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Lavoro: non solo articolo 18 – il libro di Raffello Vignali

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 24 marzo 2012 | Prima Pagina

 Quando un amico ti chiede di recensire un suo libro sei orgoglioso e insieme timoroso, perchè temi che l’amicizia possa limitare la capacità di giudizio. La situazione si complica se poi sei stato compartecipe della vicenda raccontata: la storia di una legge, quello Statuto delle imprese che Raffaello Vignali ha voluto e ottenu to nonostante tutto e nonostante tutti.

E’ quanto è successo a me quando Raffaello mi ha chiesto di scrivere a proposito del suo “La grandezza dei piccoli. Lo Statuto delle imprese, una rivoluzione copernicana.”. Una storia di successo parlamentare e di un parlamentare, un bravo deputato che dice di sé quanto è stato capace, un racconto che potrebbe a prima vista sembrare autoreferenziale.

Poi ho letto il libro. La mia preoccupazione si è dissolta, perché in realtà nel testo c’è molto, molto di più.

Vignali parla delle piccole e medie imprese e degli imprenditori. Di come lo Statuto sia una speranza per loro e di come loro siano una certezza per l’Italia e la via per uscire dalla crisi. Lo fa senza tecnicismi o sofismi, lo fa andando oltre, perché in ogni pagina del libro lui parla di te, parla di me. Perchè siamo tutti “imprenditori” (in Italia lo sono in senso proprio ben dieci persone su cento) di quella straordinaria impresa che ci è stata affidata alla nascita e che si chiama vita. Scrive Vignali: “Si può lasciar scorrere la vita, subirla, come l’acqua su un sasso, impermeabili a tutto; oppure si può vivere la propria esistenza da protagonisti, in qualunque situazione ci si trovi.”. La scelta è quella tra l’essere imprenditore, cioè una persona che scommette con ragionevolezza sulla positività della vita e per questo costruisce e innova, cade e si rialza, lotta e riparte instancabile, oppure essere “prenditore”, vale a dire uno che non ama la vita, che si colloca come un parassita nel tempo che scorre inesorabile, ricco solo del proprio cinismo e della propria indifferenza.

Da piccolo, all’inizio della primavera, mia mamma mi dava sempre un ricostituente, per affrontare il cambiamento di clima e tonificare il mio esile corpo di bimbo. Leggere il libro di Vignali è come prendere un super ricostituente contro l’inverno della crisi e aprirsi a una primavera di speranza. Questo ricostituente fa bene a tutti: se sei un lavoratore, dipendente o imprenditore non importa (“l’imprenditore è un lavoratore che esercita il suo mestiere insieme con altri lavoratori come lui” dice a ragione Vignali), riacquisti consapevolezza della dignità di ciò che fai e di quello che sei; se sei un giornalista scopri che la “casta” è composta anche di persone che lavorano per il bene comune; se sei uno dei soloni le cui teorie strampalate e pericolose Vignali confuta sapientemente (perchè in fondo un solone è uno che è grandemente solo, perché rinchiuso tra le mura del proprio pregiudizio) hai l’occasione di “convertirti”; vale anche se sei una casalinga, un pensionato, uno studente, persino se sei disoccupato, perché l’infinito lavoro che è la vita ha bisogno di sostegno continuo, di un metodo e della certezza della meta.

Come ho detto all’inizio, l’origine del libro è una legge, grande e importante, e l’indicazione dei suoi frutti, presenti e futuri. Futuri perché lo Statuto delle imprese è l’approdo di tre anni di lavoro parlamentare ma soprattutto il punto di partenza per una politica al servizo di chi tiene in piedi il tessuto economico e sociale italiano, le piccole e medie imprese. Per questo, mai come in questo caso, è il caso di dire: fatta la legge, comincia il lavoro!

Commenti

Commenti Commenti (1) |

1 Commento »

  1. anna maria baldocchi scrive

    Ciò che ha scritto onorevole è molto interessante, frasi che restano subito impresse, che restano dentro. Molto positivo parlare delle piccole e medie imprese e dei loro imprenditori. Volentieri acquisterò questo libro. Chissà forse un giorno sentirò qualche intervista rilasciata a qualche emittente radiofonica e sarà una cosa molto positiva.

    24 marzo 2012 | #

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