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Disposizioni per la destinazione diretta a finalità sociali e di ricerca scientifica dell’otto per mille del gettito IRE

Antonio Palmieri

Archivio del mese di gennaio 2005

Disposizioni per la destinazione diretta a finalità sociali e di ricerca scientifica dell’otto per mille del gettito IRE

Scritto da Antonio Palmieri | 27 gennaio 2005 | Attività 2005

Proposta di legge
del 27 gennaio 2005

Insieme ad altri colleghi, ho presentato come cofirmatario questa proposta di legge, intesa a mettere in campo un altro “otto per mille” a favore del volontariato e della ricerca scientifica. Puoi leggere la proposta cliccando qui


Istituzione di un libretto di risparmio per i nuovi nati

Scritto da Antonio Palmieri | 27 gennaio 2005 | Attività 2005

Proposta di legge
del 27 gennaio 2005

Per sostenere lo sviluppo demografico e le pari opportunità ho presentato come cofirmatario una proposta di legge con lo scopo di istituire uno speciale “libretto di risparmio” a favore dei nuovi nati. Si tratta di una speciale contribuzione, pari a 2.500 euro, per ogni ogni nuovo nato da genitore italiano (o adottato da un genitore italiano), destinata a famiglie con un reddito inferiore a 45.000 euro l’anno. Ecco il testo completo della proposta di legge


Referendum fecondazione: primo non barare

Scritto da Antonio Palmieri | 24 gennaio 2005 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 24 gennaio 2005
di Antonio Palmieri

I referendum sulla legge per la fecondazione artificiale sono una questione ineludibile per tutti: cittadini, scienziati, politici, giornalisti. Da molte parti si è levato l’invito a superare i toni inutilmente polemici, per far sì che questi referendum siano l’occasione per un dibattito “alto”, che faccia crescere la consapevolezza di tutti gli italiani su temi quali l’inizio della vita umana, i limiti della scienza, l’intervento dello Stato nella vita delle persone, ecc.. Se davvero vogliamo raggiungere questo obiettivo credo sia necessario che tutti, fautori e avversari della legge, diciamo insieme quattro “no”.

1) No alla contrapposizione laici-cattolici. Ci sono laici e cattolici in entrambi gli schieramenti, che si assumono la responsabilità delle proprie decisioni.

2) No alla tesi “l’unico cattolico buono è quello contro la legge”. Se un cattolico è contro la legge bene, altrimenti viene bollato come clericale, dogmatico, irragionevole, antimoderno: un vecchio trucco per delegittimare le argomentazioni altrui.

3) No alla denigrazione, ai toni da superiorità morale e da guerra di civiltà contro chi sostiene la legge. Mentre scrivevo queste righe, ho preso a caso una manciata di articoli sui referendum e ho trovato così definita le legge: crudele, medievale, antidemocratica, clericale, oscurantista, mostruosa, cattiva, umiliante, ingiusta, liberticida, stupida, folle. Questi sono insulti, non ragionamenti.

4) No alle falsità e alle omissioni interessate. Finora i fautori del referendum hanno usato questo metodo: isolare frammenti della realtà, presentarli come se esaurissero l’intera questione e omettere le restanti parti; le quali parti, se conosciute, “illuminerebbero” di una luce ben diversa i punti “caldi” toccati dalla legge. Un esempio per tutti. Chi è contro la legge dice che essa è contro la ricerca, perché impedisce l’uso degli embrioni umani come strumenti per la guarigione di molte malattie terribili e incurabili. Invece la realtà è che solo la ricerca sulle cellule staminali non embrionali ha fatto grandi progressi, molti realizzati qui in Italia, e ha dato risultati già disponibili e già usati con successo per guarire i malati.

In definitiva, questi quattro no sono le condizioni preliminari per dare luogo a un dibattito che dica la verità e aumenti la consapevolezza dei cittadini, i quali oggi non sono in grado di farsi un’opinione corretta e completa. Di questo passo trionferà il partito dell’astensione, ma quello dell’astensione dal ragionamento, il partito peggiore. Per questo motivo, attraverso il mio sito internet www.antoniopalmieri.it, la posta elettronica palmieri_a@camera.it e incontri pubblici sul territorio mi rendo disponibile per approfondire i temi connessi ai referendum. Ho votato la legge con grande cautela e attenzione, convinto che fosse il miglior compromesso attualmente possibile, perché unisce il rispetto della vita umana con il desiderio delle coppie di avere figli. Ritengo sia giusto e doveroso esaminarla senza pregiudizi ideologici ma entrando nel merito dei fondamentali temi che essa solleva.

