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Due piccoli successi quasi personali

Antonio Palmieri

Archivio del mese di ottobre 2006

Due piccoli successi quasi personali

Scritto da Antonio Palmieri | 27 ottobre 2006 | Sintesi attività parlamentare XV legislatura

Con due emendamenti al decreto fiscale collegato alla finanziaria 2007 del 27 ottobre 2006

Avevo presentato due emendamenti al decreto fiscale collegato alla finanziaria approvato oggi alla Camera ed entrambi sono andati a buon fine.

Il primo era un emendamento che cancellava l’art. 32 del decreto, che voleva imporre di pagare una somma (da specificarsi) agli editori a chiunque citasse integralmente o parzialmente un articolo di stampa. Ciò avrebbe comportato la chiusura delle rassegne stampa on line e non e l’impossiblità di citare liberamente articoli interessanti, alla faccia della libera circolazione del sapere che è una delle bandiere della sinistra, specie on line.

Il secondo riguardava la tassa sui suv, che colpiva le famiglie numerose, le quali per esigenze di spazio dovute la numero dei componenti della famiglia comprano auto di questo tipo.

In commissione l’art. 32 è stato soppresso con voto unanime. E sono stati esclusi dal pagamento della tassa sui suv i mezzi di famiglie composte da più di quattro persone.


«Elettore di Prodi, t’avevamo avvisato»

Scritto da Antonio Palmieri | 25 ottobre 2006 | RASSEGNA STAMPA

Panorama.it del 25 ottobre 2006

In alto, in primissimo piano, un sorridente Romano Prodi. Subito sotto una frase riepilogativa: «In 6 mesi, 67 nuove tasse». Al centro lo slogan: «Tutti piangono, ride solo lui…». In basso il simbolo del partito e il tormentone rivolto ai moderati che hanno votato centrosinistra: «Noi ti avevamo avvisato…».
E’ il nuovo manifesto di Forza Italia, che caratterizzerà la seconda offensiva contro la Finanziaria del governo Prodi, dopo Vicenza, in occasione delle manifestazioni previste per sabato e domenica 28-29 ottobre.

«Si tratta di un’occasione per mobilitare in tutte le piazze d’Italia i nostri elettori», spiega a Panorama.it Antonio Palmieri, responsabile comunicazione elettorale e Internet di Fi, che annuncia: «Saremo presenti per incontrare i cittadini, distribuire volantini, ma anche per fare firmare una petizione contro il disegno di legge del ministro Giuliano Amato, che prevede la concessione della cittadinanza agli extracomunitari dopo soli 5 anni di permanenza in Italia».
Un’iniziativa di protesta che, riferisce il deputato azzurro, ha già ottenuto l’adesione di 50 mila cittadini: «Una risposta spontanea e interessante, visto che ben 33 mila sono giunte via e-mail». (Vincenzo La Manna)

PRODI E IL FOGLIO STRAPPATO
Giovedì 19 ottobre: giornata difficile per Romano Prodi. A pranzo la bocciatura di due agenzie di rating sulla Finanziaria, nel pomeriggio la contestazione a Verona, ora di cena una frase di troppo in una nota. Sono infatti le 20.30 quando il premier rientra a Palazzo Chigi e, in contemporanea, viene diffusa, in sala stampa, una sua dichiarazione sull’accordo con i sindacati sul Tfr.
I giornalisti delle agenzie battono le prime righe, ma d’improvviso un funzionario strappa dalle loro mani il foglio distribuito poco prima. Passa qualche minuto e arriva la nuova versione emendata. Manca una frase, ma qualcuno la ricorda: «La politica miope delle parole e delle promesse» ha attirato verso il nostro Paese «critiche, anche a livello internazionale». A chi si riferiva?


«Più rigore per la cittadinanza»

