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“Manca una regia forte sulla cybersecurity, Renzi si muova subito”

Antonio Palmieri

RASSEGNA STAMPA

“Manca una regia forte sulla cybersecurity, Renzi si muova subito”

Scritto da Antonio Palmieri | 22 novembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

«Un rafforzamento della cyber security nazionale non può attendere perché il tema è l’eterna lotta tra il bene e il male e noi non ci possiamo stancare di combatterla». È una sorta di monito quello di Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia che però evidenzia: “eppure nel nostro Paese non è data ancora la giusta attenzione al tema della sicurezza digitale ad ogni livello; non c’è consapevolezza tra cittadini e imprese, media e istituzioni del fatto che in gioco c’è il futuro dei Paesi”.

La direttiva Nis dell’Unione europea definisce un primo insieme univoco di norme in materia di cybersecurity a livello europeo. Crede che l’Italia sia pronta ad adeguarsi?

Non vorrei sembrare pessimista ma se dovessi giudicare da quanto finora dal governo, direi di no. Basti pensare che i 150 milioni di euro stanziati nella legge di Stabilità 2016 ancora non sono arrivati a destinazione. Un’occasione persa anche perché si trattava del primo stanziamento – anche cospicuo – ad hoc per il settore.

Che fine hanno fatto quelle risorse?

La risposta è arrivata qualche settimana fa, dopo un’interrogazione parlamentare che portava la mia firma e quella del collega Francesco Paolo Sisto. Il sottosegretario del ministero dell’Interno Gianpiero Bocci ha spiegato 135 milioni sui 150 stanziati complessivamente dalla legge di Stabilità 2016 per la cybersecurity verranno destinati in parte ad attività di tipo convenzionale per il potenziamento degli interventi rivolti alla prevenzione e al contrasto delle minacce alla sicurezza informatica nazionale. La parte prioritaria, invece, verrà destinata ad attività di carattere informatico per la protezione dello spazio cibernetico del Paese, di diretta competenza appunto degli Organismi di informazione e sicurezza. Da evidenziare che Bocci ha usato il futuro: vuol dire che quei soldi sono in giro da un anno e un anno ai tempi del digitali è praticamente un’era geologica. Per concludere solo 15 milioni hanno un destinatario certo: la polizia postale. Questo grazie a un emendamento passato nella manovra. Poi ci sono alcune voci ufficiose, come la somma di almeno 10 milioni destinata al ministero dell’Interno. Ma per il resto non si sa nulla.

La direttiva Nis dà 21 mesi di tempo agli Stati per adeguarsi…

Ventuno mesi vanno bene se un governo ha già una strategia in essere. Non è il caso dell’Italia dove il governo è rimasto impantanato.

In che senso?

Mi riferisco al balletto con polemiche annesse, a ciclo continuo, relative alla possibile nomina di Marco Carrai come responsabile della cybersecurity in seno a una struttura sotto il cappello di Palazzo Chigi. La cosa sembrava quasi fatta, poi si è di nuovo tutto fermato. Il risultato è stato quello di bloccare tutte le iniziative in questo campo.

Comunque un responsabile c’è già: il sottosegretario Marco Minniti. La ministra Boschi ha chiaramente detto che l’unica autorità politica preposta alla gestione dei servizi di sicurezza è e sarà Minniti.

Sì, certamente. Ma la spada di Damocle della nomina di Carrai ha avuto l’effetto di schiacciare anche l’azione di Minniti. Diciamo che il sottosegretario è rimasto un po’ a margini quando invece poteva svolgere un ruolo di primo piano. La sicurezza informatica è un fattore cruciale per la prosperità economica di un Paese, è una questione che richiede consapevolezza nella sua complessità e richiede anche investimenti. Ecco perché fondamentale che dietro ci sia una regia politica forte. Che però in Italia ancora non si è vista. Purtroppo.

