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Museo dello Sport

Antonio Palmieri

Attività 2001

Museo dello Sport

Scritto da Antonio Palmieri | 29 Novembre 2001 | Attività 2001

Interrogazione al ministro dell’università in merito alla situazione dell’università di Como
del 29 novembre 2001

Giovedì 29 novembre in Commissione cultura abbiamo discusso la seguente interrogazione urgente al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, in merito alla situazione dell’Università di Como.
Io ho firmato questa interrogazione assieme ai colleghi Butti (primo firmatario) e Taborelli.

Testo dell’interrogazione

Premesso che:

dopo lo svolgimento di 3 anni accademici le decisioni assunte dagli organi di Governo dell’Università degli Studi dell’Insubria hanno comportato uno sviluppo significativo del Polo di Varese a cui non si è accompagnato un corrispondente sviluppo del Polo di Como;

la valutazione della situazione attuale può essere fatta con riferimento ai corsi di laurea presenti nell’anno accademico 1998-1999 rispetto a quelli attualmente attivati e con riferimento alle matricole che si iscrivono al primo anno dei corsi delle due sedi, al personale docente e dedicato alla ricerca ed al numero dei dipendenti tecnico-amministrativi;

i dati disponibili evidenziano il fatto che la sede di Varese ha attivato un significativo numero di corsi, mentre presso la sede di Como il numero dei nuovi corsi attivati è di gran lunga inferiore. Tra l’altro, numerosi corsi sono stati attivati dalla Facoltà di Scienze, che il rapporto predisposto dal nucleo di valutazione indicava come facoltà che avrebbe dovuto essere trasferita al Polo di Como “dato il maggior numero di corsi di laurea lì attivati”;

i dati mostrano inoltre come il maggior numero di corsi presenti presso il Polo di Varese abbia comportato una caduta delle matricole dell’anno accademico 2001-2001 che si sono iscritte a Como (alla data del 30 settembre scorso). Nell’anno accademico 1998-1999 la percentuale delle matricole di Como sul totale dell’Insubria era del 42%; per il 2001-2002 la percentuale scende al 26%. La flessione delle iscrizioni appare costante nel tempo. Per quanto riguarda il personale docente e ricercatori ed il personale tecnico-amministrativo, si mette in evidenza il fatto che lo squilibrio iniziale non è stato colmato nel corso dei tre anni monitorati (un quarto a Como e tre quarti a Varese);

per quanto attiene il tema delle risorse finanziarie, si rileva che contrariamente a quanto suggerito nel rapporto dell’Osservatorio, non risulta essere stato definito “un bilancio per le singole sedi”. I finanziamenti erogati dagli enti locali vengono accreditati ai Poli di pertinenza, ma le risorse comuni vengono assegnate in funzione del numero dei corsi e degli studenti, parametri che non contribuiscono a mantenere equilibrate le risorse fra le due realtà, perpetuando lo squilibrio attuale;

anche per quanto attiene i finanziamenti di carattere straordinario, previsti dalla legge 3 agosto 1998, n.315, non risulta una equa ripartizione dei 75 miliardi di lire resi disponibili dall’articolo 3. Si ha notizia dell’assegnazione di 25 miliardi alla sede di Como, di cui 5 miliardi per la ristrutturazione del chiostro di S.Abbondio, di 11 miliardi per il completamento della sede di di via Valleggio (anello interessato e piazzale d’ingresso) e di 9 miliardi per il miglioramento della viabilità fra Como e Varese;

quale sia in ordine a quanto in premessa il futuro della sede di Como eccessivamente penalizzata dalla fusione con la sede di Varese, e quale sia l’opinione del Governo in relazione a quanto in premessa e quali provvedimenti intenda assumere, per colmare il divario sviluppatosi tra il Polo di Varese e quello di Como.


Una Finanziaria normale in un tempo anormale

Scritto da Antonio Palmieri | 27 Novembre 2001 | Attività 2001

Intervento in Commissione durante la discussione sulla legge finanziaria per il 2002
del 27 novembre 2001

Il mio intervento si articolerà in due parti. Nella prima presenterò alcune considerazioni riguardanti la finanziaria. Nella seconda presenterò una breve riflessione che mi sembra utile puntualizzare dopo aver letto e ascoltato gli interventi degli esponenti dell’opposizione, che ringrazio perché mi hanno consentito di distinguere ancora una volta la diversità tra la nostra e la vostra impostazione culturale e quindi politica.

