Vai direttamente a:

Palmieri: “Minniti, su cybersecurity non stai facendo né dicendo abbastanza”

Antonio Palmieri

RASSEGNA STAMPA

Palmieri: “Minniti, su cybersecurity non stai facendo né dicendo abbastanza”

Scritto da Antonio Palmieri | 3 febbraio 2017 | RASSEGNA STAMPA

“Inizio il mio intervento esprimendo la solidarietà, personale e del gruppo di Forza Italia, al Ministro Minniti, perché non è facile svolgere una funzione delicata come la sua in un Governo il cui leader del principale partito ogni giorno si affanna a dare colpi di piccone.”. Con queste parole ho iniziato il mio intervento alla Camera, ieri, dopo l’informativa del ministro dell’interno dedicato al caso dei fratelli Occhionero e alla cyber security.

La vicenda dei fratelli Occhionero non mi appassiona. Mi impressiona la semplicità con la quale queste persone hanno potuto tentare di avere accesso a computer di personalità importanti.

Il vero punto importante è la seconda parte di quanto (non) detto da Minniti sulla cyber sicurezza nel nostro Paese.

Un intervento generico e insoddisfacente, su un tema che peraltro conferma che la distinzione tra virtuale e reale non c’è più. Il digitale è un ambito integrale della nostra vita ed è reale tanto quanto il resto degli ambiti nei quali viviamo. Per questo il tema della cyber sicurezza non è più rimandabile.

Nell’ultima assemblea della NATO (Varsavia, luglio 2016) è stato detto che non solo il cielo, la terra, il mare e lo spazio ma anche il web è un ambito di primaria importanza per la difesa dei nostri Paesi e del nostro Paese. Sempre da luglio dello scorso anno è in vigore la direttiva dell’Unione europea relativa alla sicurezza dei sistemi informatici. Sarebbe interessante capire, pur nella precarietà di questo governo, come ci stiamo attrezzando. Sarebbe opportuno che anche qui ci mettessimo subito a lavorare, anziché aspettare che finisca la legislatura senza fare nulla.

Serve che il governo faccia chiarezza su alcuni punti. Bisogna avere un piano nazionale adeguato, che dimostri una capacità non solo reattiva, ma soprattutto attiva, di azione e di prevenzione. Occorre diffondere la cultura dell’importanza della cybersicurezza, sia nell’ambito pubblico che privato. Anche in questo campo – come in molte delle tematiche connesse al digitale – scontiamo un’arretratezza di natura culturale che penalizza l’intero sistema Paese.

[AgendaDigitale.eu]


Testamento biologico. «I medici diventeranno meri esecutori. Il Pd non ha niente da dire?»

Scritto da Antonio Palmieri | 3 febbraio 2017 | RASSEGNA STAMPA

«Perché il Pd riesce a litigare su tutto tranne che su temi di primari importanza, che riguardano la vita delle persone, come l’eutanasia?». Se lo domanda Antonio Palmieri (Forza italia), parlando con tempi.it, dopo la conferenza stampa indetta ieri alla Camera da un gruppo trasversale di parlamentari sulla legge che vuole introdurre il testamento biologico (Dat). Come già dichiarato a questo giornale da Eugenia Roccella (Idea), il testo presenta molti problemi e così com’è scritto rappresenta di fatto «una legge sull’eutanasia: una legge cioè che consente di togliere idratazione e alimentazione, e che non tutela la libera decisione, in scienza e coscienza, del medico». Alla conferenza stampa, oltre a Palmieri e Roccella, erano presenti Gian Luigi Gigli (Des-Cd), Alessandro Pagano (Lega), Paola Binetti (Udc), Benedetto Fucci (Cor), Raffaele Calabrò (Ap), e Domenico Menorello (Sc). Nessuno del Pd.

Perché avete indetto la conferenza stampa?
Il punto che più ci sta a cuore, e che vorremmo modificare attraverso un emendamento, è quello sulla “vincolatività” del testamento biologico per il medico. Attualmente la legge ne mette in dubbio il ruolo stesso, trasformandolo in un mero esecutore testamentario.