[Fonte: Corriere della Comunicazioni, 17 novembre 2016]


Referendum: campagna virale a costo zero

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

“Con internet non si vincono le elezioni, ma senza si perde…”. Parola di Antonio Palmieri, l’uomo web di Forza Italia, che sin dal ’94 ha curato tutte le campagne elettorali di Silvio Berlusconi. Questa considerazione sul ‘ruolo elettorale’ della grande rete, spiega il deputato azzurro, ora responsabile Internet del partito, vale anche per il referendum del 4 dicembre. Senza l’arma dei social networks, infatti, difficilmente prevarrà il No (come vorrebbe il partito del Cav) o il Si.

Un’efficace campagna on line, anche a colpi di tweet e video messaggi su Facebook, insomma, può fare la differenza. Palmieri lo dice chiaramente nel suo ultimo saggio ‘Internet e comunicazione politica’, edito dalla Franco Angeli, dove spiega strategie e tattiche sui nuovi media per affrontare ogni sfida elettorale, dando la caccia a indecisi, astenuti e delusi. La “partita referendaria -assicura all’Adnkronos l’esponente forzista- si gioca certamente anche on line. Fi è partita diversi mesi fa con il sito del ‘Comitato per il No’. E da un mese facciamo un’infografica che ogni mattina distribuisco via Whatsapp ai nostri deputati e senatori, coordinatori regionali e responsabili locali”. Poi “ciascun parlamentare, a sua volta, la veicola nei propri spazi online, generando una catena di Sant’Antonio fino alla vigilia del voto”.Palmieri rivela i segreti della campagna azzurra contro il ddl Boschi, che definisce virale e a costo zero.

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Un manuale per i politici sui segreti della rete

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

“La comunicazione è un abito su misura, specie sul web”. Così Antonio Palmieri, deputato e responsabile internet e nuove tecnologie di Forza Italia, sintetizza in un tweet il contenuto del suo libro ‘’Internet e comunicazione politica’’, 150 pagine, Franco Angeli Editore, nel quale trasferisce la sua lunga esperienza nel settore.

Dopo vent’anni accanto a un leader, campione di comunicazione come Silvio Berlusconi, Palmieri svela anche un retroscena tanto curioso, quanto esemplare, della campagna elettorale del 2001. ‘’Di fronte al divieto per legge di fare spot elettorali su radio e tv imposto dall’allora premier Massimo D’Alema, Forza Italia – ricorda Palmieri a ‘’Prima ‘’ – lanciò una campagna di manifesti 6×3 che durò dieci mesi. Ma sulla Rete i manifesti cominciarono ad essere ben presto ‘’taroccati’’, amplificando in maniera ridicola i concetti e le immagini della campagna. E’ noto che noi anziché reagire cavalcammo il ‘’taroccamento’’, al quale fu data grande visibilità sui giornali, promuovendo sul nostro sito un concorso dei manifesti taroccati con una giuria, composta da Adriano Galliani, Giuseppe Prisco ed Emilio Fede, che premiò tre vincitori scelti fra i quasi 300 partecipanti.’’

Fino ad ora però non si è saputo che fra i toroccatori c’era lo stesso staff della comunicazione di Forza Italia. ‘’Con un amico grafico – rivela infatti Palmieri – visti i primi taroccati, ci mettemmo a produrli anche noi, producendo una contro comunicazione con la quale, senza rinunciare all’ironia, cercammo di creare simpatia per la nostra campagna. Andò bene.’’ Ciò dimostra, secondo Palmieri, che non bisogna opporsi alle campagne virali, che vanno invece assecondate con ironia e autoironia, modalità che finisce per smorzare il potenziale impatto negativo e crea invece simpatia.

‘’Il libro – aggiunge- sulla base delle cose che ho fatto racconta come i partiti e i leader sono e dovrebbero stare on line. Alla domanda qual è il leader migliore rispondo che ognuno sta in rete come vuole, in base alla propria sensibilità politica e comunicativa. Nessun leader è paragonabile, anche se bisogna riconoscere a Obama, con il suo ‘’MybarakObama.com’’, di aver aperto una strada’’. ‘’Comunque – sottolinea Palmieri – ciò che conta è avere un leader e un progetto politico da comunicare, perché questo viene prima della comunicazione. Inoltre occorre essere consapevoli che non esiste più un confine fra virtuale e reale.