1. LA FINANZIARIA.

Per valutare come si deve le misure della finanziaria che riguardano le competenze della nostra commissione occorre valutare in quale contesto esse si collocano:

La finanziaria che il governo Berlusconi ha presentato non è quella che avevamo immaginato di fare: volevamo fare ben di più, e lo avremmo fatto se due circostanze eccezionali, l’extra deficit di 26.000 miliardi che abbiamo ereditato dal governo precedente e i fatti dell’11 settembre, non ci avessero costretto a varare una “finanziaria normale in tempi anormali” e non la finanziaria di svolta che avevamo previsto di poter mettere in campo.

L’opposizione ha maltrattato le misure della finanziaria che riguardano le competenze della nostra commissione nello stesso modo in cui il sottosegretario Aprea ha considerato nel suo intervento le finanziarie dei governi dell’Ulivo. Ma c’è una differenza fondamentale: noi oggi ci troviamo ad esaminare la prima finanziaria di questa legislatura mentre il sottosegretario Aprea ha, con ragione, demolito quanto fatto dai governi precedenti perché ha potuto prendere in esame una serie storica di ben 5 finanziarie e ha potuto valutare la distanza tra previsioni e realizzazioni, tra promesse e realtà.

Peraltro il Ministero e il Governo non hanno atteso le misure previste nella finanziaria per iniziare la necessaria opera di cambiamento, con decise e innovative azioni di governo. In primo luogo stiamo rispettando pienamente il Piano di governo presentato agli elettori, che prevedeva la sospensione immediata della riforma dei cicli scolastici e la messa a punto, entro il secondo anno di governo, di un nuovo progetto di riforma del sistema educativo nazionale, pensato, attuato e verificato assieme a chi nella scuola vive e lavora: gli insegnanti, le famiglie, gli studenti.
Assieme ai preparativi necessari per realizzare nuovo progetto di riforma, il Ministero ha messo in atto una serie di iniziative che pongono le basi del cambiamento del sistema scolastico italiano.

Ne cito alcune:
– l’innovativo uso dell’e-learning e di Internet per la formazione in servizio e per la didattica per i 60.000 professori assunti nella scorsa estate;
– l’istituzione della commissione di studio per la stesura del codice unico per la scuola, per sfoltire gli oltre 10.000 dispositivi normativi in vigore e sollevare il corpo docente dalla maggior parte delle incombenze amministrative che (per l’appunto) incombono sul loro vero lavoro: insegnare (per la precisione 3241 ‘ su 10.000 – di questi dispositivi sono stati emessi durante i governi dell’Ulivo);
– l’istituzione della commissione di lavoro sulla deontologia del personale docente, presupposto fondamentale per la creazione di un vero ordine professionale degli insegnanti;
– l’istituzione della commissione per l’applicazione della legge sulla parità tra scuola statale e scuola non statale, per risolvere le tante questioni che ancora oggi limitano la libertà di scelta della famiglie tra sistema statale e sistema privato;
– l’avvio di un progetto pilota per la valutazione della scuola italiana, prima tappa per la messa a punto di un sistema di valutazione nazionale utile e affidabile.

Tutte queste misure rivoluzionano l’impianto della Pubblica Istruzione e mirano a rendere gli insegnanti partecipi della rifondazione e del rilancio del sistema educativo italiano. E sulla centralità dei docenti è impostata la politica di investimenti nella scuola, come mostrano anche gli interventi contenuti nella legge finanziaria. Per la valorizzazione del personale docente sono previste risorse aggiuntive nel 2002 (sia pure contenute causa la situazione finanziaria restrittiva dovuta all’extradeficit e alla guerra al terrorismo), e tutte le economie conseguenti a interventi di riqualificazione della spesa nel 2003 (381,34 milioni di euro) e nel 2004 (726,75 milioni di euro). Come è noto, queste risorse specifiche per la scuola si aggiungono a quelle previste in via generale per i rinnovi contrattuali di tutto il pubblico impiego.
Inoltre, nel rispetto delle disposizioni contrattuali vigenti, si è inoltre consentito il prolungamento dell’orario dei docenti fino ad un massimo di 24 ore ma le ore aggiuntive di lavoro saranno effettuate solo dai docenti disponibili e verranno compensate come lavoro straordinario, secondo quanto previsto dal contratto di comparto.
E’ stato infine previsto il rimborso delle spese sostenute dai docenti per l’aggiornamento professionale: un altro concreto e importante passo per un più completo riconoscimento dell’importanza della funzione e del ruolo di docenti, per i quali il Ministro prevede di introdurre una area contrattuale separata nel prossimo rinnovo di contratto.

