Vai direttamente a:

Pronto al bis: “Berlusconi ci ha comunicato che tutti i parlamentari sono confermati

Antonio Palmieri

Archivio del mese di maggio 2005

Pronto al bis: “Berlusconi ci ha comunicato che tutti i parlamentari sono confermati

Scritto da Antonio Palmieri | 21 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Il Giornale di Cantù del 21 maggio 2005

L’onorevole Antonio Palmieri, 44 anni, è pronto al bis. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente Silvio Berlusconi ha confermato che tutti i parlamentari uscenti sono confermati. Pertanto il deputato canturino d’adozione – come ama definirsi – è già proiettato sulla campagna elettorale per riconquistare il collegio di Cantù e di Mariano.

Di cosa si occupa attualmente in Forza Italia e quali gli impegni più recenti alla Camera?

In Forza Italia continuo nel ruolo che ho dal 1994: essere nella ristretta squadra che lavora con il presidente Berlusconi alle campagne elettorali nazionali e avere la responsabilità del sito internet nazionale www.forzaitalia.it, e dei siti www.menosprechi.it e www.menotassepertutti.it.
Alla Camera sono stato nominato da pochi giorni componente della Commissione di vigilanza RAI.
Ma per gli abitanti del collegio credo sia importante sapere che mantengo la mia presenza ai lavori: sono al 98,89% delle presenze alle votazioni in aula e lo stesso ai lavori della commissione cultura, la mia commissione parlamentare di appartenenza.

Crisi di Governo e Berlusconi bis. Quali saranno le priorità di questo anno, anche per recuperare la distanza dal centro sinistra?

Le priorità di quest’ultimo anno di legislatura saranno due: portare a compimento la maggior parte del programma proposto nel 2001, perché lo riteniamo un segno di serietà nei confronti degli elettori; affrontare con nuova forza le emergenze economiche dovute all’euro e alla situazione internazionale. Sono situazioni che non erano prevedibili nel 2001 ma che sono una priorità per gli italiani e di conseguenza anche per il governo. Poi gli italiani giudicheranno…

Ha avuto modo di avere in questo periodo contatti diretti con Berlusconi?

Oltre ai consueti contatti operativi, ho avuto modo di avere un colloquio approfondito con il presidente Berlusconi nella sua abitazione di Macherio. Abbiamo esaminato in un piccolo gruppo di lavoro gli esiti delle recenti elezioni e cercato di comprendere le “indicazioni” che ci hanno voluto dare gli elettori.
Uno degli esiti di questo colloquio è il rinnovato vigore nel chiedere all’Europa interventi contro l’attacco cinese ai nostri mercati, che tanto sta danneggiando le imprese italiane e in particolare quelle del canturino e del comasco.

È di questi giorni la nomina della Giunta regionale: con la perdita dell¹assessore Giorgio Pozzi, Cantù e in genere il nostro territorio non ha più un referente diretto al Pirellone. Questo fatto può essere penalizzante soprattutto per il settore economico?

Pozzi ha lavorato al suo meglio per il territorio per dieci anni e la gente lo sa. Ora dobbiamo affrontare la nuova situazione e confido nel dinamismo del consigliere regionale Rinaldin per non lasciare “solo” il territorio. Credo che il sistema economico potrà giovarsi delle tante iniziative approvate da Pozzi come assessore all’artigianato e che Rinaldin oggi debba dare continuità a questo lavoro soprattutto informando le imprese delle possibilità previste per loro dalla Regione. Lo stesso intendo fare io con le nuove misure che il governo metterà in campo in queste settimane e nei prossimi mesi a favore delle imprese e delle famiglie.

Il prossimo 12 giugno siamo chiamati ad esprimere un voto sui quattro referendum relativi alla procreazione: sappiamo che è un argomento che la appassiona molto, quali sono il suo impegno e il suo contributo in questa
delicata e complessa problematica?

