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Antonio Palmieri

Ultimi post dal blog

L’essere umano è sempre lo stesso, anche online

Scritto da Antonio Palmieri | 15 novembre 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Il mio intervento alla presentazione del libro di Matteo Grandi, “Far Web”.

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Legge spettacolo dal vivo: dal Pd propaganda per la campagna elettorale

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2017 | Prima Pagina

Grazie, Presidente. Tramite lei, Presidente Giachetti, mi rivolgo al Ministro Franceschini, che non vedo più in Aula, al rappresentante del Governo, l’ottimo sottosegretario Antimo Cesaro, e le dico, Presidente Giachetti – e approfitto della sua cortesia perché lei, come me, è in quest’Aula dal 2001 e noi che siamo qui da molto tempo abbiamo anche il dovere della memoria – io mi sono mortificato, prima, sentendo l’intervento del Ministro Franceschini, e ho fatto un fioretto, anche se non siamo in Quaresima e siamo in realtà prossimi all’Avvento. Mi sarebbe piaciuto vedere lo stesso atteggiamento da parte del collega Franceschini, capogruppo del Partito Democratico nella scorsa legislatura, e mi sarebbe piaciuto vedere l’invocazione di quell’atteggiamento sano e corretto in una democrazia, per il quale si guarda il merito delle proposte e non solo il proponente, che purtroppo non abbiamo mai potuto sperimentare nei nostri anni di governo, in un’era di bipolarismo totalmente muscolare, dove appunto, rispetto a ogni proposta di riforma dei Governi Berlusconi, da parte del Partito Democratico, nelle sue varie denominazioni, c’è sempre stata una ferrea e fortissima chiusura. Franceschini aveva ragione e ha ragione su un punto: come abbiamo dimostrato noi, nelle altre legislature di opposizione e in questa legislatura di opposizione e sui provvedimenti importanti che lui ha portato in quest’Aula, non abbiamo mai avuto un atteggiamento di chiusura preconcetta, abbiamo sempre cercato di lavorare nel merito dei provvedimenti per cercare di portare a casa l’interesse migliore, soprattutto nel campo culturale, nel quale rivendichiamo con orgoglio gli interventi fatti durante i nostri Governi e che sono la base degli interventi che il Governo attuale pro tempore ha portato avanti in questi anni, perché ha potuto giovarsi di quello che abbiamo fatto noi, quando è toccato noi l’onore e l’onere di governare.

Per questo mi sono mortificato prima – come ho detto, ho fatto il fioretto di non intervenire, perché non volevo turbare l’ordinato andamento dei lavori che lei stava portando avanti con la consueta maestria e velocità, però bisogna sottolineare questo aspetto dirimente accanto al secondo aspetto -: Franceschini ci riporta in Aula nuovamente una legge delega, sostanzialmente, con la delega temporale di un anno di durata.

Nel suo intervento ha venduto, per così dire, l’approvazione della norma oggi, testo che ci è giunto in seconda lettura blindato dal Senato, mentre normalmente sulle grandi riforme la terza lettura non si nega a nessuno, proprio per dare la possibilità alla seconda Camera, che non è seconda in graduatoria nella classifica e quindi non ha titolo per intervenire sul primo in classifica, ma è seconda perché in questo caso l’iter è cominciato al Senato. Dicevo, il Ministro nuovamente ha dato per venduta e già operativa una norma che tale non è, cioè l’articolo 2, che è l’articolo che nella rubrica, nel titolo, parla delle deleghe, deleghe che hanno un anno per essere espletate ed è evidente a tutti che un anno questo Governo non ce l’ha, perché non c’è un anno da qui a fine legislatura.

Questo, nuovamente, rientra in un atteggiamento che io capisco – siamo tutti in campagna elettorale – di propaganda, perché tale si deve chiamare, nei confronti dell’esterno e nei confronti di tutte le categorie dello spettacolo dal vivo, che però in alcuni casi possono portare l’anello al naso per motivi di spettacolo, ma non perché non siano attenti e in grado di non leggere una norma e quindi di non comprendere che di operativo c’è ben poco.

Allora, su questi punti, terzo rilievo negativo: la delega. La delega è stata una prassi costante in questa legislatura nella forma della delega sostanzialmente in bianco. Mi direte: ma anche voi avete usato le leggi delega quando eravate al Governo. Certamente le abbiamo usate, sono lo strumento che tutti i Governi utilizzano per tentare di fare grandi riforme, ma normalmente le nostre deleghe erano assolutamente circoscritte; lo erano perché ci piace, da un lato, far le cose per bene, dall’altro canto lo erano perché noi praticavamo un ascolto delle istanze delle opposizioni e su quei punti cercavamo di arrivare a un prodotto finito che fosse un prodotto legislativo di qualità. Invece, in questo che io ho ribattezzato più volte, l’ho già detto più volte in quest’Aula, che è il nuovo centralismo democratico che è stato imposto dal PD a guida renziana sia quando Renzi era Premier e sia adesso con la prosecuzione del Governo Renzi, portato avanti dal Premier Gentiloni, questa nuovamente è una delle caratteristiche fondanti e fondamentali del vostro modo di governare.

Questi sono motivi che vale la pena di rilevare, per una correttezza e direi anche per una lealtà di comportamenti non solo verso il mio gruppo, il gruppo di Forza Italia, non solo verso i nostri elettori, ma verso l’intero Parlamento, l’intera Camera, e soprattutto verso i cittadini e verso coloro i quali sono oggetto di questa legge delega.

Il punto rimane questo. Torniamo al merito del provvedimento. Sul merito del provvedimento io annuncio che Forza Italia, in coerenza con quanto avvenuto al Senato, darà un voto di astensione, anche se al Senato il voto di astensione ha ben altra valenza, proprio per il motivo che ho detto all’inizio. Siccome noi, negli anni di governo, siamo stati, da un lato, aperti al contributo delle opposizioni, pur avendo, dall’altra parte – adesso lo ridico al Ministro Franceschini, che è tornato – il Franceschini capogruppo, che un po’ dottor Jekyll e un po’ mister Hyde oggi è venuto a giocare due parti in commedia, proprio perché siamo consapevoli che, su questo tema e su questi temi, è opportuna una rivisitazione delle norme, è opportuno l’uso di nuovi incentivi fiscali di premialità, è opportuno un coinvolgimento più stretto delle regioni, per questo motivo, perché noi appunto guardiamo il merito, io annuncio – e termino – il voto di astensione del gruppo di Forza Italia. Chiudo con la speranza di non sentire più, da qui a fine legislatura, in quest’Aula, questi atteggiamenti propagandistici, perché, altrimenti, questa volta il fioretto non lo farò più e, come già ho fatto in occasione della legge sul cinema, che approvammo a ridosso del referendum costituzionale dello scorso anno, mi toccherà intervenire subito nei confronti del Ministro, al quale ovviamente va il mio totale rispetto umano e politico, ma la politica ha le sue regole e anche i suoi limiti. Grazie.

