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Eutanasia per legge? No!

Antonio Palmieri

EDITORIALE

Eutanasia per legge? No!

Scritto da Antonio Palmieri | 4 marzo 2017 | EDITORIALE, Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Caro Lorenzo,

la sua lettera ad Avvenire è una testimonianza che merita attenzione e risposta. Io non sono un capogruppo, ma in questi due mesi ho seguito il dibattito e le relative votazioni agli emendamenti in commissione affari sociali, a riguardo della legge sul “testamento biologico”. L’ho fatto su mandato del mio capogruppo, Renato Brunetta, assieme al collega Sisto. 

Comprendo le sue preoccupazioni, che immagino siano le stesse di migliaia di persone gravemente malate o disabili e delle loro famiglie. Purtroppo la tragica fine di Dj Fabo ha fatto scattare nuovamente la “trappola emotiva”: il coro quasi univoco di giornali, tv, radio, web sta cercando di forzare la mano a noi deputati. L’obiettivo è arrivare direttamente a una legge pro eutanasia, profittando del fatto che il 13 marzo arriva in aula la legge sul “testamento biologico”. 

È uno schema già visto, fin dai tempi della diossina a Seveso, usata a suo tempo per spingere per una legge a favore dell’aborto. 

In un’era ipercomunicativa come la nostra, la trappola emotiva esprime una forza e una violenza inaudita, alla quale è difficile opporsi portando ragioni contro emozioni: il ragionamento ha bisogno di tempo e “spazio”, l’emozione ha invece impatto ed effetto immediato.
Tuttavia sono fiducioso che, in questo caso, non ci riusciranno. In commissione nessuna forza politica si è espressa o ha presentato emendamenti a favore dell’eutanasia. È un buon segno. 

Per questo la invito a non cadere nella trappola dei media e dei “maestri di pensiero” che vogliono farci credere che il popolo italiano sia diventato eutanasico. Continui a chiedere la libertà di vivere, non quella di morire. Non è da solo, dentro e fuori dal Parlamento.

Ora ci sono dieci giorni di tempo per presentare gli emendamenti per l’aula. Vigilerò, vigileremo. Con tutti coloro che ci vorranno stare. Il nostro obiettivo è mettere capo a una norma che tenga insieme libertà di cura e tutela della vita. Sempre. 

Non so se ce la faremo. Certamente però non dobbiamo abbassare la guardia, per non correre in alcun modo il rischio di finire come in Belgio.  

Pubblicato su Avvenire, sabato 4 marzo 2017


Il grano e la zizzania

Scritto da Antonio Palmieri | 10 luglio 2016 | EDITORIALE, Prima Pagina

Su #Ilfoglio del weekend si parla del libro che racconta i lupi della Silicon Valley, la cui storia “combacia con il mondo senza redenzione della vita reale”.
Giri pagina e scopri che la vita può avere redenzione, leggendo la storia di Chiune Sugihara, console giapponese in Lituania, cristiano ortodosso, che nel 1940 salvò più di seimila ebrei, perché “erano esseri umani, avevano bisogno di aiuto. Potevo disobbedire al mio governo, ma non potevo disobbedire a Dio”.

Come dice la parabola del Vangelo, il grano e la zizzania, il bene e il male, convivranno per sempre nel mondo. A ciascuno di noi sta scegliere da che parte stare.


Terzo settore, luogo della sussidiarietà

Scritto da Antonio Palmieri | 2 aprile 2015 | EDITORIALE, Prima Pagina

Terzo Settore, luogo della sussidiarietà


Isis ha dichiarato guerra all’Europa. Sveglia!

Scritto da Antonio Palmieri | 20 marzo 2015 | EDITORIALE

Non è colpa nostra, cioè dell’Occidente, se i terroristi islamici dell’Isis ci fanno la guerra ma una loro scelta deliberata di portare la “guerra santa” contro noi “crociati”, vale a dire contro la nostra cultura, la nostra democrazia, la nostra libertà.

Certamente occorre distinguere i Paesi islamici moderati da quelli che appoggiano il terrorismo islamista. Tuttavia deve essere chiaro che l’Europa è sotto attacco per una scelta degli islamici violenti: non rendersene conto è puro autolesionismo.


