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Antonio Palmieri

Ultimi post dal blog

Il nostro impegno per le forze dell’ordine

Scritto da Antonio Palmieri | 19 febbraio 2018 | Prima Pagina

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Anche in campagna elettorale c’è sempre spazio per un sorriso…

Scritto da Antonio Palmieri | 18 febbraio 2018 | Prima Pagina

GUARDALO FINO ALLA FINE questo breve video che spiega come si vota. Anche in campagna elettorale c’è sempre spazio per un sorriso…

Buona domenica!

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L’impegno di Berlusconi con gli italiani

Scritto da Antonio Palmieri | 16 febbraio 2018 | Prima Pagina

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La Flat Tax fa pagare meno tasse

Scritto da Antonio Palmieri | 15 febbraio 2018 | Prima Pagina

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Non votare i Cinque Stelle!

Scritto da Antonio Palmieri | 14 febbraio 2018 | Prima Pagina

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Natale elettorale

Scritto da Antonio Palmieri | 20 dicembre 2017 | Prima Pagina

Niente paura! Non ho alcuna intenzione di mescolare il sacro e il profano. Tuttavia queste festività natalizie precedono le elezioni politiche: il 2018 è l’anno della scelta elettorale.

Intanto finisce questa legislatura e dunque è tempo per me di un doveroso bilancio. Ho lavorato al meglio che ho potuto, in commissione cultura e in aula, e anche seguendo i temi del digitale e della comunicazione politica.

Per farti un’idea, qui trovi una serie dei miei principali interventi.

Come potrai vedere, in questa legislatura mi sono dovuto impegnare direttamente, con interventi in aula (e lavoro in commissione su testi ed emendamenti) sulle tematiche etiche e su quanto riguarda il terzo settore. Prima erano temi presidiati da altri, in Forza Italia. Nel corso della legislatura queste persone hanno cambiato gruppo parlamentare è dunque si è prodotto un vuoto che andava colmato. L’ho fatto.

Vedere e ascoltare i video aiuta a capire di cosa mi sono occupato e come mi sono comportato, perché quasi cinque anni di lavoro in poche righe stanno un po’ “stretti”. Ci tengo però a dire che non di sole parole vive la vita del deputato ma anche di studio, di incontri, di riflessione, di attività web e social, che è un formidabile luogo di incontro, se ben usato.

Mi fermo qui. Ora è il tempo di entrare nello “spirito del Natale”. Spirito non inteso come fantasma, che è ciò a cui si sta riducendo il Natale, “dimenticando” la vera origine di questa festa.
Il vero spirito del Santo Natale vuol dire prendere del tempo per sé e per i propri cari, ripensando alla propria vita e scegliendo quale risposta dare davanti a quanto riaccade ogni 25 dicembre.
In fondo anche in questo caso si tratta di una elezione, cioè di una scelta: la scelta su quale risposta dare alla domanda che pone a ciascuno di noi il Bambino Gesù. Perché questo è il Natale. Non la festa di babbo natale. Auguri!

Antonio Palmieri

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L’essere umano è sempre lo stesso, anche online

Scritto da Antonio Palmieri | 15 novembre 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Il mio intervento alla presentazione del libro di Matteo Grandi, “Far Web”.

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Legge spettacolo dal vivo: dal Pd propaganda per la campagna elettorale