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ITAtech: così 200 milioni rischiano di finire in mani francesi

Scritto da Antonio Palmieri | 26 ottobre 2017 | Prima Pagina

Il quesito è molto semplice: poco meno di un anno fa, quasi un anno fa, avevamo salutato con grande fiducia l’attivazione di questo fondo chiamato ITAtech, che ha una dote di 200 milioni da investire in Italia per favorire il trasferimento tecnologico dalla ricerca che si fa nell’accademia, e non solo nell’accademia, e far diventare tutto questo impresa, nuova economia, volano per tutto il Paese. Siamo molto preoccupati per alcune notizie apparse sulla stampa sulle destinazioni possibili di questo fondo, che potrebbe addirittura prendere la via di oltralpe e andare a finanziare un analogo fondo francese. Da qui il nostro quesito.

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In Europa servono risultati e non pacche sulle spalle

Scritto da Antonio Palmieri | 19 ottobre 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Gentile Presidente, caro Presidente Gentiloni, io personalmente per la stima che mi lega a lei da molti anni, ma noi, come gruppo, le facciamo i più sinceri auguri, per l’appuntamento che l’attende e attende, tramite lei, l’Italia, da qui a pochi giorni, in Europa. Le facciamo i più sinceri auguri, perché noi siamo abituati a fare il tifo per l’Italia, a differenza di quanto ci è successo quando noi rappresentavamo l’Italia in Europa e il suo partito era all’opposizione.

Le facciamo i più sinceri auguri, perché lei, tra pochi giorni, andrà in Europa al Consiglio, vestendo la maglia azzurra, non la maglia azzurra di Forza Italia – lo dico per coloro i quali teorizzano costantemente l’inciucio -, ma la maglia azzurra dell’Italia. E, in questo senso e in questa direzione, è d’obbligo per noi fare il tifo, perché lei porti a casa il maggior numero di risultati possibile.

Ma il tifo e la simpatia non ci rendono meno critici e non ci accecano – vedo che lei è impegnato con il Ministro degli esteri in un’accanita discussione, che spero sia proficua per il Consiglio d’Europa e non riguardi, magari, contingenze più immediate – ma, come le dicevo, il tifo e la simpatia nei suoi confronti non ci rendono meno critici.

Lei ha fatto, sul tema dell’immigrazione, un discorso fotocopia. Avremmo potuto prendere gli interventi di Enrico Letta, di Matteo Renzi, anche qualche suo intervento precedente e avremmo trovato più o meno le stesse parole, gli stessi accenti, le stesse aspirazioni. Ma la realtà, purtroppo, rimane anche quella immutabile, per cui lei dovrebbe andare in Europa, forte di un antico slogan del Carosello, che richiedeva “fatti, non parole”, e chiedere, per esempio, che agli ultimi incontri di La Valletta e al summit di Parigi del 28 agosto corrispondano adesso effettivamente iniziative concrete.

Infatti, se è vero che l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa, è altrettanto vero che l’Europa ha scaricato tutti gli oneri sull’Italia e questo non è più accettabile per l’Italia e per la stessa situazione e per quel contenimento e regolazione dell’immigrazione, cui lei ha fatto riferimento, come uno dei nostri obiettivi come Paese.

Noi siamo lasciati soli ad affrontare, con strumenti locali, problemi globali. È una condizione che non può più andare avanti. Il suo stesso Governo, curiosamente, ha cambiato rotta, da poche settimane e pochi mesi. E la domanda che ci chiediamo noi è: perché non l’avete fatto prima? Perché i Governi di questa legislatura non lo hanno fatto prima e non hanno messo in campo prima quelle misure, che voi avete attuato con un contenimento estivo degli arrivi, che adesso, però, riprendono da un’altra rotta e ci rimettono in una condizione di emergenza?

Quindi, veramente l’accoglienza, senza limiti e senza regole, non è più sostenibile, pena la lacerazione definitiva del tessuto del Paese, pericolo dal quale vi ha messo in guardia proprio il Ministro Minniti, poche settimane fa.

Il secondo punto, che lei ha citato, riguarda l’economia digitale e l’Europa digitale. Qui sgombriamo il terreno da due equivoci di fondo. È evidente che la distinzione tra reale e virtuale non ha più ragione d’essere e, purtroppo, in gran parte della classe dirigente italiana, sia essa politica, industriale e anche culturale, questa distinzione invece permane. Siamo nell’era digitale, questo è un dato di realtà, e la rivoluzione digitale è un anacronismo. Noi dobbiamo attrezzarci per un’evoluzione digitale, cioè per il fatto di portare quotidianamente avanti quegli obiettivi, che sono indicati nell’agenda dei lavori, che riguardano la cyber-sicurezza, l’e-government, le infrastrutture, la ricerca e le competenze digitali.

Web tax: nel nostro Paese se ne parla da tanti anni. Il suo partito ha fatto stop and go su questo versante, ad opera del suo segretario. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di agire, non da soli, con provvedimenti improvvisati, ma in un concerto europeo. Lei adesso, con gli altri tre grandi – definiamoli così – dell’Unione europea, avete stabilito di volervi muovere, non ho capito bene se attendendo la Commissione europea – che ha procrastinato al 2018 un’azione – o se andando sulla linea di quella cooperazione rafforzata, che lei stesso ha auspicato poche settimane fa e che, com’è noto, non richiede l’unità di tutti i 27 membri. Questo è uno dei nodi da sciogliere.