Perché vi opponete?
Cerchiamo di immaginarci quanto è delicata la situazione di un paziente che vorrebbe chiedere l’eutanasia. Potrebbe essere mal consigliato, potrebbe non essere in grado di prendere le decisioni giuste, vivendo un grave disagio psicologico. Secondo quanto previsto dal disegno di legge attuale, il medico non dovrebbe fare altro che sottostare alla volontà del paziente, invece di consigliargli la soluzione migliore, essendo evidentemente più preparato dal punto di vista sanitario. La dinamica è un po’ simile a quello che sta accadendo con i vaccini, in cui prevale il punto di vista del paziente, che decide di non vaccinarsi pensando di essere più preparato e più furbo del medico che invece prescrive l’opposto.

Vi sentite soli in questa battaglia?(
Per il momento sì, non capiamo perché siamo gli unici ad avere chiesto alcuni emendamenti. Speriamo che qualche collega del Pd ci segua e abbia voglia di esaminare l’iter di questa legge, prima che venga approvata in fretta e furia. Mi chiedo come mai nel Pd riescano a litigare su tutto tranne che su questi temi di primaria importanza, che riguardano la vita delle persone. C’è tempo fino al 20 febbraio prima che la legge arrivi in Aula, speriamo che sia un mese fruttuoso.

I giornali non se ne stanno occupando molto.
È vero, se n’è sempre parlato troppo poco, non c’è stato finora un reale interesse dell’opinione pubblica, una volta superato il dibattito del caso Englaro. Questa legislatura vuole approvare la legge nel più breve tempo possibile, ma non c’è niente di più sbagliato. Gli italiani hanno bisogno di formarsi un’opinione e speriamo che la preoccupazione per questi temi si allarghi rispetto alla piccola cerchia di parlamentari che finora se ne sta occupando. La decisione finale sulla vita di un malato non può arrivare dal Parlamento, ma per la sua delicatezza deve sempre essere presa tra medico, paziente e famiglia.

[Tempi – 03/02/2017]


Il digitale è una battaglia quotidiana per il consenso

Scritto da Antonio Palmieri | 25 gennaio 2017 | RASSEGNA STAMPA

Internet ha cambiato anche la politica. E sta continuando a cambiarla. L’ultima, abbagliante conferma è arrivata dal sorprendente ingresso alla Casa Bianca di mister Donald Trump, con annesse polemiche. Le campagne ormai si giocano on line e soprattutto sui social network. Arriva quindi a fagiolo il libro “Internet e Comunicazione politica” di Antonio Palmieri, responsabile web di Forza Italia, un pioniere delle relazioni digitali visto che ha un sito personale da oltre 15 anni ed è stato, insieme con l’irruento Antonio Di Pietro, il primo parlamentare italiano su Twitter. Insomma, uno che se ne intende a differenza di tanti altri suoi colleghi.

Conosco Palmieri da tempo e ho modo di apprezzarlo settimanalmente anche come titolare di un blog su EconomyUp (Tecnologia Solidale). Spesso gli dico, quasi scherzando, che è un politico anomalo. Mi piace trovare anche in questo libro conferma di quella che io chiamo la sua “anomalia”, che poi non è altro che la capacità di guardare alle cose importanti ben oltre gli schieramenti e soprattutto con uno sguardo attento al presente quotidiano e al futuro che ci riguarda tutti.

“Internet e Comunicazione politica”, pubblicato da Franco Angeli, è come dichiara lo stesso autore, un “libro-testimonianza” di una militanza digitale che si avvia verso il quarto di secolo, militanza digitale che si è intrecciata con le vicende politiche del nostro Paese ma ha anche con l’evoluzione della cultura tecnologica generale. Le cose sono cambiate e il libro anche questo documenta. “Parlare di tori non è come essere nell’arena”, dice un proverbio spagnolo ricordato da Palmieri. Ecco, lui è certamente un torero che nel corso del tempo ha dovuto agitare la muleta davanti a tanti tori furiosi, sempre con un occhio agli sviluppi tecnologici e l’altro agli equilibri politici.La copertina del libro di Antonio Palmieri