In definitiva, dalla finanziaria e da tutte le altre iniziative di governo fin qui intraprese
viene confermata l’impostazione del Ministro Moratti e di tutta la Casa delle Libertà: la non più rimandabile riforma della scuola non può avvenire che con il pieno coinvolgimento dei docenti. E’ cosa ben diversa dal considerare i docenti come degli impiegati o come dei numeri in eccesso, come ci è stato rimproverato dalla minoranza.

2. LA CONCEZIONE DELLO STATO.

La discussione in merito all’art.24 della finanziaria (con il relativo intervento del sottosegretario Sgarbi e l’emendamento a firma del presidente Adornato che chiarirà il reale significato del testo) è stata interessante perché ha fatto emergere ancora una volta con chiarezza la differente concezione dello Stato che divide opposizione e governo.
Ci avete con veemenza ricordato che spetta allo Stato assicurare il diritto di ciascun cittadino ad accrescere le proprie conoscenze per raggiungere il più elevato grado possibile di studi e di conoscenze. Ma – al di là della oggettiva considerazione che oggi grazie alle nuove tecnologie sono accessibili una tale sovrabbondanza di fonti di sapere non statali – da questa insistenza sul ruolo dello Stato ho visto emergere (lo dico con rispetto e non polemicamente) la concezione padronale dello Stato tipica della sinistra.

Da una parte c’è quello che voi chiamate il ‘pubblico’, cioè lo Stato, per definizione buono e giusto; dall’altra vi sono i cittadini e la società, di norma egoisti, sopraffatori dei più deboli, incapaci di pensare altrimenti che in una logica di profitto, profitto che – se si può considerare legittimo dal punto di vista delle leggi al fondo resta sempre moralmente disdicevole.
In base a questa concezione lo Stato è cosa di pochi, di coloro che sono al governo e non è del popolo italiano. Noi invece pensiamo che tutti siamo lo Stato, e che, di conseguenza, ognuno è in grado di agire usando la propria libertà con responsabilità nei confronti degli altri. Riteniamo che si possa agire per sé senza voler necessariamente ledere gli altri, anzi capaci addirittura di sentirsi ed essere responsabili di tutti e di farsi carico delle esigenze altrui. Pensiamo che pubblico, cioè ‘per tutti’ non vuol dire per forza di cose ‘dello Stato’, cioè in realtà dei pochi che sono al potere.

Per questo motivo voi accusate il Ministro di voler privatizzare la scuola e chiamate ‘attacco al carattere pubblico della scuola, al diritto di tutti di avere una istruzione qualificata’ quella che è in realtà ‘solamente’ l’apertura della scuola alla corresponsabilità della società. Vedete come sbilanciamento a favore dei privati quello che in realtà non è altro che un necessario riequilibrio tra presenza dello Stato e azione responsabile della società. Noi non proponiamo la privatizzazione della scuola ma intendiamo far entrare a pieno titolo nel sistema pubblico oltre all’offerta statale di servizi anche un’offerta privata (entrambe dunque regolate dalle autorità governative) sulla quale chiamare a intervenire imprese, cooperative, mondo del no-profit, come già avviene in tutti i paesi a democrazia avanzata, nei quali il sistema pubblico dell’istruzione vede la presenza in campo alla pari di soggetti statali e soggetti privati.
Infatti proprio con il pieno coinvolgimento della società nella gestione dei servizi educativi, si accresce la responsabilità di tutti verso il “bene comune”, mentre oggi accade esattamente l’opposto e i cittadini si sentono sudditi di uno Stato-padrone nei cui confronti di norma si assumono due tipi di atteggiamento: l’inganno o il lamento.