Al riguardo le segnalo che noi abbiamo una via italiana, che non è quella misura che avete approvato in primavera, la cui messa in opera è oggetto di controversie e di cui vedremo effettivamente i risultati nel tempo. Ma abbiamo quei due precedenti, di fine 2015 e di maggio 2017, cioè gli accordi che la nostra Agenzia delle entrate ha fatto con Apple e a primavera con Google, che hanno portato a casa complessivamente 324 milioni di incasso per il nostro erario, oltre a stabilire delle buoni prassi, per così dire, bilaterali con questi due giganti del web. Questa è una via da perseguire, credo, anche in attesa che il resto dell’Europa e del mondo si muova.

Vengo al fuori sacco, cioè noi e l’Europa, tema su quale lei si è molto intrattenuto, anche in questo caso con un intervento fotocopia. Lei ha parlato di confronto tra posizioni diverse, ha parlato di essere forti delle nostre determinazioni, ma le determinazioni nostre, a cui lei ha fatto riferimento, non sono forti: sono deboli. Sono deboli perché non vanno al cuore del problema. Sono deboli perché, ancora una volta, si mettono a rimorchio della vecchia e ormai stantia locomotiva. Parlare di locomotiva al Presidente del Consiglio, espressione del Partito Democratico in queste ore, evoca, per così dire, altri treni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente), a rimorchio di una locomotiva franco-tedesca, che ha costantemente portato l’Europa a sbattere, l’Europa e in particolare l’Italia.

Il Presidente Macron ha espresso in ultimo il suo intervento alla Sorbona: alti concetti, ma la realtà, la messa in pratica parla del suo tentativo costante di inserirsi nel nostro rapporto privilegiato con la Libia, che è un rapporto storico, ai danni nuovamente dell’Italia. E su questo noi siamo silenti.

Così come il Ministro delle finanze, cito il presidente del mio gruppo, Renato Brunetta, e un recente suo articolo pubblicato su Il Foglio, a inizio di questo mese: noi non vogliamo un Ministro delle finanze che sia l’espressione dell’asse franco-tedesco (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente) e che, come la maestrina con la bacchetta, metta dietro l’angolo i più deboli, a scapito di chi, in realtà, avrebbe bisogno di più Europa davvero, non di quell’Europa lì, ma di quella che considera che siamo tutti membri di una stessa comunità.

Allora, noi non vogliamo il Ministro delle finanze: vogliamo il Ministro dello sviluppo. Vogliamo un Ministro dello sviluppo europeo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente), che, per esempio, metta mano ai 375 miliardi, che giacciono nel Fondo salva-Stati, e lo tramuti in un fondo per aiutare le iniziative dei singoli Paesi per lo sviluppo.

Lei ha fatto riferimento all’inizio al tasso di crescita del 2 per cento dell’area Euro, sì, ma non è il tasso di crescita dell’Italia, che è ancora lontano da questo punto e sappiamo tutti che serve almeno il 2 per cento di sviluppo per rimettere in moto il mercato occupazionale.

Chiudo, Presidente, chiudo. Come ho detto, noi facciamo sinceramente il tifo per lei, perché lei veste la maglia azzurra, in questo giorno poi lei è veramente simile al commissario tecnico Ventura: Ventura dovrà affrontare gli spareggi, per andare ai Mondiali, di qui a poche settimane, lei è chiamato, per sua stessa ammissione, ad affrontare gli spareggi con l’Europa per un dentro o fuori, un dentro o fuori sulle politiche digitali, un dentro o fuori sulle politiche dell’immigrazione.

Chiudo, su Dublino, perché siamo un po’ stufi di sentirci sempre rinfacciare Dublino. Dublino è del 2010: c’era un altro mondo, avevamo chiuso la rotta con l’Albania, avevamo chiuso la rotta che veniva dalla Libia, non c’erano state le cosiddette primavere arabe e non c’era la guerra in Siria. Di che cosa parliamo.

Appartiene a un mondo che non esiste più. In questo mondo lei ha il dovere e l’obbligo, per l’Italia, di portarci a testa alta in Europa e di portare a casa soprattutto, finalmente, risultati e non generici impegni e pacche sulle spalle.

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Vaccini: ecco perché il governo ha sbagliato tutto

Scritto da Antonio Palmieri | 28 luglio 2017 | Prima Pagina

Gentile Presidente, Ministro Lorenzin, inizio annunciando subito il voto favorevole di Forza Italia a questo provvedimento, e la motivazione fondamentale è solamente una: per come avete condotto questa vicenda – a nostro giudizio, sciaguratamente -, questo provvedimento si è tramutato in un referendum, il referendum tra chi è pro vaccini e chi è contro vaccini. Siccome, non perché lo diciamo noi, ma perché la storia degli ultimi 200-300 anni, in Italia e in Europa, testimonia che i vaccini sono dei farmaci utili per prevenire malattie epidemiche molto gravi, che in tempi passati hanno causato decine di milioni di morti, per questo motivo, noi voteremo favorevolmente a questo provvedimento, perché non è più solamente un provvedimento che riguarda la salute pubblica, ma un provvedimento che ha anche una profonda valenza culturale. Forse per questo, il presidente Brunetta ha scelto me, che sono un deputato della Commissione cultura, per ragionare di questo con voi in quest’Aula, e con chi ci ascolta oggi in televisione.

Noi purtroppo abbiamo avuto a che fare, come ho detto all’inizio, con un atteggiamento del Governo che è stato, lasciatemelo dire, scriteriato, cioè senza criterio, perché avete cercato di costringere invece che cercare di convincere. Avete proposto alle Camere un provvedimento basato sulla repressione invece che sul dialogo. In pratica, sostanzialmente, avete, anziché cercato di ricostituire quell’effetto gregge di cui tutti stiamo parlando in questi giorni, agito come se foste davanti al popolo bue, non tenendo in considerazione che non siamo più nell’era del popolo bue, e che oggi, il combinato disposto dell’era digitale da un lato, e di quest’epoca di relativismo dall’altro, ha prodotto un contesto ostile a questo modo di legiferare e di intervenire – come ha detto prima la collega Binetti – nel delicato rapporto che lega i genitori all’attenzione e alla cura per la vita dei propri figli. Questo è il punto culturale che voi avete clamorosamente mancato e chi vi si ritorce contro, perché non avete considerato appunto che oggi il web favorisce due fenomeni: da un lato, una capacità di mobilitazione a costi molto vicini allo zero e molto più facilitata rispetto a un tempo; dall’altro lato, una ridondanza informativa di notizie vere, false, e soprattutto di quasi verità, cioè di notizie che partono da circostanze reali e poi vengono alimentate e ingrossate, trasformando dei casi singoli in casi epidemici, è il caso di dirlo.