Certamente le campagne elettorali online si contraddistinguono per immediatezza e minori costi. Se poi si è bravi a inventare iniziative “internet per internet”, che nascono in rete e vivono nella rete, si può puntare – sulla base della capacità di essere ‘’notiziabili’’ – a venire rilanciati sui media tradizionali, a partire dai quotidiani ma anche dalla televisione, che fa ancora la parte del leone, sia pure sempre più nell’intreccio con i social. Così, ad esempio, opera il movimento di Beppe Grillo che, scelto un registro comunicativo di rottura, usa come ‘’catapulta’’ il blog, e da lì, grazie alla propria comunicazione dirompente trova facile spazio sui giornali e le tv. ’’

Il libro di Palmieri è ricco di suggerimenti e proposte operative che costituiscono ben 47 capitoli-ricetta, ciascuno sintetizzato alla fine con un tweet, per essere in sintonia con il tema. Metà libro è dedicato a come leader e partiti possono stare online. La seconda parte invece è ricca di suggerimenti concreti su come il singolo esponente politico, può ottimizzare la propria presenza sulla rete. Il punto di partenza rimane quello di essere originali e di essere se stessi.

[Claudio Sonzogno, Prima Comunicazione, novembre 2016]


Da sempre attenti al Fattore Famiglia

Scritto da Antonio Palmieri | 20 ottobre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

“Aspettiamo le norme annunciate, che non possono non vederci disponibili a un confronto serio e puntuale. A patto che ci siano risorse veramente nuove a favore delle famiglie e non la solita partita di giro, per cui si sospende una misura vecchia e se ne innesca una nuova”. Antonio Palmieri – deputato di Forza Italia, esperto di innovazione digitale, ma da sempre con un occhio vigile sulle politiche familiari – condivide “totalmente” l’esigenza di andare in direzione del Fattore Famiglia, “anche perché, quando eravamo al governo, siamo stati gli unici a tentare di farlo”. Con una promessa: “Siamo pronti a fare di di più e di meglio da oggi in avanti”.

Area popolare vi invita a convergere sui temi della famiglia.

“Una premessa politica è doverosa. Finora è Area popolare che non ha fatto alcuna opposizione a misure contro la famiglia, come il divorzio breve e le unioni civili. Anzi, si è schierata con il Pd. Detto questo, finora abbiamo visto le slide. Aspettiamo i testi. Anche perché in passato siamo stati abituati al fatto che i secondi contraddicessero le prime”.

Il ministro Costa parla di primo passo verso il Fattore Famiglia, da affrontare nel 2018 in sede di riforma dell’Irpef. Che ne pensa?

“La nostra storia, che è la stessa dei componenti di Ap, dimostra che siamo sempre stati a favore di misure per le famiglie. Mi limito a ricordare i vari “bonus bebè” approvati dal governo Berlusconi. Poi una misura che nessuno ricorda: nel triennio 2003-2005 operammo un taglio di tasse per un totale di 13 miliardi, riducendo le aliquote Irpef e innescando per la prima volta la no tax area. Introducemmo un sistema di deduzioni, che prevedeva 2.900 euro per ogni figlio e sosteneva anche le spese per le badanti. Non era uno, ma due passi avanti verso il Fattore Famiglia. Erano, infatti, interventi strutturali e concreti che premiavano fiscalmente le famiglie, con deduzioni alla fonte. E concettualmente valorizzavano il fatto che avere dei figli o prendersi cura dei propri anziani merita un riconoscimento da parte dello Stato”.

Cosa non ha funzionato, allora?

“La norma fu cancellata dal governo Prodi. Poi, dal 2008 al 2011, essendo scoppiata la crisi, le risorse per la famiglia – come, ad esempio, anche quelle sulla banda larga -furono destinate alle tutele per i lavoratori che ne erano privi. Situazione che è precipitata in questi ultimi anni anche per le scelte dei governi successivi”.

