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Il traguardo della “Open University”, verso una università telematica europea.

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 11 luglio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Key4Biz.it del 11 luglio 2003

“Oggi battezziamo qualcosa di nuovo: la ‘Open University’, che è nata in appena quattro mesi e mezzo. “L’università a distanza può colmare le carenze del nostro sistema universitario“. Così l’on. Antonio Palmieri, responsabile nazionale del dipartimento Innovazione di Forza Italia, ha commentato l’evento con il quale si è inteso pubblicizzare la promulgazione del decreto Stanca-Moratti del 30 aprile scorso, che ha definito i criteri per la definitiva introduzione anche in Italia dell’università on line.
L’incontro si è tenuto giovedì 10 luglio presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati.
L’on. Palmieri ha ricordato come si sia giunti a questo decreto grazie a un emendamento alla finanziaria 2003 presentato dallo stesso Palmieri e da altri dieci deputati di Forza Italia.
Il responsabile del dipartimento Innovazione di Forza Italia ha ricordato, inoltre, la proposta di legge sull’accessibilità al web da parte dei disabili, che porta la sua firma congiuntamente a quella dell’on. Cesare Campa. “I due provvedimenti (quello sull’accessibilità ancora in fase di approvazione e quello approvato sulla Open University, ndr) sono legati. Nell’anno europeo dei disabili, vogliamo aprire questa opportunità per tutti”.
Alla professoressa Alessandra Briganti, docente di Letteratura Moderna alla Terza Università di Roma, è andato il compito di spiegare che cos’è la Open University. “Nella nostra tradizione culturale, l’università è un’istituzione fondamentale per lo sviluppo del sistema economico sociale e produttivo – ha illustrato Briganti. “In questo quadro, che resta sostanzialmente immobile, la tipologia Open University (università telematica) può assumere un ruolo fondamentale offrendo alla ‘knowledge society’ un importante strumento attraverso il quale sia possibile: guidare gli individui al massimo sviluppo delle loro capacità accrescere la conoscenza e implementare la ricerca; fornire adeguata risposta alle esigenze di capitale intellettuale disponibile che vengono espresse dal settore produttivo”. Concludendo il suo intervento, la professoressa Briganti ha affermato che “due sono i presupposti irrinunciabili di una appropriata progettazione curricolare: il suo carattere flessibile; la salvaguardia della relazione esistente tra la struttura del processo di apprendimento e la struttura del suo oggetto. Sono questi i principi cardinali della nostra tradizione culturale che un modello italiano di Open University deve essere in grado di salvaguardare e potenziare”.
All’incontro ha partecipato anche Alessandro Musumeci, direttore generale innovazione Miur (ministero istruzione università e ricerca). Musumeci ha ricordato come esista “un grande bacino potenziale in tutto il mondo di persone interessate alla cultura italiana”. Citando l’esempio della Grecia, in cui l’università on line viene seguita anche dagli Usa per studiare il mondo ellenico, Musumeci ha dichiarato che la Open University può quindi “permettere al nostro Paese di valorizzare il nostro patrimonio culturale”. Ricordando come il decreto ministeriale del 30 aprile abbia tenuto conto della normativa già vigente in ambito universitario, Musumeci ha però ravvisato nella diffidenza da parte di alcuni docenti l’ostacolo maggiore alla sua piena attuazione.
Agli interventi è seguita una tavola rotonda alla quale hanno preso parte Lucio Stanca, ministro per l’Innovazione tecnologica; Guido Possa, viceministro Miur; Antonello Busetto, di Federcomin; Luigi Gambardella, Presidente di Puntoit. Moderatore il professor Stefano Rolando, dello Iulm di Milano, che ha chiesto ai relatori di rispondere a una serie di domande basate su tre temi legati alla Open University: la percezione dell’importanza del tema, valutare il grado dell’investimento necessario, se esiste una cultura condivisa rispetto ai parametri di valutazione.
L’on Guido Possa si è detto favorevole alla Open University. “E’ un nuovo corso, abbiamo un enorme bisogno di sviluppare la società della conoscenza. Merito all’on. Palmieri per questa iniziativa.”
Il ministro Stanca ha sottolineato come “l’innovazione non venga dall’alto”. Reduce da Bruxelles, Stanca ha affermato che l’Europa “sta rilanciando il piano e-Europe 2005”. Per quel che riguarda l’e-government, il ministro ha affermato “stiamo trasformando lo Stato, il rapporto dei cittadini con le amministrazioni.” Per Stanca, oltre l’e-government un altro grande compito del governo è l’e-learning, che “cambia il processo di insegnamento e di apprendimento. Non sostituisce il vecchio sistema, si aggiunge ad esso. Favorisce la diffusione del sapere”. Terzo pilastro della trasformazione della società in atto, la sanità. “Vogliamo portare in rete i cinquantamila medici di base – ha affermato Stanca. “Il motivo principale è fornire la formazione, l’aggiornamento professionale. Soprattutto a quei medici che operano in luoghi marginali, sulle isole per esempio.”
Antonello Busetto, di Federcomin, ha posto l’accento sulla necessità che le imprese italiane investano di più in nuove tecnologie. “L’Italia è ultima in Europa nella spesa Ict”, ha osservato. “Il rapporto della spesa con il Pil è del 5,4%, contro una media europea del 6,47%. Spendiamo circa 64 mld di euro, dovremmo spendere almeno 15 mld in più”.
Luigi Gambardella, di Punto.it, ha affermato che “l’università a distanza non può essere intesa come un semplice spostamento del luogo di apprendimento. Inoltre, la presenza umana non è sostituibile”. Per Gambardella, l’e-learning “deve essere una possibilità personalizzata”. Concludendo, il presidente di Punto.it ha espresso un auspicio: “siamo cittadini europei, vorrei che creassimo una università europea con le tecnologie informatiche”.

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