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Difendere il crocifisso, simbolo identità italiana

Antonio Palmieri

Archivio del mese di ottobre 2003

Difendere il crocifisso, simbolo identità italiana

Scritto da Antonio Palmieri | 28 ottobre 2003 | Attività 2003

Mozione al governo del Gruppo Forza Italia
del 28 ottobre 2003

Mozione:

La Camera,
premesso che:
l’ordinanza emessa dal tribunale dell’Aquila di far rimuovere il crocifisso dalle aule delle scuole elementare e materna di Ofena dà ragione al ricorso del signor Adel Smith, personaggio noto come presidente dell’Unione dei musulmani d’Italia, che ha fatto parlare di sé per aver dichiarato, durante una trasmissione televisiva, che la Chiesa cattolica sarebbe «un’associazione per delinquere ed il Papa il capo della stessa» e per aver indirettamente sostenuto, in un’altra trasmissione, l’integralismo islamico, in chiave antioccidentale, antisemita ed antisionista;
non solo le esternazioni del signor Smith, ma anche l’ordinanza sopra citata, non trovano consenso neppure all’interno della Unione delle comunità islamiche italiane che temono il sorgere di un «effetto perverso e negativo» nei confronti del dialogo interreligioso;

a seguito di questa decisione da parte di un giudice dell’Aquila, c’è stata una levata di scudi non solo da parte dei vertici della Chiesa Cattolica, ma anche della maggioranza delle forze politiche, comprese quelle di opposizione a livello nazionale;

la questione trascende il punto di vista religioso, in quanto sulle radici giudaico-cristiane si basano la filosofia, la cultura, le tradizioni, i principi di libertà, di razionalità ed uguaglianza della nostra civiltà, che pone al centro del proprio interesse l’individuo ed i suoi bisogni;

deve essere una preoccupazione precipua del Governo, ed in particolare della scuola laica italiana, quella di salvaguardare l’«inconfondibile fisionomia culturale e spirituale» della nazione, ricca di storia e di tradizioni che devono essere tramandate ed insegnate in modo tale da non creare nelle giovani generazioni una pericolosa crisi di identità ed uno sradicamento da quei principi morali, spirituali e giuridici che hanno fatto grande la civiltà del nostro Paese;

un auspicabile e doveroso progetto di convivenza multiculturale o di integrazione non deve condurre assolutamente alla dispersione della nostra ricchezza ideale, né allo snaturamento della «nostra specifica identità», che si è forgiata sul cattolicesimo, non più «religione ufficiale dello Stato», ma certamente «religione storica» della nazione italiana;

a fronte di questi presupposti, è assolutamente illogico ed incoerente «assimilare socialmente» il cattolicesimo alle altre forme religiose presenti in Italia, alle quali deve essere assicurata piena libertà di operare, non certamente però avviando un processo di livellamento dei valori e dei principi o addirittura di annullamento suicida dei più alti ideali della nostra civiltà;

in Europa ed in Italia sta avanzando quella che un eminente uomo di Chiesa ha chiamato la «cultura del nulla», priva di radici e dei valori in cui l’Europa e l’Occidente si sono forgiati, cultura che si teme a ragione non sarà in grado di reggere al confronto ideologico con l’islam, in particolare quello più integralista, i cui valori fondanti sono lontanissimi dai nostri, per esempio sul fronte del diritto di famiglia, sulla visione della vita pubblica (totale identificazione fra religione e politica), sui diritti civili, sulla parità della donna, sui principi democratici e sulla centralità dell’uomo, nonché sulla tolleranza religiosa;

gli italiani laici, cresciuti nei principi della civiltà occidentale e nei valori di democrazia, libertà, eguaglianza e razionalità, debbano essere consapevoli che il cristianesimo è stato l’ispiratore più forte ed il difensore di tali valori e che, pertanto, la difesa anche dei segni esteriori del cristianesimo, intesi come simboli della nostra civiltà e dei suoi principi ispiratori, non rappresenta una «crociata» di natura confessionale, ma una salvaguardia di tali principi contro l’intolleranza, l’integralismo, la cultura della morte, la negazione della centralità della persona, l’ineguaglianza tra l’uomo e la donna, ed altro ancora;

negli Stati islamici è pressoché inesistente il principio di reciprocità, per cui è quasi impossibile aderire o praticare liberamente il cristianesimo, non sono consentite manifestazioni religiose fuori della religione islamica, né la creazione di luoghi di culto e, addirittura, sono proibite le sepolture di cristiani, e che chi professa religioni diverse da quelle islamiche e si trova in quei paesi come ospite deve assoggettarsi a questo stato di cose;

impegna il Governo:

a contrastare qualsiasi atto che porti al mancato rispetto del sentimento religioso della stragrande maggioranza degli italiani, anche attraverso la soppressione di ciò che è ormai tradizione storicamente acquisita della comunità;

a ribadire, per quanto riguarda la scuola italiana, i principi culturali, spirituali, morali e giuridici su cui si incardina la civiltà del nostro Paese in sede di determinazione degli obiettivi generali del processo formativo;

a ribadire, anche nelle sedi internazionali preposte, la richiesta di una «reciprocità» non solo verbale da parte dei paesi islamici;

a prevenire e a contrastare qualsiasi manifestazione di «intolleranza» contro segni ed usi della religione cattolica, per un malcompreso senso di egualitarismo e tolleranza.