“I trenta minuti che hanno cambiato la Repubblica digitale” di Giorgio Sebastiano

Scritto da Antonio Palmieri | 13 febbraio 2015 | EDITORIALE, Prima Pagina

10 febbraio 2015. Segnatevi questa data, uno di quei giorni che andrebbero scolpiti su una stele commemorativa perché quello che è successo ha dell’eccezionale anche per chi vive il Palazzo. Per l’esattezza tutto è durato una trentina di minuti, intorno a un emendamento presentato da Stefano Quintarelli, deputato di Scelta civica, disegnato per modificare l’articolo 177 comma r) del Titolo V della Costituzione con poche ma indispensabili parole utili per consentire al Paese di dotarsi finalmente di quella infrastruttura telematica e informatica da sempre osteggiata dalle mille parrocchie con i mille backyard da costudire gelosamente, forti e vincenti grazie a una interpretazione “talebana” del Titolo V della Costituzione.

Ad oggi l’art. 117  del Titolo V recita “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:” il comma r) specifica :“pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;“.

L’emendamento proposto da Quintarelli lo trasforma così: “pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;“.

Un emendamento che arriva in Aula già sconfitto, visto il parere negativo del Governo, della Commissione e del relatore di minoranza, con Sel che lascia libertà di voto ai suoi deputati. Tanto che il deputato, per evitare strascichi, decide per un doloroso ritiro e prende la parola. Sono le 22:07:
«Signor Presidente (Sereni ndr), membri del Governo, colleghi, per la prima volta prendo la parola in quest’Aula per fare un gesto che dimostra concretamente il mio sostegno al Governo ritirando il mio emendamento. Purtroppo, non sono stato capace, nelle ultime settimane, di spiegarne l’utilità e di convincere dell’importanza, sia di questo, tanto della sua riformulazione semplificata, ovvero l’emendamento 31.708, già ritirato dal collega Coppola. La lettera r) del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, che prevede una competenza centrale dello Stato nel coordinamento informatico solamente dei dati, nasce in un’epoca di fatto pre-Internet, quando ci si scambiava i dati con stampe, nastri e dischi. Oggi, nel secolo della rete, limitare il coordinamento informatico ai soli dati è come accordarsi su dimensione del pallone e del campo, ma non su come funzionano rimessa laterale e fuorigioco.
 Sono convinto che, in un’epoca in cui Internet rende il mondo un punto, rinunciare al coordinamento informatico equivalga a rinunciare a una leva importante per l’efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a beneficio di cittadini e imprese. Non sono riuscito a convincere il Governo di questo indirizzo, dell’opportunità di entrare nel merito dell’articolo 117, almeno in questo comma, ma sono fiducioso che vi possano essere nel prossimo futuro altre occasioni per provvedimenti che vadano nella stessa direzione. Con questo spirito di sostegno concreto all’azione del Governo, ritiro il mio emendamento 31.26»

Fine dei giochi. Né Coppola né Quintarelli riescono a scalfire il muro che si frappone tra l’Italia dei 1000 campanili e il nuovo millennio. Alle 22:09 però la farfalla ha cominciato a sbattere le ali, sotto forma del deputato Antonio Palmieri di Forza italia.

«Signora Presidente, vorrei appunto annunciare all’Aula che io personalmente apprezzo l’intervento del collega Quintarelli che ha dimostrato la sua sensibilità personale e anche politica nel suo primo intervento in quest’Aula e di questo gli va reso atto, perché – lo voglio dire a tutti i colleghi che magari non lo conoscono – Stefano Quintarelli è uno dei padri di Internet nel nostro Paese. Per questo motivo ho chiesto al presidente Brunetta che il mio gruppo facesse proprio questo emendamento, perché, come l’onorevole Quintarelli testé ha detto, è un emendamento che serve, che è veramente utile, perché ci consente di superare quella drammatica frammentazione che impedisce che, nel nostro Paese, finalmente, la tanto auspicata da tutti noi digitalizzazione possa effettivamente avere atto e prendere piede. Da questo punto di vista, noi crediamo che sarebbe importante, e mi rivolgo in questo momento al Governo, accogliere questo emendamento. (altro…)


Aumento Iva: deciso da Monti, non da Berlusconi

Scritto da Antonio Palmieri | 24 giugno 2013 | EDITORIALE

Come è nato l’aumento dell’Iva, previsto dal prossimo primo luglio, di cui si sta discutendo in queste settimane?
Sono le norme introdotte dal governo Monti che prevedono l’aumento delle aliquote Iva.

