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Agenda digitale: non riprodurre divaricazione tra establishment e popolo

Antonio Palmieri

Prima Pagina

Agenda digitale: non riprodurre divaricazione tra establishment e popolo

Scritto da Antonio Palmieri | 30 maggio 2018 | Prima Pagina


40 anni dopo la 194: come sarebbe l’Italia con 6 milioni di persone in più?

Scritto da Antonio Palmieri | 23 maggio 2018 | Prima Pagina


Cattolici e politica. Intervista a Tempi

Scritto da Antonio Palmieri | 22 marzo 2018 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Antonio Palmieri è un deputato cattolico di Forza Italia che non ha mai fatto mistero della propria fede, assumendo spesso all’interno del suo partito posizioni che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa. Anche con lui abbiamo scelto di confrontarci su cosa significhi oggi, alla luce dei risultati del 4 marzo, “essere cattolici” in parlamento. Ha ancora senso rivendicare una propria identità? Dove farlo? In che modo?

EDUCARE IN PARROCCHIA.

«Reagisco all’articolo di tempi.it raccontando, innanzitutto, di me stesso. Sono entrato in politica perché, sin da ragazzo, nella mia parrocchia l’interesse per il mondo, per quel che accade, anche in parlamento, era al centro dell’educazione che ci veniva impartita. La parrocchia era il luogo dove si faceva catechismo certo, ma anche dibattiti, incontri, cineforum: c’era veramente un’attenzione a tutto e l’impegno in politica era considerato come qualcosa di nobile, non di “sporco”. Con alcuni amici fondammo un centro culturale che aveva come scopo primario proprio quello di interrogarci e interrogare gli altri sull’attualità della dottrina sociale della Chiesa: come tradurre quei principi in leggi, in azioni pratiche? Il mio impegno in politica è nato in un ambito come questo, quasi naturalmente».

MANCANZA DI LUOGHI. 
Palmieri, perché ci racconta tutto ciò? «Perché una premessa necessaria a tutto il nostro ragionamento mi pare essere proprio questa: oggi, questi luoghi non esistono più. Non esistono più occasioni per i cattolici per parlare di politica, ambiti in cui ci si interroghi su come “trasformare”, mi si passi il termine, le proprie convinzioni in azioni. Anzi, addirittura queste occasioni sono evitate, tacciate, eluse. A parte la breve stagione che, per semplificare, chiamo dei “principi non negoziabili”, in cui si è dibattuto con fervore sui criteri che guidano il nostro agire, poi tutto pare essersi spento. C’è chi arriva persino a sostenere che quei principi non sono più importanti!».

I CATTOLICI DEL PD. 
In particolare, sottolinea il deputato di Forza Italia, «questo è accaduto nell’ultima legislatura dove è stato evidente la messa in minoranza di un certo tipo di posizioni. Voglio essere molto netto su questo: ciò è avvenuto soprattutto per colpa di Renzi. Nelle passate legislature, sempre nelle fila della sinistra avevano piena cittadinanza voci dissonanti di parlamentari cattolici rispetto alla linea laica del partito. Nell’ultima legislatura questo non è più avvenuto. Il Pd a guida Renzi ha eliminato il dissenso. Inoltre va anche detto che molti cattolici erano comunque convinti nel sostenere leggi come le unioni civili o il biotestamento».
Secondo Palmieri, insomma, non c’è alternativa: «Una casa politica per i cattolici può esserci solo nelle fila del centrodestra. Solo in quell’ambito trovano ascolto le istanze liberali e cristiane: attenzione alla solidarietà anche nell’ambito delle scelte economiche e una posizione equilibrata sul tema dell’immigrazione che cerchi di coniugare l’accoglienza con il mantenimento della nostra identità storica».

IL GREGGE E I PASTORI. 
Il rischio dell’irrilevanza, così come paventato dal cardinale Ruini «è forte e presente. Ruini ha ragione da vendere. C’è anche da dire che, a parte qualche vescovo – penso all’importante lavoro di monsignor Crepaldi, ad esempio –, non è che da parte dei vescovi ci sia stato fornito in questi anni un grande aiuto. Il gregge si disperde senza i pastori, è inevitabile. Richiamare al dialogo è sempre prezioso, ma se poi non ci si impegna a sostenere, anche culturalmente, chi nelle fila dei cattolici certe posizioni le porta avanti, chi mai lo farà questo dialogo?».


Perché voto Forza Italia

Scritto da Antonio Palmieri | 26 febbraio 2018 | Prima Pagina

Non è granché originale per un deputato uscente di Forza Italia (per di più nuovamente candidato) dire di votare Forza Italia. Me ne rendo conto. Tuttavia è per me doveroso rendere conto del perché del mio voto.
Io voto Forza Italia perché siamo portatori di una proposta che non alimenta, scandalo, rabbia e malumore.

Il perno di tutto è la Flat Tax, che rappresenta l’occasione per rendere lo Stato finalmente amico delle famiglie e delle imprese. È un impegno chiaro, preciso, misurabile. Soprattutto è un impegno che punta a rimettere in moto le persone, a farle uscire dal circolo vizioso della sfiducia.
Ecco spiegato, in poche righe, le ragioni del mio voto e del mio voto a Forza Italia.

Grazie per la tua attenzione.
Buon voto!

Antonio Palmieri


Ti conviene non votare?

Scritto da Antonio Palmieri | 22 febbraio 2018 | Prima Pagina


Flat Tax: fa pagare meno chi ha meno

Scritto da Antonio Palmieri | 20 febbraio 2018 | Prima Pagina


Il nostro impegno per le forze dell’ordine

Scritto da Antonio Palmieri | 19 febbraio 2018 | Prima Pagina


Anche in campagna elettorale c’è sempre spazio per un sorriso…

Scritto da Antonio Palmieri | 18 febbraio 2018 | Prima Pagina

GUARDALO FINO ALLA FINE questo breve video che spiega come si vota. Anche in campagna elettorale c’è sempre spazio per un sorriso…

Buona domenica!


L’impegno di Berlusconi con gli italiani

Scritto da Antonio Palmieri | 16 febbraio 2018 | Prima Pagina


La Flat Tax fa pagare meno tasse

Scritto da Antonio Palmieri | 15 febbraio 2018 | Prima Pagina



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