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Forza Italia replica a Lavori in corso: “Non perdetevi in battute da teatrino”

Antonio Palmieri

Archivio del mese di aprile 2002

Forza Italia replica a Lavori in corso: “Non perdetevi in battute da teatrino”

Scritto da Antonio Palmieri | 27 aprile 2002 | RASSEGNA STAMPA

La provincia di Como del 27 aprile 2002
di Raffaele Foglia

(…)In compenso, Forza Italia non ha atteso troppo per rispondere alle provocazioni di Lavori in corso. La lista civica ha accusato gli «azzurri» che subiscono le scelte dall’alto, come dimostrato dalla presenza del «padrino» Antonio Palmieri alla presentazione della lista. «Di norma – spiega Forza Italia in un comunicato stampa – si chiede di fare il padrino di un battesimo a una persona che gode della piena fiducia dei genitori. È quello che è successo sabato scorso: Forza Italia di Cantù ha chiesto al deputato azzurro del collegio di rappresentarli alla presentazione di Tiziana Sala, candidato sindaco.
Abbiamo fatto questa scelta per stima e riconoscenza nei confronti dell’onorevole Antonio Palmieri. Stima per una persona che “è venuta tra noi in umiltà” e ha saputo entrare nei cuori dei canturini. Riconoscenza perché, come aveva promesso un anno fa, continua a mettere in campo continue e numerose iniziative per il collegio ed è sempre a disposizione del territorio.

Palmieri rappresenta la politica di Forza Italia: lavorare senza boria e senza pigrizia per il bene di tutti, senza perdersi in battute da teatrino. Facciamo la campagna elettorale sui progetti per Cantù: questo vogliono i cittadini, non false dietrologie politiche che non fanno onore a chi le espone».


Como, provincia pilota nell’e-government

Scritto da Antonio Palmieri | 22 aprile 2002 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 22 aprile 2002
di E. Marletta

«Como ha l’occasione di diventare una provincia pilota per il piano dell’e-government». Antonio Palmieri , eletto nel Canturino alla Camera e responsabile del dipartimento nazionale di Forza Italia sull’innovazione tecnologica, sollecita le amministrazioni locali comasche – «senza distinzioni politiche» – a non perdere l’occasione dei finanziamenti messi a disposizione a livello centrale.

«Quando parliamo di e-government è bene sottolineare che non si tratta di un tema per i patiti dell’informatica – spiega Palmieri – la sfida è quella di migliorare la qualità di vita dei cittadini e di agevolare le imprese attraverso la modrnizzazione della pubblica amministrazione». Il piano governativo, che fa capo al ministro comasco Lucio Stanca , si articola in dieci punti. Tra questi ci sono la diffusione entro il 2006 di almeno 30 milioni di carte d’identità elettroniche ed entro il 2003 di almeno un milione di firme digitali. Non solo, il ministero punta a un forte sviluppo del cosiddetto e-procurment (l’approvigionamento on line di beni e servizi) così da notevolmente ridurre le spese a carico della pubblica amministrazione ed a un’alfabetizzazione informatica a tappeto per i dipendenti pubblici. «In autunno sarà pubblicato il bando relativo ad ulteriori finanziamenti per i progetti degli enti locali – dice Palmieri – il Ministero è disposto a co-finanziare progetti nel campo dell’e-government ma è necessario che i comuni per una parte (gli interventi devono interessare delle aree omogenee in cui, come minimo, vi siano 100 mila residenti) e la provincia per l’altra (essenziale è il ruolo di coordinamento), si impegnino su questo tema attraverso atti concreti».

Il Comune di Como, nel suo piccolo, un primo passo lo ha compiuto: il portale d’area, realizzato in collaborazione con il Politecnico, è on line da qualche giorno. «È un’iniziativa che va sicuramente nella direzione indicata dal piano del governo – dice il parlamentare – non entro nel merito delle polemiche che ci sono state a livello locale su questa iniziativa, mi limito a registrare che il Comune, scegliendo il Politecnico, ha realizzato la migliore partnership possibile».


