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Legge di stabilità e fondi alle scuole paritarie

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 17 novembre 2010 | Prima Pagina

Si è dato rilievo al fatto che la legge di stabilità dia 245 milioni di euro per le scuole paritarie (o private che dir si voglia). Protesta degli studenti, striscioni contro il governo che distrugge la scuola pubblica e dà i soldi a quelle dei preti, ecc.

Sono tra i deputati che si è impegnato per ottenere questo risultato e ci tengo a precisare che con questo provvedimento il governo ha semplicemente reintegrato i fondi che erano già erogati per le scuole non statali, e che erano stati tagliati dalla manovra triennale di risparmio. Non si tratta dunque di fondi in più ma del ripianamento di un taglio del 40% della dotazione prevista. Il tutto tenendo conto che se, per assurdo, domani chiudessero tutte le scuole non statali, lo Stato dovrebbe sborsare 6 miliardi di euro per garantire il servizio che verrebbe a mancare. Oggi in totale i fondi destinati alle paritarie sono di poco superiori ai 500 milioni di euro.

Commenti

Commenti Commenti (4) |

4 Commenti »

  1. anna maria baldocchi scrive

    Nonostante pareri contrari, la ritengo una cosa giusta.

    22 gennaio 2011 | #

  2. Franco Faranda scrive

    Ma perché qualcuno controlla la qualità dell’insegnamento delle scuole private? E poi oggi abbiamo quasi un assioma: scuola privata = scuola cattolica. Potremmo ritrovarci, tra qualche tempo, con altre scuole private che non potremo discriminare: scuole islamiche per cominciare, e così via. Nel merito poi chi può onestamente sostenere che le scuole private offrano miglior professionalità delle pubbliche? Oltre a finanziarle chi controlla i sistemi di reclutamento del personale docente?

    Nella mia piccola esperienza di genitore i cui figli hanno frequentato scuole pubbliche, magari con una riconosciuta tradizione d’insegnamento, ho assistito, nel corso del ciclo scolastico, al ritiro dalla scuola di ragazzi non proprio ferrati. Hanno poi frequentato – con ottimi risultati – un’analoga scuola cattolica. Mi sono sempre chiesto – dati anche gli ottimi risultati degli allievi rimasti a frequentare l’Istituto pubblico – se nella scuola privata fossero particolarmente efficienti o semplicemente … di manica larga.

    Quanto poi al reintegro di finanziamenti già esistenti ed erogati negli anni passati, mi piacerebbe assistere ad un analogo reintegro per le spese di manutenzione destinate, negli anni passati, ai Beni Culturali e oggi praticamente azzerati. Semplicemente il ritorno a tre anni fa prima che tre successive finanziarie togliessero al settore circa due miliardi di euro. E il Paese va a pezzi anche per mancanza di manutenzione. Semplicemente il reintegro, non nuovi finanziamenti. Credo che basterebbe comprare un paio di aerei da guerra in meno e potremmo tranquillamente tornare ai livelli di tre anni fa.

    21 novembre 2010 | #

  3. Pietro scrive

    Un senatore della sua coalizione, figlio di ferroviere ma uomo ben più in gamba di me ha potuto frequentare una scuola dei padri somaschi grazie anche al loro sistema interno che con parte delle nostre rette di “figli di papa” aiutava genitori meno abbienti. Non è quindi ammissibile che si richiedano più fondi per le scuole statali che sarebbero spesi per mantenere un esercito di “precari” per lo più inutili e si discriminino le scuole private che sono già penalizzate in sede d’esami statali da commissari prevenuti. E’ ora di finirla con la scuola statale organizzata ad uso e consumo dei professori, laureati falliti che si rivolgono all’insegnamento senza averne la vocazione poichè non hanno ne il coraggio ne le capacità di fare altro. Essi assorbono il 90% delle risorse che vanno in stipendi che senza generalizzare sono spesso “rubati” poichè non vi è possibilità di verificare il loro lavoro. W la Gelmini maggiore professionalità anche nella scuola e ritorniamo al vecchio sistema di controllo della capacità dei professori di formare realmente e seriamente le persone. Mia nonna, a cui è stata riconosciuta una medaglia dal presidente della repubblica e che per decenni ha subito i ssistemi di controllo da parte del provveditorato secondo gli antichi sistemi, ha insegnato per 41 anni nella scuola pubblica. A 19 anni nel 1927 ha iniziato con 37 ragazzi fra i quali anche sedicenni e non ha mai avuto meno di 25 alunni per volta tutto da sola. Non ha forse prodotto dei Zichichi o dei Rubia ma tutti sanno leggere scrivere e fare di conto. A mio figlio in prima elementare con 4 insegnanti 4 , abbiamo dovuto prendere a nostre spese un insegnante di sostegno d’estate poichè bello come il sole aveva prese in giro tutte e le signore si sono accorte solo all’ultimo che non sapeva fare nulla. Che professioniste !

    19 novembre 2010 | #

  4. paolo della sala scrive

    Scusa Antonio, ma in Italia continua a esserci un’impostazione sballata e scellerata per una questione giusta, quella della pluralità di scelta tra scuola di Stato o privata. Ciò avviene per colpa nostra, per la nostra ignoranza delle policy, cioé soluzioni e non leggi. Nel Regno Unito si parla di “Free schools”. In Finlandia e paesi scandinavi lo stesso. In tutti i paesi del mondo, inclusa una bellissima policy del BANGLADESH (!), si lavora coi voucher. Il punto è che NON si devono fare finanziamenti alle scuole private, MA finanziamenti direttamente ai cittadini che scelgono le private. SE si finanziano le scuole, in Italia trionferà la vulgata tardoleninista che si favoriscono i privati amici etc etc. Ma se si danno i voucher direttamente alle famiglie nessuno potrà più dire nulla: è un problema di libertà di scelta e pluralismo. Tornando al Bangladesh, si danno soldi alle famiglie in cui le figlie continuano gli studi dopo le medie inferiori, per ogni anno di studi. In questo modo si alza il tasso di cultura anche al femminile, e si evitano ii matrimoni troppo adolescenziali. Spero tu legga e prenda nota.

    19 novembre 2010 | #

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