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Coronavirus: orientarsi con ragionevolezza

Antonio Palmieri

Prima Pagina

Coronavirus: orientarsi con ragionevolezza

Scritto da Antonio Palmieri | 28 Febbraio 2020 | Prima Pagina

“Il virus sta circolando da settimane, se non da mesi, in Italia. E di questo dobbiamo ritenerci fortunati: perché vuol dire che è meno letale di quanto temiamo sia. E che ci abbiamo convissuto già da tempo senza particolari problemi. Ecco perché forse dobbiamo essere meno spaventati di quanto lo siamo ora.” È il concetto cardine del pezzo con il quale Ilaria Capua lunedì ha provato a ricondurre nei limiti della ragione ciò che stava (e sta) accadendo per il coronavirus.

Ragionevolezza, unico antidoto attualmente disponibile e utilizzabile. Per diffonderlo, ho trovato molto utili tre pezzi di Riccardo Luna, una piccola serie dal titolo “Coronavirus e terapia antipanico”. Nel primo pezzo Luna ci ricorda, numeri alla mano, di cosa (purtroppo) si muore ogni giorno in Italia: “Prendiamo l’influenza: di tutti coloro che muoiono in Italia (650.000 persone l’anno) uno su mille muore di influenza. I morti di influenza sono quasi due al giorno. Immaginate un titolo: altri due morti! Ogni giorno.”.

Disinserire il “tutto maiuscolo” è il titolo del secondo pezzo, che propone altri numeri per aiutarci a capire che “Dal coronavirus si guarisce, quasi tutti guariscono, come accade per l’influenza. Non è la peste. Non è l’Aids.”. Su questo punto torna il terzo pezzo, “Come si calcola la mortalità del Coronavirus” che spiega perché “il fatto che l’80% dei casi sia in forma lieve e talvolta senza sintomi fa sì che verosimilmente i contagiati siano molti di più. Il che vuole dire che il virus è molto meno pericoloso.”. Proprio il concetto espresso da Ilaria Capua nella prima citazione.

Molti altri pezzi utili sono usciti in settimana. Ti segnalo una riflessione del politologo Luigi Di Gregorio, che motiva perché la nostra fragile società sia esposta alla infodemia, l’epidemia che viene dall’informazione: “In una società individualizzata non c’è più spazio per chi rimette al “buon Dio” il momento della sua fine terrena, né al fatalismo, né per chi creda fermamente in una comunità terrena (scientifica o politica) che sia in grado di salvarci. Siamo soli, ci percepiamo come tali, e dunque siamo iper-attivati sul fronte dell’autoconservazione e dello spirito di sopravvivenza.”

In questo contesto, da deputato e da cittadino sono molto deluso e preoccupato per come il governo ha gestito questa vicenda. Nell’era digitale e globale, la comunicazione è politica e dunque va maneggiata con estrema cura. Dopo aver per settimane assicurato che nessun Paese si era mosso meglio dell’Italia per prevenire il contagio, in pochi giorni il premier ha trasformato l’Italia nella Cina d’Europa. Per non parlare della foto del governatore lombardo con la mascherina, che da mercoledì ha fatto il giro del mondo, confermando la sensazione di una situazione fuori controllo.

Il risultato è che produzione, esportazioni, turismo, sono in ginocchio. Recuperare sarà molto dura. Vedremo quali misure concrete saranno poste in essere dal decreto economico annunciato dal governo. Nel frattempo, oltre a rispettare le precauzioni indicate – prima fra tutte quella di lavarsi spesso le mani – ti propongo in chiusura una nota di “ottimismo digitale”. Come ipotizza Luciana Maci, forse questa situazione può essere una formidabile possibilità di comprendere che è possibile attuare un modello di smart city.  Ottimismo esagerato o apertura alla positività? A te la scelta: buona lettura…


Ci sono ancora!

Scritto da Antonio Palmieri | 7 Novembre 2019 | Prima Pagina

Dopo una lunga pausa, torno a farmi sentire, scusandomi per la lunga assenza.
Ho continuato a lavorare come sempre, cercando di fare qualcosa di utile per tutti.

Ora voglio riprendere a raccontare quello che faccio, in maniera sistematica e, soprattutto, voglio condividere contenuti che ritengo utili a far crescere il “capitale culturale”.

Capitale culturale è la capacità di comprendere questo mondo inedito nel quale viviamo. Un’epoca senza precedenti nella storia dell’umanità, che pone domande nuove, alle quali quale la politica stenta a dare risposta, in Italia e nel mondo.

Ci sono tuttavia persone e realtà che ogni giorno danno un tentativo di risposta. Farle conoscere lo ritengo un dovere civico e un segno di speranza per tutti.


Agenda digitale: non riprodurre divaricazione tra establishment e popolo

Scritto da Antonio Palmieri | 30 Maggio 2018 | Prima Pagina


40 anni dopo la 194: come sarebbe l’Italia con 6 milioni di persone in più?

Scritto da Antonio Palmieri | 23 Maggio 2018 | Prima Pagina


Cattolici e politica. Intervista a Tempi

Scritto da Antonio Palmieri | 22 Marzo 2018 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Antonio Palmieri è un deputato cattolico di Forza Italia che non ha mai fatto mistero della propria fede, assumendo spesso all’interno del suo partito posizioni che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa. Anche con lui abbiamo scelto di confrontarci su cosa significhi oggi, alla luce dei risultati del 4 marzo, “essere cattolici” in parlamento. Ha ancora senso rivendicare una propria identità? Dove farlo? In che modo?

