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Che peccato…

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 16 aprile 2010 | Prima Pagina

Con tutte le cose buone fatte e con le tante che abbiamo da fare per rispondere ai bisogni degli italiani, anzichè lavorare per il bene di tutti siamo costretti a inseguire le incomprensibili prese di posizione del presidente della Camera, tipiche di una politica “professionale”, autoreferenziale e dunque lontana dai cittadini.

Si possono manifestare opinioni diverse e discuterne senza per questo sfasciare tutto. E, per di più, come posso testimoniare direttamente per tutti i messaggi on line ricevuti da un anno e mezzo in qua (e come diversi sondaggisti hanno rilevato dopo le elezioni regionali), parte del successo della Lega e dell’astensione
nei nostri confronti derivano proprio dalle prese di posizione di Fini, incomprensibili nei contenuti e soprattutto nei modi.

E’ un vero peccato…

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Commenti

Commenti Commenti (10) |

10 Commenti »

  1. Ambra Biagioni scrive

    http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=28337

    Tornare alle buone abitudini
    Scritto da Bartolomeo Di Monaco
    martedì 20 aprile 2010

    Nell’articolo precedente dal titolo “Solo se Fini accetta”, toccavo di sfuggita la figura della terza carica dello Stato, ossia il presidente della Camera, accennando ai vizi che la gestione Fini vi ha apportato.L’art. 63, anche se non esplicitamente, fa intendere che il presidente della Camera e quello del Senato, a prescindere da chi siano stati votati, non ricoprono cariche di parte, bensì cariche istituzionali, tanto è vero che ci sono più casi in cui tale veste appare messa in risalto.

    Il primo è contemplato dallo stesso art. 63 al suo seconda comma, che recita:

    “Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati”.
    Il secondo dal comma due dell’art. 85:

    “Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.”
    Il terzo dal comma secondo dell’art. 86:

    “In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.”
    Il quarto dal primo comma dello stesso art. 86:

    “Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato”.

    Che la figura dei due presidenti abbia sempre avuto in passato un connotato non di parte ma sopra le parti è dimostrato dalla consuetudine – smarrita negli ultimi tempi – secondo la quale chi ne veniva investito si sospendeva dal partito per tutta la durata del mandato.

    Non solo, ma c’è stato un lungo periodo in cui la maggioranza che esprimeva il governo consegnava la presidenza di una delle due Camere all’opposizione.

    È per tutte queste ragioni che giudico il comportamento tenuto da Fini in questi ultimi tempi anomalo e contrario ai suoi doveri istituzionali.

    Sono sicuro, altresì, che un esame delle norme suddette assegnato ai costituzionalisti darebbe come risposta che Fini sta svolgendo in modo, diciamolo con un eufemismo, irregolare la sua funzione.

    Ancora di più quando, giovedì prenderà parte alla riunione del direttivo del Pdl che ha ad oggetto una discussione sulla linea politica del partito. Si badi, che Fini partecipi o meno, a me, dal mero punto di vista politico, interessa poco; è lo strappo, secondo me di rango costituzionale, che mi preoccupa.
    Non sta al sottoscritto suggerire come conciliare l’esigenza di Fini di dare un suo contributo al partito che ha cofondato con il rispetto delle sue funzioni istituzionali a cui è tenuto.

    A me sembra opportuno rilevare che, se non vado errato, è la prima volta che si registra un comportamento di questo tipo con tale forza e con tale spregiudicatezza, e ciò potrebbe costituire un precedente molto pericoloso.
    Nell’articolo di ieri, inoltre, sul mio blog (qui, commento n. 3), lo scrittore Giulio Mozzi mi scrive, in garbata polemica con il mio assunto: “Hai ragione, Bart. Tutti coloro che ricoprono cariche istituzionali – il capo del governo, ad esempio – non dovrebbero partecipare alle riunioni direttive dei partiti.”La carica di presidente del Consiglio, pur essendo istituzionale (ossia, anche il presidente del Consiglio, ad esempio all’estero, rappresenta la Nazione), è espressione di una parte politica, tanto è vero che Berlusconi può essere contemporaneamente presidente del Consiglio e presidente del Pdl.Non solo, ma se mutano le maggioranze, il presidente del Consiglio rassegna il proprio mandato e per tornare ad essere presidente del Consiglio deve ottenere di nuovo la fiducia del Parlamento, se non addirittura, come vuole la legge 270, quella degli elettori Ma solo lui, secondo un’interpretazione stretta e diffusa dell’attuale Costituzione che legittima i ribaltoni, deve riottenere la fiducia e non invece i presidenti delle due Camere, poiché una volta eletti, questi ultimi rappresentano l’intero parlamento, a prescindere dal tipo di maggioranza che, nel corso della legislatura, sostiene il governo.Ribadisco, dunque, che considero inconsueto, pericoloso e censurabile, rispetto alla storia del nostro Parlamento, il modo con il quale Fini sta assolvendo al suo incarico di presidente della Camera e sarei stato felice se l’opposizione lo avesse doverosamente rimarcato. Ma l’opposizione, interessata all’opera destabilizzatrice di Fini, preferisce lasciar correre, salvo riprendere in futuro l’argomento se ne dovesse trarre vantaggio. Che si ritorni, dunque, al più presto alla buona consuetudine del passato secondo la quale le prime tre cariche dello Stato debbono sempre restare al di sopra delle parti e rappresentare: il capo dello Stato l’intera Nazione e i due presidenti delle Camere l’intero Parlamento.Giovedì avremo la direzione del Pdl, alla quale ormai è certo parteciperà anche Fini che interverrà nella discussione. Rinnovo la speranza che dalla direzione esca un documento nel quale sia scritto a chiare lettere che una volta che una decisione è stata presa, sia pure a maggioranza, dal partito, tutta la dirigenza deve farla propria e difenderla.