Al tempo stesso non siamo così ingenui da pensare che i furbi e i disonesti cesseranno di esistere e di agire. Siamo ben consapevoli che non esiste il sistema perfetto perché non esiste uomo perfetto: il compito dello Stato è proprio quello di vegliare, intervenire, correggere, se necessario punire. Anche la libertà ha i suoi “inconvenienti” ma essi sono di gran lunga preferibili a quelli dello statalismo. E per quanto ci riguarda essere contro lo statalismo non significa essere contro lo Stato a tantomeno contro la scuola statale. Infatti – come è anche indicato nel Piano di governo presentato agli elettori – la naturale priorità della nostra azione di governo nel campo della scuola è costituita dalla scuola statale, che non va assolutamente dequalificata ma all’opposto rilanciata: questo è ciò che abbiamo cominciato a fare, con la nostra finanziaria e con gli altri interventi che ho menzionato.

Grazie!


L’informazione RAI può continuare ad essere così irresponsabile??

Scritto da Antonio Palmieri | 14 Novembre 2001 | Attività 2001

Lettera al presidente della RAI
del 14 novembre 2001

Qualche settimana fa, assieme ad altri trenta parlamentari della Casa delle libertà, avevo inviato una lettera al presidente della Commisssione di vigilanza RAI, protestando per l’uso fatto da Santoro della Tv pubblica come megafono per i terroristi di Bin Laden. Dopo la deludente risposta del presidente della RAI, questa è la nostra replica.

Signor Presidente,

nella Sua risposta alla Commissione di Vigilanza della Rai, indirizzata al Sen. Claudio Petruccioli, nella quale Ella replica alla nostra lettera di protesta relativa alla partecipazione in una trasmissione televisiva di Michele Santoro dello Sceicco Omar Bakri, teorico del pensiero di Bin Laden, Ella si trincera dietro semplici ragioni di “logiche televisive” facendosi scudo del ruolo di “anchorman” e del prestigio di personaggi come Biagi, Vespa e dunque lo stesso Michele Santoro, da noi mai messo in dubbio.
Ci permetterà di dissentire. Nessuno di noi voleva mettere in dubbio il prestigio della Rai, le sue scelte, le eccellenti professionalità, l’altissimo livello delle competenze, l’autorevolezza di personaggi e programmi. Il punto era e resta un altro. Ci chiediamo se la guerra, il durissimo scontro internazionale in atto possano essere scambiati per un videogioco da salotto, se le ragioni, se pur sacrosante, degli ascolti e dell’audience possano venire prima degli interessi nazionali.

Signor Presidente,

Lei ritiene o no che chi porta questo conflitto fin dentro le nostre case, per tramite della TV pubblica, debba far prevalere in ogni caso rispetto al diritto di informare, il dovere di evitare che alcune informazioni, che certi interventi si trasformino in taglienti “boomerang” od addirittura in aperte teorizzazioni della “giusta causa” del terrorismo internazionale? I recenti, indicibili, indecorosi insulti al Crocefisso (vere e proprie bestemmie) proferiti in diretta televisiva dal Presidente dei Musulmani Italiani, Adel Smith, nella trasmissione di Vespa, “Porta a Porta”, se pure vigorosamente contrastati dallo stesso sconcertato conduttore, non rappresentano forse una provocazione eccessiva ed inaccettabile? Non costituiscono offesa dei nostri valori fondamentali; alla concezione stessa della vita e della morte che noi italiani abbiamo maturato in secoli di evoluzione delle nostre idee e del nostro pensiero? Per non parlare della delega di difesa dei valori cattolici, affidata incredibilmente a Padre Benjamin assurto purtroppo, alla fama nazionale per le posizioni antioccidentali!!

Signor Presidente,

non crede che la professionalità dei conduttori televisivi si misuri anche dalla scelta dei propri ospiti in studio? Non crede che possano esserci persone più equilibrate in grado di sostenere anche idee scomode? E non Le sembra banale da parte sua difendere acriticamente le trasmissioni di Santoro, quasi che chiamarsi Santoro o Vespa o Biagi sia bastevole per essere autorizzati a trasmettere qualunque esternazione, anche la più sconveniente ed offensiva? Non Le pare che un invito alla moderazione, una lettura critica del nostro modo di pensare e fare la televisione, oggi sia irrinviabile?
Aprire un dibattito sull’etica della responsabilità nell’informazione televisiva italiana in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo era il nostro non recondito obiettivo, non avevamo verità da imporre. Se Lei dovesse insistere nel farsi paladino di questa televisione degli eccessi, se si insistesse a chiamare ancora in televisione personaggi tanto inquietanti, allora, ci consentirebbe almeno di chiederci in quale irraggiungibile meandro di questa nostra frenetica Italia sia finita l’antica virtù della saggezza?