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2017 | Prima Pagina

Grazie, Presidente. Tramite lei, Presidente Giachetti, mi rivolgo al Ministro Franceschini, che non vedo più in Aula, al rappresentante del Governo, l’ottimo sottosegretario Antimo Cesaro, e le dico, Presidente Giachetti – e approfitto della sua cortesia perché lei, come me, è in quest’Aula dal 2001 e noi che siamo qui da molto tempo abbiamo anche il dovere della memoria – io mi sono mortificato, prima, sentendo l’intervento del Ministro Franceschini, e ho fatto un fioretto, anche se non siamo in Quaresima e siamo in realtà prossimi all’Avvento. Mi sarebbe piaciuto vedere lo stesso atteggiamento da parte del collega Franceschini, capogruppo del Partito Democratico nella scorsa legislatura, e mi sarebbe piaciuto vedere l’invocazione di quell’atteggiamento sano e corretto in una democrazia, per il quale si guarda il merito delle proposte e non solo il proponente, che purtroppo non abbiamo mai potuto sperimentare nei nostri anni di governo, in un’era di bipolarismo totalmente muscolare, dove appunto, rispetto a ogni proposta di riforma dei Governi Berlusconi, da parte del Partito Democratico, nelle sue varie denominazioni, c’è sempre stata una ferrea e fortissima chiusura. Franceschini aveva ragione e ha ragione su un punto: come abbiamo dimostrato noi, nelle altre legislature di opposizione e in questa legislatura di opposizione e sui provvedimenti importanti che lui ha portato in quest’Aula, non abbiamo mai avuto un atteggiamento di chiusura preconcetta, abbiamo sempre cercato di lavorare nel merito dei provvedimenti per cercare di portare a casa l’interesse migliore, soprattutto nel campo culturale, nel quale rivendichiamo con orgoglio gli interventi fatti durante i nostri Governi e che sono la base degli interventi che il Governo attuale pro tempore ha portato avanti in questi anni, perché ha potuto giovarsi di quello che abbiamo fatto noi, quando è toccato noi l’onore e l’onere di governare.

Per questo mi sono mortificato prima – come ho detto, ho fatto il fioretto di non intervenire, perché non volevo turbare l’ordinato andamento dei lavori che lei stava portando avanti con la consueta maestria e velocità, però bisogna sottolineare questo aspetto dirimente accanto al secondo aspetto -: Franceschini ci riporta in Aula nuovamente una legge delega, sostanzialmente, con la delega temporale di un anno di durata.

Nel suo intervento ha venduto, per così dire, l’approvazione della norma oggi, testo che ci è giunto in seconda lettura blindato dal Senato, mentre normalmente sulle grandi riforme la terza lettura non si nega a nessuno, proprio per dare la possibilità alla seconda Camera, che non è seconda in graduatoria nella classifica e quindi non ha titolo per intervenire sul primo in classifica, ma è seconda perché in questo caso l’iter è cominciato al Senato. Dicevo, il Ministro nuovamente ha dato per venduta e già operativa una norma che tale non è, cioè l’articolo 2, che è l’articolo che nella rubrica, nel titolo, parla delle deleghe, deleghe che hanno un anno per essere espletate ed è evidente a tutti che un anno questo Governo non ce l’ha, perché non c’è un anno da qui a fine legislatura.

Questo, nuovamente, rientra in un atteggiamento che io capisco – siamo tutti in campagna elettorale – di propaganda, perché tale si deve chiamare, nei confronti dell’esterno e nei confronti di tutte le categorie dello spettacolo dal vivo, che però in alcuni casi possono portare l’anello al naso per motivi di spettacolo, ma non perché non siano attenti e in grado di non leggere una norma e quindi di non comprendere che di operativo c’è ben poco.

Allora, su questi punti, terzo rilievo negativo: la delega. La delega è stata una prassi costante in questa legislatura nella forma della delega sostanzialmente in bianco. Mi direte: ma anche voi avete usato le leggi delega quando eravate al Governo. Certamente le abbiamo usate, sono lo strumento che tutti i Governi utilizzano per tentare di fare grandi riforme, ma normalmente le nostre deleghe erano assolutamente circoscritte; lo erano perché ci piace, da un lato, far le cose per bene, dall’altro canto lo erano perché noi praticavamo un ascolto delle istanze delle opposizioni e su quei punti cercavamo di arrivare a un prodotto finito che fosse un prodotto legislativo di qualità. Invece, in questo che io ho ribattezzato più volte, l’ho già detto più volte in quest’Aula, che è il nuovo centralismo democratico che è stato imposto dal PD a guida renziana sia quando Renzi era Premier e sia adesso con la prosecuzione del Governo Renzi, portato avanti dal Premier Gentiloni, questa nuovamente è una delle caratteristiche fondanti e fondamentali del vostro modo di governare.

