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Indagine conoscitiva sullo stato della ricerca scientifica in Italia

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 8 giugno 2008 | Prima Pagina

Come mia prima iniziativa parlamentare in questa legislatura, ho proposto alla presidenza della mia commissione, la commissione cultura, di deliberare una indagine conoscitiva sullo stato della ricerca scientifica in Italia.

L’indagine conoscitiva è uno degli strumenti dell’attività parlamentare in commissione e consiste nel dedicare alcuni mesi ad approfondire un tema di interesse pubblico, principalmente attraverso audizioni in commissione di coloro che sono protagonisti del settore indagato, per arrivare infine a presentare un rapporto che fotografi la situazione e suggerisca alcune misure per migliorare la situazione.

Poichè tutti conveniamo sull’importanza della ricerca per il presente e per il futuro dell’Italia, ritengo utile predisporre una ricognizione della situazione, dei problemi e delle possibili soluzioni, per fare in modo che Parlamento e Governo possano agire nel modo migliore possibile, a partire da una esatta consapevolezza delal realtà, in tutti i suoi aspetti.

Ho proposto alla presidenza della commissione che l’indagine si svolga non solo tramite audizioni in commissione ma anche attraverso contributi via mail da ricevere su una apposita casella di posta elettronica e con delegazioni di deputati che vadano nei luoghi dove si fa la ricerca, per vedere “dal vivo” e, forse, capire meglio.

Commenti

Commenti Commenti (11) |

11 Commenti »

  1. Cesare Corselli scrive

    Onorevole,
    condivido pienamente quanto da Lei proposto. Il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CoNISMa), se interpellato, è pronto a fornire il proprio contributo all'indagine conoscitiva.
    Distinti saluti
    Cesare Corselli

    20 giugno 2008 | #

  2. francesco marcocci scrive

    Il mondo della ricerca scientifica non è fatto solo da persone che hanno vinto concorsi in enti pubblici di ricerca (i ricercatori in senso stretto), ma da una più vasta platea di operatori della ricerca (dottorandi, specializzandi,..) Molte volte il lavoro di queste persone o non pagato o (quando va bene) sotto pagato è il vero fattore di traino della ricerca.  Posso portare la mia esperienza, sono un laureato in fisica ho 28 anni, sono specializzando in fisica medica e mi occupo di ricerca in campo biomedico. Passo la mia vita in laboratorio e il tutto per una borsa che non raggiunge i 600 euro mensili.  Ora la cosa più triste è che dopo anni di lavoro non c'è nessuna possibilità futura e che, tranne per il prestigio di avere qualche lavoro scientifico, posso dire che il giovane che fa ricerca oggi imbocca un sentiero senza uscita. Infatti il mondo della ricerca e dell'università è bloccato. Questo perchè l'università paga una pletora di inutili professori universitari (esistono corsi veramente assurdi nelle università,…), i professori universitari hanno stipendi sproporzionalmente alti e la maggior parte delle risorse spese nella ricerca è gestito da loro che possono fare il bello e il cattivo tempo .Se si vuole rilanciare la ricerca italiana non basta aumentare i fondi ma è necessario ridimensionare il ruolo dei professori universitari e aumentare il numero e l'entità delle borse verso i giovani laureati che o tramite un dottorando o tramite una specializzazione vanno ad operare nel settore della ricerca. E' necessario inoltre creare figure intermedie tra il dottorando-specializzando e il ricercatore così da creare serie prospettive per il dopo. La ricerca italiana è fatta per la maggior parte da giovani che lavorano due o tre anni su un campo, fanno un lavoro scientifico, pubblicano e poi non hanno prospettive e vanno via. Il risultato è da un lato un ingiusto sfruttamento e dall'altro un'emoragia di esperienza e conoscienza dai vari gruppi di ricerca. La ricerca dovrebbe essere strutturata in forma piramidale, con i dottorandi e specializzandi alla base (trattati in maniera più dignitosa), i dottorati e gli specializzati che hanno una buona esperienza nel ruolo di gestori di un progetto di ricerca, i ricercatori nel ruolo di gestori di un gruppo di ricerca (il gruppo sviluppa una serie di progetti scientifici) e una commissione di supervisori che valuta la produzione scientifica di ciascun gruppo e quindi l'entità dei fondi da distribuire. Deve essere inoltre data la possibilità concreta a coloro che operano da almeno due anni in un progetto di ricerca di sviluppare un proprio progetto e di diventarne gestori con un proprio portafoglio. Insomma puntare meno sui baroni dell'università e più sui giovani e sui progetti concreti.