EDUCARE IN PARROCCHIA.

«Reagisco all’articolo di tempi.it raccontando, innanzitutto, di me stesso. Sono entrato in politica perché, sin da ragazzo, nella mia parrocchia l’interesse per il mondo, per quel che accade, anche in parlamento, era al centro dell’educazione che ci veniva impartita. La parrocchia era il luogo dove si faceva catechismo certo, ma anche dibattiti, incontri, cineforum: c’era veramente un’attenzione a tutto e l’impegno in politica era considerato come qualcosa di nobile, non di “sporco”. Con alcuni amici fondammo un centro culturale che aveva come scopo primario proprio quello di interrogarci e interrogare gli altri sull’attualità della dottrina sociale della Chiesa: come tradurre quei principi in leggi, in azioni pratiche? Il mio impegno in politica è nato in un ambito come questo, quasi naturalmente».

MANCANZA DI LUOGHI. 
Palmieri, perché ci racconta tutto ciò? «Perché una premessa necessaria a tutto il nostro ragionamento mi pare essere proprio questa: oggi, questi luoghi non esistono più. Non esistono più occasioni per i cattolici per parlare di politica, ambiti in cui ci si interroghi su come “trasformare”, mi si passi il termine, le proprie convinzioni in azioni. Anzi, addirittura queste occasioni sono evitate, tacciate, eluse. A parte la breve stagione che, per semplificare, chiamo dei “principi non negoziabili”, in cui si è dibattuto con fervore sui criteri che guidano il nostro agire, poi tutto pare essersi spento. C’è chi arriva persino a sostenere che quei principi non sono più importanti!».

I CATTOLICI DEL PD. 
In particolare, sottolinea il deputato di Forza Italia, «questo è accaduto nell’ultima legislatura dove è stato evidente la messa in minoranza di un certo tipo di posizioni. Voglio essere molto netto su questo: ciò è avvenuto soprattutto per colpa di Renzi. Nelle passate legislature, sempre nelle fila della sinistra avevano piena cittadinanza voci dissonanti di parlamentari cattolici rispetto alla linea laica del partito. Nell’ultima legislatura questo non è più avvenuto. Il Pd a guida Renzi ha eliminato il dissenso. Inoltre va anche detto che molti cattolici erano comunque convinti nel sostenere leggi come le unioni civili o il biotestamento».
Secondo Palmieri, insomma, non c’è alternativa: «Una casa politica per i cattolici può esserci solo nelle fila del centrodestra. Solo in quell’ambito trovano ascolto le istanze liberali e cristiane: attenzione alla solidarietà anche nell’ambito delle scelte economiche e una posizione equilibrata sul tema dell’immigrazione che cerchi di coniugare l’accoglienza con il mantenimento della nostra identità storica».

IL GREGGE E I PASTORI. 
Il rischio dell’irrilevanza, così come paventato dal cardinale Ruini «è forte e presente. Ruini ha ragione da vendere. C’è anche da dire che, a parte qualche vescovo – penso all’importante lavoro di monsignor Crepaldi, ad esempio –, non è che da parte dei vescovi ci sia stato fornito in questi anni un grande aiuto. Il gregge si disperde senza i pastori, è inevitabile. Richiamare al dialogo è sempre prezioso, ma se poi non ci si impegna a sostenere, anche culturalmente, chi nelle fila dei cattolici certe posizioni le porta avanti, chi mai lo farà questo dialogo?».


Perché voto Forza Italia

Scritto da Antonio Palmieri | 26 Febbraio 2018 | Prima Pagina

Non è granché originale per un deputato uscente di Forza Italia (per di più nuovamente candidato) dire di votare Forza Italia. Me ne rendo conto. Tuttavia è per me doveroso rendere conto del perché del mio voto.
Io voto Forza Italia perché siamo portatori di una proposta che non alimenta, scandalo, rabbia e malumore.

Il perno di tutto è la Flat Tax, che rappresenta l’occasione per rendere lo Stato finalmente amico delle famiglie e delle imprese. È un impegno chiaro, preciso, misurabile. Soprattutto è un impegno che punta a rimettere in moto le persone, a farle uscire dal circolo vizioso della sfiducia.
Ecco spiegato, in poche righe, le ragioni del mio voto e del mio voto a Forza Italia.

Grazie per la tua attenzione.
Buon voto!

Antonio Palmieri


Ti conviene non votare?

Scritto da Antonio Palmieri | 22 Febbraio 2018 | Prima Pagina


Flat Tax: fa pagare meno chi ha meno

Scritto da Antonio Palmieri | 20 Febbraio 2018 | Prima Pagina


Il nostro impegno per le forze dell’ordine

Scritto da Antonio Palmieri | 19 Febbraio 2018 | Prima Pagina


Anche in campagna elettorale c’è sempre spazio per un sorriso…

Scritto da Antonio Palmieri | 18 Febbraio 2018 | Prima Pagina

GUARDALO FINO ALLA FINE questo breve video che spiega come si vota. Anche in campagna elettorale c’è sempre spazio per un sorriso…

Buona domenica!



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