Io mi sto spendendo girando tutta l’Italia e vado a incontri nel collegio ovunque vengo chiamato perché in questo referendum c’è in gioco molto: innanzi tutto una legge che oggi è la migliore legge possibile per aiutare le coppie che non possono avere figli in modo naturale e che andrebbe valutata (ed eventualmente corretta) dopo averne valutato il funzionamento per almeno due o tre anni. Ma dietro questa legge c’è una concezione dell’uomo e della società: la libertà e i desideri dei singoli e della scienza non possono essere onnipotenti. C’è un limite e questo limite è il rispetto della vita umana in ogni sua forma e condizione. Sotto questo aspetto è evidente che l’embrione umano è “uno di noi”, per il semplice motivo che tutti – lei, io, chi ci sta leggendo – siamo “cominciati” così e per questo l’inizio della vita umana va rispettato, come fa questa legge, pur con tutti i suoi limiti.
Se il desiderio dei singoli e la potenza della scienza non si fermano davanti al rispetto della vita, che società costruiremo? Credo che i cittadini devono sapere che il loro parlamentare è per una società dove non solo chi è bello e sano ha diritto di vivere ma anche chi è malato, anziano, disabile, debole, una società dove non è la scienza a decidere cosa è bene e cosa è male, una democrazia che non è la soddisfazione illimitata dei desideri ma la tutela di tutti, a cominciare dai più deboli.

Secondo lei la gente cosa sta percependo? Sarà un flop?

La materia è molto complicata e non la si può risolvere con gli appelli emotivi e falsanti che stanno facendo i fautori del referendum e tanto meno con un sì o con un no sulla scheda. Anche per questi motivi è giusto far fallire i referendum: perciò mi sto battendo per l’astensione consapevole e ho formato con numerosi altri parlamentari il comitato “Non votare!”, perché il non voto è il modo migliore per difendere la legge, impedendo ai referendum di raggiungere il quorum del 50 per cento più uno dei votanti che li rende validi. Per approfondire vi invito venerdì 27 maggio alle 21 alla sala polifunzionale di Cadorago oppure a consultare il sito www.referendumfecondazione.it, dove ho preparato materiali utili a capire di più la questione.

Un anno fa ci ha detto che stava seguendo da vicino il caso del Palazzetto di Cantù: a che punto siamo? Secondo lei c¹è la volontà di chiudere questa pratica?

Tra i cinque interventi economici che sono riuscito a portare nel collegio, il primo è stato un contributo di 1,4 milioni di euro per il completamento del Palababele. Ma, come è noto, il mio metodo è quello di non fare invasioni di campo: il parlamentare deve fare il parlamentare, non il consigliere comunale o provinciale. E’ il comune di Cantù che deve decidere il modo migliore di usare questi denari e sono certo che così accadrà.

In questi anni cosa ha apprezzato di Cantù e del territorio di cui è rappresentante alla Camera dei Deputati?

In questi anni ho potuto apprezzarne le qualità: qui c’è gente semplice, che ha voglia di fare e che deve essere messa nelle condizioni di farlo. Le grandi riforme del governo – scuola, lavoro, fisco, pensioni, immigrazione, diritto societario, leva militare, ecc. – vanno nella direzione di liberare le energie dei canturini e ho cercato di spiegarlo nei miei incontri pubblici. Questo è il primo governo dal tempo di De Gasperi che cerca di lavorare per il presente dei cittadini senza “mangiare” il loro futuro e per questo ha messo in campo tante importanti riforme che necessitano di tempo, specie in una situazione economica difficile, per far percepire direttamente a tutti i cittadini la loro efficacia e positività.

Cosa invece non ha gradito?

Vedo che, come dappertutto, ci sono problemi legati alle “devianze” giovanili e alla microcriminalità. Sono purtroppo alcune delle grandi questioni del nostro tempo e con esse tutti, istituzioni nazionali e locali, agenzie educative, associazioni, famiglie, dobbiamo fare i conti. Bisogna imparare a lavorare tutti assieme.

In vista delle prossime elezioni politiche, vorrebbe fare il bis? Sempre nel Collegio di Cantù?

