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Disposizioni urgenti relative al trattamento economico dei collaboratori linguistici

Antonio Palmieri

Archivio del mese di febbraio 2004

Disposizioni urgenti relative al trattamento economico dei collaboratori linguistici

Scritto da Antonio Palmieri | 20 febbraio 2004 | Attività 2004

Intervento in Commissione
del 20 febbraio 2004

Ecco il resoconto del mio intervento:
Condivido i rilievi espressi dal deputato Santulli riguardo il provvedimento in titolo ed esprime l’auspicio che il Governo fornisca opportuni chiarimenti in ordine allo status degli ex lettori di madrelingua straniera. Atteso che la soluzione prospettata al proposito nel decreto legge sembra poter prestare il fianco a nuovi interventi sanzionatori da parte dei competenti organismi comunitari, sollecito un compiuto ed organico intervento governativo teso a dissipare ogni dubbio interpretativo


Sviluppo del turismo accessibile ai disabili nelle attività agrituristiche

Scritto da Antonio Palmieri | 17 febbraio 2004 | Attività 2004

Proposta di legge
del 17 febbraio 2004

Sono stato cofirmatario della proposta di legge seguente:

Modifica all’articolo 3 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, in materia di sviluppo del turismo accessibile ai disabili nelle attività agrituristiche

Ecco il testo della proposta


Congedi parentali in presenza di figli affetti da patologie di particolare gravità

Scritto da Antonio Palmieri | 17 febbraio 2004 | Attività 2004

Proposta di legge
del 17 febbraio 2004

Sono stato cofirmatario della proposta di legge seguente:

Introduzione dell’articolo 42-ter del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di congedi parentali in presenza di figli affetti da patologie di particolare gravità

Ecco il testo della proposta


Nello stato laico le idee non sono dogmi

Scritto da Antonio Palmieri | 12 febbraio 2004 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 12 febbraio 2004

Le polemiche che hanno accompagnato l’approvazione della legge sulla fecondazione assistita hanno visto anche questa volta manifestarsi alcuni ‘riflessi condizionati culturali’ che credo sia opportuno chiarire.

In molti hanno parlato di attacco dei cattolici alla laicità dello Stato. Purtroppo opinion leader e rappresentanti della sinistra fondano l’idea di laicità sulla contrapposizione laici-cattolici, dove il laico è persona ragionevole e tollerante mentre il cattolico è per definizione irragionevole e oscurantista. Di conseguenza le proposte dei cattolici non possono essere prese in considerazione perché mirerebbero a imporre a tutti i dogmi della fede. Con un atteggiamento questo sì irragionevole, si esprime la singolare concezione in base alla quale non si valuta il merito delle idee perché si rifiuta la fede di chi le propone. Eppure in uno Stato davvero laico, cioè aperto a tutti, è evidente che le idee dei cattolici, al pari di tutti gli altri, hanno diritto a essere giudicate unicamente in base al loro effettivo valore e possono contribuire a determinare l’etica pubblica e le norme della società.

Altro equivoco ribadito durante il dibattito sulla fecondazione è quello sulla presunta neutralità dello Stato laico. Lo Stato laico non deve fare propria nessuna ideologia o religione ma garantire a tutti uguali diritti e assicurare adeguata difesa da chi volesse prevaricare la libertà altrui: ciò non significa che lo Stato debba essere neutrale, indifferente ai valori. Infatti ogni legge, ogni norma implica una scelta: autorizzando o vietando dei comportamenti di conseguenza autorizza o vieta anche i valori ai quali tali comportamenti rimandano.
Uno Stato liberale come il nostro non è dunque neutrale rispetto ai convincimenti culturali di singoli e gruppi. Chi ne invoca la neutralità lo fa solo per poter escludere valori e idee altrui e imporre in realtà la propria visione della vita e della società. Per di più chi sostiene questa tesi volutamente nasconde un’altra verità: la legge ha sempre un forte, inevitabile impatto educativo, al punto che le leggi di una generazione diventano la morale di quella successiva.

