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Difendere il crocifisso, simbolo identità italiana

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 28 ottobre 2003 | Attività 2003

Mozione al governo del Gruppo Forza Italia
del 28 ottobre 2003

Mozione:

La Camera,
premesso che:
l’ordinanza emessa dal tribunale dell’Aquila di far rimuovere il crocifisso dalle aule delle scuole elementare e materna di Ofena dà ragione al ricorso del signor Adel Smith, personaggio noto come presidente dell’Unione dei musulmani d’Italia, che ha fatto parlare di sé per aver dichiarato, durante una trasmissione televisiva, che la Chiesa cattolica sarebbe «un’associazione per delinquere ed il Papa il capo della stessa» e per aver indirettamente sostenuto, in un’altra trasmissione, l’integralismo islamico, in chiave antioccidentale, antisemita ed antisionista;
non solo le esternazioni del signor Smith, ma anche l’ordinanza sopra citata, non trovano consenso neppure all’interno della Unione delle comunità islamiche italiane che temono il sorgere di un «effetto perverso e negativo» nei confronti del dialogo interreligioso;

a seguito di questa decisione da parte di un giudice dell’Aquila, c’è stata una levata di scudi non solo da parte dei vertici della Chiesa Cattolica, ma anche della maggioranza delle forze politiche, comprese quelle di opposizione a livello nazionale;

la questione trascende il punto di vista religioso, in quanto sulle radici giudaico-cristiane si basano la filosofia, la cultura, le tradizioni, i principi di libertà, di razionalità ed uguaglianza della nostra civiltà, che pone al centro del proprio interesse l’individuo ed i suoi bisogni;

deve essere una preoccupazione precipua del Governo, ed in particolare della scuola laica italiana, quella di salvaguardare l’«inconfondibile fisionomia culturale e spirituale» della nazione, ricca di storia e di tradizioni che devono essere tramandate ed insegnate in modo tale da non creare nelle giovani generazioni una pericolosa crisi di identità ed uno sradicamento da quei principi morali, spirituali e giuridici che hanno fatto grande la civiltà del nostro Paese;

un auspicabile e doveroso progetto di convivenza multiculturale o di integrazione non deve condurre assolutamente alla dispersione della nostra ricchezza ideale, né allo snaturamento della «nostra specifica identità», che si è forgiata sul cattolicesimo, non più «religione ufficiale dello Stato», ma certamente «religione storica» della nazione italiana;

a fronte di questi presupposti, è assolutamente illogico ed incoerente «assimilare socialmente» il cattolicesimo alle altre forme religiose presenti in Italia, alle quali deve essere assicurata piena libertà di operare, non certamente però avviando un processo di livellamento dei valori e dei principi o addirittura di annullamento suicida dei più alti ideali della nostra civiltà;

in Europa ed in Italia sta avanzando quella che un eminente uomo di Chiesa ha chiamato la «cultura del nulla», priva di radici e dei valori in cui l’Europa e l’Occidente si sono forgiati, cultura che si teme a ragione non sarà in grado di reggere al confronto ideologico con l’islam, in particolare quello più integralista, i cui valori fondanti sono lontanissimi dai nostri, per esempio sul fronte del diritto di famiglia, sulla visione della vita pubblica (totale identificazione fra religione e politica), sui diritti civili, sulla parità della donna, sui principi democratici e sulla centralità dell’uomo, nonché sulla tolleranza religiosa;

gli italiani laici, cresciuti nei principi della civiltà occidentale e nei valori di democrazia, libertà, eguaglianza e razionalità, debbano essere consapevoli che il cristianesimo è stato l’ispiratore più forte ed il difensore di tali valori e che, pertanto, la difesa anche dei segni esteriori del cristianesimo, intesi come simboli della nostra civiltà e dei suoi principi ispiratori, non rappresenta una «crociata» di natura confessionale, ma una salvaguardia di tali principi contro l’intolleranza, l’integralismo, la cultura della morte, la negazione della centralità della persona, l’ineguaglianza tra l’uomo e la donna, ed altro ancora;

negli Stati islamici è pressoché inesistente il principio di reciprocità, per cui è quasi impossibile aderire o praticare liberamente il cristianesimo, non sono consentite manifestazioni religiose fuori della religione islamica, né la creazione di luoghi di culto e, addirittura, sono proibite le sepolture di cristiani, e che chi professa religioni diverse da quelle islamiche e si trova in quei paesi come ospite deve assoggettarsi a questo stato di cose;

impegna il Governo:

a contrastare qualsiasi atto che porti al mancato rispetto del sentimento religioso della stragrande maggioranza degli italiani, anche attraverso la soppressione di ciò che è ormai tradizione storicamente acquisita della comunità;

a ribadire, per quanto riguarda la scuola italiana, i principi culturali, spirituali, morali e giuridici su cui si incardina la civiltà del nostro Paese in sede di determinazione degli obiettivi generali del processo formativo;

a ribadire, anche nelle sedi internazionali preposte, la richiesta di una «reciprocità» non solo verbale da parte dei paesi islamici;

a prevenire e a contrastare qualsiasi manifestazione di «intolleranza» contro segni ed usi della religione cattolica, per un malcompreso senso di egualitarismo e tolleranza.

«Bertolini, Antonio Leone, Campa, Santori, Perrotta, Sanza, Zanetta, Palmieri, Caligiuri, Baldi, Zanettin, Amato, Falanga, Iannuccilli, Zorzato, Lezza, Di Luca, Deodato, Lupi, Mormino, Stradella, Michelini, Antonio Russo, Tarditi, Baiamonte, Fontana, Paoletti Tangheroni, Milanato, Arnoldi, Blasi, Perlini, Verro, Lainati, Gigli, Fratta Pasini, Mario Pepe, Di Virgilio, Lazzari, Cossiga, Marras, Patria, Milanese, Tarantino, Romoli, Jannone, Saro, Gazzara, Angelino Alfano, Palma, Saponara, Fallica, Gioacchino Alfano, Germanà, Schmidt, Caminiti, Giudice, Crosetto, Palumbo, Borriello, Massidda, Scaltritti, Viale, Zama, Marinello, Jacini, Masini, Ricciuti, Romele, Misuraca, Scherini, Dell’Anna, Burani Procaccini, Minoli Rota, Cuccu, Leccisi».

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