Pochi giorni fa il presidente Berlusconi ci ha comunicato che tutti i parlamentari uscenti sono confermati nei collegi dove sono stati eletti. Per questo, con il mio collega Taborelli, stiamo valutando come preparare nel modo migliore la campagna elettorale 2006. Per me è un onore – da canturino di adozione – aver l’occasione di potermi battere per continuare a rappresentare questo territorio a Roma e, al tempo stesso, portare a questo territorio gli esiti delle riforme importanti che questo governo ha avviato e che vedranno il loro compimento nella prossima legislatura.

I numeri e le opere di quattro anni di mandato.

Da quando è in carica, Antonio Palmieri hapartecipato a 81 incontri pubblici sul territorio. “Il mio obiettivo è di arrivare a cento – spiega il deputato di Cantù e di Mariano – entro l’inizio della prossima campagna elettorale. Ho voluto il mio sito internet, www.antoniopalmieri.it, per essere controllabile nella mia attività e sempre raggiungibile 24 ore su 24 tramite la posta elettronica, palmieri_a@camera.it.
Attualmente sono 1.430 gli iscritti alla mia newsletter telematica “ContattoPalmieri”, la maggioranza dei quali cittadini del collegio.
Sono riuscito finora a realizzare cinque interventi di finanziamento a necessità del canturino, per un totale di 3.030.000 euro: oltre al contributo per il Palababele, l’intervento per le strade di Cantù e per il rifacimento del Toto Caimi, e due altri interventi a Cermenate. Per essere una matricola del Parlamento e per aver lavorato in tempi difficili sono abbastanza contento, ma non appagato. Per questo intendo continuare a lavorare a fondo anche in quest’ultimo anno di mandato, conclude Palmieri.


Voglio salvare i soldi per il palababele”: il parlamentare Antonio Palmieri promette di dare battaglia per non perdere i finanziamenti statali

Scritto da Antonio Palmieri | 15 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 15 maggio 2005

L’intervista. Nelle incertezze sull’ultimo anno della legislatura il deputato di Forza Italia presenta un primo bilancio.

Il prossimo, stringente obiettivo? Salvare il milione e 400 mila euro conquistato nel luglio 2003 a Roma per la causa del Palababele. Soldi che il sindaco Tiziana Sala e la sua giunta finora non hanno voluto o saputo utilizzare, e che adesso rischiano seriamente di ritornare nelle tasche di chi li ha sborsati: vale a dire lo Stato.
A quattro anni dalla sua elezione a deputato (era il 13 maggio 2001, per la precisione), l’onorevole di Forza Italia Antonio Palmieri è costretto a difendere quel patrimonio che già pensava di aver messo una volta per tutte nelle casseforti del municipio di via Roma. Lui non dispera di riuscire nell’impresa: gli sono di buon auspicio i risultati ottenuti finora per il suo collegio. Palmieri nelle ultime politiche ottenne 47.155 voti, pari al 58% delle preferenze.

Che cosa ricorda di quel successo?

Il merito di quel risultato è solo in parte mio. Il dato di partenza del collegio era già molto rassicurante, la vittoria della Casa delle Libertà era data praticamente per sicura fin dall’inizio. Eppure presi la mia campagna elettorale molto seriamente: alla mattina lavoravo a Milano per la campagna elettorale nazionale, il pomeriggio e la sera visitavo il mio collegio per farmi conoscere; anche perché io ero il famoso “paracadutato”. Quello che mi ha gratificato non è stato tanto un successo mio personale, quanto del progetto di rinnovamento che avevo il compito di rappresentare a Cantù.
Tra incontri e conferenze, le occasioni per conoscere meglio il suo collegio non le sono mancate. Che idea se ne è fatta?
Con il Convegno alla Cassa Rurale dedicato alla dipendenze dal gioco ho tagliato il traguardo delle 81 presenze pubbliche del territorio. Credo di aver potuto incontrare di persona almeno 2500-3000 cittadini. Prima ignoravo la storia e la realtà di Cantù. Ma in questi anni ho imparato a conoscere gente ricca di umanità, di semplicità e di voglia di fare.

Suvvia: nessun difetto?