    19 giugno 2008 | #

  3. Augusto Cosentino scrive

    Egr. Onorevole,
    avendo ricevuto le sue email mi permetto di scriverLe anch’io. Ho ascoltato con grande attenzione alla radio la relazione del Ministro Gelmini sullo stato della ricerca in Italia. Certo la grande attenzione alla ricerca tecnologica ha delle immediate ricadute sulla produzione industriale. Ma – ritengo – non bisogna dimenticarsi che la ricerca non è solo (come sembrava nella relazione del Ministro) quella tecnologica. Io opero nel settore umanistico, come ricercatore non ancora strutturato (malgrado tanti anni di lavoro). Il settore della storia delle religioni in cui mi muovo credo sia stato a lungo negletto (come altri settori umanistici) sia dal mondo accademico che da quello politico. Eppure è un settore di studi che ha una lunga storia e tradizione di studi in Italia. Malgrado la marginalizzazione di cui soffriamo in Italia, noi “guardiamo negli occhi” (per usare un’espressione del Ministro) i ricercatori stranieri, consapevoli che la nostra ricerca non è seconda a quella di altri paesi per qualità (anche se è ultima per finanziamenti). Le vicende anche politiche di questi ultimi anni (per esempio il “problema islamico”, ma anche le vicende della Palestina) testimoniano come lo studio dei fenomeni religiosi sia essenziale, a vari livelli, per avere una adeguata comprensione dell’attualità, e per dare risposte e soluzioni. Invito dunque Lei e quanti sono preposti alle scelte politiche, a non dimenticarsi di questo settore di studi e in genere del settore umanistico degli studi.
    grazie

    Augusto Cosentino

    18 giugno 2008 | #

  4. stefano scrive

    salve onorevole,
    sono un ricercatore, precario da 10 anni, che lavora per un importante ente italiano.
    sono stato qualche anno negli stati uniti per tornare nel nostro paese pieno di speranza ed ottimismo nel futuro.
    mi sbagliavo.
    abbiamo difficoltà finanziarie enormi che non consentono neanche di pagare un condizionatore, per non parlare dei nostri stipendi.
    i risultati che otteniamo sono sotto gli occhi di tutti, ma diventa difficile competere con laboratori esteri che contano su ingenti finanziamenti e macchinari all'avanguardia.

    mettetevi una mano sulla coscienza, per favore, e fate il bene del nostro paese, non del vostro personale conto corrente

    17 giugno 2008 | #

  5. Santino scrive

    Carissimo Onorevole,
    spesso si sente dire che il governo stanzia poche energie economiche per la ricerca scientifica, non  è vero.
    Non è vero in quanto i soldi arrivano poi ,tramite i governi regionali o le amministrazioni locali , ad associazioni che hanno (o dovrebbero avere) lo scopo di arrivare attraverso la ricerca (di chi?) alla guarigione di questa o quella malattia. Ogni tanto qualcuna di queste annuncia che attraverso questo o quell'animale si è visto che… ;
    viene pubblicizzato in qualche giornale locale e poi…!
    E poi chi ha quella patologia continua ad illudersi.
    Onorevole, La prego,faccia fare in commissione una indagine conoscitiva sull'uso di denaro pubblico che viene dato a queste associazioni "benefiche".Se c'è sostanza nei loro proclami,e se veramente esiste qualcosa di serio , allora si che anche il governo centrale deve intervenire.
    Auguri di un profiquo lavoro,cordiali saluti.