Può nascere un impegno comune per il futuro, vista la situazione di povertà e denatalità in cui versa il Paese? Non servirebbe un’intesa parlamentare su questi temi?

“Qualche mese fa abbiamo votato in Aula delle risoluzioni a favore delle famiglie e lo abbiamo fatto reciprocamente nei punti condivisibili, a prescindere da chi fosse il proponente. È fuor di dubbio che l’emergenza economica e il crollo demografico impongano un’azione forte e condivisa. Resta la questione che questa legge di stabilità, finora annunciata in un certo modo, presta il fianco all’obiezione di essere fatta a favore di referendum”.

[Intervista ad Avvenire, 20 ottobre 2016]


Palmieri, il web guru del centrodestra e il manuale della comunicazione 3.0

Scritto da Antonio Palmieri | 17 ottobre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi il modo di comunicare la politica è stato totalmente rivoluzionato. A tal punto che, sotto questo profilo, anche le recenti esperienze di Matteo Renzi e di Beppe Grillo possono considerarsi «derivate seconde» dell’originale. Ma la rupture non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento di un esperto di nuove tecnologie come Antonio Palmieri (nella foto), deputato di Forza Italia e responsabile Internet del partito azzurro. Da pochi giorni Palmieri ha pubblicato Internet e comunicazione politica, un saggio sull’utilizzo adeguato dei nuovi media per veicolare i messaggi e fidelizzare l’elettorato. La consolidata esperienza nell’ideazione di video, tweet, pagine Facebook e, soprattutto, la creazione di siti Internet ad hoc come governoberlusconi.it e forzasilvio.it consentono a Palmieri di stilare un manuale della comunicazione politica 3.0. L’assunto principale? «La comunicazione è un abito su misura, sartoriale» che va ritagliata in funzione della leadership. Berlusconi, ad esempio, è stato il primo a utilizzare ironia e autoironia amplificando l’effetto virale delle campagne in occasione delle elezioni 2001 e 2013.

[Il Giornale, 14.10.2016]


La campagna azzurra per il referendum: così batteremo Renzi

Scritto da Antonio Palmieri | 10 ottobre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Tre slide da far girare sui telefonini via Whatsapp. Una dice che se al referendum vince il no, non casca il mondo, «solo il governo Renzi». Un’altra sottolinea che la Costituzione da bocciare non è la Carta del ’48, ma quella che vuole introdurre la “Repubblica renziana”. L’ultima spiega che il quesito referendario nasconde un sotto testo mascherato. E che gli elettori, con il No, hanno la possibilità di affondare il premier, non solo la sua riforma. Forza Italia sceglie una comunicazione veloce e immediata. Virale. E soprattutto economica.

«Abbiamo cominciato a far girare queste tre comunicazioni sintetiche attraverso i social network, coinvolgendo i nostri parlamentari», spiega Antonio Palmieri, responsabile Internet e nuove tecnologie di Fi. I promotori del Sì sono in campo da mesi. «Anche noi. In questi mesi c’è stato il lavoro fatto dal sito del Comitato per il No, animato dalla verve e dalla mole di contenuti di Renato Brunetta. Il sito è un po’ il punto di riferimento, la base operativa delle iniziative. Noi faremo una serie di comunicazioni sintetiche virali per dare munizioni ai nostri rappresentanti, ma soprattutto ai tanti italiani che, on line, si danno da fare in modo spontaneo per diffondere le ragioni del No».

La vostra iniziativa sarà solo virtuale?

«Abbiamo in cantiere anche iniziative più tradizionali. Dei volantini che saranno messi a disposizione dei coordinatori azzurri nell’area riservata del sito di Forza Italia, da stampare per gli incontri fisici che stanno già avvenendo sul territorio».

Che budget avete a disposizione?