On. Antonio Palmieri, deputato collegio di Cantù


Caro Feltri, sull’embrione non faccia scherzi da prete

Scritto da Antonio Palmieri | 22 gennaio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Libero del 22 gennaio 2005
di Antonio Palmieri

Caro Direttore, rispondo all’invito a fare un fischio da lei fatto nell’editoriale di domenica, “Referendum che guaio”, proponendo idee del tutto diverse dalle sue ma col medesimo spirito: aiutare i lettori a farsi una idea più precisa circa i referendum sulla fecondazione artificiale.

1) E’ vero, oggi “la gente non è in grado di farsi un’opinione netta”. Ma lo potrà fare solo entrando nel merito delle questioni, perché altrimenti ci si rintana in posizioni astratte, ideologiche, tipo la contrapposizione laici-cattolici. Così sì che trionferà il partito dell’astensione, ma quello dell’astensione dal ragionamento, il partito peggiore. Per scansare il pericolo, non si può evitare ai lettori lo sforzo di approfondire i temi posti dai referendum: deve essere impegno dei politici (e anche dei giornalisti), aiutare i cittadini a comprendere le questioni su cui sono chiamati a votare.

2) Il punto centrale – che viene attaccato da lei e da tre referendum su quattro – è l’embrione umano. E’ umano perché ha già in sé le caratteristiche che avrà “da grande”: è quello che io, lei, siamo stati all’inizio della nostra vita. Che l’embrione umano è uno di noi lo dice la scienza, non il catechismo. Se fosse per i preti, la legge sarebbe di un unico articolo: è proibito ogni tipo di fecondazione artificiale.

3) Poiché la scienza ci dice che l’embrione umano è vita, la legge disciplina il legittimo desiderio dei genitori di avere figli e tutela anche l’embrione, perché lui ovviamente non può farlo da solo, come del resto non possono farlo i nascituri nella pancia della mamma, i neonati, i bambini. E lo fa perché, caro Direttore, il principio che la vita umana è sacra non è un principio solo cattolico, ma l’emblema dell’intero Occidente, che il suo benemerito giornale difende tutti i giorni.

4) La legge sulla fecondazione non contraddice la legge sull’aborto, una legge che assicura di voler proteggere la vita umana dal suo inizio e prevede l’aborto come mezzo estremo per sanare uno specifico stato di necessità della madre. E’ evidente che confrontarsi con i problemi di una singola gravidanza è cosa ben diversa dal creare apposta una serie di embrioni umani per distruggerli con gli esperimenti.

5) La ricerca sugli embrioni umani non è così produttiva per la cura delle malattie, come dicono i fautori del referendum. Infatti finora solo la ricerca sulle cellule staminali non embrionali ha fatto grandi progressi, molti dei quali realizzati proprio in Italia e alcuni già disponibili e già usati per terapie. Perché non insistere su questo tipo di ricerca, che non pone problemi etici e dà già buoni risultati? Per saperne di più, caro Direttore, intervisti il prof. Vescovi (a dispetto del cognome, non è cattolico ma taoista) luminare mondiale della ricerca sulle cellule staminali non embrionali.

6) Creare e impiantare 3, 5 o 10 embrioni umani non è lo stesso: perché non si gioca con la vita umana, perché tre embrioni garantiscono in media un buon risultato, perché quando si impiantano tanti embrioni sale il rischio di gravidanze plurigemellari, con chiaro pericolo per la madre e ricorso alla “riduzione embrionale”, che consiste nell’uccidere alcuni degli embrioni “di troppo” che stanno crescendo.