    13 giugno 2008 | #

  6. teodoro georgiadis scrive

    Ill.mo On. Palmeri,
    benvenuta la Sua proposta di indagine conoscitiva.  E benvenuto un rapporto sullo statodegli Enti di Ricerca e dell'Universita'. Da ricercatore CNR non poso che guardare con favore a quest'interesse conoscitivo da parte della politica. Ho sempre sostenuto che il nostro lavoro tecnico-scientifico ha quale principale scopo quello di indicare i meccanismi dei fenomeni perche' poi la politica potesse governarne le dinamiche, e mi ha sempre meravigliato il bonario disinteresse di quest'ultima (se si eccettuano pochi fortunati casi). Sicuramente d parte mia, ma penso anche da parte di altri numerosi colleghi, l'attendiamo all'area della ricerca dl CNR di Bologna in un vicinissimo futuro.Cordialmente
    Teodoro Georgiadisprimo ricercatoreCNR-IBIMETBologna

    10 giugno 2008 | #

  7. Franco Maloberti scrive

    La ricerca scientifica ha assunto un ruolo di grande importanza nelle società moderne, quelle che vengono chiamate della conoscenza, dato che crea le basi per lo sviluppo economico e sociale. In aggiunta, le attività culturali e artistiche sono importanti per creare un "ambiente" morale e sociale di alto livello.Purtroppo anni di declino e degrado hanno determinato storture quali "il diritto sociale" (e non civile) alla ricerca che ha determinato arroganza (tipo quella del branco di fisici della Sapienza) e mancato rispetto del "tax payer". La proposta indagine deve allora, a mio avviso, non solo individuare risultati ma anche distinguere tra ricerca inutile e di ornamento e quella che crea le basi per lo sviluppo etico, morale, tecnologico e economico.

    10 giugno 2008 | #

  8. Alessandra Pignatelli scrive

    Anche secondo me la cultura non è tanto la scienza quanto l'educazione dell'animo umano al bello e al buono.  A mio avviso occorre riportare le persone a maggiore riflessione su se stesse e sul mondo, perchè purtroppo questa importantissima facoltà che contraddistingue l'essere umano, viene oggi, mi pare, molto trascurata a favore dell'informazione veloce e però superficiale che non lascia spazio e tempo alla elaborazione profonda o a favore di un divertimento banale e privo di contenuti. Questa mancanza di profondità causa molti danni nell'animo delle persone, secondo me, e favorisce lo sviluppo di pregiudizi e populismi che sono molto pericolosi anche per la società oltre che per le persone stesse. Suggerirei alla commissione cultura di elaborare più progetti in questo senso.

    9 giugno 2008 | #

  9. Sergio Saccà scrive

    Lo stato della ricerca in Italia, è in stato comatoso. Sia per quanto riguarda i finanziamenti sia per quanto riguarda i "ricercatori".  Per quanto mi riguarda,pur scrivendo sui giornali più importanti del mondo di oculistica non ho mai potuto beneficiare di un solo finanziamento perchè non ho "amici". Poi, stendiamo un velo puietoso su quanto fatto da Muzzi come Ministro della Ricerca. Mi auguro (periodo ipotetico di 3° tipo?) che finalmente si possa ottenere concorsi in cui i titoli per diventare Prof. associato non siano quelli clientelari o di parentela, ma quelli legati all'impact factor e giusto alle publicazioni scientifiche.  Ormai questi titoli non valgono niente , ne'  per diventare primario nè per avere il titolo universitario. Gli unici titoli che servono per ottenere questo sono le conoscenze politiche! Mi permetta di dirLe che non credo che Lei od una commissione cambierà questo stato di cose, tuttavia, visto che la seguo da molto tempo vorrei avere la speranza che almeno Lei inizi a pensare che chi fa come me Ricerca da una vita, senza avere alcun ritorno, ma solo per passione,  possa almeno avere la soddisfazione di un titolo ( giusto appunto la qualità di professore associato) anche se si è solo ospedalieri.
    Con stima e con poche speranze
    Sergio C. Saccà