Questa volta, signor Presidente, limiteremo le firme a 3, non perché non sia possibile raggiungere su questo tema il numero di 30 o 60 o 90, ma per evitare, come la volta scorsa, di consentirLe di trattare con annoiata noncuranza altri autorevoli colleghi che come noi, eletti democraticamente, rappresentano il popolo italiano.

On. Guido Crosetto, On. Gianfranco Blasi, On. Antonio Palmieri


Tv e minori: la legge Gasparri è un ottimo passo in avanti

Scritto da Antonio Palmieri | 14 Novembre 2001 | Attività 2001

del 14 novembre 2001

Esprimo l’apprezzamento del gruppo di Forza Italia per l’emendamento 9.600 del relatore per la VII Commissione, che evidenzia la continuità della positiva azione intrapresa dal Governo a tutela dei minori e fa fare alla stessa un grande passo in avanti, inserendo in una legge, in questa legge, il Codice di autoregolamentazione Tv e minori e dando quindi ad esso una forza e una cogenza che prima non aveva, essendo lasciato alla buona volontà delle emittenti che avevano deciso di farlo proprio.
In particolare sottolineo che lo spirito del testo del comma 2 di tale emendamento, è, da un lato, di dissipare il sospetto di un intento censorio nei confronti dei soggetti che fanno televisione e, dall’altro, di chiamare ad una duplice collaborazione le imprese e le famiglie. Serve responsabilità da parte delle imprese ma se manca l’azione della famiglia nella tutela dei minori, qualsiasi tipo di normativa è destinata a fallire.


Parere al decreto legge contro la violenza negli stadi

Scritto da Antonio Palmieri | 14 Novembre 2001 | Attività 2001

del 14 novembre 2001

A nome del gruppo di Forza Italia esprimo innanzi tutto l’apprezzamento per il testo del decreto-legge in esame: in situazioni eccezionali occorrono interventi eccezionali, magari limitati al tempo strettamente necessario per porre fine all’emergenza.

Condivido alcune delle considerazioni svolte nella seduta precedente dal deputato Lolli, in particolare sulla importanza della cultura sportiva come prevenzione della violenza. Sono convinto che un buon antidoto contro la violenza che si registra in occasione delle competizioni sportive, potrebbe essere rappresentato anche dall’incentivazione della pratica sportiva, che rende più consapevoli e “competenti”.

In merito al ruolo dei media nella informazione sportiva, voglio sottolineare l’esigenza che i giornalisti sportivi non enfatizzino alcuni episodi ricorrendo a commenti a volte eccessivi. A tale riguardo, penso che il nuovo consiglio di amministrazione della RAI potrebbe svolgere una funzione utile, nel senso di prevedere alcune trasmissioni finalizzate anche alla diffusione della cultura sportiva che siamo utili esempi anche per altre trasmissioni sportive.

Per questi motivi ribadisco il parere favorevole del gruppo di Forza Italia.


Museo dello sport

Scritto da Antonio Palmieri | 12 Novembre 2001 | Attività 2001

Ordine del giorno che impegna il governo a costituire una sezione dedicata allo sport dei disabili e degli enti di promozione sportiva
del 12 novembre 2001

In occasione della discussione del provvedimento “Misure contro la violenza nello sport e il doping e istituzione del Museo dello sport”, titolo un po’ astruso che di fatto si riferisce alla creazione di un Museo nazionale dello sport ho presentato il seguente Ordine del giorno:

“Considerato che gli enti di Promozione sportiva costituiscono realtà diffusissime nel territorio, ricche di tradizione e della dedizione di migliaia di dirigenti e di animatori volontari, e che pertanto rappresentano un pezzo importante della storia dello sport italiano, che merita di trovare adeguata collocazione nel Museo dello sport;

ritenuto necessario dare il giusto risalto all’attività sportiva svolta da soggetti disabili, attività che costituiosce un titolo di merito per la nostra nazione e un esempio utile a diffondere modelli di pratica sportiva che sono esemplari per tutti gli italiani;

impegna il Governo
a prevedere l’istituzione, nel costituendo Museo dello sport italiano, di una sezione dedicata allo sport di base, in particolare a quello realizzato dagli enti di promozione sportiva, e di una sezione dedicata allo sport praticato dai disabili.”