Accanto a questo, appunto, l’era del relativismo. Molti, anche in quest’Aula, hanno sempre rimproverato in questi anni chi veniva portando delle verità: ecco, questo è il risultato, cioè che in questo tempo nessuno considera più ogni autorità degna di rispetto e credibilità, e c’è la sfiducia in ogni tipo di potere costituito, comprese le ambizioni della scienza. Oltretutto, non avete tenuto in conto che, dopo quasi vent’anni di fine dell’obbligatorietà, ci sono coorti di genitori che hanno messo al mondo e crescono figli in questo tipo di contesto culturale, dove il vaccino appunto non era più un obbligo ma una possibilità, e a questo modo di pensare e di ragionare si sono abituati. Non avete tenuto conto che, soprattutto in questi ultimi quattro anni, c’è stata questa enorme diffusione di queste quasi verità, che hanno intaccato la credibilità, come ho detto prima, dell’intero sistema, e hanno indotto molte famiglie, molti genitori, a preoccuparsi.
Invece, come ho detto e come ribadisco, voi avete ritenuto di entrare in tutto questo a gamba tesa. Di fronte a questo atteggiamento, noi abbiamo scelto al Senato – avremmo voluto farlo anche alla Camera – di lavorare a migliorare il provvedimento, perché ci sembrava, come ho detto in premessa, l’unica via per far sì che questo referendum non significasse il “no” a ogni forma di vaccino e di vaccinazione. L’abbiamo fatto e abbiamo ottenuto alcuni risultati, grazie all’azione del nostro gruppo al Senato, anche in concorso con altre forze politiche: la riduzione delle sanzioni; siamo riusciti a far togliere quella cosa veramente incredibile, cioè la perdita della patria potestà per coloro i quali decidessero di non vaccinare i propri figli; siamo riusciti a ottenere l’obbligo della vaccinazione almeno per i minori stranieri non accompagnati, anche questo un elemento di prevenzione molto importante; abbiamo ottenuto che chi è a contatto con i nostri figli, cioè i medici e gli insegnanti, dovessero dichiarare il loro stato vaccinale.

Avremmo voluto raggiungere altri obiettivi e molto di più. Per esempio, in merito alla questione dei vaccini mono-componente, abbiamo sostenuto il diritto a non dover rivaccinare chi è immune alla malattia: la maggioranza ne ha preso atto, ma non ha però fornito gli strumenti perché questa presa d’atto possa tramutarsi in realtà. Abbiamo chiesto un calendario di vaccinazione più elastico, per dare modo alle ASL di potersi preparare a mettere in atto quanto la legge prevede. Abbiamo chiesto che fosse prodotta un’adeguata raccolta delle reazioni avverse, e che fosse affidato ai pediatri di valutare le situazioni particolari che suggerisco di posporre la vaccinazione, come, per esempio, nel caso dei bambini prematuri o comunque sottopeso. A tutto questo ci avete detto di no. Noi l’abbiamo proposto con forza al Senato, lo riproponiamo qui alla Camera, dove c’erano tutti i tempi per poter lavorare ancora appunto per migliorare il provvedimento, ma voi, come estremo atto di questo continuo agire per costringere e non per convincere, avete imposto la fiducia, nonostante avessimo ancora due settimane di tempo per lavorare a migliorare il provvedimento.

Dopo tutto questo, poi – e faccio mie le parole del collega Palese, che è intervenuto due volte in questi giorni su questo tema -, avete messo il tema delle campagne di informazione in questo decreto, quando la legge c’è già, è del 2000. Avreste dovuto farle negli anni scorsi, queste campagne di informazione, e non attendere adesso di inserirle di corsa in questo decreto-legge; così come – Palese lo ha ricordato opportunamente – è venuta meno la cultura della vaccinazione non solo nelle famiglie, ma anche nel personale sanitario. Da qui, è necessaria una potente opera di formazione di tutto il personale sanitario, per recuperare questa cultura che si è persa in questi quasi vent’anni di fine dell’obbligo delle vaccinazioni. E poi rimane il grande tema di non lasciare le regioni a se stesse, per cui abbiamo regioni virtuose e regioni che sono inadempienti e incompetenti su questo come su molti altri temi che riguardano la salute pubblica. Noi vi invitiamo a fare vostre queste considerazioni.

Vado a un ultimo punto, sul quale molti hanno già insistito, che riguarda il tema dell’obbligatorietà. Ci è stato anche rimproverato: voi siete Forza Italia, il partito della libertà, il movimento politico della libertà, e aderite a questo decreto, che impone l’obbligatorietà. La questione per noi è relativamente semplice: lo Stato ha in qualche circostanza il diritto-dovere di misure che costringono tutti per il bene di tutti. Questo è un diritto-dovere di chiunque governi e dello Stato nel suo insieme. Nel nostro caso, abbiamo applicato, tre legislature fa, la legge che impone il divieto di fumo nei locali pubblici, giusto per fare un esempio; e poi abbiamo ben presente il caso, la questione, che il vaccino è l’unico farmaco che riguarda sia la singola persona che lo assume che anche l’intera collettività. Anche in questo caso – un contesto che sarebbe stato favorevole per un’azione di convincimento e non di costrizione – voi avete comunque scelto di entrare a gamba tesa, mettendo questi elementi assolutamente da parte e non valorizzandoli. Oltretutto, avete totalmente messo da parte anche il tema che lo Stato ha il dovere di essere vicino a tutti coloro che, a torto o ragione, pensano di essere stati danneggiati a causa della somministrazione dei vaccini. Noi esprimiamo la nostra totale solidarietà e vicinanza alle famiglie che in questi anni hanno subito, subiscono e vivono dolori per questo motivo. Accanto a questo – altro motivo di rammarico per come avete agito appunto in modo scriteriato -, lamentiamo il fatto che, per esempio, avete votato “no”, avete dato parere negativo, all’ordine del giorno della collega Di Vita, che invitava a dare finalmente esecuzione alla legge che assicura indennizzi a chi ha avuto danni permanenti a causa dei vaccini. Avete votato “no” al nostro ordine del giorno a firma dei deputati Crimì e Palmieri, che chiedeva semplicemente di valutare l’opportunità di adottare ogni iniziativa per offrire la possibilità ai genitori che lo richiedano di poter effettuare analisi pre-vaccinali sul proprio figlio: ancora una volta un intervento a gamba tesa nel rapporto genitori-figli.
Nonostante tutto questo – nonostante tutto questo -, per il motivo che ho detto all’inizio, perché in questo referendum “vaccini sì, vaccini no”, noi siamo dalla parte del sì, noi ribadiamo il nostro voto convinto, non al provvedimento, non a sostegno della maggioranza, ma semplicemente a sostegno dell’idea che i vaccini siano uno strumento di presidio utile per la salute di tutti. Grazie