Questa errata visione di laicità sottende la concezione secondo cui i desideri individuali vengono prima di tutto e devono essere riconosciuti dalle leggi come diritti.

Per questo si è detto che il figlio è ‘un diritto’: e se la scienza consente di godere di questo diritto, allora nessuna legge può opporvisi, come se la democrazia – più che uno Stato di diritto ‘ dovesse essere uno ‘Stato dei diritti individuali’, indifferente al rapporto tra possibilità della scienza e confini imposti dalla natura e dall’etica. Nel caso della fecondazione, se ciascuno riflettesse sulla propria condizione di ex embrione, ora cresciuto e diventato adulto, ‘scoprirebbe’ che un figlio non è un oggetto da avere a qualunque costo ma un essere umano libero e autonomo, indifeso all’inizio del percorso della vita e quindi bisognoso di tutela.

Infine si è detto che questa legge, vietando la ricerca sulle cellule staminali embrionali, impedisce alla scienza di trovare rimedio ad alcune terribili malattie degenerative, nella scia della secolare (da Galileo in poi) ostilità dei cattolici contro la scienza. In realtà, come dimostrano i risultati raggiunti dal professor Vescovi (il quale, nonostante il suo cognome, non è un medico cattolico) la ricerca sta ottenendo ottimi risultati studiando le cellule staminali adulte e le staminali del cordone ombelicale.
L’ennesima dimostrazione che il tema della fecondazione assistita è questione di umanità e ragione, non di contrapposizione tra cattolici e laici.

Antonio Palmieri


Potenziamento dell’educazione motoria nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria

Scritto da Antonio Palmieri | 10 febbraio 2004 | Attività 2004

Intervento in Commissione
del 10 febbraio 2004

Ecco il resoconto del mio intervento:
Nel condividere le osservazioni svolte dal deputato Santulli, ricordo come, nel corso dell’esame parlamentare dei provvedimenti di riforma del sistema scolastico adottati nel corso di questa legislatura, la maggioranza e il Governo abbiano più volte posto l’accento sulla necessità di potenziare adeguatamente le attività relative all’educazione motoria e sportiva, come momento essenziale per un equilibrato sviluppo del bambino


Marketing, eventi, fantasia: copiateci se ne siete capaci

Scritto da Antonio Palmieri | 2 febbraio 2004 | RASSEGNA STAMPA

Il Riformista del 2 febbraio 2004

Un programma definito e un leader garante della sua attuazione; messaggi che utilizzano un linguaggio chiaro, diretto, concreto. Questi sono gli elementi della comunicazione di Forza Italia.

Avversari e commentatori riconoscono le doti di comunicatore di Berlusconi, ma paragonandolo a un imbonitore o a un abile “venditore” non colgono il cuore della questione: dal 1994 Berlusconi propone con chiarezza un programma articolato e completo di cambiamento, di cui si fa garante per la sua storia personale e professionale.
In tema di comunicazione in questi dieci anni si è dunque confuso il mezzo, l’abilità retorica di Berlusconi, con il fine: comunicare ai cittadini una proposta politica usando un linguaggio semplice, frutto di un duro lavoro di: a) individuazione dei problemi dei cittadini attraverso le indagini sulla pubblica opinione; b) studio delle soluzioni alla luce dei nostri valori di riferimento, delle indagini di studiosi italiani e stranieri, delle migliori esperienze di riforma realizzate nelle democrazie occidentali; c) comparazione di dati e di scenari, incontri di verifica con gli esponenti delle categorie produttive e sociali del nostro Paese; d) certosino lavoro di semplificazione dei messaggi con cui divulgare l’esito delle precedenti fasi di studio.