Continuare la lotta contro la pedofilia

Scritto da Antonio Palmieri | 26 Ottobre 2001 | Attività 2001

Mozione al governo per la tutela dei minori contro lo sfruttamento sessuale
del 26 ottobre 2001

La Camera, premesso che:

la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, segnatamente agli articoli 34, 35 e 36, impegna gli Stati a proteggere il fanciullo contro ogni forma di «sfruttamento e di violenza sessuale», nonché ad impedire il rapimento, la vendita o la tratta dei fanciulli e «ogni altra forma di sfruttamento pregiudizievole al suo benessere in ogni suo aspetto»;

in attuazione della suddetta Convenzione di New York è stata istituita, con legge 23 dicembre 1997, n. 451, la commissione parlamentare per l’infanzia che ha, tra i suoi compiti istituzionali, proprio quello di valutare la rispondenza della legislazione della Convenzione nazionale alla normativa dell’Unione europea e ai diritti previsti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo;

la legge 3 agosto 1998, n. 269, ha introdotto nell’ordinamento giuridico norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno dei minori, come nuove forme di riduzione in schiavitù, con ciò dando attuazione ai citati articoli della Convenzione di New York;

attraverso un’indagine conoscitiva sull’attuazione della Convenzione di New York e l’elaborazione di due identiche risoluzioni approvate in data 7 febbraio 2001, la commissione parlamentare per l’infanzia nella XIII legislatura ha offerto al Parlamento e al Governo approfondimenti utili a definire le linee di azione per contrastare la pedofilia intesa sia come violenza sessuale sia come sfruttamento e abuso dei minori a fini commerciali;

la commissione parlamentare per l’infanzia, ricostituitasi nella XIV legislatura, intende promuovere un’indagine conoscitiva sull’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori anche in vista del prossimo impegno internazionale che si svolgerà a Yokohama, in Giappone, che farà il punto, sul piano internazionale, dei progressi compiuti su questo tema a 5 anni dalla Convenzione di Stoccolma del 1996, che ha rappresentato la prima presa di posizione mondiale su questa materia;

la figura del pedofilo è associabile anche a quella di un malato di mente oltre che a quella di un comune delinquente;

impegna il Governo

a incrementare la formazione di base nei confronti di tutti coloro che si occupano di bambini, in particolare del personale scolastico, per il riconoscimento dei primi segnali di disagio del bambino maltrattato e la formazione specialistica per gli operatori cui è demandato il compito di diagnosticare il maltrattamento e prendere in carico la vittima e la famiglia. A tale scopo sarebbe necessario individuare opportune modalità di collaborazione con le aziende sanitarie locali, al fine di assicurare forme di presenza di equipes medico sociali nelle scuole in funzione di prevenzione, assistenza e tempestiva percezione del disagio;

a organizzare servizi integrati in rete tra le diverse realtà che a vario titolo si occupano di bambini e delle loro famiglie (servizi socio-assistenziali, sanitari, scolastici, uffici giudiziari, privato sociale) con l’adozione di protocolli d’intesa e la condivisione di modelli operativi per un lavoro comune sui casi;

a valutare l’opportunità di prevedere un trattamento terapeutico individuale per la persona che ha commesso reati o che si ritenga in procinto di commetterne di nuovi, che la aiuti a gestire in modo non violento la propria psicopatologia;

a prevedere un altresì valido trattamento per il recupero delle vittime delle violenze, per le quali si dovrebbe assicurare un ascolto protetto ed individuare un percorso di recupero chiaro, lineare ed integrato con l’intervento di tutti gli operatori competenti;

a introdurre l’obbligo per i provider di conservare i dati di accesso alla rete per il tempo idoneo a soddisfare le esigenze dell’autorità giudiziaria;