Per questa ragione “Internet e Comuniazione” è anche una guida utile, grazie anche a un linguaggio semplice e poco incline al birignao tecnologico, a tutti coloro che si avvicinano in ritardo alla comunicazione digitale, anche a livello personale e non solo nell’arena politica. Internet è il luogo della campagna elettorale permanente, si intitola un paragrafo del libro, ricordandoci che online relazioni, reputazione e, quindi, consenso si costruiscono giorno. La lettura politica di Palmieri è facilmente trasferibile ad altri ambiti, soprattutto nei concetti generali che la guida. Ce ne sono un paio che mi piace sottolineare perché spesso sommersi da certe ossessioni digitali forse anche per la loro ovvietà: la realtà viene prima della comunicazione (serve un leader, così come serve un prodotto per avere successo), anche perché il web non è un mondo a parte ma un pezzo importante del nostro mondo. Secondo, con internet non si vincono le elezioni, ma senza si perde (così come il web non è garanzia di business ma è sempre più difficile farlo restando solo offline).

Ecco perché, concludo con Palmieri, sbaglia chi domanda ancora quanti voti vale Internet. Altra è la questione: “come faccio a stare online in modo tale da non perdere voti e anzi guadagnarne qualcuno di più? Sostituite voti con ricavi e capirete perché davanti al digitale siamo tutti uguali: singoli, partiti, aziende.

(Giovanni Iozzia, Economyup.it, 23.1.2017)


Scrittori: un “Cantiere” per Eugenio Corti Iniziative per ricordare autore cattolico

Scritto da Antonio Palmieri | 25 gennaio 2017 | RASSEGNA STAMPA

“Eugenio Corti e’ uno dei grandi della letteratura italiana del 900 e di ogni tempo. La sua opera merita di non essere dimenticata e anzi di essere riproposta”. Con queste parole, Antonio Palmieri, capogruppo Forza Italia in commissione cultura ha aperto la conferenza stampa di presentazione del “Cantiere Eugenio Corti”, serie di iniziative dedicate allo scrittore brianzolo coordinate dal prof. Giuseppe Langella, docente dell’Universita’ Cattolica di Milano e da Paola Scaglione, docente e biografa di Corti. Tra le principali iniziative vi e’ la pubblicazione degli atti del convegno internazionale tenutosi lo scorso giugno all’universita’ Cattolica di Milano, “Al cuore della realta’. Eugenio Corti scultore di parole”, a cura della professoressa Elena Landoni e presentati in anteprima nella conferenza stampa. Inoltre martedi’ 14 febbraio ancora la Camera ospitera’ il convegno “L’eredita’ lasciata dai padri. Eugenio Corti un maestro per i nostri tempi”. “Sara’ un’altra occasione per approfondire l’eredita’ del pensiero del grande scrittore cattolico”, ha detto Palmieri, la cui opera principale, “Il cavallo rosso” ha avuto 32 edizioni ed e’ stata tradotta in 9 lingue, tra cui il giapponese. Corti e’ stato uno scrittore realista, che scriveva per “testimoniare la verita’ e la bellezza”, come ha ricordato Paola Scaglione. Uno scrittore “universale e insieme attaccato al suo territorio d’origine, la Brianza”, come osservato dal professor Langella. Il “Cantiere Corti” sta organizzando altre iniziative per dare conto della ricchezza dell’opera di questo scrittore.

(ANSA)


Post verità e delle fake news: considerazioni e proposte

Scritto da Antonio Palmieri | 6 gennaio 2017 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Come hanno ricordato sul Foglio Carnevale Maffè e Giovanni Maddalena le notizie false sono sempre esistite. Per chi fa comunicazione politica il confronto con le bugie (o ritenute tali dal proprio punto di vista) è parte del lavoro quotidiano. Per fare solo un esempio, nell’aprile del 2004 lanciai per Forza Italia il sito tematico “Caccia alle bufale online”, per smentire le false notizie riguardanti il governo Berlusconi pubblicate nel web e veicolate anche tramite catene di email. Conobbi in quella occasione il lavoro di Paolo Attivissimo, che da oramai quasi tredici anni smaschera le bufale online e che assieme a David Puente ha svolto una pregevole inchiesta per scoprire chi c’è dietro e come funzionano i siti di fake news di maggior successo.

La questione è certamente rilevante. Tuttavia l’andamento del dibattito mi ha convinto che il tema non sarebbe diventato di “vitale importanza” per l’assetto democratico globale se la Clinton avesse vinto le elezioni e Renzi il referendum. Poiché hanno perso le elezioni quelli che le “dovevano” vincere e che, guarda caso, controllano in larga parte la comunicazione, fake istituzionali compresi, ora diventa urgente regolamentare la verità sulla rete. 

