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Intervento prima del voto sulla relazione al DPEF

Antonio Palmieri

Archivio del mese di luglio 2001

Intervento prima del voto sulla relazione al DPEF

Scritto da Antonio Palmieri | 24 luglio 2001 | Attività 2001

del 24 luglio 2001

Nel suo intervento il ministro Possa ha messo bene in risalto che il DPEF non è un documento esaustivo ma indica la cornice di riferimento in cui si inserisce l’azione economica del Governo e che – come indicato nel DPEF medesimo – nei provvedimenti di legge collegati alla finanziaria troveranno spazio i settori di nostra competenza.

Aggiungo soltanto che gli interventi dei rappresentanti dell’opposizione hanno colto la cifra culturale di fondo che caratterizza il DPEF e di conseguenza la mia relazione: il concetto di “pubblico” e il concetto di “apertura”.

Per noi pubblico non vuol dire statale: pubblico è il servizio che viene offerto non il soggetto che lo eroga. Per questo nel DPEF allorché per esempio si parla di devolution si chiarisce che essa determina non tanto un trasferimento di poteri ma una apertura ai singoli, alle famiglie, al mondo del non profit, alla società, che diventano soggetti in grado di erogare servizi pubblici, cioè utili a tutti, pur senza essere lo Stato.

Questo è il concetto di fondo che ci divide, altrimenti saremmo tutti parte della stessa maggioranza, e su questo ci misureremo in futuro, in Commissione e in Aula.


La mia relazione in commissione al Documento di programmazione economica (DPEF)

Scritto da Antonio Palmieri | 19 luglio 2001 | Attività 2001

Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2002-2006.
del 19 luglio 2001

Doc. LVII, n. 1/I, Governo. (Parere alla V Commissione). (Esame, ai sensi dell’articolo 118-bis, comma 1, del regolamento, e rinvio).

Antonio PALMIERI (FI), relatore, riferisce sul DPEF 2002-2006 recante gli obiettivi di finanza pubblica e le linee di intervento di politica economica per i prossimi anni.
Illustra, in particolare, quindi gli argomenti di competenza della VII Commissione, precisando che il primo documento di programmazione economico-finanziaria del Governo Berlusconi si svilupperà seguendo le direzioni di delineare il contesto politico-programmatico e l’impostazione culturale che guida la politica economica presentata nel DPEF; di proporre alcune riflessioni e considerazioni in merito alle parti in cui il documento in esame si richiama esplicitamente alle tematiche ed ai settori di competenza della VII Commissione; di evidenziare la positiva opportunità che il metodo scelto dal Governo per la legge finanziaria del prossimo autunno determinerà per i lavori della Commissione.

Ritiene che non sia possibile comprendere i contenuti del DPEF se non si mettono a fuoco i due aspetti di fondo rappresentati dal richiamo al piano di Governo presentato in campagna elettorale e dalla impostazione culturale sulla quale si fonda la concezione della politica del centrodestra e, di conseguenza, l’azione di Governo.

Sottolinea che il DPEF prevede di mettere mano a provvedimenti di tipo strutturale e non contingente, in grado di modificare radicalmente lo stato delle cose e, nel tempo, di produrre un durevole mutamento. Nel precisare che la bussola che guida l’azione dell’Esecutivo è il piano di Governo per la legislatura presentato durante la campagna elettorale, che prevede la successione cronologica di una serie di interventi fondamentali destinati a cambiare radicalmente il volto del nostro paese, evidenzia come il DPEF in esame rappresenti la puntuale traduzione in azione di governo di quanto proposto in campagna elettorale agli elettori della Casa delle libertà e ai cittadini italiani.