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In cammino con Dante, Raffaello e Leonardo

Scritto da Antonio Palmieri | 3 maggio 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Grazie, gentile Presidente, Ministro Franceschini, Forza Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento. Lo facciamo perché ci sono due modi di intendere la memoria: uno che ha a che fare con il passato, uno che ha a che fare con il presente; una memoria che è un luogo polveroso di cose antiche che non riguardano la vita di oggi, la vita attuale della persona e di un popolo, e una memoria che, invece, ha radici nel presente perché riguarda una cosa che è viva e che riguarda me e lei e tutti noi.

Per questo, visto che per la prima volta, una delle poche volte per essere precisi, ci muoviamo per tempo, anticipando e non seguendo gli anniversari, e con la speranza appunto che il tempo che abbiamo a disposizione sia ben utilizzato, noi voteremo convintamente a favore e convintamente a favore anche per due altri motivi: il primo, perché è necessario far conoscere, non solo alle nostre nuove generazioni, ma a tutti quanti in realtà, questi tre straordinari personaggi, ma soprattutto come momento di vera accoglienza per coloro che da altri Paesi del mondo vengono in Italia per ritrovare una nuova vita, una nuova occasione per sé e per i propri cari.

Si parla di nuovi italiani; sulla novità non c’è alcun dubbio, sul fatto di aiutarci tutti a essere italiani, l’occasione è data anche da questa iniziativa di ricordare tre straordinari personaggi della scienza e dell’arte. È un’occasione importante per aiutare quella costruzione.

L’altro è – visto che stiamo vivendo un’era totalmente appiattita sul presente, totalmente appiattita sulla reattività, sull’istante, sull’emozione – nuovamente il fatto di andare a ripercorrere, a riprendere le radici dalle quali noi discendiamo, è un fatto di assoluto valore per chiunque sia al Governo oggi e nella prossima legislatura.

Ministro, i tre personaggi, Leonardo, Raffaello e Dante, sono stati tre innovatori nei loro settori: Leonardo per la sua parte, con l’aspetto che riguarda la scienza, le macchine e costruire macchine che siano a favore dell’uomo e non contro l’uomo; Raffaello nella pittura, nell’architettura e Dante.

Io vorrei soffermarmi un istante su Dante, prendendo spunto da un libro che consiglio di leggere alle colleghe e colleghi, che si intitola In cammino con Dante ed è stato scritto da Franco Nembrini, nel quale l’autore dice con chiarezza che il tema della Commedia non è una cosa astratta, lontana come, purtroppo, siamo stati spesso abituati a viverla nelle presentazione nelle istituzioni scolastiche, ma il tema della Commedia riguarda la vita su questa terra. Cito Nembrini: “Dante non fa niente altro che descrivere un’esperienza ultraterrena, mentre in realtà descrive la terra, la vita sulla terra, la vita sulla terra vista dal punto di vista di Dio, il che vuol dire della sua origine, del suo destino, del suo senso ultimo, della sua verità. Il tema della Divina Commedia è la vita terrena nella sua verità. Se è così, vuol dire che ciascuno di noi è in qualche modo tutto quel che Dante racconta, ciascuno di noi è Inferno, Purgatorio e Paradiso e non in successione, ma sempre”.

Ho citato questa parte dell’introduzione del libro di Nembrini per portare la riflessione su un ultimo e decisivo punto. Credo che la rappresentazione e la memoria, nel senso di questa vita nel presente, di questi tre personaggi non debba però essere vittima di alcuna censura del politicamente corretto, cioè a dire, specie per quanto riguarda Dante, per quanto riguarda Raffaello, l’evidente ispirazione religiosa, religiosa cattolica, non debba essere sottaciuta per timore di offendere qualcuno o, peggio ancora, per vergogna delle nostre radici come popolo e come comunità.

Quindi, con questo auspicio confermo il voto favorevole di Forza Italia e rinnovo l’auspicio che, visto che partiamo nel tempo e per tempo, si possa usare questo tempo che ci è dato nel modo adeguato. Grazie.

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Perché NO a questa legge sul testamento biologico

Scritto da Antonio Palmieri | 21 aprile 2017 | Prima Pagina, VIDEO

La storia di Forza Italia sui temi etici è una storia di libero confronto al nostro interno, di approfondite discussioni, di decisioni prese comunque insieme dopo aver approfondito la materia e così è stato anche questa volta. Abbiamo fatto molti incontri tra noi, molte riunioni e abbiamo poi alla fine deciso che voteremo contro questo testo, com’è noto e come sempre tuttavia salvaguardando la libertà di coscienza di ciascuno di noi. È sempre stato così per quanto ci riguarda e sempre sarà così come anche si è visto nei nostri voti in Aula a differenza purtroppo di quanto avvenuto nelle file del Partito Democratico dove gli emendamenti migliorativi sono stati a forza ritirati e dove non si è mai visto un voto in dissenso né in Commissione né in Aula. Un punto fondamentale sul quale noi abbiamo insistito nel dibattito sia in Commissione sia in Aula è rifiutare la visione caricaturale che divide coloro i quali sono contro il provvedimento e li mette tra coloro che vogliono la sofferenza a tutti i costi, che sono per l’accanimento terapeutico in un insensato derby che ci avrebbe contrapposto rispetto ai fautori della libertà di scelta e della possibilità che ciascuno possa determinarsi in modo completamente autonomo. Questa è una visione caricaturale che noi rifiutiamo e la rifiutiamo non soltanto a parole ma l’abbiamo rifiutata con i nostri emendamenti, con quelli che abbiamo presentato e con il fatto che non abbiamo presentato alcun emendamento soppressivo che togliesse sia dal consenso informato sia dalle DAT la possibilità che le persone possano esprimere liberamente la propria volontà. Su questo tema non sarebbe stata necessaria una norma per due motivi: il primo che sul fine vita una legge c’è già, data dal 2010, Governo Berlusconi, votata anche dal Partito Democratico ed è una legge che già oggi permette alle persone in stato terminale di porre fine alla propria esistenza senza dover subire alcuna forma di accanimento terapeutico così come c’è già una normativa e una prassi sul consenso informato che consente a ciascuno di rifiutare o accettare indagini sanitarie o trattamenti.

