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Berlusconi strapazza il PDL?

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 11 ottobre 2010 | Prima Pagina

I giornali si sbizzarriscono sull’interpretazione del messaggio di Berlusconi al convegno organizzato dal ministro Rotondi. Tu che ne pensi?

“Con un’analisi che condivido, l’amico Gianfranco Rotondi ha detto che se negli ultimi due mesi la nostra parte politica ha dato – a volte – un’immagine che non ha entusiasmato, lo si deve ad alcuni errori del partito e non del governo. E’ verissimo: il governo ha fatto bene, ha raccolto il consenso costante degli italiani in tutte le tornate elettorali, e per questo deve andare avanti fino al termine della legislatura, per completare il programma scelto dagli italiani.

Il Parlamento ci ha confermato una larga maggioranza e il governo e’ determinato a bruciare le tappe. Dal Federalismo, alla Giustizia, al Fisco cambieremo questo Paese. E lo faremo attuando una profonda rivoluzione liberale.

A guidarci e’ e sara’ sempre un principio per noi irrinunciabile: l’uomo viene prima della societa’ e la societa’ viene prima dello Stato. Nel 2013 noi lasceremo agli elettori un’Italia piu’ liberale. Nei prossimi mesi concentreremo le nostre energie varando un ‘piano per la vita’, un insieme di misure per favorire la natalità e le famiglie italiane. Il nostro obiettivo e’ dare pieno riconoscimento al valore per noi fondamentale della sacralita’ della vita. Auspico che almeno su questo si possa contare su un atteggiamento costruttivo da parte delle opposizioni. Sono convinto che in Parlamento e nella societa’ ci siano delle forze responsabili che collaboreranno con noi”.

Noi in ogni caso andremo avanti. Il governo e la maggioranza faranno la loro parte; ma anche il PDL, soprattutto sul territorio, deve dare il suo contributo. Per questo ci siamo gia’ attivati, e abbiamo promosso una grande mobilitazione dei nostri sostenitori, iscritti e non. Attiveremo sul territorio, in ciascuna delle 61 mila sezioni elettorali, i ‘Team della liberta’. Con questi volontari faremo una grande opera d’informazione agli italiani su ciò che di positivo e di concreto il governo ha fatto in questi due anni.”.

Commenti

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4 Commenti »

  1. antonio scrive

    Questo governo nell’ ultimo mese ha una navigazione a vista e sono sicuro che si scioglierà come neve al solo entro Natale. Purtroppo, la disputa con i giudici pesa come un macigno ed impedisce una seria governabiltà. Il partito è slegato e,dopo l’ uscita rumorosa di Gianfranco & C., mi sembra intontito, ammutolito. Il PDL non esiste nel territorio. Si affida solo a Berlusconi; qualunque personalità emergente viene schiacciata; qualunque iniziativa viene ostacolata.
    Nulla è stato fatto per lo sviluppo, per i giovani, per le imprese, solo per menzionare i punti principali per i quali abbiamo votato e che sono di interesse primario per gli italiani. Ci è toccato assistere per quattro mesi alla violenta campagna sulla cucina e sulla piantina di un bilocale di 55 metri quadri. Invettive sui giudici a mai finire, barzellette con bestemmia, ed altre amenità. Tutto è stato detto e ridetto, pur di non fare interventi politici e sociali. Gli italiani sono molto più poveri rispetto al 2008.
    Di fronte a questo squallore, credo che i sondaggi che danno l’ astensionismo al 28% sottovalutano la nausea degli elettori, di destra e di sinistra, che non andranno alle urne o voteranno scheda bianca/nulla. L’ astensionismo sfiorerà o supererà iil 30% e riguarderà, temo, prevalentemente le persone orientate a destra.
    Antonio
    Antonio

    26 ottobre 2010 | #

  2. aurim scrive

    Oggi debbo dire che la colpa della rottura del PdL non è da assegnarsi tut
    ta a Fini. Debbo purtroppo dire che anche il nostro Presidente, Ammini stratore Delegato e Direttore Generale SILVIO BERLUSCONI ha le sue colpe che consistono principalmente nell’aver costantemente tenuto “da parte” Gianfri quando si riuniva con Bossi per decidere la linea da seguire e/o altro. Oppure di non aver subodorato il traffico sotterraneo che stava nascendo e proseguendo tra Gli attuali finiani che poi e sfociato nel tradimento di tutti noi. Per quanto riguarda Bondi e le tessere NO non va bene perchè vorrei sapere come si fa a presentarsi come facenti parte del Piddielle con una dichiarazione vocale?

    15 ottobre 2010 | #

  3. Antonio Palmieri scrive

    Intervento di Sandro Bondi, pubblicato su Il Giornale di martedì 12 ottobre

    Io sono abituato a prendere di petto i problemi politici e di cercare di discuterli con buon senso, spirito critico e con un intento costruttivo.
    Per questo dico che le parole del Presidente Berlusconi sul governo e sul Pdl non devono essere sottovalutate né utilizzate per un’utilità personale.