Dopo la conferenza di Palermo: il nuovo Stato è nella Rete

Scritto da Antonio Palmieri | 18 aprile 2002 | RASSEGNA STAMPA

PuntoCom del 18 aprile 2002
di on. Antonio Palmieri *

Cosa resta dopo la conferenza internazionale di Palermo sull’e- government per lo sviluppo? Una prima considerazione: in questi giorni così cupi per la situazione internazionale, a Palermo bisognava esserci per fare un “bagno di speranza”, vedendo riuniti in un?unica assemblea i rappresentanti di tanti Paesi, fiduciosi e desiderosi di approfondire in che modo le innumerevoli applicazioni dell?e-government possano dare ai loro Paesi una possibilità di sviluppo.

Le loro attese non sono state deluse. La conferenza ha confermato la concretezza del progetto, il metodo di lavoro, ha chiarito il ruolo dei governi, ha indicato a tutti noi una missione. I casi di successo già in atto in alcuni Paesi in via di sviluppo e il livello di definizione raggiunto in pochi mesi dal piano italiano rivolto ad Albania, Giordania, Mozambico, Nigeria, Tunisia, dimostrano che è possibile far diventare reale un progetto innovativo e lottare contro povertà e sottosviluppo in modo nuovo e radicale. In tutti i partecipanti era comune la consapevolezza che rendere più efficiente e più trasparente il funzionamento dei sistemi nazionali dei Paesi in via di sviluppo non è un lusso ma una necessità. E’ un modo per accelerare l’uscita dalla condizione di arretratezza e di povertà, perché e- government non significa semplicemente usare le nuove tecnologie ma vuol dire cambiare dal profondo il modo di governare, il funzionamento della macchina dello stato, i servizi ai cittadini e alle imprese nazionali e internazionali. A Palermo si è capito che è possibile farlo e che in pochi anni si può recuperare un divario di decenni.

In secondo luogo, i lavori della conferenza hanno confermato che “condivisione” è la parola chiave che identifica il metodo del piano di e-government per lo sviluppo. Innanzi tutto, ovviamente, condivisione significa da parte dei Paesi sviluppati mettere a disposizione dei Paesi in via di sviluppo professionalità e competenze tecniche e scientifiche. Ma in questo progetto condivisione significa anche fare un lavoro in comune e alla pari tra l’Italia e i Paesi in via di sviluppo aderenti al progetto, nel pieno rispetto delle specificità, dei bisogni e dei modelli culturali di ogni singolo Paese.

In terzo luogo, molti interventi – specie quelli dei rappresentanti delle Nazioni Unite – hanno ribadito il duplice ruolo che i governi devono avere per un buon utilizzo dell’e-government per lo sviluppo. Da un lato Stati e governi sono chiamati a giocare un ruolo da protagonisti: rinnovare dal profondo la propria pubblica amministrazione, per poter fornire informazioni e servizi ai cittadini e alle imprese e garantire loro più efficienza, più trasparenza, vera democrazia.
Al tempo stesso, pero’, i governi non devono credere di poter pianificare e gestire tutto lo sviluppo dell’e-government direttamente e centralisticamente. Stati e governi devono assumersi il compito di facilitare e favorire le iniziative legate all’Information Communication Techonology che nascono dall’azione di cittadini, realtà locali, imprese, terzo settore. Se i governi sapranno coniugare questi due aspetti tra loro complementari allora l?utilizzo delle nuove tecnologie farà fare un salto di qualità ai Paesi sviluppati e permetterà finalmente a quelli in via di sviluppo di annullare il divario digitale e di avviarsi con decisione sulla via dello sviluppo e del benessere.

Infine, da Palermo viene un mandato: diffondere tra i cittadini italiani la conoscenza di un progetto utile per sconfiggere la povertà e insieme contribuire a rendere più salda la pace nel mondo. Questa è la missione, il compito che spetta al governo, alle forze politiche e sociali, e ai mezzi di comunicazione, specie alla televisione pubblica. E, perché no, diffondere questa conoscenza rimarcando per una volta l’orgoglio per una iniziativa adottata dal G8 e dalle Nazioni Unite, ma nata per iniziativa dell’Italia e del suo governo.

* resp. nazionale Dipartimento Innovazione Tecnologica Forza Italia


Palmieri: dopo Palermo, diffondere l’e-government

Scritto da Antonio Palmieri | 12 aprile 2002 | RASSEGNA STAMPA

Comunicato ANSA del 12 aprile 2002

“Far conoscere agli italiani l’e-government e le sue potenzialita’ davvero rivoluzionarie, che consentono di mettere il cittadino al centro dell’azione della macchina pubblica. Divulgare i contenuti del piano per i Paesi in via di sviluppo, nuova e radicale forma di lotta al sottosviluppo, per coinvolgere sempre di piu’ le imprese e le associazioni del terzo settore.”.