Nel sottolineare, inoltre, che il DPEF traduce in atti di governo una impostazione culturale liberale e liberista in economia, conforme ai dettami dell’economia sociale di mercato, precisa che quest’ultima espressione sta a significare sia dare ai liberi e ai forti la possibilità di dispiegare le proprie capacità e di rappresentare la locomotiva che traina la nostra società, sia recuperare all’area del benessere tutti quei cittadini che ne sono attualmente esclusi. Nell’evidenziare come numerose misure contenute nel DPEF tendano una mano a tutti coloro che hanno bisogno, ricorda che tra i pilastri di una politica sociale nuova ed efficace il piano di governo della Casa delle libertà considerava la scuola e la formazione continua come iniziative sia per incrementare quel capitale umano al quale faceva riferimento ieri il ministro Moratti, sia per dare ad ogni persona la capacità di poter essere protagonista, potendo trovare lavoro e recuperando in tal modo benessere, dignità e libertà.
Risulta pertanto evidente come i temi della eccellenza e della solidarietà rappresentino sia l’impostazione data dal ministro Moratti all’attività del suo Ministero, sia la sintesi dell’impostazione culturale del DPEF, che declina efficacemente il principio di sussidiarietà nella sua definizione classica e delinea i termini di un nuovo rapporto tra cittadini e Stato, dove il compito di quest’ultimo è di facilitare la libera attività di tutte le componenti della società.
Dopo aver richiamato i punti di fondo delle politiche culturali delineate nel DPEF in esame, si sofferma sulle tematiche relative alla scuola e, in particolare, all’impegno del Governo di dedicare maggiore attenzione all’incremento del capitale umano, cioè alle attitudini ed alle capacità di ogni persona, da realizzare attraverso la riforma del sistema educativo nazionale.
A tale proposito, ricorda che tale impegno era contenuto nel piano di Governo della Casa delle libertà e che veniva indicato come obiettivo da realizzare entro il secondo anno di governo una riforma della scuola riveduta e corretta, progettata, attuata e verificata da tutti quei soggetti che vivono e lavorano nel mondo della scuola.
Nel sottolineare come tale impegno sia stato confermato nella relazione svolta dal ministro Moratti, ritiene che la parte del DPEF dedicata alla scuola sintetizzi la sostanza del progetto illustrato dal ministro della pubblica istruzione che, tra le opzioni culturali di fondo, include l’interazione piena tra sistema educativo e sistema produttivo; la competitività; l’obbligo formativo a 18 anni; la formazione continua per tutta la vita; la separazione tra l’indirizzo, di competenza statale, e la gestione, di competenza delle regioni e dei singoli istituti. A tale riguardo, sottolinea che al punto 4 delle sintesi e delle conclusioni del DPEF si fa riferimento alla devoluzione di poteri dallo Stato alle regioni, intendendola non solo come trasferimento di poteri politici, ma anche come un’apertura di vastissimi settori di attività come la sanità e l’istruzione ad operatori diversi da quelli attualmente esistenti.

Nel sottolineare che il DPEF in esame non propone la privatizzazione della scuola ma che intende far entrare a pieno titolo nel sistema pubblico oltre all’offerta statale di servizi anche un’offerta privata sulla quale chiamare a intervenire imprese, cooperative e il mondo del no profit, precisa che la naturale priorità dell’azione di Governo della Casa delle libertà nel settore della scuola è costituita dalla scuola statale, che deve essere rilanciata anche e proprio attraverso lo stimolo derivante dal confronto con la scuola non statale.
Tra le tipologie di intervento indicate nel DPEF per il settore della scuola, evidenzia la creazione di un nuovo sistema di valutazione autonomo e indipendente e l’attenzione posta alla riqualificazione della spesa pubblica per l’istruzione, al fine di liberare risorse per spese d’investimento finalizzate all’utilizzo di tecnologie multimediali ed alla formazione iniziale e continua del personale.

Con riferimento all’università, il DPEF individua, come direttrici prioritarie d’azione, il completamento dell’autonomia, attuata attraverso la riforma della complessiva offerta formativa; il potenziamento ed il rilancio dei programmi di ricerca; il completamento del programma di decongestionamento degli atenei sovraffollati.
Per quanto concerne le politiche in materia di ricerca e innovazione tecnologica, il DPEF individua le tre linee direttrici del recupero di efficacia e trasparenza nella gestione delle risorse, dell’incremento delle risorse destinate alla ricerca e dell’attribuzione delle risorse sulla base di criteri di trasparenza e di validità dei progetti. Accanto alle tre linee direttrici, il DPEF sottolinea l’urgenza di un intervento nel settore della proprietà intellettuale dei ricercatori pubblici, incentrato sul principio che le invenzioni sono in primo luogo dei ricercatori, evitando il perpetuarsi della inutilizzazione delle stesse; riafferma inoltre il valore centrale della ricerca e prospetta la necessità di costituire un più stretto legame tra il settore della ricerca e il mondo delle imprese.

Per quanto attiene poi all’avvento della società digitale e dell’informazione che il DPEF intende favorire, evidenzia come il documento attribuisca alla scuola un ruolo centrale, affermando tra l’altro che occorre stimolare la diffusione delle nuove tecnologie nella vita sociale e professionale dei cittadini, in particolare diffondendo la cultura informatica nella scuola e introducendo nella pubblica amministrazione servizi on line ad alto valore aggiunto.

Il DPEF si sofferma particolarmente sulla diplomazia culturale, da sostenere anche tramite il rifinanziamento della legge n. 401 del 1990 per la promozione della cultura all’estero e la diffusione della lingua.
Sottolinea la grande attenzione prestata ai beni culturali, che viene espressamente richiamata nel piano per il sud con il quale il Governo intende compiere quegli investimenti pubblici necessari ad assicurare la piena valorizzazione delle risorse naturali e culturali di cui è ricco il Mezzogiorno.