    Sul partito, ruolo identità radicamento sul territorio classe dirigente, sento parlare più o meno negli stessi termini da quando è nata Forza Italia.
    Nel mio ruolo di coordinatore di Forza Italia ho convissuto ininterrottamente con queste polemiche e con le accuse rivolte dall’interno e dall’esterno nei riguardi di un partito mai nato, dipendente esclusivamente dal suo leader, privo di radicamento territoriale e di classe dirigente.

    In parte queste lamentele erano giustificate, e infatti ci hanno spronato a lavorare meglio e di più. Al punto che, fra il 2006 e il 2008, Forza Italia cominciava ad essere considerato un partito solido, addirittura più organizzato di quanto non fosse il Pd e con un nucleo di nuova classe dirigente sconosciuta a tutti gli altri partiti. Segno che anche il mio impegno (politico, culturale, organizzativo e unitario) non è stato così evanescente, come molti credevano.

    Oggi si ripropongono le medesime questioni, con la differenza che nel frattempo abbiamo dato vita ad un partito unitario, frutto della unificazione essenzialmente di due storie, due apparati organizzativi e due classi dirigenti come quelle rappresentate da Forza Italia e Alleanza Nazionale.
    Come sanno gli storici, le fusioni di partiti diversi, per storia, identità e organizzazione, sono esperienze complesse, delicate, esposte sempre a possibili rigetti.

    Se vogliamo essere onesti e obiettivi, l’esperienza del Pdl non sfugge a questa complessità, che richiede, per essere gestita con successo, un certo grado di sapienza e di lungimiranza politica.

    Dapprincipio c’è voluto un grande impegno organizzativo per accompagnare positivamente questa unificazione. E bisogna ammettere che Denis Verdini ha svolto, insieme a Ignazio La Russa, un lavoro certosino quanto faticoso per costruire solide fondamenta al nuovo partito.
    Che cosa non ha funzionato allora nel nuovo partito? Io penso che se non ci fosse stata la rottura intervenuta con Fini, il Pdl e il governo non avrebbero subito una battuta d’arresto, offrendo l’immagine di una politica litigiosa e distruttiva.

    Perché è avvenuta la rottura con Fini? Era possibile scongiurarla? Queste sono le domande che in un partito democratico si dovrebbero porre, attraverso un limpido e trasparente confronto nel corso del quale ognuno si assume le proprie responsabilità. E’ così che si fortifica un partito e cresce una nuova classe dirigente.

    Se il problema fosse quello di sostituire i tre coordinatori il problema sarebbe di facilissima soluzione.
    La mia educazione alla politica mi ha insegnato che, alla fine, si vale non solo per il ruolo che si occupa formalmente nell’organigramma di un partito, ma soprattutto per le proprie idee, per il modo di esprimerle e di farle vivere in un confronto democratico.

    Di fronte al nodo rappresentato dal dissenso di Fini, l’intera classe dirigente del Pdl, interrogata e chiamata dal Presidente Berlusconi in più occasioni ad esprimere un parere, ad un certo punto è stata unanime nel considerare impossibile sopportare non un dissenso ma una vera e propria opposizione sistematica all’interno del partito e contro il governo.
    E’ evidente che questo problema ha rappresentato e rappresenta un macigno sulla strada della costruzione del Pdl.

    Per il futuro si propongono altri nodi politici da sciogliere, a partire dal rapporto con il nascente partito di Fini, la struttura organizzativa locale e nazionale che vogliamo dare al partito, il rinnovamento generazionale della classe dirigente del Popolo della Libertà.
    Anche su questi problemi i dirigenti di un partito hanno il dovere di esprimere delle idee e delle proposte, se vogliono avere un ruolo e rappresentare un punto di riferimento per il futuro.

    Per quanto mi riguarda, penso che dobbiamo proseguire, nonostante la rottura, l’opera che abbiamo iniziato di una ricomposizione di tutta l’area moderata del nostro Paese, dall’Udc di Casini al Fli di Fini, a condizione naturalmente che ci sia la possibilità di un confronto positivo, dell’adesione ad una alleanza di centrodestra seppure composta da una pluralità di forze autonome.

    Sul modello organizzativo del partito, sono dell’opinione che il modello tradizionale fondato sulle tessere sia definitivamente tramontato e che sia necessario lavorare ad un impianto democratico che punti soprattutto alla valorizzazione degli amministratori locali che hanno raccolto il consenso degli elettori sulla base del proprio impegno sul territorio. Un partito quindi degli eletti a tutti i livelli, che abbiano dimostrato di superare la prova del consenso territoriale.

    Riguardo alle questioni etiche e religiose, la mia posizione di cattolico si può riassumere nella necessità di stabilire un dialogo autentico tra credenti e cosiddetti laici, a partire dal valore della vita senza tuttavia inseguire soluzioni assolute che non tengano conto della domanda di ascolto e di comprensione degli uomini e delle donne del nostro tempo.