Scritto da Antonio Palmieri | 11 ottobre 2006 | RASSEGNA STAMPA

Il Giornale del 11 ottobre 2006

Italiani si diventa, ma senza fretta. Forza Italia boccia il disegno di legge Amato sul diritto di cittadinanza riconosciuto agli immigrati dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, lancia una petizione per chiedere al governo di fare dietro front sul tema e presenta una propria proposta, decisamente più esigente anche rispetto all’attuale normativa: tempo raddoppiato e un test che dimostri la conoscenza dell’Italia da parte dell’aspirante italiano.
Per illustrare i perché del «no» azzurro al disegno di legge che porta il nome del ministro dell’Interno, ieri mattina a Montecitorio c’erano l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, il coordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto, e i parlamentari azzurri Jole Santelli (componente della commissione Affari costituzionali, dove è in discussione la proposta del governo) e Antonio Palmieri (responsabile del sito web di Forza Italia che ospita la petizione on line). L’ex primo inquilino di Palazzo Madama ha stigmatizzato duramente il disegno di legge Amato. L’accelerazione del termine per ottenere la cittadinanza è considerato da Pera un grosso errore, frutto di una grave confusione che porta a una «svendita in cambio di un’integrazione presunta». Mentre «concedere la cittadinanza – sottolinea l’ex presidente del Senato – significa concedere sovranità in un Paese libero e democratico a quanti appartengono a una stessa comunità nazionale condividendone principi e valori».
Dunque non «un passaporto» né una generica «ospitalità, solidarietà sociale o integrazione». L’impronta della proposta governativa, prosegue il senatore, è di apertura indiscriminata: i soli cinque anni richiesti agli stranieri per diventare cittadini italiani sono un segnale in chiara «controtendenza rispetto al resto d’Europa», dove molti stati membri valutano modifiche in senso restrittivo alle normative in tema d’immigrazione, anche perché, «come dimostrano le banlieue parigine», certi modelli di multiculturalismo «sono di fatto falliti». L’obiettivo, dunque, è «fermare questo disegno di legge». Anche grazie alla petizione popolare lanciata da Forza Italia, la prima nella storia degli «azzurri», che sia Pera che il responsabile internet del partito Palmieri definiscono come «prove tecniche di referendum». Il traguardo, con lo slogan «Italiani in cinque anni? No, grazie», è raccogliere mezzo milione di firme entro fine anno. Si può scegliere di aderire on line oppure di stampare un modulo per raccogliere fino a dieci firme da spedire poi per posta o fax.
Al modello del centrosinistra, Forza Italia contrappone poi una proposta di modifica della legge sulla cittadinanza di segno opposto. D’altra parte, osserva Cicchitto, il disegno di legge di Amato è «un’iniziativa dissennata, e mi stupisce arrivi da un uomo che è invece solitamente saggio», per di più in un momento che – ricorda il coordinatore azzurro, è particolarmente delicato sul fronte della minaccia del terrorismo. A illustrare la proposta di Fi, «non contro l’immigrazione ma per una corretta integrazione» è Jole Santelli, che dopo aver ricordato come il disegno di legge di Amato abbia avversari anche all’interno del centrosinistra, spiega come sia necessario, per esempio, che chi chiede la cittadinanza italiana rinunci alla propria, poiché «non si può giurare fedelta alla costituzione italiana e al contempo alla Sharia». Una «stretta» a maglie «troppo larghe» che, giura la Santelli, sarà un incentivo per chi ha davvero scelto il nostro Paese come patria. Per farlo, propone Forza Italia, serviranno 10 anni di residenza «stabile e legale», che scendono a tre quando l’immigrato sposa un cittadino italiano. Per chi nasce in Italia la cittadinanza arriva solo a 18 anni, e dopo la scuola. Per dirla con Pera, nascere in un posto «non basta, bisogna crescere, respirando lo spirito e la cultura di una nazione». E se non si è «respirato», bisogna studiare: Fi vuol subordinare la concessione della cittadinanza alla frequentazione di un corso di almeno 12 mesi e al superamento di un test per accertare che si conoscano la lingua, la storia e la Costituzione d’Italia.


Intervista al deputato Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 5 ottobre 2006 | RASSEGNA STAMPA

inpolitica.net del 5 ottobre 2006

Scuola: i fondi per la scuola continuano a diminuire, la spesa per allievo è inferiore a molte altre nazioni. Dove trovare i fondi per l’istruzione?

I fondi complessivamente spesi per la scuola sono in media con l’Europa e con il nostro governo avevano avuto un significativo incremento, di poco più del 13% in cinque anni. Il problema non sono i soldi ma come sono spesi. Nella scuola lavorano circa un milione di persone, oltre il 95% dei fondi va per gli stipendi del personale. Intendiamoci, chi lavora deve essere retribuito: il fatto è che in Italia, tra il 1990 e il 1998 le allegre politiche dei governi di centrosinistra hanno incrementato il numero dei lavoratori della scuola in modo spropositato: penso all’abolizione del maestro unico per passare al modulo con tre insegnanti per classe e penso alla statalizzazione dei bidelli, solo per fare due esempi. Anche il governo Prodi si trova nella condizione di dover razionalizzare le spese per il personale, per ricavare risorse da investire nella didattica. Lo vedremo all’opera e giudicheremo.

Qual è la sua posizione sulle scuole private?

La scuola è un servizio pubblico, cioè per tutti, indipendentemente da chi lo eroga, soggetto statale o privato che sia. E poiché i figli sono della famiglia e non appartengono allo stato, ogni famiglia, non solo quelle che possono economicamente, deve poter scegliere liberamente a quale scuola mandare i propri figli: il buono scuola o il credito d’imposta consentono questa libertà di scelta. Chi si oppone alla parità finisce dunque paradossalmente per essere il vero difensore delle scuole “di classe”. È uno dei tanti paradossi della sinistra italiana.

La trasmissione Report, pochi mesi fa ha fatto un’inchiesta sulle università che hanno convenzioni con vari enti permettendo lauree veloci attraverso la convalidazione di molti esami. Cosa pensa riguardo a ciò?