a prevedere sgravi fiscali per i provider che adottino codici deontologici e sistemi di filtro per l’uso sicuro di internet;

a prevedere adeguate forme di coordinamento tra le forze dell’ordine volte a contrastare i crimini nei confronti dell’infanzia, con particolare riferimento all’abuso sessuale e all’utilizzo delle reti telematiche: il personale destinato a tali compiti dovrà essere altamente specializzato e quanto più possibile distribuito all’interno di forme di coordinamento diffuse sul territorio;

a riferire annualmente al Parlamento, anche eventualmente nella sede della commissione parlamentare per l’infanzia, in merito alla strategia di contrasto adottata al fine di fare emergere il fenomeno, che deve essere considerato sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo, al fine altresì di accertare le risorse disponibili sul territorio in grado di dare risposte in termini di protezione, diagnosi e cura, nonché di realizzare ambiti per la ricerca clinica e scientifica nel campo delle metodologie.

I FIRMATARI DELLA MOZIONE: «Burani Procaccini, Bertolini, Lupi, Pinto, Azzolini, Palmieri, Crosetto, Santulli, Licastro Scardino, Lavagnini, Lenna, Tarantino, Zorzato, Saro, Savo, Antonio Barbieri, Stradella, Paoletti Tangheroni, Zanetta, Spina Diana, Taborelli, Viale, Verdini, Bondi, Schmidt, Sterpa, Zanettin, Adornato, Oricchio, Parodi, Bertucci, Borriello, Galvagno, Di Virgilio, Bruno, Marinello, Michelini, Masini, Palumbo».


Santoro fiancheggiatore di Bin Laden?

Scritto da Antonio Palmieri | 12 Ottobre 2001 | Attività 2001

Lettera al presidente della Commissione di vigilanza RAI
del 12 ottobre 2001

“Riteniamo doveroso iniziare ad interrogarsi, come gia’ avviene in America, su come conciliare il diritto d’informazione e gli ascolti televisivi e il dovere morale di emarginare le idee e le parole di quanti teorizzano un qualsiasi appoggio al terrorismo. Questa posizione non ha un colore politico ma deve essere patrimonio di tutti”.
Sono stato uno dei trenta deputati della Casa delle Liberta’ che hanno scritto una lettera al presidente della commissione di Vigilanza Rai Claudio Petruccioli, per chiedere ”quali iniziative intende adottare per impedire l’utilizzo strumentale della televisione pubblica e perché sia ripristinata una informazione autenticamente pluralista in un clima di salvaguardia degli interessi generali e soprattutto perché sia evitato un uso distorto dei mezzi di comunicazione pubblica che finisce per favorire forme di fanatismo e terrorismo destabilizzanti e ontani da qualsiasi idea di pace, di tolleranza e di convivenza civile”.
La televisione pubblica non può essere utilizzata per distorcere la verità e la realtà. Per questo sono intervenuto, assieme agli altri deputati firmatari della lettera per chiedere quali sono le “possibili conseguenze sull’etica dell’informazione alla base delle trasmissioni televisive del giornalista Michele Santoro, che appare estraneo alle responsabilità ed alle necessità di rendere l’informazione televisiva la più oggettiva possibile e appare accanirsi in una posizione assolutamente di parte”.
In particolare abbiamo voluto reagire all’offerta di ampi spazi a quanti rappresentano le idee di chi ispira e guida una drammatica e spaventosa cellula di terrorismo internazionale fanatica e mortale. Il riferimento e’ alla partecipazione dello sceicco Omar Bakri, ospite su Rai Due nel programma di Santoro, dove, purtroppo, lo stesso Bakri si e’ esibito addirittura come opinion leader e difensore di Bin Laden”.
La nostra lettera sarà servita a qualcosa?

Sinceramente non lo so ma di una cosa sono sicuro: è finito il momento di subire in silenzio.


La mia relazione in commissione sulla “Legge-obiettivo”

Scritto da Antonio Palmieri | 27 Settembre 2001 | Attività 2001

del 27 settembre 2001

La mia relazione per il disegno di legge “Delega al governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive”, meglio nota come “Legge-obiettivo”, si articolerà in tre parti.