    Altrimenti, come ha detto Cicchitto ieri sera a Porta a Porta, gli elettori scambieranno il Pdl per il Circo Barnum.

    20 aprile 2010 | #

  2. zoilo scrive

    Ritorno sull’argomento. Insisto nel dire che Fini punta al Quirinale e quindi boicotterà qualunque riforma costituzionale che preveda l’elezione diretta del Presidente. Se non gli riuscirà di costituire due gruppi autonomi, ma forse è solo una minaccia perché non gli conviene, predisporrà sicuramente un plotone di franche tiratori, che potrà a suo piacimento schierare e cecchinare i provvedimenti legislativi, agevolato dall’assenza frequente dei parlamentari del PDL al momento delle votazioni. Attenti, attenti, i cecchini sono pronti.

    20 aprile 2010 | #

  3. flaminio cozzaglio scrive

    ITALIANI , VIL RAZZA DANNATA

    Da un autore francese del primo ottocento :
    gli italiani avrebbero dissertato , ognuno avrebbe continuato a parlare per venti minuti e sarebbe poi rimasto acerrimo nemico del suo antagonista nella discussione . Alla terza seduta avrebbero fatto dei sonetti satirici , uno contro l’altro .
    Essere buoni , è il giudizio che si dà su Fini .
    Ha rinnegato Almirante , poi Mussolini , oggi Berlusconi . L’uomo che tutti vorremmo amico del cuore , se non fosse un poco sventato . Anzitutto è certo di morire dopo B . Succedesse , chi lo vota ? La sinistra applaudirebbe anche il maggiordomo di B se svelasse a Repubblica i suoi segreti di water , ma al momento di eleggere il Presidente della Repubblica ricorderebbe che fin oltre i 50 anni inneggiava a Mussolini primo statista del novecento .
    Essere realisti , è il giudizio che si dà su Fini . Statura a parte , ricorda Craxi , è piccolo ma conta .
    La sua esistenza ha un pregio : dimostra non essere vero il ritornello che B per fare le leggi ha il Parlamento ai suoi piedi .

    Cremona 17 04 2010 http://www.flaminiocozzaglio.info

    P.S. Vanta sempre d’essere preciso : come può lamentarsi di non essere chiamato ai vertici di partito se ha scelto d’essere istituzione . Come può lamentarsi del maggior ascolto di Bossi : in democrazia chi raccoglie più voti aumenta il potere .

    17 aprile 2010 | #

  4. Francesco scrive

    Il Presidente della Camera mostra spesso una certa invidia per chi può ufficialmente attaccare il Presidente del Consiglio senza apparire sleale. Già questo denota una mancanza di lealtà, probabilmente legata anche alla assoluta mancanza di identità che l’On. Fini ha più volte dimostrato. Certo che gli è stato facile traghettare de MSI ad AN e poi al PDL, considerando che gli interessava solo la sua carriera personale. Oggi approfitta del ruolo che ricopre grazie esclusivamente a Berlusconi, per attaccarlo in ogni occasione, dietro l’apparente scudo di volere una maggiore democraticità ed una maggiore indipendenza dalla Lega Nord. In realtà vorrebbe che Berlusconi anzichè consultarsi con l’alleato leghista si facesse consigliare o meglio seguisse le sue direttive, che tra l’altro ci porterebbero a riempirci di immigrati e a perdere tutti i valori cristiani, cominciando dalla famiglia eterosessuale al controllo rigoroso del ricorso agli aborti facili. Forse per ora che nessuno vuole le elezioni, si potrebbe approfittarne per mandarlo in Israele dove si trova tanto bene con la kippa in testa…o in un altro Paese che lui ritenga più democratico del nostro

    17 aprile 2010 | #

  5. Ambra Biagioni scrive

    Sì, è un vero peccato, perché, come stanno le cose con l’opposizione che oggi abbiamo, c’è bisogno di molto equilibrio e a me pare che Fini non abbia perso solo l’equilibrio di giudizio politico, ma anche la sua identità, ormai non più compatibile con le finalità del Pdl.