Per Antonio Palmieri, deputato e responsabile nazionale del dipartimento innovazione tecnologica di Forza Italia, questi sono i nuovi “compiti” con i quali si riparte da Palermo. “Le forze politiche e sociali – continua Palmieri – hanno il dovere di divulgare l’e-government e far capire che non si tratta di un argomento per patiti informatici ma di una cosa che riguarda tutti i cittadini. Questa – conclude Palmieri – e’ la cosa fondamentale che dobbiamo far capire. Nei prossimi giorni Forza Italia annuncera’ alcune iniziative a riguardo”.


Palmieri: chi è contro e-government favorisce povertà

Scritto da Antonio Palmieri | 11 aprile 2002 | RASSEGNA STAMPA

Comunicato ANSA del 11 aprile 2002

“A Palermo stiamo vivendo il ‘calcio d’inizio’ di un progetto ambizioso e innovativo, ma concreto e da oggi in via di realizzazione. Chi si oppone a questo progetto e’ oggettivamente un alleato della poverta’. Chi si oppone a questo progetto rifiuta di combattere la guerra ‘buona’: quella contro la miseria e il sottosviluppo”.
Con queste parole l’on. Antonio Palmieri – responsabile nazionale del dipartimento innovazione di Forza Italia – commenta la prima giornata della conferenza di Palermo dedicata all’e-government per lo sviluppo.

“Gestori e facilitatori. Come confermano gli interventi che si succedono a Palermo, questo – precisa Palmieri – e’ il duplice ruolo che i governi devono avere per l’utillizzo strategico dell’e-government. Da un lato Stati e governi devono giocare un ruolo da protagonisti: rinnovare dal profondo la pubblica amministrazione, per poter fornire in rete informazioni e servizi ai cittadini e garantire loro piu’ efficienza, piu’ trasparenza, vera democrazia.
Al tempo stesso, pero’, i governi hanno il ruolo di facilitare (e di diffondere perche’ siano di esempio) tutte le iniziative legate all’Information Communication Techonology che nascono per l’iniziativa di cittadini, realta’ locali, imprese, terzo settore.

Questa e’ la lezione – conclude Palmieri – che viene dalla conferenza di Palermo. Se i governi sapranno coniugare questi due aspetti allora le nuove tecnologie consentiranno un salto di qualita’ per i Paesi sviluppati e permetteranno finalmente a quelli in via di sviluppo di annullare non solo il divario digitale ma anche di avviarsi con decisione sulla via dello sviluppo e del benessere.”.


E-government progetto nuovo contro la povertà

Scritto da Antonio Palmieri | 10 aprile 2002 | RASSEGNA STAMPA

Comunicato ANSA del 10 aprile 2002

“L’e-government è un efficace strumento di lotta alla poverta’ nei Paesi in via di sviluppo.”
Lo ha affermato il parlamentare di Forza Italia, Antonio Palmieri, responsabile del dipartimento innovazione tecnologica e del sito ufficiale di Forza Italia, spiegando il senso della conferenza che si è aperta oggi a Palermo.

”Concretezza, condivisione e consapevolezza sono i tre sostantivi che meglio introducono i lavori di Palermo.
Concretezza perche’ si punta a far diventare reale un progetto innovativo, che lotta contro la poverta’ in modo nuovo e radicale, sulla base di un principio: rendere moderno e trasparente il funzionamento dei sistemi nazionali dei Paesi in via di sviluppo per farli uscire dall’arretratezza e dalla poverta’.

Condivisione perche’ questo progetto, fortemente voluto dal Presidente Berlusconi al G8 di Genova, e tenacemente portato avanti dal Ministro Stanca, si fonda sul lavorare insieme ai Paesi in via di sviluppo. Il progetto prevede che si mettano in comune esperienze e professionalita’ per realizzare progetti specifici: cio’ e’ avvenuto nel pieno rispetto delle specificita’ dei bisogni di ogni singolo Paese, senza imposizione di modelli altrui.