«Sarà una campagna a costo zero. Cercheremo di dare contenuti alla mobilitazione. Daremo modo a chi è attivo on line di esserlo avendo il materiale sintetico da diffondere. E poi ,uscendo dalla rete, dando argomenti a chi va in giro per i territori o nei media nazionali e locali. Esiste una mailing list interna dei parlamentari che abbiamo riaperto in occasione dell’avvio della campagna e ogni due/tre giorni spediremo materiali sintetici che danno conto delle ragioni del No».

Qual è il sentimento della base virtuale azzurra?

«C’è fermento da molte settimane. Cioè da quando il premier ha cominciato la sua campagna».

Una parte degli elettori di Forza Italia sembra tentata dal Sì.

«Questo è l’effetto della propaganda intimidatoria del premier, rilanciata dalla quasi totalità dei media. Come è successo nel Regno Unito con la Brexit. Si paventano catastrofi economiche e sociali per il nostro Paese in caso di vittoria del no. Il messaggio che passa è: se il referendum fallisce, cade il governo e arriva Grillo. Ma a mio avviso è un sillogismo bacato».

Berlusconi per il momento non si è esposto. Lo farà?

«Riserverà il suo impegno per la fase finale della campagna, quando è più importante convincere gli indecisi. Ora toccherà ai parlamentari e ai consiglieri regionali e comunali fare da cinghia di trasmissione con il nostro popolo. Se questa strategia funzionerà, allora una buona parte del lavoro sarà fatto. Poi, negli ultimi venti giorni, toccherà come sempre a Berlusconi dare la spinta finale e risolutiva».

[Da Libero, 09.10.2016]


Il cyberbullismo è segno di emergenza educativa e digitale

Scritto da Antonio Palmieri | 19 maggio 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Il fenomeno del cyberbullismo “è il segno di una doppia emergenza. Emergenza educativa, frutto bacato di 60 anni di delegittimazione dell’autorità, della famiglia e della scuola. Emergenza digitale, legata al fatto che adulti e ragazzi non sono spesso consapevoli del male che possono fare digitando parole cattive sulla tastiera”.

A dirlo a Cyber Affairs è Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione e della Commissione di studio per la redazione di principi e linee guida in tema di garanzie, diritti e doveri per l’uso di internet.

Il tema del bullismo sul web sarà affrontato il 19 maggio presso la Camera dei deputati durante l’evento “Tutti insieme contro il cyberbullismo”. Cosa fare per contrastare questo fenomeno? Per Palmieri “bisogna continuare una potente azione educativa digitale e non solo, tutti insieme, come dice il titolo del convegno. Scuola, famiglie, imprese della rete, associazioni, ragazzi stessi. In definitiva, bisogna essere assolutamente fermi nel far capire ai ragazzi che sbagliano che stanno facendo del male. Con le parole e con adeguate sanzioni che aiutino a capire. Nella nuova legge sul cyberbullismo, che speriamo finalmente la Camera possa approvare entro fine giugno, non serve introdurre nuovi reati. I reati ci sono già tutti. Serve potenziare le possibilità di azione comune per proteggere le vittime, abbattere il fenomeno, perseguire chi sbaglia in un modo che sia realmente efficace”.

Nonostante ci sia ancora molto da fare in questo frangente, spiega il deputato, “non siamo all’anno zero. Da quasi dieci anni scuola, associazioni, imprese operano insieme per arginare questo fenomeno. Un esempio. È già possibile per i presidi disporre – al posto della sospensione dalla scuola per chi compie atti di bullismo, cyber o fisici non importa – che gli alunni bulli siano impegnati in attività sociali o di recupero di strutture scolastiche per un periodo di tempo utile a comprendere di aver sbagliato”.

La politica intesa come istituzioni nazionali, regionali e comunali – conclude Palmieri – ha avviato a questo proposito “plurime iniziative di diffusione di una cultura della prevenzione e attività di supporto per le vittime, in collaborazione con la polizia postale, con le associazioni, con i grandi attori della rete, come racconteremo domani al convegno”.