«Bertolini, Antonio Leone, Campa, Santori, Perrotta, Sanza, Zanetta, Palmieri, Caligiuri, Baldi, Zanettin, Amato, Falanga, Iannuccilli, Zorzato, Lezza, Di Luca, Deodato, Lupi, Mormino, Stradella, Michelini, Antonio Russo, Tarditi, Baiamonte, Fontana, Paoletti Tangheroni, Milanato, Arnoldi, Blasi, Perlini, Verro, Lainati, Gigli, Fratta Pasini, Mario Pepe, Di Virgilio, Lazzari, Cossiga, Marras, Patria, Milanese, Tarantino, Romoli, Jannone, Saro, Gazzara, Angelino Alfano, Palma, Saponara, Fallica, Gioacchino Alfano, Germanà, Schmidt, Caminiti, Giudice, Crosetto, Palumbo, Borriello, Massidda, Scaltritti, Viale, Zama, Marinello, Jacini, Masini, Ricciuti, Romele, Misuraca, Scherini, Dell’Anna, Burani Procaccini, Minoli Rota, Cuccu, Leccisi».


Il crocifisso è l’emblema della civiltà occidentale

Scritto da Antonio Palmieri | 27 ottobre 2003 | Attività 2003

Risoluzione al governo
del 27 ottobre 2003

La VII Commissione, premesso che:

le leggi attualmente in vigore non hanno modificato l’articolo 118 del regio decreto 30 aprile 1924, n. 965, secondo il quale ogni aula deve avere l’immagine del crocifisso, e l’allegato C del regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297, secondo cui il crocifisso fa parte dell’ordinario arredamento scolastico;

il parere del Consiglio di Stato del 1988 conferma che devono ritenersi tuttora legittimamente operanti le disposizioni emanate nel 1924 e nel 1928, concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole, perché non riguardano l’insegnamento della religione cattolica, né costituiscono attuazione degli impegni assunti dallo Stato in sede concordataria;

la sentenza della Cassazione del 13 ottobre 1998 spiega che l’esposizione del crocifisso non viola la libertà religiosa perché «rappresenta un simbolo della cultura cristiana come essenza universale, indipendente da una specifica confessione»;

il crocifisso non è unicamente il simbolo della religione fondamentale del nostro Paese e della tradizione del nostro popolo, ma è anche espressione profonda di cultura, di umanità e segno di 2000 anni di storia, di civiltà e di cultura, della quale si trova testimonianza in tutti i comuni d’Italia;

il crocifisso oltre ad essere il simbolo della religione cristiana è l’emblema di valori quali la libertà dell’individuo e della persona, il rispetto di tutte le fedi religiose, la separazione tra «Dio e Cesare» fondamento della laicità dello Stato che sono i valori che fondano l’identità dell’Italia, dell’Europa e dell’intero Occidente;

è fondamentale che il Governo si impegni nel verificare se la sentenza che ha imposto ad una scuola la rimozione del crocifisso dalle aule sia stata estesa nel rispetto dell’ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti,

impegna il Governo:

a verificare l’effettivo rispetto della circolare del 3 ottobre 2002 del Ministero dell’istruzione, con la quale si chiedeva ai dirigenti scolastici di assicurare l’esposizione del crocifisso;

a predisporre una campagna in tutte le scuole utile a far comprendere a tutti per quali motivi culturali il crocifisso rappresenta la nostra identità nazionale, europea e occidentale e, lontano dall’offendere il pluralismo culturale e religioso è ed è stato, al contrario, il più antico e forte simbolo della libertà di tutti.

«Adornato, Palmieri, Garagnani, Bianchi Clerici, Butti, Ranieli».


A milano manifestazione di Forza Italia per l’ avvio della riforma Biagi

Scritto da Antonio Palmieri | 24 ottobre 2003 | RASSEGNA STAMPA

Corriere della sera del 24 ottobre 2003

Una celebrazione che ha il sapore di una «contromanifestazione». È quella che ha programmato per oggi, a Milano, Forza Italia, in occasione dell’ entrata in vigore dei decreti attuativi della riforma del mercato del lavoro, la cosiddetta «riforma Biagi». La coincidenza
del convegno milanese con lo sciopero generale per le pensioni indetto dai sindacati di Cgil, Cisl e Uil non è del tutto casuale, sebbene gli
organizzatori rifiutano la definizione di «contromanifestazione» e ancor di più quella di «iniziativa di scontro frontale con i sindacati».«L’ iniziativa non ha un sapore polemico – ha spiegato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi – ma vuole ribadire le nostre buone ragioni: questo governo è impegnato a realizzare riforme necessarie al Paese, che non sono né di destra né di
sinistra, ma semplicemente necessarie all’ interesse generale». L’iniziativa per l’ entrata in vigore della riforma Biagi è stata presentata ieri a Milano dal responsabile economico di Forza Italia,
Luigi Casero, con Bondi, il vice coordinatore, Fabrizio Cicchitto e il promotore Antonio Palmieri. Al convegno, che si svolgerà al Circolo della Stampa, parteciperanno gli economisti Maurizio Sacconi, Renato Brunetta e l’ amministratore delegato di Italia Lavoro, Natale Forlani.