Così facendo, Silvio Berlusconi e Forza Italia hanno trasformato la comunicazione politica, mettendo al centro della campagna elettorale il cittadino, il singolo elettore. Questa rivoluzione copernicana è frutto dell’esperienza imprenditoriale di Berlusconi – un buon prodotto e una comunicazione diretta con il pubblico sono il modo migliore e più rapido per guadagnare importanti quote di mercato – e della consapevolezza che: a) con le regole elettorali vigenti la comunicazione politica non può più consistere nello scambio di messaggi in codice tra politici, pena l’irrilevanza agli occhi degli elettori; b) nel nuovo contesto politico i partiti non sono più i catalizzatori di un consenso ideologico garantito, da gestire a proprio piacimento dopo le elezioni: ora il patto con gli elettori va fatto con chiarezza prima del voto; c) il maggioritario determina non solo l’elezione diretta dei parlamentari ma anche, di fatto, quella del premier: ciò comporta una forte accentuazione della personalizzazione della politica e la personalità del leader diventa criterio fondamentale di scelta.
In forza di questi elementi, nel 1994 Forza Italia applica alla comunicazione politica i principali strumenti del marketing aziendale: sondaggi, spot e grandi affissioni. E da allora coloro che ritengono i cittadini incapaci di scegliere (ovviamente se scelgono in maniera diversa da come costoro vorrebbero) lanciano anatemi contro l’uso degli strumenti del marketing nelle campagne elettorali, confondendo – per motivi di propaganda – comunicazione con manipolazione. In realtà in una moderna campagna elettorale proprio il fatto che l’azione di comunicazione volta a persuadere sia evidente mette al riparo dalla manipolazione ed è la migliore garanzia per i cittadini.

La storia di questi dieci anni mostra che, anziché accettare il confronto sul piano della comunicazione agli elettori, gli avversari ritengono invece fondamentale impedirla. Per questo hanno vietato gli spot – la forma di comunicazione più diretta con i cittadini – convinti di far perdere Berlusconi. Nel 1996 gli andò bene, perché il decreto Gambino sulla “par condicio” impedì la conoscenza del nuovissimo marchio “Polo per le libertà” usato nel maggioritario, contribuendo a determinare la sconfitta (nonostante la chiara maggioranza di voti ottenuta nel proporzionale).
La legge-bavaglio del 2000 non ha avuto lo stesso effetto. La campagna per le regionali 2000 e le politiche 2001 ha visto in quindici mesi la più articolata e fantasiosa serie di eventi di comunicazione elettorale della storia della democrazia italiana: “Azzurra, la nave della libertà”, grandi manifesti, “Una storia italiana” inviata a 18 milioni di famiglie, Internet, uso innovativo delle partecipazioni ai talkshow politici, eventi tematici, convention, manifestazioni di piazza, aerei, posterbus, gazebo, libri, opuscoli, volantini, pieghevoli, il concorso online dei “Manifesti taroccati”, il “Contratto con gli italiani”. Con questa campagna Forza Italia ha superato i limiti alla comunicazione imposti dalle leggi della sinistra e ha “sdoganato” definitivamente il marketing politico.

Per concludere, all’inizio di un nuovo triennio elettorale vale la pena di porsi alcune domande: comunicare utilizzando in modo trasparente gli strumenti del marketing politico migliora la democrazia, perché permette all’elettore di dare un voto più consapevole e di predisporsi a chiedere conto degli impegni assunti in campagna elettorale. In questo modo il cittadino “diventa re”. Perché diffidarne?

Se davvero Berlusconi è il padrone incontrastato dei media, perché dedica tempo, energie e denaro per inventare occasioni di comunicazione invece di usare il proprio controllo sulla televisione?

Forza Italia ha sempre comunicato da “sfidante”. Riuscirà a comunicare con la consueta efficacia anche da “campione in carica”, come primo partito di governo? Avendo partecipato fin dall’inizio alla sua attività di comunicazione sono davvero curioso di scoprirlo.

On. Antonio Palmieri
Responsabile comunicazione elettorale e Internet Forza Italia



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