[Askanews]


«Prova di forza per aprire a utero in affitto e adozioni». Intervista ad Avvenire

Scritto da Antonio Palmieri | 11 maggio 2016 | RASSEGNA STAMPA

Il suo hashtag #MatteoRipensaci non ha sortito effetti. Alla vigilia del voto di fiducia sulle unioni civili, Antonio Palmieri prende atto
della «prova di forza» e si lancia in un’amara profezia: «Dal minuto successivo all’approvazione della legge – si butta avanti il deputato
e responsabile comunicazione di Fi – aspettiamoci ricorsi alla giustizia italiana ed europea da parte di coppie che vogliono l’adozione. E mettiamo in conto lo sdoganamento definitivo della pratica dell’utero in affitto».

Per la maggioranza il tema delle adozioni è stato scansato stralciando la stepchild adoption…

«Quella è statala mossa con cui hanno preso in giro i centristi al Senato. Questo è un matrimonio sotto falso nome. E il matrimonio ha in sé il concetto dei figli. Andrà come dico io, vedrà. Anche perché, attraverso le sentenze, la stepchild di fatto già esiste. Cosa andava fatto? Era sufficiente che venisse preso in considerazione uno solo dei nostri 80 emendamenti di merito, mai discussi e mai votati. Chiedevamo il divieto di ricorrere all’utero in affitto anche quando praticato all’estero. Una riga avrebbe cancellato tante ambiguità».

Vi aspettavate che venisse posta la fiducia anche alla Camera, dove la maggioranza ha numeri a prova di bomba?

«Lo avevamo capito dal momento esatto in cui il disegno di legge ha messo piede in commissione Giustizia. Proprio alla luce dei numeri monstre che ha il Pd a Montecitorio, questa fiducia ha un unico significato politico: è la prova provata che Renzi non si fida dei suoi deputati. Aveva promesso libertà di coscienza. E invece gli ha tolto la libertà. Vedremo a quanti, nel voto finale, ha tolto anche la coscienza».

In realtà Renzi attribuisce alle opposizioni la colpa di non aver provato a scrivere un testo condiviso…

«Non ci voleva molto. Bastava prendere il meglio della proposta Carfagna, il meglio della proposta Pagano e unirla alla seconda parte del ddl, inerente le coppie di fatto eterosessuali. Si sarebbe così raggiunto il serio obiettivo di dare diritti alle coppie gay. Così abbiamo fatto una legge che premia il più forte, l’adulto, a danno del più debole, il bambino».

Darà una mano al referendum per l’abrogazione?

«Se ci sarà, io e tanti amici di Fi non ci tireremo indietro».

Marco Iasevoli


Sharing economy, parte la discussione sulla legge: Airbnb sì, Uber no

Scritto da Antonio Palmieri | 2 maggio 2016 | RASSEGNA STAMPA

Partirà mercoledì 4 maggio alla Camera nelle commissioni congiunte alle Commissioni riunite IX Trasporti e X Attività Produttive l’esame parlamentare dell’atto 3564 battezza “Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione” più nota come legge sulla sharing economy.

Nel frattempo continuerà sino a fine maggio la consultazione popolare sull’articolati (per partecipare cliccare qui)

In Italia secondo uno studio di Collaboriamo.org e dell’università Cattolica le piattaforme collaborative nel 2015 sono 186 (+34,7 per cento rispetto al 2014) e, nota l’onorevole Antonio Palmieri (Forza Italia) secondo firmatario della proposta di legge e animatore dell’intergruppo per l’innovazione tecnologica, «ormai un quarto degli italiani si serve di questo genere di strumentazioni».

La norma ad oggi si compone di 12 articoli. L’articolo 1 detta le finalità della legge, sostanzialmente favori l’economia della condivisione, mentre a delimitare il perimetro è il secondo articolo in cui dall’economia della condivisione sono escluse « piattaforme che operano intermediazione in favore di operatori professionali iscritti al registro delle imprese».