A seguito della negativa esperienza della legge finanziaria per il 2001, il Governo ritiene che quest’ultima debba essere meno ampia e determinata riguardo ai contenuti. In adempimento all’obbligo di legge di indicare l’elenco dei provvedimenti collegati, si precisa che il Governo considera collegati i provvedimenti generali di riforma nei settori del fisco, della devoluzione di poteri dallo Stato alle regioni in materia di sanità, istruzione, sicurezza, previdenza (soprattutto costruendo il secondo pilastro della previdenza integrativa), istruzione e ricerca, infrastrutture e trasporti, pubblica amministrazione e sua informatizzazione, gestione del patrimonio pubblico, sviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse, liberalizzazione dei mercati e dei servizi pubblici e tutela dell’ambiente.

In conclusione, esprime un apprezzamento ed una valutazione favorevole sul documento in esame, in particolare sui contenuti e sulla filosofia che lo animano e sulla piena corrispondenza tra le linee del DPEF e il piano di Governo presentato agli elettori durante la campagna elettorale.
Formula quindi una proposta di parere con osservazioni (vedi allegato), che raccomanda all’approvazione della Commissione.


“I”nternet e la scuola

Scritto da Antonio Palmieri | 18 luglio 2001 | Attività 2001

Intervento in Commissione durante l’ audizione del ministro Letizia Moratti
del 18 luglio 2001

Ministro Moratti, grazie per la sua relazione e un grande in bocca al lupo per il suo lavoro. Il mio intervento si articola in tre considerazioni: una di merito, una culturale, una “lombarda”.

La considerazione di merito si concentra su una delle tre “I”, quella di Internet, per sollecitare il suo interesse sul tema della alfabetizzazione digitale per gli insegnanti, per gli alunni e più in generale per tutta la società.

E’ un compito difficile ma imprescindibile, da realizzarsi di concerto con i piani previsti dall’Unione Europea con l’azione E-learning e anche grazie all’utilizzo della televisione di Stato come auspicato nel disegno di legge Berlusconi-Tremonti sulla new economy del 1999.

La considerazione culturale. Nella sua relazione, ministro Moratti, ho colto un accenno prudente ma deciso al tema della scuola della società, della libera scelta, e quindi una scuola anche della concorrenza e della competizione.

Su questo tema – al di là degli odierni apprezzamenti sul suo obiettivo di una scuola dell’eccellenza e della solidarietà fatti dagli esponenti dell’opposizione – ci divideremo. Perché, come dimostra la storia della parola “sussidiarietà”, a volte si può usare la stessa parola intendendo contenuti del tutto diversi. Lo stesso accadrà quando lei declinerà nei fatti la scuola dell’eccellenza e della solidarietà.

La considerazione “lombarda”.
Il buono scuola della regione Lombardia ha il merito fondamentale di aver messo al centro la capacità di scelta delle famiglie, per ora al 25% ma negli anni fino al 100%. Siamo sulla buona strada e semmai questo buono scuola è solo il primo passo, da completare con altre riforme, come per esempio l’estensione del buono a tutta la scuola italiana, e l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Ministro Moratti, io sono interista e fino ad oggi la scuola italiana è stata nelle medesime condizioni della mia squadra.
Sono certo che dal prossimo anno entrambe – scuola e Inter – potranno finalmente intraprendere una strada migliore. La ringrazio.