In realtà, i rappresentanti dell’establishment di governo non hanno perso a causa di qualche sito spara bufale ma perché incapaci di dare risposte alle paure e alle domande di sicurezza sociale ed economica espresse da larga parte dei cittadini. Domande peraltro da essi giudicate sbagliate, non politicamente corrette, indegne di cittadinanza nel dibattito pubblico. In un arguto tweet, il vicedirettore del tg1 Gennaro Sangiuliano si chiede “non ho capito se si vogliono bloccare le “bufale” in rete o le “verità negate” quei fatti che la dittatura del politicamente corretto nega”. È più comodo trovare un capro espiatorio della sconfitta nei siti fake che fare una seria autocritica.

Il dibattito attuale mi riporta a quando, dopo aver perso le elezioni europee 1999, la sinistra si rifugiò nella comoda scappatoia di pensare che avessimo vinto perché avevamo usato gli spot. Così il governo D’Alema nel febbraio 2000 approvò una legge (tuttora in vigore) per impedire di usare gli spot TV e radio. Com’è noto, persero rovinosamente sia le regionali 2000 che le elezioni politiche 2001. Non avevano perso per gli spot ieri, non hanno perso oggi per le fake news. Come cerco di argomentare nel mio libro “Internet e comunicazione politica”, la questione centrale è che la realtà (sociale, politica, economica) viene sempre prima della comunicazione e determina buona parte del contesto e dell’esito delle vicende elettorali. 

Nel caso in questione ciò significa anche che il problema delle false notizie non riguarda solo il web o i social network, fatelo capire per favore al ministro Orlando. Il tema della verità dell’informazione è antico come il mondo. Se dovessimo oscurare ogni fonte di bufale, allora si dovrebbero oscurare i grandi siti per manifesta manipolazione della realtà, come scrive Marcello Foa in un suo recente post a proposito di come si manipola l’informazione, tra spin doctor istituzionali e testate informative “ufficiali”.

Su questo aspetto si fonda la premessa di ciò che ha detto Grillo. La sua idea della giuria popolare per decidere quali notizie siano vere non è una proposta ma la butta, come al solito, in caciara. Lancia la solita fake notizia e ottiene gratis visibilità per sé e guadagni non solo politici per il suo blog.

Allo stesso modo è irricevibile la proposta del presidente antitrust Pitruzzella. Non ne discuto la buona fede ma è evidente il rischio di cadere in forme di censura se è una agenzia pubblica, nominata da chi è al potere, a decidere che cosa è verità oppure no o a distinguere i confini tra satira e menzogna. 

Che fare, allora? In primo luogo i media istituzionali smettano di dare rilevanza alle bufale, rilanciandole nei propri siti, seppur  con lo scopo di denunciarle. Se un sito fake come newsitalia24.com fa 120.000 visitatori al mese (fonte Agi, inchiesta di Matteo Flora e Arcangelo Rociola) cioè solo 4.000 al giorno, che audience raggiungerà se repubblica.it ne rilancia i post? 

In secondo luogo, le fake news si combattono con buoni contenuti ed educazione all’uso del web. Dice bene il giornalista e blogger Fabio Chiusi nel suo post per valigiablu.it: “Quando c’è bad speech, insegnano piuttosto gli anglosassoni, si combatte con more speech. Manipolazione, propaganda, bugie, falsità costruite ad arte si contrastano con logica e spirito critico, argomenti e dati.”. È una strada lunga, lo so. E parte inBanzi tutto dai comportamenti personali, il mio e il tuo: ma anche nel web la moneta cattiva si scaccia mettendo in circolazione moneta buona. A questo riguardo non mi sfugge quanto evidenziato dalla ricerche di Walter Quattrociocchi sul fatto che il debunking, “il confutare le false informazioni attraverso il fact checking” sia inutile “per ristabilire una coscienza corretta dei fatti”. Ma solo una presenza può sperare di contrastare un’altra presenza. 