C’è una legge dello stato che consente di mettere a frutto l’esperienza fatta lavorando per ottenere crediti universitari: se ci sono stati abusi vanno colpiti, ma le leggi si rispettano e, se non piacciono, le si cambia in Parlamento. Le denunce motivate servono a rendersi conto di ciò che non funziona e di dove migliorare, se ritenuto necessario.

Per uno stato civile la ricerca è fondamentale, ma in Italia la fuga dei cervelli all’estero è diventata una consuetudine. Cosa si può fare per evitare questo brutto fenomeno?

Guardi che negli ultimi due anni il fenomeno ha avuto una incoraggiante inversione di tendenza, i benefici fiscali per favorire il ritorno dei cervelli hanno dato buoni risultati. Si tratta di continuare, completando il processo di smantellamento delle situazioni interne a università e mondo del lavoro che invogliano i nostri giovani a cercare fortuna all’estero. Credo inoltre che nell’era della globalizzazione ci si debba attrezzare per attirare in Italia i cervelli dai Paesi emergenti, come India e Cina. Negli ultimi due anni si sono fatti accordi bilaterali in tal senso, specie con la Cina. Bisogna continuare?

Lei tra le varie cose si occupa di tecnologia e web: da parte delle amministrazioni pubbliche non sempre vengono rispettati i criteri di usabilità, cosa fare ed a chi segnalare? Di chi sono le responsabilità?

La legge Stanca (“figlia” della proposta di legge Campa-Palmieri) ha aperto la strada: ma fatta la legge, comincia il lavoro. Bisogna attrezzare culturalmente e concretamente le amministrazioni pubbliche a ogni livello: è una questione di mezzi ma, soprattutto, di sensibilità e di vigilanza da parte delle associazioni dei disabili. In caso di disfunzioni, una associazione nazionale o locale che denunci pubblicamente e sui media l’amministrazione inadempiente costituisce un valido deterrente e una efficace sanzione, perché colpisce gli amministratori sul fianco scoperto, quello dell’immagine pubblica.

Il 13 Ottobre parteciperà ad un incontro sull’immigrazione: qual è la sua posizione sulla Bossi/Fini? Cos’altro si può fare?

L’immigrazione non è una scelta, è un fatto ineludibile e va governata con sapienza. La Bossi-Fini ha cercato di dare la risposta giusta, connettendo l’ingresso in Italia al posto di lavoro e intensificando la lotta alla immigrazione clandestina. È perfettibile, come tutte le leggi ma non credo debba essere abolita. L’accoglienza indiscriminata e l’approccio multiculturalista della sinistra generano intolleranza, sospetto, xenofobia, perché non siamo in grado di accogliere tutti in modo dignitoso e, insieme, non possiamo permettere che chi viene tra noi calpesti le nostre tradizioni. Anche perché le nostre tradizioni non sono solo “nostre” ma sono universali: c’è qualcuno che pensa che la libertà di pensiero, di voto, di religione, la parità tra razze e tra sessi, la democrazia, siano valori non universali? E che in nome del “rispetto” e del “dialogo” questi valori a casa nostra non debbano valere per tutti? A sinistra questo qualcuno c’è, purtroppo.

Come giudica l’attuale finanziaria proposta dal CdM?

Come dice il nostro manifesto, noi gli italiani li avevamo avvisati ma la realtà ha superato in peggio ogni nostra previsione: la finanziaria introduce 56 nuove tasse sul risparmio, sul lavoro, sulla casa, mentre in campagna elettorale Prodi aveva spergiurato il contrario; afferma di aiutare i bisognosi ma tace sul fatto che gli enti locali aumenteranno irpef e ici a tutti i cittadini non solo ai “ricchi”; colpisce le imprese e il lavoro autonomo, cioè coloro che rischiando creano lavoro e ricchezza; conferma la confusione ideologica e mentale della “maggioranza”, che vieta ai giovani l’alcool ma al tempo stesso vorrebbe liberalizzare le droghe.

Ultima domanda: qual è la cosa che più le è piaciuta e meno le è piaciuta del precedente governo? E di quello attuale?

Il governo Berlusconi non si è attrezzato per comunicare al meglio le tante riforme attuate (scuola, università, lavoro, pensioni, immigrazione, grandi opere, fisco, ecc.) e, soprattutto, il fatto che le riforme necessitano di anni per andare a regime e dare compiutamente frutto. Abbiamo fatto bene, 36 grandi riforme, senza saperlo dire. Dell’attuale governo mi piace il modo convinto con cui confermano tutte le cose che noi dicevamo di loro in campagna elettorale e continua a non piacermi il loro conflitto d’interessi con la verità: dicono e fanno tutto e il contrario di tutto, convinti che il popolo non abbia memoria, e lo fanno con la loro aria di superiorità morale che veramente dovrebbero definitivamente mettere da parte.



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