Ho notato preoccupanti problematiche nell’ambito delle realtà giovanili. Ci sono episodi di devianza che ormai, purtroppo, nulla hanno da invidiare a quelli che si verificano nelle grandi metropoli. Ma in questo mondo globalizzato, le distanze e le differenze fra città e provincia si annullano. Fortunatamente, proprio per questo è anche possibile mettere a fattor comune le ipotesi di intervento.

Sono passati quattro anni dalla sua elezione: è già tempo di bilanci?

Avevo preso un impegno con me stesso: realizzare cinque interventi concreti sul territorio. e penso di avere raggiunto l’obiettivo: ho portato nel canturino 6 miliardi delle vecchie lire, o 3 milioni e 30 mila euro, se si vuole. Un milione e 400 mila euro per il Palazzetto di Cantù; altri 450 mila euro per la messa a norma delle strade e dei marciapiedi; 294 mila euro per il centro sportivo “Toto Caimi”; 186 mila euro per il rifacimento del sagrato della chiesa dei Santi Vito e Modesto a Cermenate, e 700 mila euro per la sistemazione di via Scalabrini, sempre a Cermenate.

Missione compiuta, dunque?

Sono ottimista: penso di riuscire a portare a casa un altro intervento prima dell’estate. Riguarderà un comune che finora non ero riuscito ad aiutare, ma preferisco non dire di più: non amo la politica degli annunci, parlerò quando avrò raggiunto l’obiettivo.

Torniamo a quel famoso milione e 400 mila euro del Palababele: c’è davvero il rischio che Roma si riprenda quello che ha concesso?

Non lo so con certezza, ma è mia ferma intenzione approfondire questo aspetto. C’è tempo senz’altro fino a tutto il 2005: fino all’anno prossimo, possiamo stare sicuri che nessuno ce li toccherà, questi soldi. Ma da settembre mi impegnerò a fondo per capire come stanno le cose. Farò di tutto per scongiurare il pericolo di perdere il contributo.

Nessun rammarico, finora?

Sì, uno, per questo ho delle scuse da porgere al signor Rutilo Canio di Capiago Intimiano. Mi ero impegnato a portare a compimento la proposta di legge per risarcire i militari italiani che, come lui, erano stati deportati nei campi di concentramento tedeschi. Ci lavoro dal 2002, ma purtroppo non sono ancora riuscito nel mio intento.

Si ricandiderà, nel 2006?

E’ mia intenzione personale. L’altra sera il presidente Berlusconi, incontrando i parlamentari di Forza Italia, ha manifestato la volontà di confermare i parlamentari eletti nei loro collegi. Quindi credo che ci siano i presupposti perché il mio proposito possa trovare attuazione. Un onorevole milanese che chiede voti a Cantù: mica semplice, in questi giorni di sfide infuocate sui parquet… Io sono anche un interista di Forza Italia. Quindi nei derby contro il Milan, in un certo senso, non perdo mai. La stessa cosa vale per il basket: tra Milano e Cantù non posso fare altro che augurarmi cinque bellissime partite.


Adesioni da più fronti. Volonté (Udc): “Infantile attaccare questa scelta da parte dei Radicali e dei Ds che in passato vi hanno fatto ricorso”

Scritto da Antonio Palmieri | 10 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Avvenire del 10 maggio 2005
di Angelo Picariello