Vediamo come:

1) Il decreto legge 98/2011 del governo Berlusconi prevedeva una riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale (deduzioni e detrazioni) in caso di non adozione, entro il 30 settembre 2013, di provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale.
L’articolo 40 disponeva la riduzione del 5% nel 2013 e del 20%, a decorrere dal 2014, di deduzioni e detrazioni. Tale riduzione non sarebbe stata applicata se, entro il 30 settembre 2013, fossero stati adottati provvedimenti legislativi di riordino della spesa in materia fiscale ed assistenziale tali da determinare riduzioni dell’indebitamento netto di 4 miliardi di euro per il 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014.

 2) Con l’articolo 18 del decreto legge del 6 dicembre 2011 il governo Monti ha soppresso le suddette riduzioni delle agevolazioni fiscali, prevedendo al loro posto l’incremento di 2 punti percentuali delle aliquote Iva del 10% e del 21% (che sarebbero quindi passate al 12% ed al 23%) a decorrere dal ottobre 2012.

 3) L’articolo 21 del decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012 (Spending review) ha posticipato l’incremento delle aliquote Iva del 2%, disposto da Monti, fissandone la decorrenza al 1°luglio 2013.

 4) Il comma 1 dell’articolo 12 della legge di Stabilità 2013 ha rideterminato l’aumento dell’Iva previsto dal 1 luglio 2013. Stando a quella disposizione, le attuali aliquote del 10% e del 21% sarebbero dovute aumentare rispettivamente all’11% e al 22% (invece del 12% e del 23%).
Le modifiche parlamentari alla legge di Stabilità 2013 hanno eliminato l’aumento dell’aliquota Iva dal 10% all’11%.

 


Internet, i social media e il Colle

Scritto da Antonio Palmieri | 20 aprile 2013 | EDITORIALE

I social media hanno (o avrebbero) avuto un forte impatto sulle elezioni presidenziali di questi giorni?

E’ un fatto che Internet è un formidabile e utile strumento di ascolto (che è la prima forma di comunicazione) e di dialogo e spiegazione delle decisioni ma non può sostituirsi alla capacità di leadership che è chiesta ai politici e alla capacità di tenuta di una posizione da parte dei singoli parlamentari. Certamente a patto che ci sia una posizione davvero fatta propria, forte di convincimento e approfondimento personale e di fiducia nella leadership.

Da questa ultima premessa derivano ulteriori considerazioni:

  • normalmente chi è contro fa sentire la propria voce e avvia la comunicazione, catalizzando gli altri scontenti.
  • la minoranza attiva online non va confusa con la maggioranza “silenziosa” che sta in internet o, peggio ancora, con l’intera popolazione.
  • men che meno si può prendere twitter come specchio della società: parliamo di quattro milioni di italiani, di cui un milione attivo. Il fatto è che twitter è il social media preferito dai giornalisti e quindi le tendenze (o presunte tali) che lì si manifestano sono più facilmente amplificate: ciò però deforma e non riflette la realtà.

Allora i social media (o meglio i pareri espressi tramite i social dai cittadini) sono inutili e dannosi? No, a patto che:

  1. Si colgano gli elementi di ragionamento (non il rumore di fondo) e si rifletta su essi. E’ quello che abbiamo fatto noi rispetto alle reazioni negative all’appoggio della candidatura di Franco Marini, isolando i motivi delle obiezioni e cercando di dare loro risposta.
    In questo modo l’intelligenza “collettiva” espressa nei social media e nel web ti aiuta a svolgere meglio il compito di parlamentare.
  2. Si dia conto delle proprie ragioni, se se ne hanno. Allora sì che l’ascolto diventa dialogo (una discussione è cosa ben diversa da un dibattito), uno scambio fruttuoso per tutti, parziale antidoto alla naturale (e per certi versi obbligatoria) tendenza all’opacità del potere.
  3. Il politico sia consapevole e realmente abbia una competenza e una conoscenza della complessità della situazione e dei fattori in gioco superiore a quella del singolo cittadino, il quale di norma vede le cose da un punto di vista parziale, nella accezione più vasta del termine. Buona parte dei commenti sono commenti da tifoso. Un politico non può fare il tifoso, ha una responsabilità da esercitare.

Aggiungo una ultima considerazione, che riguarda l’oggetto del contendere. Poiché internet non è un mondo a sé ma “risente” di quanto avviene, il punto di partenza è che è questo rito dei “grandi elettori” che oggi non funziona più: le persone scelgono direttamente il vincitore di un talent show così come il sindaco di un comune di poche centinaia di abitanti. E’ tempo di eleggere direttamente il presidente della repubblica, superando queste formule esoteriche anti storiche.