Consapevolezza, infine, per indicare il compito che spetta alle forze politiche, sociali e ai mezzi di comunicazione. Tutti dobbiamo essere autori di uno sforzo per diffondere tra i cittadini italiani la consapevolezza della buona notizia che viene da Palermo la partenza di un progetto utile per tutti, che tutti devono sostenere per sconfiggere la poverta’ e insieme contribuire a rendere piu’ salda la pace nel mondo”.


Disposizioni concernenti la scuola, l’università e la ricerca scientifica

Scritto da Antonio Palmieri | 5 aprile 2002 | Attività 2002

Disegno di legge del governo di cui sono attualmente relatore alla Camera – aprile-luglio 2002
del 5 aprile 2002

Questo disegno di legge, già approvato al Senato – al quale dovremo comunque rimandarlo causa un errore formale, la ripetizione nel testo di due commi già inseriti in un’altra legge approvata dal Parlamento – riguarda alcune importanti misure relative a scuola, università e ricerca.

Ho fatto fissare il termine Il termine per presentare gli emendamenti in commissione alle 12 di mercoledì 22 maggio.

Eccoti un link per saperne di più

Abbiamo terminato mercoledì 3 luglio il voto in commissione sugli emendamenti. Ora attendiamo di sapere quando il provvedimento sarà calendarizzato in aula.

Eccoti un link per saperne di più


Riconoscere le sofferenze dei militari italiani internati in Germania

Scritto da Antonio Palmieri | 3 aprile 2002 | Attività 2002

Testo definitivo proposta di legge Rivolta-Palmieri
del 3 aprile 2002

Dopo aver presentato in febbraio la prima bozza della proposta di legge per il riconoscimento delle sofferenze patite dai militari italiani deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943, assieme al collega Dario Rivolta abbiamo perfezionato il testo, approfondendolo e ampliandolo, per il deposito ufficiale della nostra proposta di legge. Di seguito trovi il testo definitivo della proposta preceduto dalla relazione introduttiva.

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Onorevoli Colleghi!
Il 20 Settembre del 1943 Adolf Hitler non riconobbe come prigionieri di guerra 650.000 militari italiani catturati e deportati in territorio tedesco, con il pretesto che il Regno d’Italia non era in guerra con il Terzo Reich (lo stato di belligeranza fu dichiarato dal governo italiano solo il 13 ottobre 1944), e con il fine di poterli utilizzare nei campi di lavoro in condizioni di schiavitù.
Dalla Germania nazista essi furono infatti classificati Internati Militari Italiani, categoria ignorata dalla Convenzione di Ginevra del 1929 sui prigionieri di guerra.

Seguirono a ciò venti mesi di violenze fisiche e morali, fame, malattie. Oltre 50.000 italiani persero la vita nei Lager. I sopravvissuti furono ipocritamente etichettati dalla Germania nazista come “lavoratori civili volontari/obbligati”.
Nel 19… la Repubblica Federale tedesca decise di riconoscere un indennizzo agli “schiavi di Hitler”, a coloro cioè che nel corso della seconda guerra mondiale si trovarono esattamente nelle condizioni dei nostri connazionali internati e costretti in schiavitù.
Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che si occupa in ambito ONU del problema, in Italia furono presentate 80.000 domande di indennizzo.
Nell’agosto 2001 la Repubblica Federale Tedesca cambiò opinione e riconobbe a posteriori gli IMI come “prigionieri di guerra”, come cioè se essi fossero stati nutriti ed assistiti dalla Croce Rossa, curati e non obbligati a lavorare, così come prevede la Convenzione di Ginevra.

Gli 80.000 italiani che presentarono domanda restano così esclusi dal novero di coloro che ricevono l’indennizzo dallo stato tedesco.
Non si può fare a meno di sottolineare che l’invito alla presentazione della domanda di indennizzo a tutti coloro che erano stati costretti al lavoro forzato ha suscitato in decine di migliaia di italiani già innanzi con gli anni delle aspettative. Aspettative strettamente legate non tanto alla somma materiale che si sarebbe potuta ottenere, essendo sensazione comune che si dovesse trattare di un riconoscimento simbolico, quanto alla percezione che questo riconoscimento avrebbe di fatto certificato la partecipazione ufficiale alla Loro sofferenza e l’assegnazione di un particolare significato ad un momento particolarmente doloroso della Loro vita.