«Non si tratta di una contromanifestazione – ha detto Palmieri – però abbiamo voluto sfruttare questa coincidenza di calendario per lanciare un messaggio: invitiamo chi sarà in piazza e
chi andrà al convegno al confronto. La riforma Biagi ci insegna che lavorando insieme si possono fare buone riforme. L’ invito è a un
lavoro in comune con tutti quelli che vogliono riformare il Paese».
Intanto a Roma va avanti la macchina organizzativa, che sta preparando
per novembre una serie di manifestazioni per spiegare la riforma delle pensioni. «È tempo di capire – secondo Bondi – che la vera discussione non passa più attraverso le categorie destra-sinistra, ma tra la conservazione e l’ innovazione». Va da sé che Forza Italia è tra «gli innovatori», mentre «la sinistra si batte per conservare l’ esistente».


E Forza Italia celebra la legge Biagi Oggi convegno a Milano. I promotori: non è una contromanifestazione

Scritto da Antonio Palmieri | 24 ottobre 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Stampa del 24 ottobre 2003

Entrano in vigore oggi i decreti attuativi della riforma del mercato del lavoro, la cosiddetta riforma Biagi, e Forza Italia celebra l’avvenimento a Milano con un convegno il cui slogan è «Mentre c’è chi protesta c’è chi costruisce», che ha la particolarità della «gustosa coincidenza» con lo sciopero generale sulle pensioni. Il convegno è stato presentato ieri dal coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, dal suo vice Fabrizio Cicchitto, dal responsabile economia del partito Luigi Casero e dal promotore dell’iniziativa, Antonio Palmieri che è anche responsabile del sito internet di Forza Italia. «Non è una contromanifestazione rispetto allo sciopero – ha detto Palmieri – però abbiamo voluto sfruttare questa gustosa coincidenza di calendario tra l’entrata in vigore della riforma Biagi e lo sciopero per lanciare un messaggio». E il messaggio è presto spiegato: «Invitiamo chi sarà in piazza e chi andrà al convegno al confronto. La riforma Biagi ci insegna che lavorando insieme si possono fare buone riforme. L’invito è a un lavoro in comune con tutti quelli che vogliono riformare il paese». Anche Casero ha parlato di «ghiotta coincidenza» che ha spinto Forza Italia a radunare quanti hanno accettato il metodo del confronto per varare la riforma del mercato del lavoro. «Ritengo che dopo lo sciopero sia necessario per il sindacato dialogare con il governo per risolvere il problema delle pensioni che riguarda tutto il paese. Speriamo che la nostra iniziativa aiuti ad aprire il dialogo». Cicchitto ha osservato che il governo «ha una posizione riformista, moderata, di centro mentre gli avversari ci presentano in modo caricaturale». Cicchitto ha affermato che con lo sciopero i sindacati «rischiano di fare un cattivo servizio ai lavoratori e ai pensionati», ed ha auspicato che Cisl e Uil sulle pensioni, «facciano come in passato, quando hanno scelto il confronto sul merito con il governo». «L’iniziativa non ha un sapore polemico – ha spigato Sandro Bondi – ma vuole ribadire le nostre buone ragioni: questo governo è impegnato a realizzare riforme necessarie al Paese», riforme che «non sono nè di destra nè di sinistra, ma semplicemente necessarie all’interesse generale. Oggi – ha aggiunto – il discrimine non passa tra destra e sinistra bensì tra conservazione e innovazione».
Bondi ha infine criticato «l’opposizione che sa solo dire di no; anche sulle pensioni ha oscillato paurosamente, cosa che dimostra che non ha una proposta alternativa». Il convegno si svolgerà oggi pomeriggio alle 16,30 al circolo della stampa di Milano e vedrà tra i relatori Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Natale Forlani oltre agli stessi Bondi, Cicchitto, Palmieri e Casero.


Accessibilità e standard tecnologici: Antonio Palmieri ´Abbiamo scelto il W3C, potremmo farcela entro l’anno´

Scritto da Antonio Palmieri | 23 ottobre 2003 | RASSEGNA STAMPA

KEY4BIZ del 23 ottobre 2003

Approvato la scorsa settimana alla Camera, il testo di legge sull’accessibilità ad internet a favore dei disabili passa ora al Senato. E’ un testo frutto del lavoro di Commissione che ha unificato le varie proposte presentate nel corso degli ultimi mesi…

Leggi il testo integrale dell’articolo


Palmieri a Puntoit: “Il W3C è lo standard di riferimento” Nessun compromesso. Anche l’Italia utilizzerà standard europei ed internazionali.