    Infine la questione di un rinnovamento generazionale della classe dirigente. E’ una questione aperta. Ho fatto tanto dal momento in cui ho avuto la responsabilità della guida di Forza Italia, d’intesa costante con il Presidente Berlusconi, per valorizzare i giovani, che non sarò certo io un impedimento, quando sarà necessario, all’assunzione da parte loro di ancora maggiori responsabilità politiche.

    12 ottobre 2010 | #

  4. Franco Faranda scrive

    Perché sarebbe stato il “Governo” a raccogliere il consenso costante degli italiani e non il PDL ? Credo che chi ha votato PDL lo ha fatto accogliendo una proposta politica che non veniva (soprattutto prima di vincere le elezioni e di governare) dal Governo che non c’era, ma dal partito di cui il Governo è un’espressione. Non ci sarebbe Governo del PDL senza il PDL.
    Berlusconi sembra ribadire questo pervicace convincimento (prima il Governo poi il partito) quando afferma che l’uomo viene prima della società. Ed è un principio pericoloso perché è altrettanto vero che è la società che forma l’uomo, così come è il partito che genera i governanti e non viceversa. Insomma prima viene il Partito e poi il Governo che quel partito sa esprimere. Allo stesso modo l’uomo, per quanto grande è il frutto di una società in cui vive e ove si è formato. Non ci sarebbe stato il genio di Leonardo al di fuori del proprio mondo. Ci sarebbe stato un altro genio, ma non quello. Senza nulla togliere al Genio, esso è pure sempre inserito all’interno di un mondo che gli ha consentito di crescere e svilupparsi. È cresciuto in sapienza e conoscenza nutrendosi di tutte quelle ricchezze che la società gli ha messo a disposizione. Certo erano a disposizione di tutti e solo lui ha saputo usarne in maniera eccelsa, ma senza quelle risorse non avrebbe potuto andare avanti e se fosse vissuto oggi sarebbe stato un genio del nucleare, della ricerca scientifica ecc…
    È un principio estremamente importante perché se è vero che l’Uomo si forma entro una società è sulla società e non sul singolo uomo che bisogna puntare per arrivare alla crescita dell’Uomo. Se puntiamo sui singoli uomini e facciamo leva sulla loro genialità o filantropia, senza far crescere la società, rischiamo di dipendere non più da una struttura che garantisce l’umanità, ma dal “capirccio” o “bontà” del singolo uomo, magari provvidenziale, nel quale poniamo le nostre vite e le nostre speranze.
    Quell’uomo potrebbe essere Berlusconi – e magari lui si sente investito da questa responsabilità – ma una società civile deve saper fare a meno di tali onnipotenze terrene e puntare invece su una crescita dell’umanità che deve sovrastare il singolo uomo, per quanto possa essere o sentirsi importante. Per questo ci sono le Leggi, La Costituzione, La morale (quest’ultima, in verità, un po’ sfumata) pilastri della società che dettano le regole all’Uomo che vive al loro interno e non può sottrarsi alle loro regole.
    Se è così – e io credo che non possa essere altrimenti – al primo posto deve stare la società e un governo deve puntare alla formazione della società nella quale si svilupperanno i singoli uomini. Per aiutare questo processo occorre investire nella formazione, nella scuola, nei valori universali nei quali ci riconosciamo.
    E mi chiedo se rientrano tra questi valori le pratiche di tiro con armi previsti per le scuole milanesi (così ho orecchiato) e la distruzione dei beni Culturali dai quali, da quando c’è il Governo Berlusconi, è sparito ogni intervento finalizzato alla valorizzazione e alla tutela delle nostre città. Eppure se distruggiamo questo tessuto storico – questa società appunto – non illudiamoci, gli Uomini che dovrebbero stare al primo posto non potranno che essere faccendieri, affaristi, uomini per un momento, non per la costruzione della Vita. La sacralità della vita non si raggiunge con qualche agevolazione fiscale – che è pur necessaria – ma puntando sui valori nei quali il PDL dice di riconoscersi. Se è così dovrà essere soprattutto l’esempio e la specchiata moralità di chi governa a testimoniare la sacralità della vita. Una casetta a Montecarlo di dubbia provenienza, una villa ad Arcore pare acquistata in liquidazione, un’avventura extra coniugale di cui ci si può vantare con orgoglio, una donna nuda esposta assieme alla Nuda di Giorgione per fare cassa con il plauso del Ministro, affossano i valori del PDL. Ancora una volta i valori del PDL debbono sopravanzare le deficienze e le piccolezze dei suoi uomini. Possono sopravanzarle se poniamo i valori al primo posto, li approfondiamo; lavoriamo perché diventino un costante punto di riferimento.

    11 ottobre 2010 | #

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