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Antonio Palmieri risponde alla lettera dello studente dell’Istituto Fermi di Cantù

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 3 marzo 2002 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 3 marzo 2002

Caro Emanuele, non sono il ministro Moratti ma, in quanto deputato di questo collegio e componente della Commissione cultura della Camera, mi sento chiamato a rispondere alla tua lettera pubblicata l’altro giorno.

Tu dici che non ti basta l’istruzione, cioè studiare latino, inglese, matematica. Chiedi una scuola in grado di «insegnare a saper stare al mondo, a distinguere tra bene e male, a vivere la nostra vita con coscienza e rispetto». E per questo invochi insegnanti che siano educatori e che stiano vicino agli studenti, magari leggendo in classe le principali notizie dei quotidiani.

Sinceramente, non credo che leggere i quotidiani per un paio d’ore alla settimana risolverebbe la questione. Si scatenerebbero polemiche sulle diverse interpretazioni dei fatti, duri confronti, dibattiti infuocati, accuse di indottrinamento. E, soprattutto, verrebbe elusa la tua richiesta fondamentale: insegnanti-educatori.

Vorrei rassicurarti: il ministro Moratti sa che i docenti sono l’anima della scuola, chiamati a trasmettere amore per il sapere, senso di responsabilità, principi e valori. Ma il ministro sa anche che gli insegnanti sono talvolta demotivati e gravati da troppi adempimenti burocratici, che impediscono loro di dedicarsi di più ai ragazzi ed ai rapporti con le famiglie. Per risolvere questa situazione, il ministero ha avviato una serie di iniziative, per una migliore organizzazione delle attività nelle scuole, con procedure più semplici e una formazione più severa per chi vuole essere insegnante.

Ma tutto questo basterà? Sarà sufficiente? Io credo di no. Tutte queste misure, pur necessarie, da sole non saranno sufficienti a rispondere al desiderio di umanità piena e consapevole che c’è in te. Ci vuole anche dell’altro. Cerco di spiegarmi con un apologo. Nel Medioevo, un saggio capitò in una cava di marmo dove lavoravano duramente decine di operai. Chiese al primo: «Cosa fai?». Questi gli rispose iroso: «Non vedi? Spacco pietre». Chiese al secondo: «Cosa fai?». Quest’altro rispose: «Guadagno il pane per la mia famiglia». Chiese infine ad un terzo operaio: «E tu cosa fai?». Risposta: «Costruisco una cattedrale!».

Il ministro Moratti ha istituito la commissione per il codice deontologico degli insegnanti e quella per il codice unico della scuola, che deve per sfoltire gli oltre 10 mila dispositivi normativi che incombono sul lavoro dei docenti: insegnare ed educare. Inoltre sono state avviate nuove misure per un miglior aggiornamento dei docenti: è di questi giorni la notizia del progetto che consentirà l’aggiornamento on line di 170 mila insegnanti, progetto che ci pone all’avanguardia in Europa. Infine, la riforma della scuola pone le condizioni perché insegnanti, studenti e genitori siano gli attori principali di un cambiamento che restituisca alla scuola libertà, cultura ed educazione.

Ma l’impegno del governo potrà ben poco se ciascun insegnante non vive la sua giornata cercando di costruire, tra mille fatiche, la “sua” cattedrale, il rapporto educativo con i ragazzi. Le istituzioni sono come le fortezze: la loro forza dipende dal valore della guarnigione. Questo vale anche per la scuola, cioè per gli insegnanti, ma anche per gli studenti, per i politici, per tutti gli esseri umani.

Vedi, Emanuele, in fondo questo è l’insegnamento contenuto nella tua lettera: non cedere alle fatiche, alla rassegnazione, al cinismo. Per continuare il discorso resto a disposizione nel mio sito www. antoniopalmieri.it e con la mia casella di posta elettronica palmieri_a@camera. it. Ti auguro che tu possa essere sempre all’opera per costruire la tua cattedrale. E lo stesso augurio che faccio a me stesso e a tutti i lettori, assieme alle scuse per l’indecoroso spettacolo offerto alla Camera questa settimana. A mio avviso, tuttavia, è meglio vedere dei politici accapigliarsi per le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, piuttosto che litigare per delle poltrone.

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