Il sito del Premier “riscrive” la storia degli anni 90

Scritto da Antonio Palmieri | 16 luglio 2001 | RASSEGNA STAMPA

La Stampa del 16 luglio 2001

Non è stata tanto l’effettiva «discesa in campo» di Silvio Berlusconi, quanto il suo annuncio, l’evento di gran lunga più importante negli ultimi dieci anni della storia italiana.
Questo secondo un sondaggio pubblicato sul sito internet www.votaberlusconi.it, il sito del partito del Presidente del Consiglio, dal titolo «Gioca a fare la storia, i dieci anni che hanno cambiato l’Italia» cui hanno partecipato finora 828 persone, ognuna con cinque voti a disposizione.
Sono 21 gli eventi con cui si può giocare (la storia ognuno la fa un po’ come vuole, in libertà) e il più importante, secondo i navigatori del sito è «l’annuncio della discesa in campo di Silvio Berlusconi», che ha avuto ben 571 voti. Al secondo posto un evento evidentemente liberatorio, «la fine del mandato a Scalfaro (sempre poco amato dal centrodestra, ndr) e l’elezione di Ciampi» con 228.
Praticamente di nessuna importanza sono invece la guerra del Kosovo, ultima con 13 voti, a pari merito con l’accordo governo-parti sociali sulla concertazione. Invece l’elezione di Giorgio Guazzaloca a sindaco di Bologna «dopo 50 anni di governo del Pci-Ds» è un fatto di grande rilievo, e ha avuto 188 preferenze.
Molte di più che l’entrata dell’Italia nell’Euro, ferma a 107, che è subito dopo l’avvio di Mani Pulite, a 113 voti. I fatti tra il personale e il pubblico del premier hanno una notevole importanza per la recente storia italiana.
«La diffusione dell’avviso di garanzia da parte dei giudici di Milano a Berlusconi durante il vertice internazionale sulla criminalità a Napoli merita un posto nei libri di storia per 21 votanti, ma «l’assoluzione di Berlusconi nel processo di appello sulle presunte tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza «ha un rilievo maggiore: 55 voti.
Al terzo posto in classifica c’è la vittoria del centrodestra alle elezioni del 94 (con 249 voti), la vittoria di quest’anno è considerata meno importante, tanto poco da non essere nemmeno tra le risposte possibili.


Il contratto con Berlusconi conquista gli Italiani

Scritto da Antonio Palmieri | 13 luglio 2001 | RASSEGNA STAMPA

Libero del 13 luglio 2001

di Giancristiano Desiderio

(…)Se per ora sono tanti e tanti ma non milioni i contratti sottoscritti dai cittadini e rispediti a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, sono invece circa sei o sette milioni le copie dei contratti “scaricate” dal sito Internet di Forza Italia dopo l’ormai storica firma in televisione.

Antonio Palmieri, il deputato azzurro responsabile del sito di Forza Italia, infatti, spiega: “Dopo la firma di Berlusconi da Vespa e la stipula del contratto, al nostro sito, dal giorno dopo e fino al 13 maggio si sono collegati cento computer al secondo e ogni giorno sono state scaricate dalle ottocentomila al milione di copie del contratto”.
Come si intuisce facilmente, si tratta di cifre che definire di tutto rispetto significa usare un eufemismo: se è vero che è la somma che fa il totale, allora sono proprio sette i milioni di copie del contratto di Berlusconi in mano ad altrettanti italiani.
Le pagine web di Forza Italia sono, del resto, le più seguite: secondo una ricerca della Jupiter fatta per il Sole 24ore, un italiano su quattro si collega con il sito berlusconiano per un totale del 24 per cento. A conti fatti, si tratta di cifre e percentuali che si avvicinano a quelle del voto del 13 maggio.

Tutto merito dell’eleganza e dell’efficacia comunicativa del sito, che è stato peraltro eletto dal professor Pira dell’università di Trieste il miglior sito nel campo della comunicazione politica? Può darsi.
Resta il fatto però che tra la firma del contratto di Berlusconi in tv e l’ impennata dei contatti sul sito web sembra esserci un chiaro rapporto di causa-effetto. E allora?
Allora, forse, converrò andare a rileggersi bene quella pagina del testo del “contratto con gli italiani” che, è sempre bene ricordarlo, Silvio Berlusconi ha firmato a nome di tutto il centrodestra. Il cavaliere, infatti, ha sottoscritto come “leader di Forza Italia e della Casa delle libertà, che agisce in pieno accordo con tutti gli alleati della coalizione”.


“I”nternet e i beni culturali

Scritto da Antonio Palmieri | 10 luglio 2001 | Attività 2001

Intervento in Commissione durante l’ audizione del ministro Giuliano Urbani
del 10 luglio 2001

“Il mio sarà un intervento monotematico, anzi monotelematico, perché riguarderà l’uso di Internet per favorire l’attività del tuo ministero”.

Con queste parole martedì 10 luglio ho iniziato il mio breve intervento in Commissione Cultura, durante il dibattito che ha seguito l’illustrazione dei criteri di azione del suo ministero fatta dal ministro per i beni culturali Giuliano Urbani.

Cinque sono le motivazioni che devono spingere all’uso di Internet e delle nuove tecnologie nel campo dei beni culturali: valorizzare via Rete le risorse e i siti artistici; usare il Web come potente strumento di marketing territoriale, nei confronti dei cittadini italiani e stranieri; riorganizzare l’attività di catalogazione dei beni artistici; erogare novi servizi che permettano di meglio fruire degli stessi; avvicinare in modo gradevole all’arte e alla cultura ampie fasce di cittadini, specie i più giovani, di concerto con l’azione del Ministero della Pubblica Istruzione (intervento), l’altro ministero cui la Commissione fa riferimento.



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