Per un altro motivo non sarebbe stata necessaria una norma, perché a nostro giudizio lo Stato non doveva andare oltre, si doveva fermare in quella zona complicata e complessa che segna il discrimine tra la vita e la morte e fare un passo indietro di rispetto, lasciando lì, nuovamente alla libera espressione di quell’alleanza terapeutica tra medico, familiari e pazienti, che noi proponiamo, che lì avvenisse e, appunto, si compisse quello che era giusto che si compisse. Come tutti avete detto, la morte è parte della vita.

Noi, come abbiamo detto, voteremo contro il provvedimento e lo facciamo su tre punti dirimenti, sui quali abbiamo lungamente dibattuto: il primo riguarda idratazione e alimentazione. Come abbiamo detto più volte – voi li avete definiti trattamenti sanitari, confondendo lo strumento con il fine – lo strumento è certamente un atto sanitario e a volte è un atto che richiede un intervento operatorio, ma il fine è tenere in vita le persone che, altrimenti, non sarebbero destinate a morire.

L’ho detto e lo ripeto: non sono in questione i malati terminali, sono in questione le persone che non sono in grado, magari temporaneamente, di nutrirsi da sole e che non hanno una prognosi infausta, né a breve né a medio termine, ma appunto non sono in grado di nutrirsi da sole e, quindi, il fine è tenere in vita la persona; il fine è prendersene cura, prendersene carico globalmente, nella sua integrità e nella sua totalità, e per questo noi abbiamo rifiutato questa visione. Tra l’altro, paradossalmente, avete definito idratazione e alimentazione trattamenti sanitari e, quindi, potrebbero essere anche oggetto di TSO, se qualcuno le chiedesse in certe condizioni.

Il secondo punto è il ruolo del medico, che abbiamo definito essere stato ridotto a un mero esecutore testamentario. Devo dire che in Commissione e poi in Aula ci sono stati tentativi, accolti grazie anche al lavoro della relatrice, di migliorare questa parte. Il risultato finale però è un punto assolutamente ingarbugliato, per il quale abbiamo sentito ieri su un emendamento la relatrice Lenzi dire che era garantita assolutamente la libertà di coscienza da parte del medico di potersi rifiutare e, all’emendamento successivo, il collega Casati, sempre del Partito Democratico, che siede accanto alla relatrice anche in questo momento, dire esattamente la cosa opposta: non c’è alcuna libertà di coscienza. Prendete lo stenografico e vi renderete conto che questo conferma, ancora una volta, come, nel tentativo di rimediare all’errore fatto in origine in Commissione, della riduzione, appunto, del medico a semplice esecutore testamentario, avete finito con l’ingarbugliare drammaticamente la questione, senza ovviamente risolverla.

Il terzo e ultimo punto: le DAT. Voi avete voluto le DAT come un diamante, cioè per sempre. Ora, in questa era tecnologica, nella quale i progressi della scienza non corrono, ma galoppano, pensare che una disposizione data ora per allora, magari a distanza di decenni, sia intangibile e scolpita nella pietra, appunto, come un diamante – per sempre – riteniamo sia anche qui un atto di irrealtà e abbiamo contrapposto emendamenti di sano realismo, che ponevano un termine per noi ragionevole (tre anni), proprio per tenere conto degli enormi progressi scientifici; tre anni alla fine dei quali la persona poteva decidere se mantenere o no la DAT.

Ma la questione fondamentale delle DAT è che, per come le avete concepite voi, si lasciano le persone drammaticamente sole davanti a un foglio bianco, senza la possibilità di ricorrere, come noi vi abbiamo suggerito, al confronto e al conforto di un parere di un medico, in modo tale che quello che viene scritto sia scritto realmente con piena coscienza e in piena libertà, perché la vera libertà ha bisogno di essere informata, ha bisogno e si nutre del fatto di essere consapevole di ciò cui si va incontro, scrivendo alcune cose, voi anche questa possibilità migliorativa l’avete rifiutata; così come avete rifiutato appunto la possibilità di discriminare e di capire l’entrata in vigore delle DAT, ossia di capire che entrano in vigore quando la perdita di coscienza della persona è accertata come definitiva, come permanente, e non, come succede in molte circostanze, temporanea e se, proprio in forza delle conquiste della scienza e della pratica medica, un intervento tempestivo in questi casi potrebbe risolvere non solo nel senso di salvare la vita, ma anche di restituire alla vita e alla piena funzionalità una persona che fosse colpita da un evento di malattia, che lo rendesse appunto temporaneamente incapace di prendere decisioni e di avere coscienza. Anche su questo avete detto no.

Vedete, noi siamo consapevoli che questo tema è un tema complicato, ci siamo approcciati con un approccio io credo di grande appunto realismo, abbiamo costantemente invitato in Aula tutti a non guardare il proponente, a guardare le proposte, a non giudicare la fede, perché non eravamo all’ora di catechismo, ma a giudicare il merito e la ragionevolezza delle proposte emendative, perché volevamo sinceramente migliorare la legge, una legge che purtroppo, al di là della buona fede di molti di coloro che la sostengono, porta in sé i tratti dell’eutanasia omissiva e del suicidio assistito, proprio per quel motivo che dicevo prima a proposito della questione di idratazione e alimentazione e, come noi abbiamo detto in un nostro emendamento, che rileggo per l’ultima volta, quando chiedevamo che fosse vietata la sospensione di idratazione artificiale qualora comporti la morte per disidratazione: “è vietata la sospensione di alimentazione artificiale qualora comportasse la morte per denutrizione”, cioè a dire non vogliamo condannare nessuno a morire di fame e di sete.