Grazie per l’attenzione. Se sei arrivato fin qui a leggere, sappi che la colpa di tutto questo è della mia partecipazione alla puntata odierna di Votantonio, su Radio 24, che mi ha obbligato a riflettere e a preparare queste riflessioni, che si sono giovate della lettura di quanto in questi giorni hanno scritto Caterina Policaro, Luca Sofri, Massimo Mantellini, Giuseppe Granieri, Fabio Chiusi, Cesare Martinetti.


Elezioni: ci siamo…

Scritto da Antonio Palmieri | 21 febbraio 2013 | EDITORIALE

Ci siamo. Ti auguro buon voto e che sia un voto buono.
Un voto utile ed esigente: un voto di proposta per provare a concretizzare una speranza, per tutti.

Buona domenica e buon lunedì elettorale.


Se tutte le Regioni fossero amministrate come la Lombardia…

Scritto da Antonio Palmieri | 16 ottobre 2012 | EDITORIALE

La politica a volte fa bene e la Lombardia è un esempio di buon governo: offrire i migliori servizi con i costi più bassi. Alcuni dati per riflettere su come è stata finora governata la Lombardia:

La Lombardia costa meno di tutte le altre regioni: 21 euro per cittadino, la media nazionale è di 109 euro, cinque volte di più.

Tra il 1995 e il 2010 il personale della Regione Lombardia è sceso da 4.000 a 3.000 dipendenti.

In Sicilia i dipendenti sono più di 20.000 e ricevono una retribuzione doppia rispetto ai dipendenti lombardi.

In Lombardia nel 2010 i dirigenti erano 223, in Sicilia sono più di 2.000, quasi quanto i dipendenti dell’ente Regione Lombardia!

In Lombardia ci sono solo 34 dipendenti ogni 100.000 abitanti: il Piemonte ne ha 70, la Toscana 74, l’Umbria 159.

La costruzione della nuova sede regionale porta un risparmio di 6 milioni di euro l’anno: il mutuo costa 21 milioni a fronte di 27 milioni di affitti risparmiati.

Società partecipate: la Lombardia ne ha 69, l’ Emilia Romagna ben 193, il comune di Torino 623.

La Regione Lombardia ha quasi azzerato gli incarichi di consulenza, tagliato del 30% le auto di servizio, ridotto nel 2011 di 588.000 euro le spese di funzionamento dei gruppi consiliari.

Tra i primi 10 istituti di ricerca sanitaria europei, sei sono lombardi, mentre i centri oncologici lombardi sono eccellenze internazionali.

Negli ultimi 10 anni, 4,5 miliardi di euro per costruire 8 nuovi ospedali e avviare 600 interventi di edilizia sanitaria.

Sono esenti dal ticket sanitario 5 milioni di lombardi, metà della popolazione. In Lombardia si controllano il 10% delle cartelle cliniche, nelle altre Regioni non si arriva al 2%.

Grandi infrastrutture stradali e ferroviarie: Brebemi, Pedemontana e Tangenziale esterna milanese. 2 nuove stazioni di metropolitana sulla linea M2 e 4 sulla linea M3.

Potenziamento del passante ferroviario. Avanzamento dei lavori della Saronno – Seregno, avvio lavori dell’Alta velocità e quadruplicamento della Rho – Parabiago.

105 nuovi treni e 100 locomotive per un investimento di 1,2 miliardi di euro.

4,5 milioni investiti per la mobilità ciclistica, 40 nuovi punti di car sharing entro il 2013, 10 milioni di euro per la navigazione e la messa in sicurezza delle sponde dei laghi.

La Lombardia ha investito 900 milioni per migliorare la qualità dell’aria. Ridotti, in cinque anni, del 50% biossido di zolfo e monossido di carbonio, 40% in meno gli ossidi di azoto, abbattuto il pm10.

La Lombardia è la prima regione italiana per numero di installazioni di impianti fotovoltaici.

La raccolta differenziata è prossima al 50% e la gestione dei rifiuti è ai primi posti in Europa.

La Lombardia è al primo posto in Europa per i servizi alla infanzia. Dal 2005 al 2011 i posti per asili nido, micro nidi e nidi famiglia sono passati da 30.000 a 52.248. Solo nel 2010 sono stati erogati 18 milioni per 77 nuovi progetti.

La Regione Lombardia investe quasi 250 milioni di euro l’anno per dare contributi ai 340 mila giovani che frequentano le scuole statali e paritarie.

La Regione Lombardia sta aiutando 2.400 mamme che hanno deciso di non interrompere la gravidanza (13 milioni di euro l’anno).

