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Che vittoria! E ora avanti con le riforme

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 30 marzo 2010 | Prima Pagina

Incredibile vittoria. Come al solito ci credeva solo Berlusconi fino in fondo e abbiamo lavorato con grande lena per questo, tutti.

Alcune considerazioni:.
1. Con la vittoria alle elezioni regionali ora avremo la maggioranza della conferenza Stato-Regioni, organo importantissimo per portare a compimento molte riforme, data la competenza mista su molte materie tra governo centrale e regionale che la riforma della Costituzione votata dalla sinistra nel 2001 attribuisce alla Regioni.

2. Il nostro si conferma l’unico governo che mantiene e anzi aumenta consenso, nonostante la crisi.

3. Andrà analizzato a dovere il risultato del PDL e quello della Lega. 

4. Ora tre anni senza elezioni. Al lavoro!

Commenti

Commenti Commenti (2) |

2 Commenti »

  1. aurim scrive

    C’è poco da analizzare abbiamo vinto – insieme alla Lega di Bossi e dei suoi – Dobbiamo stare attenti a confermare il sistema elettorale maggioritario – dobbiamo obbligare gli Onorevoli a non cambiare casacca in marcia causa l’allontanamento senza passare dal gruppo misto da abolire – gli eletti debbono obbligatoriamente frequentare il territorio e portare avanti le istanze e le esigenze degli elettori – avere la fedina penale pulita controllata dai responsabili dei partiti – insomma darci una bella ripulita.

    2 aprile 2010 | #

  2. zoilo scrive

    Caro Onorevole, mi permetta di chiosare: è tempo di riforme senza ipocrisie.
    Un coro di opinionisti critica costantemente la vigente legge elettorale della Camera dei deputati, chiamata con disprezzo porcellum. Produrrebbe soltanto dei nominati anziché degli eletti. Un coro di ipocriti. Anche il Mattarellum prevedeva la nomina del 25% di deputati con la lista preconfezionata dai partiti. E i collegi sicuri venivano assegnati dagli stessi partiti ai leader o ai maggiorenti. Il fenomeno dei candidati paracadutati era diffuso. Praticamente, tranne alcune oscillazioni determinate dal vento del suffragio, anche con il precedente metodo si nominavano i deputati.
    Un altro principio sostenuto da questi democratici senza pudore, vorrebbe che il numero dei parlamentari fosse diminuito per rendere più snello e meno costoso l’iter legislativo. Altra solenne ipocrisia. La diminuzione del numero dei deputati sancirebbe il potere degli attuali partiti e dei loro leader, diminuirebbe la probabilità di affermazione dei partiti nuovi e di quelli di opinione, praticamente sarebbe un metodo antidemocratico. Ne scaturirebbe una nomenclatura autogestita senza possibilità di variazione o cambiamento. Con l’aggravante di un maggiore distacco fra il corpo elettorale e gli eletti. Posso andare controcorrente?
    Per garantire veramente la scelta dei deputati da parte del popolo sarebbe necessaria invece una legge elettorale basata su una sola Camera legislativa e 800 collegi uninominali di circa 50.000 elettori. Tale metodo permetterebbe a chiunque di presentarsi per essere eletto senza l’intermediazione dei partiti, promuovendo un diretto rapporto con gli elettori.
    La panzana che una Camera numerosa non sia produttiva è un’altra solenne ipocrisia. Per ottenere un lavoro senza ritardi e con snellezza basta cambiare il regolamento, affidando effettivi poteri legislativi alle commissioni, tranne alcuni specifici casi, senza le inutili procedure che servono soltanto alle opposizioni e agli esperti per ritardare e impantanare l’iter legislativo.
    Un’altra inutile e obsoleta regola da abolire sarebbe il voto di fiducia.
    Un Capo del Governo eletto direttamente, che abbia il potere di nominare e revocare i Ministri, si dovrebbe confrontare ogni giorno con un parlamento libero ed eletto direttamente dal popolo.
    Distinguendo le due tornate elettorali si otterrebbe veramente la separazione dei poteri legislativo ed esecutivo.
    Concedere, tramite il collegio uninominale di pochi elettori, la possibilità a tutte le persone perbene di candidarsi ed essere eletti sulla base delle loro qualità politiche e delle loro capacità riconosciute, e non per merito delle designazioni senza controllo dei partiti, renderebbe un parlamento libero ed indipendente con il quale il potere esecutivo dovrebbe fare i conti quotidianamente.
    Verrebbe meno la deleteria regola della disciplina di partito perché ogni deputato dovrebbe rendere conto del suo comportamento direttamente agli elettori.
    I partiti non sarebbero più organismi di affari e veicoli di malaffare, ma dovrebbero basare la loro attività sullo studio dei problemi e sulla ricerca di indirizzo programmatico e politico.

    30 marzo 2010 | #

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