«L’obiettivo», spiega, Palmieri, «è quello di agevolare questo tipo di economia creando un meccanismo win-win sia per chi mette in condivisione, sia per chi fruisce del servizio», distinguendo in modo netto fra operatori professionali e chi invece utilizza la sharing economy come integrazione del reddito». Per questo all’articolo 5 si prevede un diverso trattamento a seconda del volume di affari: «…Ai redditi fino a 10.000 euro prodotti mediante le piattaforme digitali si applica un’imposta pari al 10 per cento. I redditi superiori a 10.000 euro sono cumulati con i redditi da lavoro dipendente o da lavoro autonomo e a essi si applica l’aliquota corrispondente.». «In questo modo», è ancora il deputato azzurro che parla, «favoriamo chi mette a disposizione una stanza, ma teniamo fuori gli affittacamere che magari si servono di piattaforme tipo Airbnb o servizi sul genere di Uber». Con questo filtro «dovremmo ottenere un duplice vantaggio: da una parte ridurre l’evasione e l’elusione fiscale, dall’altra mettere un freno a fenomeni di concorrenza sleale».

Infine altri due passaggi qualificanti del Pdl: le piattaforme della condivisione dovranno iscriversi a un Registro elettronico nazionale tenuto dall’ L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (articolo 3) e dovranno trasferire all’istat tutte le informazioni statistiche su utenti – naturalmente senza violare il diritto alla privacy – e fatturati (articolo 9) «in modo da costruire un quadro attendibile del peso economico della sharing economy in Italia», conclude Palmieri.

[Vita.it]


Innovazione nella finanza: come reinventare il capitalismo con l'”economia positiva”

Scritto da Antonio Palmieri | 25 febbraio 2016 | RASSEGNA STAMPA

C’è una finanza che cerca il profitto ma allo stesso tempo persegue la creazione di benessere sociale: un modo innovativo di usare capitale e impresa per il bene comune. Se ne parlerà martedì 1 marzo alla Camera dei deputati nell’incontro “Reinventare il capitalismo con l’economia positiva” organizzato dall’Intergruppo per la Sussidiarietà del quale è coordinatore l’onorevole Antonio Palmieri (Fi), che spiega le ragioni e i dettagli dell’iniziativa: “Dal 2008 – dice – parliamo della finanza rapace e degli sconquassi che questa genera nell’economia reale e nella vita di popoli e nazioni. Negli ultimi anni si sta pian piano facendo strada una finanza che ricerca il profitto assieme alla creazione di benessere sociale e un modello di imprese profit che operano con finalità sociali”.

È stato Palmieri a proporre un incontro su questi temi all’Intergruppo per la Sussidiarietà, il più antico Intergruppo della Camera perché fondato nel 2003, che da anni lavora sia sul versante culturale sia su quello legislativo a una serie di proposte di natura etica e sociale tra le quali, per esempio, il 5 per mille, nata in seno a questo gruppo di deputati.

Adesso i riflettori sono puntati sulla finanza a impatto sociale, “cosa diversa – specifica Palmieri – dalla finanza etica, che consiste per esempio nell’erogazione da parte delle banche dei cosiddetti prodotti etici. La finanza a impatto sociale – prosegue – si traduce nella scelta di investire soldi in campi quali sanità, ambiente, rigenerazione urbana con un guadagno per tutti, pubblico e privato, con un’operazione win-win. È noto infatti che i governi non hanno più la disponibilità di denaro necessaria ad attuare iniziative nel welfare e in aree sociali. Nel frattempo la popolazione sta invecchiando e si stanno creando nuovi bisogni. Perciò occorre perseguire nuove vie e modi diversi per finanziare queste aree. Il settore pubblico deve tornare ad avere un ruolo sussidiario: non più un ruolo di proprietà ma di controllo e gestionale, una sorta di regia a tutela dei cittadini. Peraltro – aggiunge – stiamo parlando di interventi in grado di far muovere centinaia di milioni, se non di miliardi di euro, soprattutto nelle grandi città”.