“Un’astensione di lotta e di ragionamento”, la definisce Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, che ha scelto l’impegno attivo per il non voto nel referendum del 12 e 13 giugno sulla procreazione assistita. Non è il solo. Dopo Scienza & Vita, nasce un comitato di politici, “Non votare!” formato da parlamentari e amministratori che ritengono questa opzione la più efficace, fra quelle legittimate costituzionalmente, a difesa di una legge approvata da un anno appena, e dopo una lunga mediazione parlamentare. Con Palmieri l’iniziativa è stata presentata a Milano dal capogruppo dell’Udc Luca Volonté e dal deputato di Forza Italia Maurizio Lupi, che è fra l’altro anche capofila di un’altra iniziativa trasversale, l’intergruppo parlamentare sulla sussidiarietà.
Volonté ha definito “infantili” le accuse provenienti dal fronte del “sì” per la scelta del non voto, ricordando analoghi appelli rivolti dagli stessi Radicali, in occasione del referendum sulla scala mobile, o anche dai Ds, più di recente, nella consultazione sull’articolo 18. Scelta legittima, dunque, non solo, “ragionevole, una delle quattro che la nostra Costituzione consente”, rivendica Volonté, nella convinzione che la ricerca sulle cellule staminali adulte sia “l’unica via assolutamente certa e rispettosa della vita2, e che questa legge sia da difendere «per non tornare al Far West nel quale a rimetterci sono solo le donne e gli embrioni, ossia degli esseri umani». Palmieri sottolinea come “quasi tutti i grandi giornali siano schierati per il sì”, e rivolge un appello ai giornalisti, a non rinunciare al loro ruolo di corretta informazione. “Per noi questa è la migliore risposta possibile, a oggi, per lottare contro l’infertilità e al tempo stesso evitare la soppressione di embrioni. La scelta migliore per la vita, per la famiglia, e per la scienza”, conclude Palmieri. E Lupi ci tiene a dire che “non si deve dar vita a una disputa fra laici e cattolici. D’altronde questa legge non ricalca il punto di vista della Chiesa, ma è frutto di una mediazione”, rimarca. Per questo, a suo avviso, anche se la Lega ha effettuato una scelta per il non voto, è preferibile l’opzione di altri partiti – fra cui il suo, Forza Italia – di lasciare libertà di coscienza, senza alzare barricate.
La composizione di quest’alleanza trasversale per il non voto rispecchia grosso modo quella che si registrò in Parlamento nel varo della legge. Aderiscono esponenti di An, Fi, Lega e Udc, e di Margherita e Udeur per l’opposizione. Giovedì, a Roma, verranno illustrate nei dettagli l’iniziativa e le adesioni. Ad opera di Palmieri è stato aperto anche un sito: www.referendumfecondazione.it.
Ed è dibattito in tutto lo schieramento politico. Dopo che la Lega ha scelto il non voto nel Consiglio federale, Roberto Maroni accusa An e Fi di “ipocrisia”, per aver lasciato libertà di coscienza. “Abbiamo approvato questa legge, ma lasciamo ai cittadini libertà di pronunciarsi su di essa”, replica una nota di An. Ma nel partito di Fini l’opzione per il non voto è prevalente, si schiera “con decisione unanime” il movimento giovanile Azione Giovani, dello stesso avviso il capo della segreteria politica del partito Carmelo Briguglio e il senatore Riccardo Pedrizzi, presidente della Consulta etico-religiosa, che dice: «La vita non può essere messa ai voti». Diversa la scelta del viceministro Adolfo Urso, che – fa sapere – andrà alle urne, per votare “no”.
“Forza Italia lascerà liberi gli elettori di votare secondo coscienza ma ciò non impedirà alle diverse componenti del movimento di condurre in piena libertà la loro battaglia in base ai rispettivi convincimenti culturali ed etico-religiosi”, sottolinea per Forza Italia Francesco Giro, responsabile per i rapporti col mondo cattolico.
Sul versante opposto l’Udeur, con una nota di Nuccio Fava sul Campanile, si schiera per il non voto. Francesco Rutelli ribadisce che la Margherita lascia libertà di coscienza, ma la sua personale scelta la comunicherà “fra 10-12 giorni, dopo le amministrative”. Mentre i Ds si mobilitano per il “sì”. «Lavoro perché si raggiunga il quorum», dice Massimo D’Alema. “Non vincerà il partito del ‘me ne vado al mare'”, pronostica il capogruppo al Senato Gavino Angius.