In terzo luogo, se si ritiene che una balla sia un reato, allora la si persegua usando le leggi che già ci sono, anche per intervenire su siti aventi sede all’estero, cosa fattibile, specie se si è una istituzione pubblica e dunque si ha potere a sufficienza.

Rimane il tema del ruolo dei big player del digitale: semplici vettori neutri oppure super media companies? Non ho una risposta ma una provocatoria considerazione. Google e Facebook sono aziende private che svolgono un servizio pubblico, nel senso del principio di sussidiarietà: pubblico è il servizio, non necessariamente chi lo eroga. Se così è, allora queste aziende sono chiamate a un di più di responsabilità. Come praticarla è il problema: potenziare la “moderazione sociale”, cioè incrementare le segnalazioni di fake proposte dagli utenti può essere un inizio ma si presta ad abusi alla libertà di espressione. Limare gli algoritmi, anche. Forse a questa questione, come direbbe un premio Nobel per la letteratura, “risposta non c’è”. Vale però la pena di cercarla, tutti insieme, consapevoli che poiché nella vita il grano e la zizzania cresceranno sempre insieme. Lavoro alle campagne elettorali di Berlusconi dal 1993 e nel web da fine 1994 e mi sono dovuto confrontare con fake di ogni tipo. È impossibile  (e antidemocratico) pensare di impedire la scrittura di bugie per legge. Quando nel 2001 qualcuno tra noi voleva denunciare chi taroccava online la nostra campagna di affissioni, con Berlusconi decidemmo di farne il “Concorso dei manifesti taroccati”. Fu una controcampagna di grande successo.

Concludo con un sorriso. È davvero ironico vedere come la maggior parte di coloro che si battono per la verità online siano gli stessi che ci dicono da anni che la verità non esiste. Ma questo è tutto un altro tipo di fake…

Pubblicata su Il Foglio, sabato 7 gennaio 2017


Riforma Renzi: colpo all’efficienza e alla democrazia. Mia lettera ad Avvenire

Scritto da Antonio Palmieri | 3 dicembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

Caro Direttore,
la riforma Renzi toglie democrazia e aggiunge inefficienza. Infatti riforma e nuova legge elettorale consegnano al premier parlamentari a sufficienza per eleggere da solo Presidente della Repubblica e giudici della Corte costituzionale. Renzi ha detto che cambierà la legge elettorale? Stai sereno, se vince non avrà motivo per farlo. Governando il PD 17 regioni su 20 e quasi tutti i comuni principali, è sicuro di avere la stessa maggioranza alla Camera e al Senato. Vincessero altri avrebbero il Senato contro. Poiché il Senato può rivedere ogni legge approvata dalla Camera e proporre leggi proprie, due camere con maggioranze diverse significa paralisi. 

Avremo meno democrazia anche perché non si sa come saranno scelti i senatori: l’unica cosa certa è l’abolizione del voto del popolo. E avremo meno efficienza, perché i modi per fare una legge da tre diventano dieci e il funzionamento di Camera e Senato è affidato a regolamenti al momento sconosciuti. Certo è che i senatori avranno compiti impegnativi, impossibili da svolgere part time, facendo contemporaneamente i sindaci o i consiglieri regionali. Ed è provato che non risparmieremo 500 milioni ma 50, perché le spese di funzionamento del Senato restano immodificate. Fanno 90 centesimi all’anno per cittadino. Il ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale costa 250 milioni, vanificando così ogni risparmio. 

Avremo infine meno democrazia su un aspetto cruciale. Il governo, cioè il premier, avrà un potere senza controllo sulle Regioni. Potrà ad esempio annullare una legge regionale sulla famiglia o per la libertà di educazione facendola cancellare dalla Camera. È la “clausola di supremazia”, terribile strumento per togliere libertà alle Regioni non allineate al pensiero del governo. Questo da solo è un ottimo motivo per votare NO! 

Ultima precisazione. Volevamo lavorare a riforme condivise e abbiamo dato credito a Renzi. Con l’andare del tempo ci siamo resi conto che a lui interessava solo usarci contro la sua minoranza interna e fare riforme a misura del PD e non per il bene del Paese. Bene per il quale votiamo NO! Ci siamo fidati di Renzi. È stato un errore. Da non ripetere domani. 