La Repubblica italiana non può ignorare questi sentimenti di attesa fiduciosa di tanti suoi anziani cittadini.
Per questo motivo la seguente Proposta di Legge ha l’obiettivo di:

– assegnare un riconoscimento morale agli IMI ormai defunti con la consegna ai loro familiari di una medaglia alla memoria;

– riconoscere un indennizzo economico, seppur simbolico, agli ex IMI viventi alla data di scadenza per la presentazione delle domande, unitamente ad un attestato che comprova la loro appartenenza agli IMI;

– istituire una giornata commemorativa, identificata nel giorno del 20 Settembre 2003, in occasione del cinquantenario del giorno in cui Hitler non riconobbe ai militari italiani lo status di prigionieri di guerra, rendendoli pertanto schiavi del Terzo Reich.

La Repubblica italiana, con l’approvazione di questa proposta di legge, rende finalmente giustizia a quei suoi figli che, in un momento tragico per tutta l’umanità, furono vittime di ulteriori abusi e violenze, solamente perché avevano un’unica “colpa”: servire la propria Patria.

Art.1 (Finalità)

1. La Repubblica Italiana vuole tributare il doveroso riconoscimento per le sofferenze ingiustamente subite dai Militari Italiani Internati (I.M.I.) durante la seconda guerra mondiale in Germania. Ad essi il Reich tedesco non ha riconosciuto, all’epoca del loro internamento, lo status di prigioniero di guerra ai sensi della Convenzione relativa al trattamento dei prigionieri di guerra, stipulata a Ginevra il 27 luglio 1929, resa esecutiva dal Regio Decreto – legge 23 ottobre 1930, n. 1615. Successivamente nemmeno la Repubblica Federale Tedesca non ha riconosciuto loro il diritto ad alcun indennizzo.

Art.2 (Istituzione della giornata commemorativa)

1. E’ istituita la “Giornata in memoria dei militari italiani caduti nei campi di internamento tedeschi”, che è celebrata il 20 settembre 2003, con la deposizione di una corona commemorativa presso l’Altare della Patria.

Art.3 (Ammissibilità all’onorificenza e all’indennizzo)

1. Agli effetti del riconoscimento dello status di Internati Militari Italiani e della conseguente attribuzione dell’onorificenza e dell’indennizzo saranno ritenute valide le domande presentate dagli interessati alla Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (O.I.M.).

2. A tal fine l’O.I.M. tramite la sua missione di Roma, trasmette alla Commissione di cui al successivo articolo 4 le istanze di riconoscimento sinora pervenute unitamente alla documentazione allegata.

Art. 4 (Commissione Esaminatrice)

1. E’ istituita una commissione esaminatrice delle domande (art.3 comma 1) composta da un rappresentante per ognuno dei seguenti organismi:
Presidenza del Consiglio dei Ministri,
Ministero degli Interni,
Ministero della Difesa,
Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (O.I.M.),
Associazione Nazionale Reduci e Prigionieri di guerra (A.N.R.P.).

2. La Commissione valuterà gli strumenti interni necessari per la valutazione e l’approvazione delle domande, già esaminate in via preliminare dall’O.I.M.:

a) in quanto a personale e dotazioni, usufruendo delle strutture messe a disposizione dalla Presidenza del Consiglio;

b) in quanto a regolamento, provvedendo alla predisposizione dello stesso, da approvare sotto forma di D.P.C.M.

Art. 5 (Onorificenza)

1. La Repubblica italiana insignisce gli I.M.I. deceduti nei campi di internamento tedeschi di medaglia alla memoria conferita dal Presidente della Repubblica. L’onorificenza sarà consegnata ai familiari con cerimonia solenne il 20 Settembre 2003, in occasione della “Giornata in memoria dei militari italiani caduti nei campi di internamento tedeschi”.

2. Ai reduci I.M.I. viventi viene riconosciuto il periodo di detenzione nei campi di internamento tedeschi con attestato rilasciato dai distretti militari.

Art.6 (Indennizzo)

1. Ai cittadini italiani, già militari internati ai sensi dell’art. 1, viventi alla data del 15 febbraio 1999, è riconosciuto un indennizzo simbolico.

2. All’onere derivante dall’attuazione del comma 1, pari a 45 milioni di Euro si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

3. Il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.



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