L’open source varca le porte del Senato

Scritto da Antonio Palmieri | 9 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Affari e FinanzaRepubblica del 9 maggio 2005
di Laura Kiss

Un argomento di grande attualità e decisamente diverso di quelli di cui si solito si parla in quella sede è stato affrontato qualche giorno fa nella sala gialla del Senato davanti ad un pubblico di esperti della pubblica amministrazione. Si è parlato di Open Source e l’argomento potrebbe non sembrare così nuovo se non fosse per il fatto che, come spiegato da Antonio Palmieri di Forza Italia e Fiorello Cortiana dei Verdi, il ‘potere’ e la p.a. sono agli albori dell’informatizzazione. L’adozione dell’Open Source nella pubblica amministrazione come opportunità di innovazione per le imprese italiane: questo il titolo dell’incontro promosso da Equiliber, che è stato caldamente sostenuto non solo dai rappresentanti del Parlamento ma da autorevoli guru dell’Ict come Alberto Pelizzaro partner di Deloitte, Giacomo Cosenza presidente di Sinapsi e Francesco Sacco, docente allo Sda Bocconi. «L’open source deve diventare risorsa di tutti», spiega Cortiana. «Non è ne di destra ne di sinistra, è un modo aperto di trasmettere informazioni». «L’argomento è trasversale», gli fa eco Palmieri.
Le major come Microsoft o Oracle, devono fare i conti con il fatto che gli addetti ai lavori sono sempre più favorevoli all’adozione di soluzioni Free/Open Source Software. «Alcune grandi aziende hanno cercato di sostenere la tesi che per risparmiare sui costi non conviene intervenire sulla parte software perché i risparmi sarebbero irrilevanti», spiega Cosenza. «Invece è proprio la voce software ad incidere in maniera considerevole sugli investimenti. Questa constatazione offre all’Italia l’opportunità di smarcarsi da un retroterra costoso, anche se non sarà facile diventare liberi dalla dipendenza di fornitori di licenze proprietarie. Riguardo alla brevettabilità del software, non è vero che sia un’incentivazione all’innovazione, semmai è il contrario. Da quando è stata introdotta negli Usa gli investimenti in ricerca sono calati». Allora come reagire? «I brevetti software vengono usati in modo strategico per bloccare l’innovazione», continua Cosenza. «Stiamo parlando di brevetti che hanno una durata che non è compatibile con il vantaggio competitivo che dovrebbero garantire».
Secondo Cosenza le più grandi innovazioni informatiche furono presentate tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80 allo Xerox Parc Place di Palo Alto. Tutto era ancora libero, e tutti hanno copiato da lì. «I brevetti software non esistevano ancora. La stessa esistenza di Microsoft, di Apple, di Sap, dimostra che non è necessaria la brevettabilità per incentivare l’innovazione. Finora è bastato il copyright a tutelare il ritorno sugli investimenti». Diverso è il discorso sul diritto d’autore e la pirateria nel mondo dell’entertainment: i cd possono essere paragonati al software mentre i concerti ai servizi professionali che l’azienda di informatica fornisce ai propri clienti. I servizi a valore aggiunto, come i concerti, non sono duplicabili a costo zero come i contenuti digitalizzati. «Un tempo si facevano i concerti per promuovere i dischi», commenta Cosenza, «Oggi si fanno i dischi per promuovere i concerti. In questo scenario trovano giustificazione le licenze Creative Commons, la controparte del software libero per i contenuti creativi». I dati di vendita dei brani su internet parlano chiaro: nel 2003 sono stati venduti 20 milioni di brani, mentre nel 2004 siamo arrivati a Un’audizione di alcuni ‘guru’ italiani del software libero porta per la prima volta in una sede istituzionale problemi come copyright, brevettabilità, licenze gratuite: anche i politici scoprono i vantaggi per la pubblica amministrazione

200 milioni. La ragione di questo aumento è una sola: è più facile comprare un brano che piratarlo. «Speriamo che ci sia libertà per tutti di usare software proprietari o open source, a seconda delle proprie esigenze. Bisogna far passare il software libero come strumento di predisposizione ambientale ad una maggiore innovazione», conclude Cosenza. «Solo questa può essere considerata oggi l’economia del sapere».