Avvenire, 3 dicembre 2016, pag.7


“Tecnologia Solidale” giunge alla quinta edizione

Scritto da Antonio Palmieri | 30 novembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

Startup, grandi aziende over the top, istituzioni di ogni livello. Come di consueto, anche la quinta edizione di “Tecnologia solidale” spazierà sui molti modi in cui la tecnologia aiuta le persone in difficoltà a vivere meglio.
Il programma – vedi al termine del comunicato – parla da sé.

In più quest’anno Tecnologia solidale presenterà due primizie: il primo Report sulla accessibilità dei siti web dei ministeri realizzato da siteimprove.com e la prima versione del volume “Tecnologia solidale. Startup, esperienze e iniziative. La tecnologia che migliora la vita delle persone”. Il libro, un po’ catalogo e un po’ report, propone il meglio di quanto pubblicato dal deputato Antonio Palmieri nel blog settimanale tematico su www.economyup.it.

Si potrà seguire il convegno in live streaming sul sito della Camera, a questo link: http://webtv.camera.it/evento/10324.



PROGRAMMA


TECNOLOGIA SOLIDALE 2016 – GIOVEDI’ 1 DICEMBRE 2016
SALA DEL MAPPAMONDO, CAMERA DEI DEPUTATI – ORE 14.30


Saluti di benvenuto: Simone Baldelli, Vicepresidente della Camera dei Deputati

Introduzione: Antonio Palmieri, Deputato, Intergruppo Innovazione


Primo Panel: La tecnologia solidale e le iniziative delle grandi aziende

Paola Andreozzi, Responsabile Corporate Social Responsability Microsoft Italia

Laura Bononcini, Relazioni Istituzionali Facebook Italia

Maria Cristina Ferradini, Consiglieri Delegato Fondazione Vodafone Italia.

Marcella Logli, Direttore Generale Corporate Shared Value di Telecom Italia e Direttore Generale di Fondazione Telecom Italia

Andrea Stazi, Public Policy Manager, Google Italy

Angelo Failla, Direttore Fondazione IBM Italia

Modera: Giovanni Iozzia, Direttore economyup.it

Secondo Panel: Startup e iniziative di tecnologia solidale

Daniela Di Gianantonio, Market analist Siteimprove A/S

Bruno Calchera, Direttore responsabile CSRoggi

Gianluca Ricci, Presidente di Cuore Digitale

Filippo Scorza, Ideatore di Alfred Mobilità 2.0

Mario Vigentini, ideatore e fondatore di Mario Way

Modera: Stefano Epifani, docente di tecnologie applicate alla comunicazione, Università La Sapienza di Roma, fondatore di techeconomy.it


Terzo Panel: Il punto di vista delle Istituzioni

Flavia Marzano, Assessore alla semplificazione del Comune di Roma

Maria Pia Giovannini, Responsabile area pubbliche amministrazioni AgID

Roberto Scano, Presidente della Commissione e-accessibility Uninfo

Alessandro Delli Noci, Assessore all’innovazione tecnologica del Comune di Lecce

Modera: Carlo Mochi Sismondi, Presidente forum PA



* Per accedere alla Camera, gli uomini devono obbligatoriamente indossare la giacca


“Manca una regia forte sulla cybersecurity, Renzi si muova subito”

Scritto da Antonio Palmieri | 22 novembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

«Un rafforzamento della cyber security nazionale non può attendere perché il tema è l’eterna lotta tra il bene e il male e noi non ci possiamo stancare di combatterla». È una sorta di monito quello di Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia che però evidenzia: “eppure nel nostro Paese non è data ancora la giusta attenzione al tema della sicurezza digitale ad ogni livello; non c’è consapevolezza tra cittadini e imprese, media e istituzioni del fatto che in gioco c’è il futuro dei Paesi”.

La direttiva Nis dell’Unione europea definisce un primo insieme univoco di norme in materia di cybersecurity a livello europeo. Crede che l’Italia sia pronta ad adeguarsi?

Non vorrei sembrare pessimista ma se dovessi giudicare da quanto finora dal governo, direi di no. Basti pensare che i 150 milioni di euro stanziati nella legge di Stabilità 2016 ancora non sono arrivati a destinazione. Un’occasione persa anche perché si trattava del primo stanziamento – anche cospicuo – ad hoc per il settore.