Scritto da Antonio Palmieri | 23 ottobre 2003 | RASSEGNA STAMPA

Puntoit del 23 ottobre 2003

Antonio Palmieri è intervenuto per precisare l’aspetto relativo agli standard nel testo di legge per l’accesso ad internet approvato alla Camera.

Prendiamo atto con estrema soddisfazione di quanto scrive Antonio Palmieri. Ogni dubbio è stato da lui fugato. Non c’è nessun compromesso. Lo standard di riferimento sarà il W3C. Anche l’Italia quindi utilizzerà standard europei ed internazionali.

Palmieri interviene sulla Legge per l’accesso a internet:

Ho letto con attenzione il commento inviato in merito all’approvazione del testo relativo all’accesso a internet a favore dei disabili ma non concordo con l’interpretazione data.

Sugli standard l’articolo 12 della legge è chiaro: “Il regolamento di cui all’articolo 9 e il decreto ministeriale di cui all’articolo 10 sono emanati osservando le linee guida indicate nelle direttive sulla accessibitità della Unione europea e delle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore.”
Ciò significa solo una cosa: il W3C è lo standard di riferimento, perché è quello indicato dall’Unione europea, come peraltro ho sottolineato nel mio intervento in aula mercoledì 15 ottobre. “Altro tema di grande dibattito in questi mesi è stato quello degli standard tecnici dell’accessibilità. Anche in questo caso, credo che il testo della legge proponga un ottimo punto di caduta all’articolo 12. Adeguarsi, come previsto nell’articolo finale del testo di legge, alle linee guida indicate dall’Unione europea, che – come è noto – si rifà alle linee guida sull’accessibilità del consorzio W3C, significa allineare il nostro paese agli standard internazionali oggi accreditati.”. Per questo motivo non concordo con l’intonazione negativa del commento all’approvazione della legge: è una legge votata all’unanimità in aula da tutti i presenti, una legge adeguata e attuabile, anche se non contiene fondi destinati ad hoc, una legge che spero il Senato approvi definitivamente entro la fine dell’anno.

Infine colgo l’occasione come ho già fatto sempre nel corso del mio intervento in aula – per ringraziare ancora una volta pubblicamente Puntoit per il grande supporto dato alla proposta Campa-Palmieri e, più in generale, nel mettere il focus sul tema dell’accessibilità.

Antonio Palmieri


Loro in piazza a urlare, noi a spiegare le riforme

Scritto da Antonio Palmieri | 23 ottobre 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 23 ottobre 2003
di Luca Marchiò

«Mentre c’è chi protesta, c’è chi invece costruisce»: sarà questo il titolo della «contromanifestazione» che Forza Italia organizzerà domani per rispondere allo sciopero generale indetto dalle confederazioni sindacali.

Alle 16.30, al Circolo della stampa del capoluogo lombardo, il coordinatore nazionale Sandro Bondi, il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, il vicepresidente del gruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto e l’economista Renato Brunetta, siederanno attorno ad un tavolo per illustrare gli effetti sul mercato del lavoro della legge Biagi, che entrerà in vigore proprio domani. Moderatore del dibattito sarà il deputato canturino Antonio Palmieri, ideatore della contromanifestazione , un’iniziativa che ha avuto subito il via libera da parte di Bondi.
L’inziativa sarà presentata questo pomeriggio durante una conferenza stampa che si svolgerà a Montecitorio. L’intento di Forza Italia è quello di trasmettere ai cittadini un messaggio che individui una separazione chiara tra il comportamento del partito di Berlusconi e le lotte sindacali.
Da una parte i responsabili «azzurri» del governo proporranno una discussione sulla riforma del mercato del lavoro, dall’altra i rappresentanti dei lavoratori saranno in piazza a protestare.

«Ci auguriamo comunque – ha dichiarato Palmieri – che il dialogo tra il governo e almeno una parte dei sindacati possa essere riavviato dopo la protesta».


Legge accessibilità siti Internet

Scritto da Antonio Palmieri | 20 ottobre 2003 | Attività 2003

Il testo approvato alla Camera
del 20 ottobre 2003

Art. 1. (Obiettivi e finalità).
1. La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione ed ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici.
2. È tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione.

Art. 2. (Definizioni).
1. Ai fini della presente legge, si intende per:
a) «accessibilità»: la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
b) «tecnologie assistite»: gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.

Art. 3. (Soggetti erogatori).
1. La presente legge si applica alle pubbliche amministrazioni di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, agli enti pubblici economici, alle aziende private concessionarie di servizi pubblici, alle aziende municipalizzate regionali, agli enti di assistenza e di riabilitazione pubblici, alle aziende di trasporto e di telecomunicazione a prevalente partecipazione di capitale pubblico e alle aziende appaltatrici di servizi informatici.
2. Le disposizioni della presente legge in ordine agli obblighi per l’accessibilità non si applicano ai sistemi informatici destinati ad essere fruiti da gruppi di utenti dei quali, per disposizione di legge, non possono fare parte persone disabili.

