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Croce via anche dai tribunali

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2003 | RASSEGNA STAMPA

La provincia di Como del 8 novembre 2003

Niente crocifisso nell’aula del Tribunale dove si sta discutendo una causa su questo oggetto: lo chiederà il presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, Adel Smith, il 19 novembre prossimo, in occasione dell’udienza nel corso della quale, all’Aquila, si deciderà se dare seguito all’ordinanza del giudice Montanaro – che disponeva la rimozione del simbolo cristiano dalla scuola di Ofena (L’Aquila) – o accogliere il ricorso presentato dall’Avvocatura di Stato. Smith ha spiegato che non si sentirebbe «molto garantito se il crocifisso è appeso sopra la testa di chi deve giudicare». Lo detto l’altra sera, nel corso della trasmissione «Girotondo», andata in onda sull’emittente televisiva abruzzese Atv7, che, in una nota, ha divulgato il contenuto dell’intervista. Alla domanda del giornalista «Come si comporterà se in occasione dell’udienza di convalida dovesse trovare il crocifisso anche nell’aula del tribunale dell’Aquila?», Smith ha risposto: «Ho già parlato con il mio avvocato, e gli ho espresso la mia opinione. Quale cittadino italiano chiederò al giudice di rimuovere il crocifisso dal tribunale, perchè ovviamente, in un tribunale in cui si sta facendo una causa proprio su questo oggetto, non mi sentirei molto garantito se, come io vedo spesso, il crocifisso è appeso sopra la testa di chi deve giudicare».

La questione dei crocifissi resta «calda», insomma. E il tema è stato al centro di una risoluzione discussa e approvata alla Camera, risoluzione presentata dai forzisti Ferdinando Adornato e Antonio Palmieri. L’impostazione originaria era di impegnare il governo a «promuovere in tutte le scuole una campagna» per far comprendere il significato culturale del crocifisso. Su richiesta della Margherita, che mirava a un documento bipartisan, Adornato ha proposto una nuova risoluzione.

Poi l’intesa è saltata ed è stato approvato il solo testo della maggioranza in cui, appunto, il governo è impegnato «a mettere in atto un’opera di sensibilizzazione utile a far comprendere a tutti per quali motivi il crocifisso rappresenta un simbolo di valori che stanno alla base della nostra identità nazionale, europea e occidentale». Il documento contiene poi altri tre impegni che erano presenti nella prima risoluzione della Margherita, poi ritirata: «evitare che si proceda con azioni lesive della sensibilità e della cultura condivisa da una grande maggioranza della popolazione italiana, come la rimozione del crocifisso»; «fare della scuola, luogo per eccellenza dei processi formativi, uno strumento teso al dialogo tra le esperienze culturali e religiose che faccia crescere il rispetto reciproco, la tolleranza, il riconoscimento dei comuni valori di base»; «ad operare perchè la libertà religiosa e il pluralismo culturale siano effettivamente garantiti anche laddove, nei Paesi con tradizioni diverse dalle nostre, essi fossero conculcati».

Antonio Palmieri ha definito la risoluzione approvata, definita «un testo equilibrato, che tiene nel dovuto conto il contesto pluriculturale della scuola e della società italiana e insieme vuole essere argine alla “dittatura delle minoranze” in nome della quale i simboli della religione, della cultura e della tradizione italiana vengono sovente annullati o fisicamente rimossi, come nel caso del crocifisso della scuola di Ofena».

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