  1. La legge-obiettivo mette le fondamenta per la realizzazione di uno dei punti qualificanti del Piano di governo presentato agli elettori in campagna elettorale. Ma soprattutto la “legge obiettivo” è di importanza strategica perché:
    1. pone le basi per una accelerazione dello sviluppo economico;
    2. mira a mettere in moto un processo che colmi l’attuale gap di infrastrutture del nostro Paese.

      La “Legge obiettivo” introduce un nuovo, fondamentale, strumento legislativo che permetta di superare la palude burocratica che blocca tutti i progetti per la realizzazione di nuove opere pubbliche.

      In definitiva, con questo disegno di legge il governo mira a colmare finalmente il divario che separa l’Italia dalle grandi nazioni europee, eliminare gli squilibri che penalizzano il Meridione rispetto al resto del Paese e il Nord nei confronti dell’Europa.
      Ma le Grandi Opere sono, contemporaneamente, uno strumento per rilanciare occupazione ed economia.

  2. Il provvedimento consta di un unico articolo (prima del dibattito al Senato erano tre) che prevede interventi su tre distinti settori:
    1. Realizzazione nel minor tempo possibile delle indispensabili opere infrastrutturali (commi 1-5). Per velocizzare i processi decisionali si prevede un nuovo
    2. regime autorizzatorio speciale (in deroga alla legge quadro in materia di lavori pubblici) da realizzarsi attraverso alcune deleghe al governo.
    3. Ristrutturazioni immobiliari (commi 6-14). Questa è la parte che ci riguarda come commissione. In questi commi si prevede di liberalizzare la ristrutturazione degli immobili estendendo l’ambito della denuncia di inizio attività.
    4. Rifiuti (commi 15-20). Vengono snellite procedure e passaggi burocratici e amministrativi che regolano la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.
  3. Gli interventi che riguardano immobili artistici o sottoposti a tutela (commi 8-9-10).

    Questi commi riguardano gli aspetti di competenza della nostra Commissione e sono stati introdotti dalla Commissione Istruzione del Senato. In particolare pongo l’attenzione sul comma 8, che consente la realizzazione degli interventi con riferimento ad immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale.

    Il comma 8 dice: “La realizzazione degli interventi di cui al comma 6 che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale è subordinata al preventivo rilascio del parere o dell’autorizzazione richiesti dalle disposizioni di legge vigenti. Si applicano in particolare le disposizioni del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490”.In queste disposizioni si dice che ogni intervento su beni sottoposti a tutela necessita dell’autorizzazione del Ministero.

    Ritengo perciò che la normativa introdotta assicura il contemperamento della duplice esigenza del rispetto verso questa particolare categoria di immobili e insieme della velocizzazione delle procedure nelle ristrutturazioni immobiliari, perché una volta avuti i pareri richiesti dalla legge si può procedere con una semplice dichiarazione di inizio di attività e non è necessario attende la concessione edilizia.

    Per questo motivo preannuncio la presentazione di una proposta di parere favorevole.


Intervento prima del voto sulla relazione al DPEF

Scritto da Antonio Palmieri | 24 Luglio 2001 | Attività 2001

del 24 luglio 2001

Nel suo intervento il ministro Possa ha messo bene in risalto che il DPEF non è un documento esaustivo ma indica la cornice di riferimento in cui si inserisce l’azione economica del Governo e che – come indicato nel DPEF medesimo – nei provvedimenti di legge collegati alla finanziaria troveranno spazio i settori di nostra competenza.

Aggiungo soltanto che gli interventi dei rappresentanti dell’opposizione hanno colto la cifra culturale di fondo che caratterizza il DPEF e di conseguenza la mia relazione: il concetto di “pubblico” e il concetto di “apertura”.

Per noi pubblico non vuol dire statale: pubblico è il servizio che viene offerto non il soggetto che lo eroga. Per questo nel DPEF allorché per esempio si parla di devolution si chiarisce che essa determina non tanto un trasferimento di poteri ma una apertura ai singoli, alle famiglie, al mondo del non profit, alla società, che diventano soggetti in grado di erogare servizi pubblici, cioè utili a tutti, pur senza essere lo Stato.

Questo è il concetto di fondo che ci divide, altrimenti saremmo tutti parte della stessa maggioranza, e su questo ci misureremo in futuro, in Commissione e in Aula.



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