I volontari sono pompieri in piena regola Un decreto istituisce il distaccamento «misto» e il reintegro dei non professionisti adesso diventa effettivo

Scritto da Antonio Palmieri | 9 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 9 maggio 2005
di Corrado Cattaneo

Il distaccamento dei vigili del fuoco diventa misto permanente-volontario. L’ha deciso nei giorni scorsi il ministero dell’Interno trasformando – dietro richiesta del comando provinciale e dei volontari cittadini, e grazie all’azione del deputato del collegio di Cantù, Antonio Palmieri – il comando cittadino da un distaccamento permanente che si avvaleva della collaborazione di volontari, a uno a tutti gli effetti misto.
Il decreto, datato 3 maggio e non ancora registrato, è stato firmato dal sottosegretario Maurizio Balocchi. Un decreto che, a tutti gli effetti, riapre le porte dei vigili del fuoco ai volontari che – per un cavillo dovuto probabilmente a una sorta di svista, a una piccola imprecisione da parte del legislatore – si erano praticamente ritrovati in qualche modo “esclusi” dopo anni di attività.

Cosa cambia, infatti, con il nuovo decreto? «Da un punto di vista pratico praticamente nulla – spiega il responsabile dei vigili del fuoco canturini, Tiziano Arnaboldi – ma dal punto di vista formale molto». Il lavoro decennale dei volontari all’interno del distaccamento canturino ha infatti un precedente di sostanza provocato da questa distinzione. Il 28 novembre del 2002, a seguito delle modifiche apportate a livello nazionale al regolamento del corpo, la dozzina di volontari attivi a Cantù furono sospesi dal servizio, compreso lo stesso Arnaboldi che all’attivo contava venticinque anni di volontariato come vigile del fuoco: in sostanza, semplificando la questione, si affermò allora che nei distaccamenti permanenti dovessero lavorare vigili del fuoco permanenti, ossia assunti a tutti gli effetti nel corpo.

Senza perdersi d’animo i volontari, lo stesso giorno, prendendo carta e penna e scrivendo alle massime cariche politiche e amministrative a livello locale e nazionale, fecero presente la loro situazione che era, in tutta Italia, piuttosto rara: appena una quindicina di distaccamenti in tutto il paese (nessun’altro in provincia di Como e il più vicino a Seregno, nel Milanese) vennero interessati dalle modifiche che di fatto esautoravano i volontari dopo decenni di fatiche. La situazione, ad ogni modo, in nemmeno ventiquattr’ore si risolse: il capo dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’Interno, il prefetto Mario Morcone, telefonò personalmente ad Arnaboldi informandolo che in pochi giorni avrebbe sistemato la questione. «Ed effettivamente la questione, in otto giorni, si risolse», come ricorda oggi Arnaboldi: «Rientrammo in servizio regolarmente il 6 dicembre e continuammo ad operare, sino a oggi, o a supporto dei vigili del fuoco permanenti o con squadre formate esclusivamente da noi volontari».

Problema risolto, ma nelle menti dei volontari resta la possibilità che, senza una modifica di sostanza anche «sulla carta», come dicono, in futuro la questione possa ripresentarsi. Così la richiesta di «fare qualcosa», il contatto con l’onorevole Palmieri, che subito si rende disponibile a portare le loro istanze a Roma, e l’appoggio del comando provinciale «che non ha mai mancato di sostenerci lungo tutto l’iter della domanda», conferma il responsabile dei volontari canturini. Dopo due incontri a Roma, si fa largo l’ipotesi di trasformare il distaccamento di Cantù in una realtà mista, dove quindi l’apporto dei volontari venga messo nero su bianco nel funzionamento della caserma. Così, in questi giorni, l’ufficializzazione della decisione, la gioia dei volontari, e «il ringraziamento a tutte le figure che ci hanno aiutato, dal comandante provinciale all’onorevole Palmieri in testa».

«Si tratta di un riconoscimento importante che viene fatto nei confronti del nostro lavoro» spiega Arnaboldi, e si tratta di «una buona notizia per loro, per la città e per tutto il territorio – aggiunge invece Palmieri che in questi anni si è speso per risolvere la questione – che dà la possibilità ai volontari, grazie anche all’aumentato prestigio che viene riconosciuto loro, di coinvolgere nuovi giovani e nuove forze in questo loro volontariato “avventuroso”».