Questi sono motivi che vale la pena di rilevare, per una correttezza e direi anche per una lealtà di comportamenti non solo verso il mio gruppo, il gruppo di Forza Italia, non solo verso i nostri elettori, ma verso l’intero Parlamento, l’intera Camera, e soprattutto verso i cittadini e verso coloro i quali sono oggetto di questa legge delega.

Il punto rimane questo. Torniamo al merito del provvedimento. Sul merito del provvedimento io annuncio che Forza Italia, in coerenza con quanto avvenuto al Senato, darà un voto di astensione, anche se al Senato il voto di astensione ha ben altra valenza, proprio per il motivo che ho detto all’inizio. Siccome noi, negli anni di governo, siamo stati, da un lato, aperti al contributo delle opposizioni, pur avendo, dall’altra parte – adesso lo ridico al Ministro Franceschini, che è tornato – il Franceschini capogruppo, che un po’ dottor Jekyll e un po’ mister Hyde oggi è venuto a giocare due parti in commedia, proprio perché siamo consapevoli che, su questo tema e su questi temi, è opportuna una rivisitazione delle norme, è opportuno l’uso di nuovi incentivi fiscali di premialità, è opportuno un coinvolgimento più stretto delle regioni, per questo motivo, perché noi appunto guardiamo il merito, io annuncio – e termino – il voto di astensione del gruppo di Forza Italia. Chiudo con la speranza di non sentire più, da qui a fine legislatura, in quest’Aula, questi atteggiamenti propagandistici, perché, altrimenti, questa volta il fioretto non lo farò più e, come già ho fatto in occasione della legge sul cinema, che approvammo a ridosso del referendum costituzionale dello scorso anno, mi toccherà intervenire subito nei confronti del Ministro, al quale ovviamente va il mio totale rispetto umano e politico, ma la politica ha le sue regole e anche i suoi limiti. Grazie.

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ITAtech: così 200 milioni rischiano di finire in mani francesi

Scritto da Antonio Palmieri | 26 ottobre 2017 | Prima Pagina

Il quesito è molto semplice: poco meno di un anno fa, quasi un anno fa, avevamo salutato con grande fiducia l’attivazione di questo fondo chiamato ITAtech, che ha una dote di 200 milioni da investire in Italia per favorire il trasferimento tecnologico dalla ricerca che si fa nell’accademia, e non solo nell’accademia, e far diventare tutto questo impresa, nuova economia, volano per tutto il Paese. Siamo molto preoccupati per alcune notizie apparse sulla stampa sulle destinazioni possibili di questo fondo, che potrebbe addirittura prendere la via di oltralpe e andare a finanziare un analogo fondo francese. Da qui il nostro quesito.

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In Europa servono risultati e non pacche sulle spalle

Scritto da Antonio Palmieri | 19 ottobre 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Gentile Presidente, caro Presidente Gentiloni, io personalmente per la stima che mi lega a lei da molti anni, ma noi, come gruppo, le facciamo i più sinceri auguri, per l’appuntamento che l’attende e attende, tramite lei, l’Italia, da qui a pochi giorni, in Europa. Le facciamo i più sinceri auguri, perché noi siamo abituati a fare il tifo per l’Italia, a differenza di quanto ci è successo quando noi rappresentavamo l’Italia in Europa e il suo partito era all’opposizione.

Le facciamo i più sinceri auguri, perché lei, tra pochi giorni, andrà in Europa al Consiglio, vestendo la maglia azzurra, non la maglia azzurra di Forza Italia – lo dico per coloro i quali teorizzano costantemente l’inciucio -, ma la maglia azzurra dell’Italia. E, in questo senso e in questa direzione, è d’obbligo per noi fare il tifo, perché lei porti a casa il maggior numero di risultati possibile.