Questa è una delle tre questioni fondamentali che ci portano appunto a votare contro. È evidente che ogni legge traduce e tradisce una visione di essere umano e di società, soprattutto leggi di questa natura. Noi rifiutiamo la visione per la quale ci sono vite degne di essere vissute e altre che non lo sono, perché sono segnate dalla malattia e dalla sofferenza e dunque è meglio che in qualche modo siano messe da parte e siano terminate. Inguaribile – l’abbiamo già detto e lo ripetiamo – è cosa ben diversa da incurabile. Noi ci inseriamo in quella tradizione che, da Ippocrate in poi, considera la sofferenza e la malattia parte piena della vita e non una maledizione divina. Ippocrate fu il primo a sancire questo principio e da allora noi ci atteniamo a questo principio, che è stato poi inverato nella nostra tradizione e nella nostra civiltà dal Cristianesimo.

Noi siamo su questa linea qui e per questo appunto, come ho detto, voteremo contro il provvedimento.

Chiudo ringraziando il presidente del mio gruppo e il mio gruppo intero, che mi ha e ci ha sostenuto in questi mesi, ringraziando i colleghi che hanno condiviso una battaglia che non è stata di ostruzionismo, ma di sincero tentativo di migliorare il testo e anche le colleghe e i colleghi che non hanno condiviso il lavoro con noi, a partire dalla relatrice e dal presidente Marazziti, che abbiamo tenuto non a perdere tempo, ma a prendere tempo per fare il testo migliore possibile. Così non è stato e per questo votiamo contro.

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Siamo per la libertà di scelta

Scritto da Antonio Palmieri | 6 aprile 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Questo emendamento è un emendamento che involontariamente, nel senso che quando l’abbiamo proposto non pensavamo che sarebbe servito a ciò, serve anche a tranquillizzare il mio amico Corsaro, e il mio amico Capezzone, e accanto a loro anche diverse colleghe e colleghi che in questi giorni e in questi mesi ci hanno accusato di essere i sostenitori della terapia del dolore e della pratica del dolore insensato e assoluto ai danni degli altri.

Invito nuovamente a leggere il testo il testo che dice: in caso di paziente in fine di vita o in condizioni di morte prevista come imminente, il medico deve astenersi – il medico deve astenersi! – da trattamenti straordinari non proporzionati rispetto alle condizioni cliniche del paziente e da ogni forma di accanimento terapeutico. Allora, io credo che più chiaro di così sia difficile scrivere e descrivere la nostra posizione e questa posizione fa il paio con il fatto che noi non abbiamo proposto alcun emendamento soppressivo al primo comma, al primo paragrafo del comma 5, che recita: ogni persona maggiorenne capace di intendere e volere ha il diritto di rifiutare in tutto o in parte qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Il combinato disposto di non aver presentato alcun emendamento soppressivo a questo punto, al primo paragrafo del comma 5, quindi di volere sancire assolutamente la libertà di scelta da parte di tutti, unito a questo emendamento che dice “no accanimento terapeutico”, “no sproporzione delle cure”, indica con chiarezza la nostra volontà.

Nuovamente mi sorprendo del fatto che non lo si possa accogliere favorevolmente. Mi stupisco del fatto che nessuno, a parte noi, se lo voterà, se continuiamo con lo stesso andazzo tenuto fin qui. Per questo vi invito nuovamente: colleghe e colleghi, guardate, leggete il testo. Io confido nel voto favorevole su questo punto da parte dal già citato amico Massimo Corsaro, perché se si legge questo testo non vedo realmente chi possa essere contro.

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No all’accanimento terapeutico

Scritto da Antonio Palmieri | 6 aprile 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Questo è l’emendamento ex Bazoli, che ieri il collega ha ritirato e che noi abbiamo ritenuto di fare nostro, perché è esattamente complementare al nostro emendamento sul quale prima ci siamo lungamente intrattenuti, ed è proprio l’altra faccia della luna rispetto a quella preoccupazione che io adesso ripeto, per l’ennesima volta, perché ostinatamente sono convinto che dobbiamo continuare ad ascoltarci, e quindi il punto è, rispetto ad alimentazione e idratazione, certamente, come è stato detto – io ascolto tutti gli interventi -, ogni terapia è uno strumento. Certo che alimentazione e idratazione somministrata con quella strumentazione è un elemento di quel tipo lì. E, appunto, ogni terapia è uno strumento, ma il fine è la vita e la salute del paziente, così come, in questo caso, il fine dell’uso di quegli strumenti è tenere in vita un paziente, ripeto, non in fin di vita, ma che non può alimentarsi e nutrirsi da solo.

E l’ho detto ancora prima e lo ripeto: tutti gli alimenti che noi gustiamo, compresi quelli che gusteremo, speriamo, tra poco, alla fine di questa seduta mattutina, hanno un gusto e un sapore, ma poi diventano un’altra cosa, perché vengono trattati chimicamente dal nostro corpo, scissi e scomposti in elementi che ci aiutano a essere idratati o a essere alimentati. Questa è una evidenza; a me non interessa, quindi, a noi non interessa il dibattito che anche per noi è stucchevole: sono cure, non sono cure. Non è questo il punto; il punto è la finalità alla quale servono per un paziente con un quadro clinico stabile e non in fin di vita, oltre e contro ogni accanimento terapeutico, oltre e contro ogni limitazione della libertà della persona di scegliere per sé quale tipo di cura avere o non avere. Non è questo. Oltre e contro ogni sofferenza, come ho già detto e continuerò a ripetere fino alla fine, perché non è questo il punto, non c’è il derby tra chi è per la sofferenza e chi vuole imporre, in nome di un catechismo arcaico che non esiste più, la sofferenza come espiazione dei peccati.

Non è questo il punto. Il punto è, e l’ho detto prima, non giudichiamo le fedi, giudichiamo la ragionevolezza degli argomenti, giudichiamo il testo. E veniamo al testo dell’ex Bazoli, che dice di sostituire le parole: “incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali con le seguenti” – vi invito a prestare attenzione -: “Gli atti finalizzati a garantire l’assunzione di cibo o bevande al paziente che non li possa assumere in modo autonomo possono essere interrotti quando non risultino più in grado di procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente o risultino comunque non più proporzionati”.