    9 giugno 2008 | #

  10. adestra scrive

    Egregio Onorevole,Ad uno dei miei indirizzi mail è arrivata una sua corrispondenza cui rispondo con piacere anche perché sul suo sito è possibile inserire quanto su molti dei siti dei suoi colleghi non lo è  in quanto non è da tutti intendere l’essenza della politica, ovvero la libera discussione.
    Complimenti.
    Detto questo le comunico di essere un uomo di Destra, assolutamente teso verso la democrazia più assoluta e contro ogni tipo di nostalgia verso tempi oscuri che, per mia fortuna non ho vissuto e cui non ho mai fatto riferimento alcuno in passato.Ricordo che prima del voto appartenevo alla così detta categoria degli ectoplasmi da cui mi sono dissociato non votando il suo partito in quanto comprensivo degli stessi.Per lavoro e per diletto ho visitato ed ho vissuto professionalmente molti Paesi, una settantina, e sentendo parlare di innovazione ho alzato le orecchie in quanto, in quel campo ho operato e continuo ad operare seppur gravato dalle tassazioni  incombenti, sui brevetti.Il mio cassetto non è ancora vuoto ma non mi rivolgo a lei per illustrarglielo ma bensì per invogliarla a battersi verso l’innovazione vera, unica tra le sempre più piccole risorse del nostro Paese, gabellata dai fiumi di denaro che scorrono in quella finta ed artificiosa.Per il momento ho finito ed augurandole buon lavoro la saluto non scrivendo di altro in quanto il mio Blog è esaustivo sul mio pensiero e su quello di molti altri.Marco della redazione di adestra

    9 giugno 2008 | #

  11. Paola Martinelli Arlotti scrive

    Pur avendo il massimo rispetto per la ricera SCIENTIFICA, che è sicuramente indispensabile al miglioramento della vita, devo obiettare che NON E' CULTURA, ma, appunto, SCIENZA!
    CULTURA, tout court, si possono definire la , il Teatro (sia scritto che, soprattutto, rappresentato), la Letteratura, il Cinema, le Arti (Pittura, Scultura ecc.) ed anche la Storia e l'Archeologia (indagini e ricerche in ambedue i casi).
    Purtroppo, come mi sono resa conto (ho lavorato in  Università -DAMS-, ho una figlia con due Lauree in Arte e lavoro con il Teatro da anni) nelle ultime legislazioni (anche nella precedente di Berlusconi), i politici NON CAPISCONO che in certi settori come Arte e Teatro, ci vogliono MOLTE ORE DI PRATICA e non solo di teoria!!
    Ho visto con raccapriccio che nella riforma dell'Accademia di Belle Arti (equiparata – finalmente! – alla Laurea Universitaria) sono state diminuite le ore di lezioni pratiche (ora va di moda chiamarlo Laboratori…) e favore di quelle teoriche… mai si vide una scempiaggine simile! Un Artista dev'essere colto, d'accordo, ma, soprattutto e SOPRA a tutto, deve essere capace di tradurre in opere tangibili lo spirito che lo anima e, se in fondo non è veramente un "artista", è ancor più necessario che conosca la manualità, così potrà realizzare cose commerciali, è vero, ma in grado da consentigli di mantenersi: ricordiamoci che, tanto per fare un esempio, iniziano con un disegno ed una scultura anche la realizziazione di medaglie, action figures, soprammobili  ecc.
    Per mia esperienza diretta (ho conosciuto innumerevoli ragazzi delle scuole d'arte e dell'Accademia), so che non basta la semplice scuola superiore d'arte (Liceo Artistico, Istituto d'Arte) per dare gli strumenti necessari anche per una realizzazione che non è, propriamente, un vero "pezzo d'arte".
    Non parliamo poi del DAMS, dove la politica (genralmente di sinstra, lo so!) e la "baronia" avvelenano il buon andamento dell'istituzione e dove gli studenti sono tenuti in conto, dal 90% dei professori, meno  della polvere sugli scaffali!! 🙁
    Scusi lo sfogo, ma queste amarezze mi tormentano da molti anni e ho ritenuto giuste esprimerle.

    9 giugno 2008 | #

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