Bilancio 2011: 20 milioni di euro per dare cibo agli indigenti, finanziando 600 organizzazioni che aiutano i bisognosi, 70 milioni di euro l’anno per anziani e disabili, 500 euro mensili ai malati di SLA.

10 milioni per le politiche di conciliazione famiglia-lavoro, 2,7 milioni per le attività sociali negli oratori,

Un miliardo di euro per sostenere le imprese in crisi, per favorire la ricerca, la competitività, il commercio, il turismo e l’agricoltura.

Interventi anti crisi: 500 milioni per fornire liquidità alle PMI, 103 milioni dote lavoro, 137 milioni per inoccupati e disoccupati, 30 milioni per l’imprenditoria giovanile, 11 milioni per l’innovazione e le reti.

Il sistema agroalimentare lombardo è il più importante d’Italia. La nuova legge sulla agricoltura, ha introdotto l’anagrafe digitale delle imprese agricole, creando una rete di assistenza a sostegno di un comparto strategico di eccellenza.

La Lombardia ha un forte sistema di controlli: il comitato per la legalità e la trasparenza delle procedure regionali, il comitato per la legalità e la trasparenza su appalti e sicurezza nei cantieri, il tavolo della giustizia promosso dal Tribunale di Milano.

Risultato finale:
La Lombardia da sola produce più di tutte le altre Regioni italiane ed ha un PIL superiore a quello di Austria, Grecia, Danimarca, Portogallo e Irlanda.

Il PIL pro capite è superiore a Francia, Germania e Regno Unito; è prima in Italia per esportazioni e supera anche Irlanda e Danimarca.

La Lombardia ha un tasso di disoccupazione del 7,42% ed è seconda solo ai Paesi Bassi. La disoccupazione giovanile è inferiore a quella di Francia e U.K.

Se le altre Regioni fossero amministrate come la Lombardia, il governo nazionale non avrebbe bisogno di strozzare con le imposte i cittadini, non avremmo il terrore dello spread, non sarebbe stato necessario il taglio delle pensioni, l’aumento dell’IVA e della benzina e non sarebbe stato nemmeno necessario reintrodurre l’ICI – ora IMU – sulla prima casa.


Corte Costituzionale: sacrifici per tutti ma non per giudici e burocrati?

Scritto da Antonio Palmieri | 12 ottobre 2012 | EDITORIALE, Prima Pagina

Aumento di un punto dell’Iva, tagli al Fondo Sanitario Nazionale, assoggettamento delle pensioni di guerra e d’invalidità all’irpef, riordino delle agevolazioni, razionalizzazione delle fonti d’illuminazione nei luoghi pubblici. Sono solo alcune delle misure inserite nel ddl stabilità varato dal Governo pochi giorni fa, che chiama gli italiani a compiere nuovi sacrifici.

Però ieri la Corte Costituzionale ha bocciato alcune norme del Dl 78/2010 sugli stipendi ai magistrati e ai manager della P.A. con un reddito superiore ai 90mila euro.

Le misure, varate del Governo Berlusconi due anni fa, prevedevano una riduzione del 10% dei compensi per i componenti della magistratura ordinaria, amministrativa, tributaria, contabile e militare. Così come per i dipendenti pubblici con una retribuzione superiore ai 90mila euro (-5%) e ai 150 mila euro (-10%).

Secondo i quindici giudici della Consulta l’intervento legislativo del Governo Berlusconi in quell’occasione fu discriminatorio: “l’introduzione di una imposta speciale, sia pure transitoria ed eccezionale, in relazione soltanto  ai redditi di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione víola, infatti, il principio della parità di prelievo a parità di presupposto d’imposta economicamente rilevante”. Per la Corte, infatti, il legislatore avrebbe dovuto colpire con le medesime misure anche i dipendenti di aziende private e non solo il pubblico impiego.

Il Decreto legge 78/2010, inoltre, non sancì solo tagli alle due sopracitate categorie che secondo la Corte Costituzionale sono state discriminate. In quell’occasione, furono messi a punto anche alcuni tagli ai costi della politica, che sarebbero continuati anche nella manovra dell’anno successivo, come la riduzione dei compensi per Ministri, Sottosegretari, deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali (-10%), il tetto ai compensi per i consiglieri provinciali e comunali, la soppressione dello stipendio per i consiglieri circoscrizionali, la fine del cumulo dell’indennità di funzione per tutti i politici eletti in organi appartenenti a diversi livelli di governo.

La Corte ha dunque bocciato una riduzione del costo degli apparati amministrativi e politici pensato in un momento di grave crisi internazionale.



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