Che fine hanno fatto quelle risorse?

La risposta è arrivata qualche settimana fa, dopo un’interrogazione parlamentare che portava la mia firma e quella del collega Francesco Paolo Sisto. Il sottosegretario del ministero dell’Interno Gianpiero Bocci ha spiegato 135 milioni sui 150 stanziati complessivamente dalla legge di Stabilità 2016 per la cybersecurity verranno destinati in parte ad attività di tipo convenzionale per il potenziamento degli interventi rivolti alla prevenzione e al contrasto delle minacce alla sicurezza informatica nazionale. La parte prioritaria, invece, verrà destinata ad attività di carattere informatico per la protezione dello spazio cibernetico del Paese, di diretta competenza appunto degli Organismi di informazione e sicurezza. Da evidenziare che Bocci ha usato il futuro: vuol dire che quei soldi sono in giro da un anno e un anno ai tempi del digitali è praticamente un’era geologica. Per concludere solo 15 milioni hanno un destinatario certo: la polizia postale. Questo grazie a un emendamento passato nella manovra. Poi ci sono alcune voci ufficiose, come la somma di almeno 10 milioni destinata al ministero dell’Interno. Ma per il resto non si sa nulla.

La direttiva Nis dà 21 mesi di tempo agli Stati per adeguarsi…

Ventuno mesi vanno bene se un governo ha già una strategia in essere. Non è il caso dell’Italia dove il governo è rimasto impantanato.

In che senso?

Mi riferisco al balletto con polemiche annesse, a ciclo continuo, relative alla possibile nomina di Marco Carrai come responsabile della cybersecurity in seno a una struttura sotto il cappello di Palazzo Chigi. La cosa sembrava quasi fatta, poi si è di nuovo tutto fermato. Il risultato è stato quello di bloccare tutte le iniziative in questo campo.

Comunque un responsabile c’è già: il sottosegretario Marco Minniti. La ministra Boschi ha chiaramente detto che l’unica autorità politica preposta alla gestione dei servizi di sicurezza è e sarà Minniti.

Sì, certamente. Ma la spada di Damocle della nomina di Carrai ha avuto l’effetto di schiacciare anche l’azione di Minniti. Diciamo che il sottosegretario è rimasto un po’ a margini quando invece poteva svolgere un ruolo di primo piano. La sicurezza informatica è un fattore cruciale per la prosperità economica di un Paese, è una questione che richiede consapevolezza nella sua complessità e richiede anche investimenti. Ecco perché fondamentale che dietro ci sia una regia politica forte. Che però in Italia ancora non si è vista. Purtroppo.

[Fonte: Corriere della Comunicazioni, 17 novembre 2016]


Referendum: campagna virale a costo zero

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

“Con internet non si vincono le elezioni, ma senza si perde…”. Parola di Antonio Palmieri, l’uomo web di Forza Italia, che sin dal ’94 ha curato tutte le campagne elettorali di Silvio Berlusconi. Questa considerazione sul ‘ruolo elettorale’ della grande rete, spiega il deputato azzurro, ora responsabile Internet del partito, vale anche per il referendum del 4 dicembre. Senza l’arma dei social networks, infatti, difficilmente prevarrà il No (come vorrebbe il partito del Cav) o il Si.

Un’efficace campagna on line, anche a colpi di tweet e video messaggi su Facebook, insomma, può fare la differenza. Palmieri lo dice chiaramente nel suo ultimo saggio ‘Internet e comunicazione politica’, edito dalla Franco Angeli, dove spiega strategie e tattiche sui nuovi media per affrontare ogni sfida elettorale, dando la caccia a indecisi, astenuti e delusi. La “partita referendaria -assicura all’Adnkronos l’esponente forzista- si gioca certamente anche on line. Fi è partita diversi mesi fa con il sito del ‘Comitato per il No’. E da un mese facciamo un’infografica che ogni mattina distribuisco via Whatsapp ai nostri deputati e senatori, coordinatori regionali e responsabili locali”. Poi “ciascun parlamentare, a sua volta, la veicola nei propri spazi online, generando una catena di Sant’Antonio fino alla vigilia del voto”.Palmieri rivela i segreti della campagna azzurra contro il ddl Boschi, che definisce virale e a costo zero.