Ma il tifo e la simpatia non ci rendono meno critici e non ci accecano – vedo che lei è impegnato con il Ministro degli esteri in un’accanita discussione, che spero sia proficua per il Consiglio d’Europa e non riguardi, magari, contingenze più immediate – ma, come le dicevo, il tifo e la simpatia nei suoi confronti non ci rendono meno critici.

Lei ha fatto, sul tema dell’immigrazione, un discorso fotocopia. Avremmo potuto prendere gli interventi di Enrico Letta, di Matteo Renzi, anche qualche suo intervento precedente e avremmo trovato più o meno le stesse parole, gli stessi accenti, le stesse aspirazioni. Ma la realtà, purtroppo, rimane anche quella immutabile, per cui lei dovrebbe andare in Europa, forte di un antico slogan del Carosello, che richiedeva “fatti, non parole”, e chiedere, per esempio, che agli ultimi incontri di La Valletta e al summit di Parigi del 28 agosto corrispondano adesso effettivamente iniziative concrete.

Infatti, se è vero che l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa, è altrettanto vero che l’Europa ha scaricato tutti gli oneri sull’Italia e questo non è più accettabile per l’Italia e per la stessa situazione e per quel contenimento e regolazione dell’immigrazione, cui lei ha fatto riferimento, come uno dei nostri obiettivi come Paese.

Noi siamo lasciati soli ad affrontare, con strumenti locali, problemi globali. È una condizione che non può più andare avanti. Il suo stesso Governo, curiosamente, ha cambiato rotta, da poche settimane e pochi mesi. E la domanda che ci chiediamo noi è: perché non l’avete fatto prima? Perché i Governi di questa legislatura non lo hanno fatto prima e non hanno messo in campo prima quelle misure, che voi avete attuato con un contenimento estivo degli arrivi, che adesso, però, riprendono da un’altra rotta e ci rimettono in una condizione di emergenza?

Quindi, veramente l’accoglienza, senza limiti e senza regole, non è più sostenibile, pena la lacerazione definitiva del tessuto del Paese, pericolo dal quale vi ha messo in guardia proprio il Ministro Minniti, poche settimane fa.

Il secondo punto, che lei ha citato, riguarda l’economia digitale e l’Europa digitale. Qui sgombriamo il terreno da due equivoci di fondo. È evidente che la distinzione tra reale e virtuale non ha più ragione d’essere e, purtroppo, in gran parte della classe dirigente italiana, sia essa politica, industriale e anche culturale, questa distinzione invece permane. Siamo nell’era digitale, questo è un dato di realtà, e la rivoluzione digitale è un anacronismo. Noi dobbiamo attrezzarci per un’evoluzione digitale, cioè per il fatto di portare quotidianamente avanti quegli obiettivi, che sono indicati nell’agenda dei lavori, che riguardano la cyber-sicurezza, l’e-government, le infrastrutture, la ricerca e le competenze digitali.

Web tax: nel nostro Paese se ne parla da tanti anni. Il suo partito ha fatto stop and go su questo versante, ad opera del suo segretario. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di agire, non da soli, con provvedimenti improvvisati, ma in un concerto europeo. Lei adesso, con gli altri tre grandi – definiamoli così – dell’Unione europea, avete stabilito di volervi muovere, non ho capito bene se attendendo la Commissione europea – che ha procrastinato al 2018 un’azione – o se andando sulla linea di quella cooperazione rafforzata, che lei stesso ha auspicato poche settimane fa e che, com’è noto, non richiede l’unità di tutti i 27 membri. Questo è uno dei nodi da sciogliere.