Art. 4. (Obblighi per l’accessibilità).
1. Nelle procedure svolte dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, per l’acquisto di beni e per la fornitura di servizi informatici, i requisiti di accessibilità stabiliti con il decreto di cui all’articolo 11 costituiscono motivo di preferenza a parità di ogni altra condizione nella valutazione dell’offerta tecnica, tenuto conto della destinazione del bene o del servizio. La mancata considerazione dei requisiti di accessibilità o l’eventuale acquisizione di beni o fornitura di servizi non accessibili è adeguatamente motivata.
2. I soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, non possono stipulare, a pena di nullità, contratti per la realizzazione e la modifica di siti Internet quando non è previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilità stabiliti dal decreto di cui all’articolo 11. I contratti in essere alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’artcolo 11, in caso di rinnovo, modifica o novazione, sono adeguati, a pena di nullità, alle disposizioni della presente legge circa il rispetto dei requisiti di accessibilità, con l’obiettivo di realizzare tale adeguamento entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto.
3. La concessione di contributi pubblici a soggetti privati per l’acquisto di beni e servizi informatici destinati all’utilizzo da parte di lavoratori disabili, anche per la predisposizione di postazioni di telelavoro, è subordinata alla rispondenza di tali beni e servizi ai requisiti di accessibilità stabiliti dal decreto di cui all’articolo 11.
4. I datori di lavoro pubblici e privati pongono a disposizione del dipendente disabile la strumentazione hardware e software e la tecnologia assistiva adeguata alla specifica disabilità, anche in caso di telelavoro, in relazione alle mansioni effettivamente svolte. Ai datori di lavoro privati si applica la disposizione di cui all’articolo 13, comma 1, lettera c), della legge 12 marzo 1999, n. 68.
5. I datori di lavoro pubblici provvedono all’attuazione del comma 4, nell’ambito delle disponibilità di bilancio.

Art. 5. (Accessibilità degli strumenti didattici e formativi).
1. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, al materiale formativo e didattico utilizzato nelle scuole di ogni ordine e grado.
2. Le convenzioni stipulate tra il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e le associazioni di editori per la fornitura di libri alle biblioteche scolastiche prevedono sempre la fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici fondamentali, accessibili agli alunni disabili e agli insegnanti di sostegno, nell’ambito delle disponibilità di bilancio.

Art. 6. (Verifica dell’accessibilità su richiesta).
1. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie valuta su richiesta l’accessibilità dei siti Internet o del materiale informatico prodotto da soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 3.
2. Con il regolamento di cui all’articolo 10 sono individuati:
a) le modalità con cui può essere richiesta la valutazione;
b) i criteri per la eventuale partecipazione del richiedente ai costi dell’operazione;
c) il marchio o logo con cui è reso manifesto il possesso del requisito dell’accessibilità;
d) le modalità con cui può essere verificato il permanere del requisito stesso.

Art. 7. (Compiti amministrativi).
1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie, anche avvalendosi del Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione di cui all’articolo 4 comma 1, del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, come sostituito dall’articolo 176 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196:
a) effettua il monitoraggio della attuazione della presente legge;
b) vigila sul rispetto da parte delle amministrazioni statali delle disposizioni della presente legge;
c) indica i soggetti, pubblici o privati, che, oltre ad aver rispettato i requisiti tecnici indicati dal decreto di cui all’articolo 11, si sono anche meritoriamente distinti per l’impegno nel perseguire le finalità indicate dalla presente legge;
d) promuove, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, progetti, iniziative e programmi finalizzati al miglioramento e alla diffusione delle tecnologie assistive e per l’accessibilità;
e) promuove, con le altre amministrazioni interessate, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, l’erogazione di finanziamenti finalizzati alla diffusione tra i disabili delle tecnologie assistive e degli strumenti informatici dotati di configurazioni particolari e al sostegno di progetti di ricerca nel campo dell’innovazione tecnologica per la vita indipendente e le pari opportunità dei disabili;
f) favorisce, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per le pari opportunità, lo scambio di esperienze e di opportunità fra associazioni di disabili, associazioni di sviluppatori competenti in materia di accessibilità, amministrazioni pubbliche, operatori economici e i fornitori di hardware e software, anche per la proposta di nuove iniziative;
g) promuove, di concerto con i Ministeri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e per i beni e le attività culturali, iniziative per favorire l’accessibilità alle opere multimediali, anche attraverso specifici progetti di ricerca e sperimentazione con il coinvolgimento delle associazioni dei disabili; sulla base dei risultati delle sperimentazioni sono indicati, con decreto emanato di concerto dai Ministri interessati, le regole tecniche per l’accessibilità alle opere multimediali;
h) definisce, di concerto con il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, gli obiettivi di accessibilità delle pubbliche amministrazioni nello sviluppo dei sistemi informatici nonché l’introduzione delle problematiche di accessibilità nei programmi di formazione del personale.
2. Le Regioni, le province autonome e gli enti locali vigilano sulla attuazione da parte dei propri uffici delle disposizioni della presente legge.