Per questo dicevo che è esattamente l’altra faccia della medaglia, perché dice “no” all’accanimento – “no” all’accanimento! “no” all’accanimento! -: questo è il contenuto dell’emendamento Bazoli, sul quale noi vi invitiamo a votare e usiamo lo strumento del voto segreto come un aiuto e un invito a uscire da una timidezza per la quale io ieri sera ho rimproverato le colleghe e i colleghi del Partito Democratico. Di questo voglio chiedere scusa a loro, perché l’ho fatto vittima di stanchezza e di troppa adrenalina, perché vanno rispettate tutte le posizioni e questa è stata certamente una forzatura, tant’è che poi, quando sono uscito dall’Aula, una, per me, stimata collega della sinistra mi ha detto: “non sei credibile”. Allora io ho riflettuto nel mio esame di coscienza serale su questa affermazione – “non sei credibile, Antonio” mi ha detto – e io dico: può anche essere, il mio sforzo è semplicemente quello di essere autentico. Quindi sono autentiche le mie scuse, ma altrettanto autentico è l’invito a guardare il testo dell’ex emendamento Bazoli. Leggete il testo, è corto, ci mettiamo quindici secondi, il tempo di aprire la votazione, e vedete di cosa si tratta. Si tratta esattamente di quello che la collega Gregori, il collega Sannicandro, il collega Melilla col suo poetico intervento, hanno chiesto, quello di cui parla Burtone, quello di cui parlava anche Corsaro, quindi è veramente un invito alla logica quello che vi faccio e a usare il metodo di guardare la realtà in tutti i suoi fattori, spostando il punto di vista rispetto alla posizione che occupiamo in Aula, ma essendo aderenti al testo. Grazie.

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Idratazione e alimentazione. Non confondere lo strumento con il fine

Scritto da Antonio Palmieri | 6 aprile 2017 | Prima Pagina, VIDEO

Vorrei introdurre un elemento nuovo nella nostra discussione, perché, a differenza del collega Sannicandro, sono fermamente convinto, come ho già detto più volte, che, se abbiamo la pazienza di ascoltarci, possiamo, insieme, tutti quanti, migliorare questo testo.

L’elemento di novità, di cui il nostro emendamento è portatore, consente secondo me di sciogliere un equivoco. Noi ci stiamo dividendo, da ieri e da mesi, sul tema dell’idratazione e dell’alimentazione artificiali, perché c’è un equivoco, a mio avviso, di fondo: per una parte di noi, non sono trattamenti sanitari, per alcuni, sono trattamenti sanitari.

La questione, a mio avviso, è che confondiamo lo strumento con il fine. Mi spiego, anch’io da paziente, come Sannicandro; sono trattamenti sanitari nel momento in cui per praticarli, come molte volte la collega Amato e il collega Burtone ci hanno ricordato, serve un intervento medico, un intervento anche in senso stretto, magari per applicare una PEG, però questo intervento è lo strumento; il fine è dare al paziente, che altrimenti non può nutrirsi, cibo e acqua, certamente in una forma non “elementare”, come avviene a ciascuno di noi che può nutrirsi normalmente, ma noi, attraverso il cibo che assumiamo, normalmente assumiamo dei componenti dal cibo stesso che viene poi frantumato, per così dire, dal nostro apparato digerente.

Per chi non può alimentarsi da solo questo avviene attraverso i prodotti che vengono forniti dall’industria farmaceutica. Ma la finalità è la stessa.

Allora, dentro questo equivoco sta il secondo passo in avanti e vengo al nostro emendamento. La nostra preoccupazione è: fermo restando che per i pazienti in fine vita abbiamo già detto, con emendamenti, e lo ridiremo dopo, che siamo contrari a ogni forma di accanimento terapeutico e vogliamo che anche idratazione e alimentazione siano sospese nel momento in cui sono inutili, perché il paziente, appunto, è terminale, ma cosa succede – e questa, dicevo, è la nostra preoccupazione – se una persona non è un malato terminale, in un quadro clinico stabilizzato, e le si tolgono idratazione e alimentazione? La questione è semplice, è una evidenza: l’evidenza è che muore non per la malattia, ma per fame e per sete.

Da qui, il nostro emendamento, che vi invito – come ho fatto ieri – a guardare, a prendere in mano e leggerne il testo. Nel nostro emendamento, dopo avere tolto le parole: “incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali”, noi aggiungiamo un comma 5-bis, ove diciamo: “È vietata la sospensione di idratazione artificiale qualora comporti la morte per disidratazione ed è vietata la sospensione dell’alimentazione artificiale qualora comporti la morte per denutrizione”.

Allora su questo punto io vi invito a riflettere nuovamente, guardando il testo e non il pretesto. Non guardate il proponente, non guardate Palmieri, guardate la proposta di Palmieri: se la proposta è ragionevole, votatela, se non lo è, non votatela, ma la preghiera che io rivolgo a me stesso e a tutti noi è quella, appunto, di guardare il testo e di tenere conto delle cose che ho detto, cioè l’equivoco, a mio avviso, tra fine e strumento, e l’evidenza che consegue alla sospensione del trattamento per persone che hanno un quadro clinico stabilizzato. È ovvia la conseguenza: oltre alla morte per fame e per sete del paziente, della persona, è chiaro che, nel momento in cui la persona chiede di togliere, diventa suicidio assistito, che è l’altra nostra preoccupazione.

Allora, dentro questo quadro ci muoviamo noi, dentro questa prospettiva di attenzione e di cura della persona più debole e dentro l’assoluto rispetto della volontà di tutti. Lo ridiremo fino alla noia: non c’è il derby tra chi vuole imporre niente a nessuno, non c’è nessuna intenzione di costringere nessuno a sottoporsi ad alcun trattamento, è già possibile farlo oggi e sarà possibile farlo dopo l’approvazione di questa norma.

Siamo contro l’accanimento terapeutico per i malati in fin di vita, ma siamo accanitamente per l’attenzione per le persone più deboli, per coloro che in questo caso non sono in grado di nutrirsi e alimentarsi da soli. Questa cosa io la troverei, passatemelo, totalmente di sinistra, perché che cos’è la sinistra, se non l’attenzione verso il più debole? E a che cosa serve la legge, se non a tutelare i più deboli, dato che i più forti notoriamente si tutelano da soli?

Chiudo, Presidente, e invito veramente a guardare il testo dell’emendamento e a guardare, ciascuna collega e ciascun collega, dentro se stessi e la realtà che umilmente sottoponiamo alla vostra attenzione.

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