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I volontari sono pompieri in piena regola Un decreto istituisce il distaccamento «misto» e il reintegro dei non professionisti adesso diventa effettivo

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 9 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 9 maggio 2005
di Corrado Cattaneo

Il distaccamento dei vigili del fuoco diventa misto permanente-volontario. L’ha deciso nei giorni scorsi il ministero dell’Interno trasformando – dietro richiesta del comando provinciale e dei volontari cittadini, e grazie all’azione del deputato del collegio di Cantù, Antonio Palmieri – il comando cittadino da un distaccamento permanente che si avvaleva della collaborazione di volontari, a uno a tutti gli effetti misto.
Il decreto, datato 3 maggio e non ancora registrato, è stato firmato dal sottosegretario Maurizio Balocchi. Un decreto che, a tutti gli effetti, riapre le porte dei vigili del fuoco ai volontari che – per un cavillo dovuto probabilmente a una sorta di svista, a una piccola imprecisione da parte del legislatore – si erano praticamente ritrovati in qualche modo “esclusi” dopo anni di attività.

Cosa cambia, infatti, con il nuovo decreto? «Da un punto di vista pratico praticamente nulla – spiega il responsabile dei vigili del fuoco canturini, Tiziano Arnaboldi – ma dal punto di vista formale molto». Il lavoro decennale dei volontari all’interno del distaccamento canturino ha infatti un precedente di sostanza provocato da questa distinzione. Il 28 novembre del 2002, a seguito delle modifiche apportate a livello nazionale al regolamento del corpo, la dozzina di volontari attivi a Cantù furono sospesi dal servizio, compreso lo stesso Arnaboldi che all’attivo contava venticinque anni di volontariato come vigile del fuoco: in sostanza, semplificando la questione, si affermò allora che nei distaccamenti permanenti dovessero lavorare vigili del fuoco permanenti, ossia assunti a tutti gli effetti nel corpo.

Senza perdersi d’animo i volontari, lo stesso giorno, prendendo carta e penna e scrivendo alle massime cariche politiche e amministrative a livello locale e nazionale, fecero presente la loro situazione che era, in tutta Italia, piuttosto rara: appena una quindicina di distaccamenti in tutto il paese (nessun’altro in provincia di Como e il più vicino a Seregno, nel Milanese) vennero interessati dalle modifiche che di fatto esautoravano i volontari dopo decenni di fatiche. La situazione, ad ogni modo, in nemmeno ventiquattr’ore si risolse: il capo dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’Interno, il prefetto Mario Morcone, telefonò personalmente ad Arnaboldi informandolo che in pochi giorni avrebbe sistemato la questione. «Ed effettivamente la questione, in otto giorni, si risolse», come ricorda oggi Arnaboldi: «Rientrammo in servizio regolarmente il 6 dicembre e continuammo ad operare, sino a oggi, o a supporto dei vigili del fuoco permanenti o con squadre formate esclusivamente da noi volontari».

Problema risolto, ma nelle menti dei volontari resta la possibilità che, senza una modifica di sostanza anche «sulla carta», come dicono, in futuro la questione possa ripresentarsi. Così la richiesta di «fare qualcosa», il contatto con l’onorevole Palmieri, che subito si rende disponibile a portare le loro istanze a Roma, e l’appoggio del comando provinciale «che non ha mai mancato di sostenerci lungo tutto l’iter della domanda», conferma il responsabile dei volontari canturini. Dopo due incontri a Roma, si fa largo l’ipotesi di trasformare il distaccamento di Cantù in una realtà mista, dove quindi l’apporto dei volontari venga messo nero su bianco nel funzionamento della caserma. Così, in questi giorni, l’ufficializzazione della decisione, la gioia dei volontari, e «il ringraziamento a tutte le figure che ci hanno aiutato, dal comandante provinciale all’onorevole Palmieri in testa».

«Si tratta di un riconoscimento importante che viene fatto nei confronti del nostro lavoro» spiega Arnaboldi, e si tratta di «una buona notizia per loro, per la città e per tutto il territorio – aggiunge invece Palmieri che in questi anni si è speso per risolvere la questione – che dà la possibilità ai volontari, grazie anche all’aumentato prestigio che viene riconosciuto loro, di coinvolgere nuovi giovani e nuove forze in questo loro volontariato “avventuroso”».

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