Art. 8. (Formazione e responsabilità).
1. Le amministrazioni di cui all’articolo 3, comma 1, nell’ambito delle attività di cui al comma 4 dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché dei corsi di formazione organizzati dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, e nell’ambito delle attività per l’alfabetizzazione informatica dei pubblici dipendenti di cui all’articolo 27, comma 8, lettera g), della legge 16 gennaio 2003, n. 3, inseriscono tra le materie di studio a carattere fondamentale le problematiche della accessibilità e delle tecnologie assistive.
2. La formazione professionale di cui al comma 1 viene effettuata con tecnologie accessibili.
3. Le amministrazioni di cui all’articolo 3, comma 1, nell’ambito delle disponibilità di bilancio, predispongono corsi di aggiornamento professionale sulla accessibilità.

Art. 9.(Responsabilità)
1. L’inosservanza delle disposizioni della presente legge comporta responsabilità dirigenziali e responsabilità disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili previste dalle norme vigenti
.
Art. 10. (Regolamento di attuazione).
1. Entro novanta giorni dalla dta di entrata in vigore della presente legge, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti:
a) i criteri e i principi operativi e organizzativi generali per l’accessibilità;
b) i contenuti di cui all’articolo 6, comma 2;
c) i controlli esercitabili sugli operatori privati che hanno reso nota l’accessibilità dei propri siti e delle proprie applicazioni informatiche;
d) i controlli esercitabili sui soggetti di cui all’articolo 3, comma 1.
2. Il regolamento di cui al comma 1 è adottato previa consultazione con le associazioni delle persone disabili maggiormente rappresentative, con le associazioni di sviluppatori competenti in materia di accessibilità e di produttori di hardware e software e previa acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che devono pronunciarsi entro quarantacinque giorni dalla richiesta, e d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Art. 11. (Requisiti tecnici).
1. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, consultate le associazioni dei disabili maggiormente rappresentative, con proprio decreto stabilisce, nel rispetto dei criteri e dei principi indicati dal regolamento di cui all’articolo 10:
a) le linee guida recanti i requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità;
b) le metodologie tecniche per la verifica dell’accessibilità dei siti Internet, nonché i programmi di valutazione assistita utilizzabili a tal fine.

Art. 12. (Normative internazionali).
1. Il regolamento di cui all’articolo 9 e il decreto ministeriale di cui all’articolo 10 sono emanati osservando le linee guida indicate nelle direttive sulla accessibitità della Unione europea e delle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore.
2. Il decreto di cui all’articolo 11 è periodicamente aggiornato, con la medesima procedura, per il tempestivo recepimento delle modifiche delle normative di cui al comma 1 e delle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute.


Approvata la legge sull’accessibilità

Scritto da Antonio Palmieri | 16 ottobre 2003 | RASSEGNA STAMPA

Comunicato stampa Gruppo Forza Italia del 16 ottobre 2003

“Abbiamo approvato una legge adeguata e attuabile, che è un punto di partenza molto buono, utile per attivare un processo virtuoso che porti
a migliorare i servizi on line della pubblica amministrazione, rendendoli accessibili a tutti i cittadini con disabilità”.
Con queste parole gli on. Cesare Campa e Antonio Palmieri – presentatori lo scorso dicembre della proposta di legge Campa-Palmieri per l’accessibilità ai disabili dei siti della pubblica amministrazione, proposta che ha aperto il dibattito su questo tema – hanno salutato l’approvazione alla Camera della legge che riguarda l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici.
“Questa è una legge – continuano Campa a Palmieri – buona, giusta e utile. È buona perché interviene per alleviare i disagi e per contribuire a migliorare la qualità della vita di tanti nostri concittadini. È giusta perché sancisce il rispetto di un antico ma imprescindibile diritto costituzionale e di civiltà nel nuovo contesto determinato dalle tecnologie informatiche. È utile per due motivi: per i cittadini con disabilità, che potranno usufruire pienamente dei servizi, delle informazioni e della conoscenza che è possibile acquisire tramite i siti Internet della pubblica amministrazione, ma anche per tutti noi, perché l’accessibilità è di beneficio per tutti coloro che fruiscono di Internet, in quanto rende i siti più semplici da consultare.

Ringraziamo il ministro Stanca, il relatore Ricciotti -concludono i due deputati azzurri – e i colleghi dell’opposizione per il lavoro che assieme abbiamo fatto per arrivare ad un testo che fosse ‘una legge di tutti per tutti’. Ora ci auguriamo una rapida e definitiva approvazione
al Senato.”.