Ci sarebbe molto ancora di dire. Concludo, caro Direttore, notando che lei si sta alleando con coloro contro cui si batte da una vita: ambientalisti per i quali non si fa sperimentazione sui topi, ma sugli embrioni umani sì; esponenti della sinistra che odiano la nostra tradizione occidentale, che pone l’uomo come fine, mai come mezzo; fan del multiculturalismo, per i quali non si può dire ai musulmani che devono seguire le nostre leggi e le nostre consuetudini, perché tutte le culture sono uguali. La loro posizione sul tema della fecondazione è perfettamente coerente: la sua davvero sorprendente, un vero “scherzo da prete”.

Antonio Palmieri, deputato Forza Italia


Fisco e pensionati: diciamo tutta la verità

Scritto da Antonio Palmieri | 15 gennaio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Il Giornale di Cantù del 15 gennaio 2005

La ricerca della CISL sugli “scarsi” effetti per i pensionati a basso reddito della riforma fiscale in vigore dall’1 gennaio (e pubblicato su La Provincia di Como il 6 gennaio) e’ l’ennesimo esempio di come la smania di attaccare il governo porti a negare la realta’.
Il procedimento usato e’ molto semplice: si prendono alcuni degli effetti della riforma, isolati dal contesto, li si presenta come fossero il tutto e il gioco e’ fatto. Il rispetto della verita’ impone invece di considerare tutti i fattori che compongono la riforma fiscale:

1) Il governo Berlusconi e’ gia’ intervenuto per due volte a favore dei pensionati a basso reddito. La prima volta con l’aumento delle pensioni minime (legge finanziaria 2002): ne hanno beneficiato oltre 1.500.000 persone. La seconda con il primo modulo della riforma fiscale (legge finanziaria 2003), che ha ridotto le tasse ai redditi piu’ bassi e ha portato la no tax area per i pensionati a 7.000 euro. Il risultato e’ che oggi circa 800.000 pensionati a basso reddito non devono piu’ pagare tasse e tutti gli altri ne pagano molto meno. Infatti, come conferma la stessa ricerca della CISL, un pensionato con reddito di 7.512 euro paga oggi solo 12 euro di imposta personale all’anno.

2) La riforma fiscale non viene realizzata tutta insieme ma per parti successive. Il secondo modulo in vigore da quest’anno agisce sui reddditi medi, come confermano le tabelle CISL pubblicate nel pezzo in questione. E’ dunque scorretto chiedere a questo modulo cio’ che esso non puo’ fare. Sara’ il terzo modulo della riforma fiscale (in vigore da gennaio 2006) che interverra’ di nuovo sui redditi bassi, come indicato dal presidente Berlusconi nella conferenza stampa di fine anno.

3) Con la nuova deduzione fiscale dei costi sostenuti per le badanti, anche questo secondo modulo conferma l’attenzione del governo per gli anziani in difficolta’ e per le famiglie che si fanno carico di essi.

4) Questo secondo modulo della riforma fiscale e’ davvero “rivoluzionario”, per due motivi: a) per farlo da subito (e mantenere fede al patto con i cittadini), Berlusconi non ha esitato a mettere in gioco la poltrona di premier; b) buona parte dei fondi per realizzarlo derivano da tagli alla spesa pubblica inutile. Un metodo virtuoso, che toglie potere allo Stato per restituirlo ai cittadini e che consentira’ di trovare i fondi per i tagli alle imposte previsti per il 2006, 2007 e 2008.

In definitiva, siamo i primi a dire che tanto resta ancora da fare per migliorare il rapporto fisco-pensionati. Tuttavia il modo migliore per farlo non e’ certo quello di negare il molto che e’ gia’ stato fatto da questo governo e che diventa moltissimo se paragonato a quanto fatto dai governi della precedente legislatura. Si deve discutere su come sia meglio agire, e lo faremo nei mesi a venire: ma sicuramente non lo si puo’ fare amputando la verita’ e distorcendo la realta’.

on. Antonio Palmieri, deputato collegio di Cantù


Par condicio, il Polo va avanti «La legge adesso può cambiare»

