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I Santi: Francesco mi ha mandato questa riflessione di padre Berardi…

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 1 novembre 2007 | Prima Pagina

Il nostro tempo è chiamato a compiere un’opera ciclopica: riappropriarsi dei Santi tirandoli giù dalle nicchie e facendoli entrare nella nostra vita. Mi spiego: un grosso rischio che corriamo oggi è di vedere il santo come qualcuno di completamente estraneo alla nostra vita; con il proposito corretto di esaltarne le qualità, si è corso il rischio di allontanare questi nostri fratelli dalla concretezza, relegandoli nella sfera del miracolistico e, perciò, dell’impossibile. Cosa c’entrano i Santi con me? Con il mio lavoro, le mie preoccupazioni, con i miei limiti?

E’ importante, credo, ridire che il santo è un cristiano riuscito bene, un cristiano che ha lasciato germogliare il germe della fede piantato nel suo cuore il giorno del battesimo fino a farlo diventare l’albero frondoso alla cui ombra gli uomini riposano. Ciascuno di noi è chiamato a diventare santo, cioè a realizzare in pieno il motivo per cui esiste, a centrare il bersaglio, lasciandosi costruire da Dio. Il santo, uomo completo, non è colui che fa delle cose straordinarie, ma che fa le cose di tutti i giorni straordinariamente bene (frase di Teresiana memoria…).

La Chiesa, madre di Santi, ci propone oggi come modelli Santi più vicini alla nostra sensibilità e che possono perciò davvero essere presi ad esempio per la nostra quotidianità: studenti universitari simpatici e concreti, come Piergiorgio Frassati; madri di famiglia che accettano il sacrificio nella quotidianità, come Gianna Beretta Molla; professionisti che vivono con passione il proprio lavoro, come Giuseppe Moscati. Se riusciamo a rimettere i Santi accanto a noi, ci accorgeremo che la loro Santità non consiste nel fare cose fuori dal comune, o in atteggiamenti devozionistici o pietistici, rassegnati o zuccherosi.

Conoscere i Santi significa veramente percepire in essi una profonda umanità innalzata dall’amore di Dio. Uomini e donne di tutti i tempi che hanno cercato di lasciarsi fare dalla grazia del Signore, senza intralciarlo, ma mettendo la propria sensibilità e intelligenza a servizio del Vangelo. Festeggiare i Santi significa celebrare una Storia alternativa. La storia che studiamo sui testi scolastici, la storia che dolorosamente giunge nelle nostre case, fatta di violenza e prepotenza, non è la vera Storia. Intessuta e mischiata alla storia dei potenti, esiste una Storia diversa che Dio ha inaugurato: il suo regno. Le Beatitudini ci ricordano, con forza, qual è la logica di Dio. Logica in cui si percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini: i beati, quelli che vivono fin d’ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri, quelli che vivono con intensità e dono la propria vita, come i Santi. Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in eredità, sta a noi, nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro tempo.Buona Festa anche nel ricordo di tutti i nostri cari defunti che sono nella gloria del Signore.

Commenti

Commenti Commenti (2) |

2 Commenti »

  1. giovanni scrive

    Non credo che bisogna necessariamente "studiare i Santi" per il semplice fatto che non credo che tutti i Santi abbiano dovuto studiarsi le storie dei Santi per divenirlo,..e meno male.
    Il Cristianesimo infatti non e` un corso di storia o di galateo; e` una scelta di vita che viene alimentata dalla Fede in Cristo in modo umile e semplice al servizio del prossimo e senza aspettarsi niente in cambio e senza convenienze.
    Personalmente ho conosciuto e conosco persone "sante", ma so bene che non saranno mai riconosciute come "Santi" perche` non cercano la notorieta` ed il personalismo; bensi Loro guardano sempre al prossimo con altruismo, grande educazione, riverenza, ringraziamenti e persino cerimoniali (..perche Ognuno e` immagine e tempio del Creatore).
    Percio` penso che il "libro dei Santi" sia molto incompleto, ma per fortuna Qualcuno vede tutto e sa bilanciare.
    Concludo, dicendo che e` normalissimo che il Cristiano "cammini" verso la Santita` in seno alla propria situazione reale, concreta e terrena;..ma non e` detto che Egli/Ella sia riconosciuta dagli Altri.
    umilmente
    giovanni

    2 novembre 2007 | #

  2. franco scrive

    Ed è quello che ha cercato di insegnarci Giovanni Paolo II. Tutti i “suoi” Santi hanno voluto proprio dirci che si è santi nella normalità della vita … con tutti i nostri difetti. Poi, se abbiamo la capacità di informarci, di leggere direttamente le fonti e gli scritti di tanti santi del passato, scopriremo tanta concretezza. Insomma volavano poco, e stavano sempre con i piedi per terra.

    1 novembre 2007 | #

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