Legge accessibilità siti Internet

Scritto da Antonio Palmieri | 15 ottobre 2003 | Attività 2003

Il mio intervento in aula
del 15 ottobre 2003

Signor Presidente, signor ministro, colleghi,
devo dire che, quando poco meno di un anno fa, ho cominciato a seguire il tema dell’accessibilità dei siti Internet per le persone diversamente abili, non pensavo che avrei cominciato una fase così bella e qualificante del mio lavoro parlamentare.
In questi 12 mesi, ho conosciuto tante persone generose e, soprattutto, mi sono – per così dire – destato dalla mia condizione di beata ignoranza in merito ad un tema così importante per la qualità della vita di tanti nostri concittadini e che io, che pure lavoro in Internet dal 1995, fino allo scorso novembre ignoravo.

Ho voluto svolgere questa introduzione di tipo esistenziale non solo come testimonianza personale, ma soprattutto perché ritengo sia utile a capire uno dei meriti di questo testo di legge, vale a dire quello di avere acceso i riflettori sul tema dell’accessibilità e di aver in tal modo attivato l’inizio di un cambiamento di cultura e di mentalità che speriamo si rifletta nell’intera società italiana.
Grazie a questo provvedimento si avrà la rimozione delle barriere architettoniche digitali nei siti della pubblica amministrazione e speriamo che, per contagio, ciò possa avvenire anche con riferimento ai siti Internet che non sono della pubblica amministrazione. Potremmo dire che, in questo caso, fatta la legge comincia il lavoro; non solo il lavoro di adeguamento dei siti Internet della pubblica amministrazione e di pubblica utilità, ma soprattutto il lavoro di presa di coscienza del tema – non voglio chiamarlo problema – dell’accessibilità e della necessità di garantirla a tutti cittadini con disabilità.

Assieme al collega ed amico Cesare Campa – che ringrazio per avermi introdotto in questa materia -, il 16 dicembre 2002, abbiamo presentato la proposta di legge Campa-Palmieri. L’abbiamo fatto formalmente alla Camera e contestualmente in un convegno a Venezia, organizzato dai rappresentanti italiani dell’International webmaster association e del consorzio W3C. Grazie al loro aiuto e alla loro competenza e grazie al sostegno di una veemente campagna on line, patrocinata da Key4biz e da Puntoit, in poche settimane la proposta di legge Campa-Palmieri si è imposta all’attenzione del mondo Internet e del mondo politico, catalizzando l’attenzione sul tema dell’accessibilità.
Vi è stata l’immediata e spontanea adesione di tantissimi colleghi del gruppo di Forza Italia – quasi un centinaio -, ma abbiamo sollecitato e ricevuto anche quella di tanti altri colleghi di tutti i partiti di maggioranza e di molti autorevoli esponenti dell’opposizione in quanto, fin dall’inizio, abbiamo voluto che questa fosse una legge di tutti, per tutti.
Devo ammettere che così è stato e voglio ringraziare le colleghe e i colleghi dell’opposizione per il lavoro svolto in Commissione assieme a noi e, con loro, ringrazio il relatore Paolo Ricciotti, il presidente della Commissione, Paolo Romani, e, ovviamente, il ministro Lucio Stanca.

La proposta di legge Campa-Palmieri – tale denominazione è per me, come si può comprendere, estremamente confortante e ben augurante – ha potuto godere non solo del traino dell’anno europeo delle persone con disabilità, ma anche dell’azione del Ministero per l’innovazione e le tecnologie che aveva iniziato già nel corso del 2002 ad approfondire il tema, predisponendo una commissione di lavoro interministeriale sull’uso delle tecnologie per migliorare la qualità della vita delle persone disabili.
Il proficuo lavoro svolto da questa commissione è culminato nella presentazione alla Camera da parte del ministro Stanca, il 5 marzo scorso, del libro bianco su tecnologie e disabilità. Si tratta di una tappa importante, che ha coinvolto altri quattro ministeri e il Presidente Casini, il quale con il suo autorevole sostegno ha consentito la calendarizzazione tempestiva per l’Assemblea del provvedimento in esame.
Insieme con l’azione del ministro Stanca, del Governo e del Presidente della Camera, questo impegno si è successivamente concretizzato in un disegno di legge governativo presentato nella scorsa primavera e ha inoltre messo capo, come ricordava precedentemente il ministro, alla formazione di una commissione permanente presso il Ministero per l’innovazione e le tecnologie con il compito di seguire definitivamente e, per l’appunto, permanentemente, il tema dell’accessibilità e del rapporto tra disabili e tecnologie.

Fra gli obiettivi raggiunti in tema di attenzione a rendere accessibili a tutti e in particolare ai cittadini con disabilità servizi, informazioni e conoscenza, voglio ricordare un provvedimento passato quasi inosservato: l’istituzione anche nel nostro paese delle università a distanza. Si tratta di un provvedimento nato da un emendamento alla legge finanziaria per il 2003, presentato dal sottoscritto insieme con un gruppo di colleghi «azzurri», e che ha già visto emanato il decreto attuativo congiunto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero per l’innovazione e le tecnologie.
In questo modo potremo moltiplicare nei prossimi anni l’offerta formativa di carattere universitario fruibile a distanza, e se ne gioveranno, ovviamente, gli studenti lavoratori, chi vive lontano dalle sedi accademiche, gli stranieri e gli italiani all’estero e coloro che a causa di disabilità hanno difficoltà a seguire le normali lezioni accademiche.

