati abusi vanno colpiti, ma le leggi si rispettano e, se non piacciono, le si cambia in Parlamento. Le denunce motivate servono a rendersi conto di ciò che non funziona e di dove migliorare, se ritenuto necessario.

Per uno stato civile la ricerca è fondamentale, ma in Italia la fuga dei cervelli all’estero è diventata una consuetudine. Cosa si può fare per evitare questo brutto fenomeno?

Guardi che negli ultimi due anni il fenomeno ha avuto una incoraggiante inversione di tendenza, i benefici fiscali per favorire il ritorno dei cervelli hanno dato buoni risultati. Si tratta di continuare, completando il processo di smantellamento delle situazioni interne a università e mondo del lavoro che invogliano i nostri giovani a cercare fortuna all’estero. Credo inoltre che nell’era della globalizzazione ci si debba attrezzare per attirare in Italia i cervelli dai Paesi emergenti, come India e Cina. Negli ultimi due anni si sono fatti accordi bilaterali in tal senso, specie con la Cina. Bisogna continuare?

Lei tra le varie cose si occupa di tecnologia e web: da parte delle amministrazioni pubbliche non sempre vengono rispettati i criteri di usabilità, cosa fare ed a chi segnalare? Di chi sono le responsabilità?

La legge Stanca (“figlia” della proposta di legge Campa-Palmieri) ha aperto la strada: ma fatta la legge, comincia il lavoro. Bisogna attrezzare culturalmente e concretamente le amministrazioni pubbliche a ogni livello: è una questione di mezzi ma, soprattutto, di sensibilità e di vigilanza da parte delle associazioni dei disabili. In caso di disfunzioni, una associazione nazionale o locale che denunci pubblicamente e sui media l’amministrazione inadempiente costituisce un valido deterrente e una efficace sanzione, perché colpisce gli amministratori sul fianco scoperto, quello dell’immagine pubblica.

Il 13 Ottobre parteciperà ad un incontro sull’immigrazione: qual è la sua posizione sulla Bossi/Fini? Cos’altro si può fare?

L’immigrazione non è una scelta, è un fatto ineludibile e va governata con sapienza. La Bossi-Fini ha cercato di dare la risposta giusta, connettendo l’ingresso in Italia al posto di lavoro e intensificando la lotta alla immigrazione clandestina. È perfettibile, come tutte le leggi ma non credo debba essere abolita. L’accoglienza indiscriminata e l’approccio multiculturalista della sinistra generano intolleranza, sospetto, xenofobia, perché non siamo in grado di accogliere tutti in modo dignitoso e, insieme, non possiamo permettere che chi viene tra noi calpesti le nostre tradizioni. Anche perché le nostre tradizioni non sono solo “nostre” ma sono universali: c’è qualcuno che pensa che la libertà di pensiero, di voto, di religione, la parità tra razze e tra sessi, la democrazia, siano valori non universali? E che in nome del “rispetto” e del “dialogo” questi valori a casa nostra non debbano valere per tutti? A sinistra questo qualcuno c’è, purtroppo.

Come giudica l’attuale finanziaria proposta dal CdM?

Come dice il nostro manifesto, noi gli italiani li avevamo avvisati ma la realtà ha superato in peggio ogni nostra previsione: la finanziaria introduce 56 nuove tasse sul risparmio, sul lavoro, sulla casa, mentre in campagna elettorale Prodi aveva spergiurato il contrario; afferma di aiutare i bisognosi ma tace sul fatto che gli enti locali aumenteranno irpef e ici a tutti i cittadini non solo ai “ricchi”; colpisce le imprese e il lavoro autonomo, cioè coloro che rischiando creano lavoro e ricchezza; conferma la confusione ideologica e mentale della “maggioranza”, che vieta ai giovani l’alcool ma al tempo stesso vorrebbe liberalizzare le droghe.

Ultima domanda: qual è la cosa che più le è piaciuta e meno le è piaciuta del precedente governo? E di quello attuale?

Il governo Berlusconi non si è attrezzato per comunicare al meglio le tante riforme attuate (scuola, università, lavoro, pensioni, immigrazione, grandi opere, fisco, ecc.) e, soprattutto, il fatto che le riforme necessitano di anni per andare a regime e dare compiutamente frutto. Abbiamo fatto bene, 36 grandi riforme, senza saperlo dire. Dell’attuale governo mi piace il modo convinto con cui confermano tutte le cose che noi dicevamo di loro in campagna elettorale e continua a non piacermi il loro conflitto d’interessi con la verità: dicono e fanno tutto e il contrario di tutto, convinti che il popolo non abbia memoria, e lo fanno con la loro aria di superiorità morale che veramente dovrebbero definitivamente mettere da parte.

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