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In Italia politica e innovazione possono ”andare d’accordo?”

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 27 gennaio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 ore del 27 gennaio 2003

Al di là degli errori e delle omissioni del passato antico e recente, per orientare la politica al servizio dell’innovazione credo che governo e parlamento debbano lavorare in tre direzioni.

1. L’innovazione tecnologica ha bisogno delle riforme strutturali indicate nel piano di governo per la legislatura. L’innovazione è un ambiente sempre più diffuso in tutti gli ambiti della vita umana, che, per svilupparsi compiutamente, ha bisogno di un contesto normativo non ostile. Ma come può continuare a crescere l’innovazione in un Paese estremamente lento nei cambiamenti, zavorrato da norme superate e farraginose, paralizzato da procedure decisionali lunghe e incerte? L’innovazione è rapidità e flessibilità, vive del genio di quanti sono animati dal desiderio continuo di migliorarsi, è fatta anche di tante piccole aziende sorte negli ultimi anni per opera di giovani con talento e voglia di mettersi in gioco.
Date queste caratteristiche, c’è bisogno di una politica moderna e finalmente efficiente, capace di trasformare celermente i progetti di legge in leggi e le leggi in fatti concreti. Servono le grandi riforme (forma di governo, fisco, diritto societario, mercato del lavoro, infrastrutture, scuola) di cui governo e parlamento stanno ponendo le fondamenta in questa prima fase della legislatura, con la lentezza dovuta al fatto che per produrre il cambiamento si devono utilizzare gli stessi strumenti che generano l’attuale semiparalisi.
Se il 2003 non sarà l’anno delle riforme rimarrà difficile liberare le energie degli innovatori, rendere anche in questo campo cittadini, imprese e associazioni protagonisti del proprio futuro, in Italia e nel mondo.

2. La politica deve alimentare cultura dell’innovazione. In primo luogo proponendo buone azioni innovative, per far comprendere ai cittadini che la tecnologia accelera la costruzione di una società della condivisione. Ne sono esempio il progetto di e-government per i Paesi in via di sviluppo (di cui il nostro governo è artefice in seno a ONU e G8) e la proposta di legge sull’accessibilità ai disabili dei siti internet della pubblica amministrazione, presentata da Forza Italia lo scorso dicembre, sulla quale è augurabile un accordo bipartisan in parlamento.
In secondo luogo, governo e parlamento devono far sì che Tv e radio statali diffondano cultura dell’innovazione a tutta la popolazione. Con il nuovo contratto di servizio il governo ha dato alla RAI anche il compito di assicurare l’alfabetizzazione digitale del pubblico: attendiamo programmi televisivi e radiofonici utili ad assolvere questo mandato.
In terzo luogo, la politica deve innovare la scuola. Con la sperimentazione della riforma, da quest’anno si insegnano informatica e inglese a partire dal primo anno dalla scuola primaria. Negli ultimi due anni si è passati da un rapporto di un pc ogni 18 studenti a un pc ogni 12 e a giorni saranno pubblicate le modalità di accesso al contributo per l’acquisto di un pc previsto dalla finanziaria per i 550mila giovani che compiono 16 anni nel 2003. Entro il 2004 800mila insegnanti potranno avere a disposizione una casella di posta elettronica per dialogare con studenti e famiglie e nel corso del 2003 saranno aggiornati e formati 180mila docenti in modalità e-Learning.
Segnali incoraggianti di un percorso di educazione all’innovazione vitale per il presente e per il futuro della nostra scuola e del nostro popolo.

3. La politica deve infine sostenere lo sviluppo dell’e-government a ogni livello della pubblica amministrazione e in questa partita il ruolo chiave è quello del Ministero dell’Innovazione. Nel 2002 il ministero (che in Italia, non dimentichiamolo, prima del giugno 2001 non esisteva) con crescente autorevolezza si è posto come catalizzatore di progetti interministeriali e come riferimento nel rapporto con le Regioni e gli enti locali; ha semplificato norme e procedure per il completamento di alcuni progetti iniziati dai precedenti governi, (firma digitale, carta d’identità elettronica, fondi UMTS, pc ai giovani); ha lanciato nuove iniziative (il portale nazionale, il Piano nazionale per la larga banda, la carta dei servizi, il progetto per l’uso consapevole di internet per bambini e famiglie), ha ottenuto che il primo grande evento del semestre italiano di presidenza UE, sia la conferenza sull’e-government, in programma a Como il 3 e 4 luglio 2003.
Anche in questo caso si è messo in moto un processo i cui risultati più cospicui li vedremo da qui alla fine della legislatura.

In conclusione, riforme strutturali, cultura dell’innovazione ed e-government sono a mio avviso le tre mosse utili a unire politica e innovazione. Assieme a capacità di ascolto e di dialogo, pazienza, tenacia e credibilità, capacità di visione e di comunicazione, cultura del risultato, consentiranno a governo e parlamento di mettersi finalmente al servizio dell’innovazione.

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