Tornando alla proposta di legge Campa-Palmieri, essa, dopo molti mesi di lavoro, non esiste più. Al suo posto c’è il testo che tra poche ore voteremo, un testo frutto del contributo di tutti coloro che ho precedentemente ricordato, un testo adeguato e attuabile, del quale mi accingo a descrivere i punti salienti.
La legge sancisce il riconoscimento di un diritto costituzionale e il suo rispetto in tutti i siti Internet della pubblica amministrazione, statali e locali, e in quelli che erogano servizi di pubblica utilità. È evidente che in un’era in cui sempre più l’e-government consentirà di erogare on line servizi e informazioni, non è possibile escludere da tali servizi una larga porzione di cittadini. Si tratta di cittadini che, grazie appunto alle tecnologie digitali, possono superare le difficoltà che incontrano nella vita di tutti i giorni.

Per quanto riguarda i privati, la legge non impone obblighi. Conformemente a quell’azione culturale e di attenzione cui ho fatto riferimento all’inizio, abbiamo scelto di sostenere l’approccio positivo indicato dall’articolo 6 e voluto in particolare del ministro, con l’attribuzione del cosiddetto «bollino blu», a richiesta delle aziende e dei privati che rendono accessibile il proprio sito.
In questo caso, convincere è meglio che costringere, e già numerose sono le aziende, grandi e piccole, produttrici di hardware e software, attente al tema dell’accessibilità, che hanno sviluppato prodotti in questo senso. Ora – questa legge può essere un ottimo punto di partenza – bisogna far capire a tutte le altre aziende – banche, assicurazioni, catene commerciali, librerie on line, e via dicendo – che ciò è buono e anche utile, e che conviene loro allargare la platea dei clienti on line, rendendo accessibili i propri siti Internet.

Altro tema importante che ha alimentato il dibattito on line e off line in questi mesi è stato quello delle sanzioni.
Il testo prevede esplicitamente due tipi di sanzioni, una di tipo disciplinare per i dirigenti pubblici e una di tipo economico per i nuovi contratti che non prevedano l’accessibilità e che vengono dichiarati nulli, mentre, per quelli già in essere, è previsto un meccanismo di adeguamento saggiamente flessibile. Ma c’è una terza sanzione non esplicita, che, a mio avviso, è forse la più forte: la sanzione politica. Questa legge è un’arma nelle mani dei cittadini con disabilità e delle loro associazioni, un’arma in forza della quale essi possono mettere sotto pressione le pubbliche amministrazioni in ogni luogo dello stivale. Credo proprio che saranno pochi gli amministratori pubblici che vorranno esporsi al pubblico rimprovero e alla conseguente perdita di immagine e di reputazione che ne ricaverebbero a causa delle pubbliche rimostranze dei cittadini disabili.

Altro tema di grande dibattito in questi mesi è stato quello degli standard tecnici dell’accessibilità. Anche in questo caso, credo che il testo della legge proponga un ottimo punto di caduta all’articolo 11. Adeguarsi, come previsto nell’articolo finale del testo di legge, alle linee guida indicate dall’Unione europea, che – come è noto – si rifà alle linee guida sull’accessibilità del consorzio W3C, significa allineare il nostro paese agli standard internazionali oggi accreditati. Anche in questo caso, credo si sia raggiunto un ottimo punto di accordo.

Signor Presidente, signor ministro, colleghi, in conclusione, questo testo di legge è un buon punto di partenza. Si tratta di un punto di partenza molto buono, utile per attivare un processo virtuoso che porti a migliorare i servizi on line della pubblica amministrazione, rendendoli accessibili a tutti. Questa è una legge buona, giusta e utile. È buona perché interviene per alleviare i disagi e per contribuire a migliorare la qualità della vita di tanti nostri concittadini. È giusta perché sancisce il rispetto di un antico ma imprescindibile diritto costituzionale e di civiltà nel nuovo contesto determinato dalle tecnologie informatiche. È utile per due motivi: per i cittadini con disabilità, che potranno nel tempo usufruire pienamente dei servizi, delle informazioni e della conoscenza che è possibile acquisire tramite i siti Internet della pubblica amministrazione, ma anche per tutti noi, perché l’accessibilità è di beneficio per tutti coloro che fruiscono di Internet. L’accessibilità, infatti, è paragonabile alla Formula 1: come le soluzioni che si sperimentano per la Ferrari poi vengono adottate dalle auto per così dire normali, allo stesso modo, le soluzioni accessibili, dapprima pensate per i cittadini con disabilità, in realtà costruiscono siti più fruibili da parte di tutti.

In definitiva, quindi, sono contento di aver potuto lavorare, in questi mesi, al presente testo di legge con il relatore, con i colleghi della maggioranza e dell’opposizione, con il ministro. Anch’io confido in una rapida e sollecita approvazione da parte della Camera e in una altrettanto rapida e sollecita approvazione da parte del Senato (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).



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