Al riguardo le segnalo che noi abbiamo una via italiana, che non è quella misura che avete approvato in primavera, la cui messa in opera è oggetto di controversie e di cui vedremo effettivamente i risultati nel tempo. Ma abbiamo quei due precedenti, di fine 2015 e di maggio 2017, cioè gli accordi che la nostra Agenzia delle entrate ha fatto con Apple e a primavera con Google, che hanno portato a casa complessivamente 324 milioni di incasso per il nostro erario, oltre a stabilire delle buoni prassi, per così dire, bilaterali con questi due giganti del web. Questa è una via da perseguire, credo, anche in attesa che il resto dell’Europa e del mondo si muova.

Vengo al fuori sacco, cioè noi e l’Europa, tema su quale lei si è molto intrattenuto, anche in questo caso con un intervento fotocopia. Lei ha parlato di confronto tra posizioni diverse, ha parlato di essere forti delle nostre determinazioni, ma le determinazioni nostre, a cui lei ha fatto riferimento, non sono forti: sono deboli. Sono deboli perché non vanno al cuore del problema. Sono deboli perché, ancora una volta, si mettono a rimorchio della vecchia e ormai stantia locomotiva. Parlare di locomotiva al Presidente del Consiglio, espressione del Partito Democratico in queste ore, evoca, per così dire, altri treni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente), a rimorchio di una locomotiva franco-tedesca, che ha costantemente portato l’Europa a sbattere, l’Europa e in particolare l’Italia.

Il Presidente Macron ha espresso in ultimo il suo intervento alla Sorbona: alti concetti, ma la realtà, la messa in pratica parla del suo tentativo costante di inserirsi nel nostro rapporto privilegiato con la Libia, che è un rapporto storico, ai danni nuovamente dell’Italia. E su questo noi siamo silenti.

Così come il Ministro delle finanze, cito il presidente del mio gruppo, Renato Brunetta, e un recente suo articolo pubblicato su Il Foglio, a inizio di questo mese: noi non vogliamo un Ministro delle finanze che sia l’espressione dell’asse franco-tedesco (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente) e che, come la maestrina con la bacchetta, metta dietro l’angolo i più deboli, a scapito di chi, in realtà, avrebbe bisogno di più Europa davvero, non di quell’Europa lì, ma di quella che considera che siamo tutti membri di una stessa comunità.

Allora, noi non vogliamo il Ministro delle finanze: vogliamo il Ministro dello sviluppo. Vogliamo un Ministro dello sviluppo europeo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente), che, per esempio, metta mano ai 375 miliardi, che giacciono nel Fondo salva-Stati, e lo tramuti in un fondo per aiutare le iniziative dei singoli Paesi per lo sviluppo.

Lei ha fatto riferimento all’inizio al tasso di crescita del 2 per cento dell’area Euro, sì, ma non è il tasso di crescita dell’Italia, che è ancora lontano da questo punto e sappiamo tutti che serve almeno il 2 per cento di sviluppo per rimettere in moto il mercato occupazionale.

Chiudo, Presidente, chiudo. Come ho detto, noi facciamo sinceramente il tifo per lei, perché lei veste la maglia azzurra, in questo giorno poi lei è veramente simile al commissario tecnico Ventura: Ventura dovrà affrontare gli spareggi, per andare ai Mondiali, di qui a poche settimane, lei è chiamato, per sua stessa ammissione, ad affrontare gli spareggi con l’Europa per un dentro o fuori, un dentro o fuori sulle politiche digitali, un dentro o fuori sulle politiche dell’immigrazione.

Chiudo, su Dublino, perché siamo un po’ stufi di sentirci sempre rinfacciare Dublino. Dublino è del 2010: c’era un altro mondo, avevamo chiuso la rotta con l’Albania, avevamo chiuso la rotta che veniva dalla Libia, non c’erano state le cosiddette primavere arabe e non c’era la guerra in Siria. Di che cosa parliamo.

Appartiene a un mondo che non esiste più. In questo mondo lei ha il dovere e l’obbligo, per l’Italia, di portarci a testa alta in Europa e di portare a casa soprattutto, finalmente, risultati e non generici impegni e pacche sulle spalle.

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