“Sono ormai oltre due mesi che assistiamo al pressoché totale oscuramento dell’attività del comitato” lamenta Luisa Santolini

Scritto da Antonio Palmieri | 7 maggio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Avvenire del 7 maggio 2005
di Pier Luigi Fornari

Vi deve pur essere una ragione se il quorum non è previsto nelle elezioni politiche ed amministrative, mentre invece è espressamente richiesto dall’articolo 75 della Costituzione per i referendum, “al fine di garantire un controllo di opportunità delle richieste referendarie, un controllo che è affidato al popolo nell’unico modo possibile: scegliendo (cioè ragionando, studiando e decidendo) di andare o non andare a votare”. È questa una delle considerazioni contenute nella presa di posizione del Comitato “Scienza & vita per la legge 40” diffusa ieri, all’indomani dei duri attacchi lanciati alle tesi di chi, in vista del 12 giugno, sostiene la legittimità del ricorso al non voto per invalidare il test referendario.
In particolare, la nota riprende in esame la pesante accusa di “delitto” rivolta due giorni fa alle posizioni emerse nel mondo cattolico da Giuliano Amato, al quale pure si riconosce di essersi mostrato in passato un laico attento al diritto alla vita. “Come non ricordare i suoi interventi a sostegno della soggettività giuridica dell’embrione fin dal concepimento?”.
Quanto al ministro Antonio Martino, fautore di quattro “sì”, i sostenitori della legge 40 replicano che lo Stato etico è quello che pretende di essere produttore di etica, non quello che accetta l’idea di avere al di sopra di se stesso una regola etica che giudica la sua azione. “Scienza & vita” prova poi a ripetere, tanto ad Amato che a Martino, quanto scrisse Norberto Bobbio: “Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.
Da un’esponente del Comitato, Luisa Santolini, sono poi stati espressi ieri rammarico e sorpresa per “il sostanziale diniego ricevuto dal Corriere della Sera” alla pubblicazione di un commento sull’incredibile affermazione di Amato, rilanciata con evidenza dalle pagine del principale quotidiano italiano”. “Purtroppo sono ormai oltre due mesi – lamenta Santolini – che assistiamo al pressoché totale oscuramento dell’attività del Comitato “Scienza & vita” da parte del Corriere”. Con il rischio di negare “il diritto di cittadinanza alle migliaia di uomini e donne che in queste ore, in ogni parte d’Italia, a nome del Comitato “Scienza & vita”, si stanno adoperando a favore della legge 40″.
Intanto i parlamentari che fanno parte del comitato “non votare” sottolineano: “Chi ritiene che l’astensione rappresenti una forma di furbizia o di mancanza di rispetto proponga una riforma costituzionale, ma deve essere chiaro che il “non voto” è una risposta responsabile a una sfida posta puramente a livello referendario per abrogare di fatto la legge 40, ciò che noi non vogliamo”. Enzo Carra (Margherita), Francesca Martini (Lega), Antonio Palmieri (Forza Italia), Patrizia Paoletti Tangheroni (Forza Italia) e Luca Volontè ricordano che “la nostra Costituzione nel richiedere un quorum di validità, non lascia dubbi sulle modalità di esercizio di questo importante strumento di democrazia diretta”.
Nella associazione bipartisan per il “non voto” confluiscono anche i senatori promotori del Comitato parlamentare per il “no”, e cioè, Laura Bianconi (Fi), Maurizio Eufemi, Gino Moncada, Antonio Iervolino, Renzo Gubert (Udc), Riccardo Pedrizzi, Biagio Tatò e Michele Bonatesta (An).
E il coordinatore nazionale giovani del Movimento per la vita italiano, Giorgio Gibertini, critica la scelta del comitato per il “si” ai di prendere come testimonial alcune attrici famose: “Visto che raccontano un sacco di bugie sulla fecondazione artificiale, hanno bisogno di bravi attrici che le interpretino, cercando di renderle credibili”.



Tecnologia Solidale
Continua

Questo sito Web utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito Web, si presta il proprio consenso all'utilizzo dei cookie.
Per maggiori informazioni sulle modalità di utilizzo e di gestione dei cookie, è possibile leggere l'informativa sui cookies.