Nel primo panel dell’incontro alla Camera, che inizierà alle ore 10.00, dopo l’apertura lavori da parte di Simone Baldelli, vice Presidente della Camera, si affronterà il tema Agenda 2030 Onu e global partnership privato/pubblico. Uno sguardo strategico. Parleranno Letizia Moratti, manager e imprenditore, Francesca Medda, docente dell’University College London, Mauro Magatti, sociologo ed economista, docente di sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica Milano e Andrea Ruckstuhl, imprenditore e direttore di Lend Lease. Moderatore sarà Antonio Polito, vicedirettore Corriere della Sera.

Nel secondo panel, intitolato Esperienze a confronto, emergerà un tema analogo ma distinto: quello delle Benefit Corporation o B-Corporation, introdotte a livello normativo in Italia lo scorso 22 dicembre all’interno della Legge di Stabilità. “Sono aziende – ricorda Antonio Palmieri – che, nel proprio atto costitutivo, si assumono la responsabilità di avere un comportamento etico nei confronti dei lavoratori, dei fornitori, dei clienti e dell’ambiente. Negli Usa le B-Corporation sono normate per legge in diversi Stati. L’azienda in questione continua a comportarsi da azienda e a puntare al profitto, ma in modo attento al mondo che al mondo che la circonda”. Oggi in Italia le B Corp sono una decina, (un elenco completo si può consultare sulla pagina dedicata all’Italia del sito delle B Corp europee a questo indirizzo). Il nuovo concetto d’impresa accomuna realtà molto diverse tra loro: si va da una startup come D-Orbit (che si occupa di tecnologie spaziali) alla Fratelli Carli SpA, produttori dell’omonimo olio.

►Benefit Corporation, le imprese “obbligate” a produrre benessere

A parlarne, al convegno al Camera sarà appunto, Lucio Carli, amministratore di Fratelli Carli Spa, che ha intrapreso la prima esperienza italiana di B-Corporation. Seguiranno Marco Morganti, presidente di Banca Prossima, la prima banca B-Corporation in Italia, Paola Bergamaschi Broyd, board member di Numbers for Good Ltd (BCorp) e investor in NewCoh, prima azienda di rigenerazione urbana partecipativa in Italia. Infine prenderà la parola Mario Calderini, delegato italiano della Task Force del G8 per la Social Impact Finance e docente di Social Innovation al Politecnico Milano. Modererà Maria Luisa Pezzali di Radio24

“Non è previsto alcun vantaggio fiscale per le B-Corporation – rimarca Palmieri – ma è un vantaggio in termini di comunicazione, una sorta di bollino o attestato da mostrare ai clienti, una scommessa sulla reputazione dell’impresa basata su un dato di realtà. Non esistono sanzioni per le B-Corporation che non si comportano come tali, ma la sanzione è sancita dalla brutta figura che potrebbero fare nel non rispettare il proprio impegno”.

Dopo aver fatto il punto su questi due temi – finanza a impatto sociale e B-Corporation – il terzo Panel, intitolato Istituzioni a confronto, vedrà raccolti i politici dei principali schieramenti: coloro che, dopo aver raccolto informazioni e pareri, e dopo aver riflettuto sugli argomenti, sono potenzialmente in grado di portare avanti sul piano legislativo.

Interverranno Mauro Del Barba, senatore del Partito Democratico e primo firmatario del disegno di legge sulle B-Corporation, poi assorbito nella Legge di Stabilità 2016, Giancarlo Giorgetti, deputato della Lega Nord e coordinatore intergruppo finanza etica, Maurizio Lupi, capogruppo Area Popolare, già coordinatore intergruppo sussidiarietà, e lo stesso Antonio Palmieri, coordinatore dell’intergruppo sussidiarietà. Modera Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Le conclusioni sono affidate a Pierpaolo Baretta, sottosegretario all’Economia.

“Non stiamo vivendo una banale crisi economica – conclude Palmieri – ma un vero e proprio travaglio. Di fatto è nato un nuovo mondo, all’interno del quale, da un lato, c’è l’innovazione tecnologica, dall’altro obbligo di battere strade nuove per trovare nuovi modi per servire il bene comune”.

[Economyup.it]



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