Scritto da Antonio Palmieri | 5 gennaio 2005 | RASSEGNA STAMPA

Corriere della sera del 5 gennaio 2005
di Livia Michilli

La legge sulla par condicio si può cambiare per migliorarla e la maggioranza ha il dovere di cercare una soluzione concordata con l’opposizione, spiegava ieri sul Corriere il vicepremier e leader dell’Udc Marco Follini. «Condivido l’auspicio di realizzare un dialogo costruttivo con il centrosinistra – gli risponde il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani – ma vorrei ricordare che l’attuale legge è stata votata dall’allora maggioranza ulivista nonostante la nostra contrarietà». Stessa obiezione per Ignazio La Russa: «Follini ha ragione, ma l’opposizione si comportò in maniera diversa – osserva il presidente dei deputati di An -. Ben venga l’accordo, ma dubito che vogliano abbandonare la difesa dello status quo e, in questo caso, noi andremo avanti».

In attesa di verificare la disponibilità dell’opposizione, la Casa delle Libertà registra con favore quella dell’Udc: «Mi sembra un’apertura importante, potrei dire che ci siamo quasi…», afferma il senatore di Forza Italia Lucio Malan, autore dell’unico testo di riforma della par condicio finora al vaglio della maggioranza. A breve sul tavolo dovrebbero arrivare anche due proposte targate An e Lega, nel frattempo i “tecnici” azzurri stanno perfezionando il loro testo.
«Visto che il premier sembra voler intervenire solo sui tempi di partecipazione alle tribune elettorali, rendendoli proporzionali al peso elettorale dei partiti, potremmo decidere di rimandare la liberalizzazione degli spot – spiega Antonio Palmieri, coautore del progetto di FI -. Una riforma più circoscritta faciliterebbe l’accordo nella maggioranza e con l’opposizione».

Comunque, Forza Italia non rinuncerà a modificare una legge che Berlusconi considera liberticida: «Si parla tanto di Europa, ebbene negli altri Paesi ogni forza politica ha diritto a uno spazio di comunicazione proporzionale al suo peso» dice Schifani. «Va bene il dialogo, ma non ci faremo dettare le regole dal centrosinistra» ribadisce Malan. «La riforma deve andare avanti di pari passo con la legge elettorale» aggiunge Palmieri.

Gli alleati non hanno lo stesso entusiasmo ma sono pronti a dare il loro contributo, pur mettendo dei “paletti”: «Ci sono degli aspetti che possono essere rivisti ma senza arrivare alla logica del sistema americano, dove chi ha più soldi fa più propaganda – spiega il ministro leghista Roberto Calderoli -. Su questo credo che almeno tre partiti della coalizione la pensino così».

Il pensiero di Alleanza nazionale è stato trasferito in una proposta firmata da Alessio Butti: «Per quanto riguarda i tempi di partecipazione alle trasmissioni elettorali, credo che si potrebbe mettere mano al testo di Forza Italia alzando dal 10 al 30% la quota da ripartirsi in maniera eguale fra tutte le forze politiche e dividendo il restante 70 in modo proporzionale. Se si lasciano da parte i capitoli spot e affissioni credo sarà più facile arrivare ad un accordo, tra noi e anche con l’opposizione, cosa che ho sempre auspicato».
Il testo di Butti è ora all’esame di Fini e La Russa: «Siamo disponibili a cambiare la legge – ribadisce il vicepresidente vicario del partito – il che non vuol dire eliminare le regole, indispensabili per garantire a tutti la possibilità di comunicare le proprie idee e raccogliere il consenso degli elettori». Cose che alla sinistra, secondo La Russa, non interessano: «L’impossibilità di fare propaganda politica a loro conviene perché hanno il vantaggio di apparati forti. Per questo difendono lo status quo ».

I “tecnici” della Cdl torneranno a riunirsi intorno alla metà del mese: «Aspetto di vedere le proposte di An e Lega, poi potrei presentarne una anch’io – dice il centrista Rodolfo De Laurentiis -. Bisogna garantire un accesso equo ai mezzi di informazione e non mi pare che il criterio del peso elettorale vada in questa direzione». L’Udc vuole una legge con accentuati profili di garanzia per i partiti minori: «I nostri sono “paletti” di buon senso – sottolinea Luca Volontè – per evitare la tirannia degli spot e creare l’occasione di un confronto col centrosinistra, come auspicato da Ciampi».



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