    16 aprile 2010 | #

  6. Franco Faranda scrive

    Siamo proprio certi che le prese di posizioni di Fini siano il frutto di una politica “lontana dai cittadini”, “autoreferenziale” e “professionale”? io di Fini apprezzo i modi garbati, mai infarciti da pesanti apprezzamenti sulle donne. Ne apprezzo le aperture sui diritti degli stranieri. Il che non significa che le accetto così come vengono proposte; ne condivido però le intenzioni, certamente molto più civili degli atteggiamenti e degli atti concreti compiuti da alcuni sindaci della Lega che non sono stati censurati, a nessun livello, dai parlamentari del PDL.
    Probabilmente – ma non sono un politologo – dobbiamo chiederci se Berlusconi non abbia volutamente sottostimato i segnali che Fini ha più volte lanciato, chiedendo pari dignità all’interno del PDL. Certo si potrà pur sempre sostenere che Forza Italia ha un peso diverso da Alleanza Nazionale, ma è anche vero che la Lega è solo un Alleato del PDL, non è il PDL.
    Da quello che ho orecchiato sulla stampa, non so se risponde a verità, abbiamo assistito – anche per le importanti riforme istituzionali – ad un Calderoli che presenta a Napolitano una bozza. E’ quanto meno originale questo irrituale salto in avanti. Forse è gradito perché non “professionale”, ma forse è anche il caso di chiederci se certa “professionalità”, il ricorso alle buone maniere, non siano beni da implementare nei troppi parlamentari del PDL che troppo spesso vanno a ruota libera, compreso Berlusconi, salvo poi scoprire che sono strumentalizzati, che non sono stai capiti e così via.
    Insomma più che pensare a “rompere” forse sarebbe il caso di interrogarsi sulle possibili manchevolezze di tutti e, in particolare di quelli che pensano di essere più forti.

    16 aprile 2010 | #

  7. Franco scrive

    Caro Palmieri, sono veramente addolorato e inc. E’ mai possibile continuare a sopportare Fini.Ma che cosa vuole! Non gli basta che il PDL ,di cui è cofondatore, abbia stravinto alle ultime elezioni regionali? No, non gliene frega niente, non cerca il bene del Partito. Cerca il suo tornaconto senza che noi si sappia quale sia… Non gli basta la seconda carica dello Stato? No, si è pentito della confluenza nel PDL. E’ geloso di Berlusconi. Che venga abbandonato a se stesso come è successo per Casini. E le riforme? Chi le farà più? Come può Berlusconi, attaccato anche dai suoi “amici”, attaccato da tutte le parti, governare ancora? E’ ributtante il comportamento di Fini, tanto più perchè non si accorge che viene risucchiato dal PD e usato per andare contro il Governo, contro Berlusconi!!
    Basta, se ne vada via con quei quattro scagnozzi del suo codazzo. A noi del PDL non servono le “correnti” che sono il veleno di qualsiasi maggioranza. Basta con questa manfrina che dura da troppo tempo, a tal punto che si parla di nuove elezioni! Ma siamo pazzi? Una tale evenienza sarebbe la fine del Popolo della Libertà, l’astensionismo aumenterebbe a dismisura nei moderati perchè veramente si potrebbe pensare – a ragione veduta – che anche le speranze del “governo del fare” sono svanite….per sempre.

    16 aprile 2010 | #

  8. flaminio cozzaglio scrive

    sono d’accordo , ma chi ha insistito per il partito unico ? impariamo a dirci : ho sbagliato . Fini in An sarebbe stato probabilmente messo subito in minoranza . Nel mare magnum può sperare nel torbido .

    16 aprile 2010 | #

  9. zoilo scrive

    Ma è chiaro, punta al Quirinale, con l’attuale costituzione, tanto è vero che un presidenzialista come lui non appena il Presidente Berlusconi ha parlato di elezione dirtetta del Capo dello Stato è andato su tutte le furie e il Napolitano ha tenuto bordone. Ma perché amate tanto Napolitano? Non riesco a capirlo.

    16 aprile 2010 | #

  10. aurim scrive

    Purtroppo è da molto tempo che dico che l’Onle Fini la fa fuori dal vaso e che fregandosene di chi ha votato la coalizione se ne esce con idee e con propositi in contrasto con il programma di Governo. Se non vuole più stare con noi non credo che nessuno lo obblighi a rimanere e se anche ci dispiace se ne può anche andare punto. Ma a casa e non in un eventuale gruppetto di fedelissimi tanto per rimanere attaccato alla poltrona. FUORI

    16 aprile 2010 | #

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