(altro…)


Un manuale per i politici sui segreti della rete

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2016 | RASSEGNA STAMPA

“La comunicazione è un abito su misura, specie sul web”. Così Antonio Palmieri, deputato e responsabile internet e nuove tecnologie di Forza Italia, sintetizza in un tweet il contenuto del suo libro ‘’Internet e comunicazione politica’’, 150 pagine, Franco Angeli Editore, nel quale trasferisce la sua lunga esperienza nel settore.

Dopo vent’anni accanto a un leader, campione di comunicazione come Silvio Berlusconi, Palmieri svela anche un retroscena tanto curioso, quanto esemplare, della campagna elettorale del 2001. ‘’Di fronte al divieto per legge di fare spot elettorali su radio e tv imposto dall’allora premier Massimo D’Alema, Forza Italia – ricorda Palmieri a ‘’Prima ‘’ – lanciò una campagna di manifesti 6×3 che durò dieci mesi. Ma sulla Rete i manifesti cominciarono ad essere ben presto ‘’taroccati’’, amplificando in maniera ridicola i concetti e le immagini della campagna. E’ noto che noi anziché reagire cavalcammo il ‘’taroccamento’’, al quale fu data grande visibilità sui giornali, promuovendo sul nostro sito un concorso dei manifesti taroccati con una giuria, composta da Adriano Galliani, Giuseppe Prisco ed Emilio Fede, che premiò tre vincitori scelti fra i quasi 300 partecipanti.’’

Fino ad ora però non si è saputo che fra i toroccatori c’era lo stesso staff della comunicazione di Forza Italia. ‘’Con un amico grafico – rivela infatti Palmieri – visti i primi taroccati, ci mettemmo a produrli anche noi, producendo una contro comunicazione con la quale, senza rinunciare all’ironia, cercammo di creare simpatia per la nostra campagna. Andò bene.’’ Ciò dimostra, secondo Palmieri, che non bisogna opporsi alle campagne virali, che vanno invece assecondate con ironia e autoironia, modalità che finisce per smorzare il potenziale impatto negativo e crea invece simpatia.

‘’Il libro – aggiunge- sulla base delle cose che ho fatto racconta come i partiti e i leader sono e dovrebbero stare on line. Alla domanda qual è il leader migliore rispondo che ognuno sta in rete come vuole, in base alla propria sensibilità politica e comunicativa. Nessun leader è paragonabile, anche se bisogna riconoscere a Obama, con il suo ‘’MybarakObama.com’’, di aver aperto una strada’’. ‘’Comunque – sottolinea Palmieri – ciò che conta è avere un leader e un progetto politico da comunicare, perché questo viene prima della comunicazione. Inoltre occorre essere consapevoli che non esiste più un confine fra virtuale e reale.

Certamente le campagne elettorali online si contraddistinguono per immediatezza e minori costi. Se poi si è bravi a inventare iniziative “internet per internet”, che nascono in rete e vivono nella rete, si può puntare – sulla base della capacità di essere ‘’notiziabili’’ – a venire rilanciati sui media tradizionali, a partire dai quotidiani ma anche dalla televisione, che fa ancora la parte del leone, sia pure sempre più nell’intreccio con i social. Così, ad esempio, opera il movimento di Beppe Grillo che, scelto un registro comunicativo di rottura, usa come ‘’catapulta’’ il blog, e da lì, grazie alla propria comunicazione dirompente trova facile spazio sui giornali e le tv. ’’

Il libro di Palmieri è ricco di suggerimenti e proposte operative che costituiscono ben 47 capitoli-ricetta, ciascuno sintetizzato alla fine con un tweet, per essere in sintonia con il tema. Metà libro è dedicato a come leader e partiti possono stare online. La seconda parte invece è ricca di suggerimenti concreti su come il singolo esponente politico, può ottimizzare la propria presenza sulla rete. Il punto di partenza rimane quello di essere originali e di essere se stessi.

[Claudio Sonzogno, Prima Comunicazione, novembre 2016]



Tecnologia Solidale
Continua

Questo sito Web utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito Web, si presta il proprio consenso all'utilizzo dei cookie.
Per maggiori informazioni sulle modalità di utilizzo e di gestione dei cookie, è possibile leggere l'informativa sui cookies.