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Antonio Palmieri

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Referendum. Perché voto NO

Scritto da Antonio Palmieri | 28 novembre 2016 | Prima Pagina

Domenica si vota.
A pochi giorni dal voto voglio condividere le motivazioni per le quali voterò NO. Mi scuso in anticipo per la lunghezza del testo, ma il tema è serio e merita attenzione e precisione.

In estrema sintesi, voto NO perché è vero che la riforma cambia le cose, ma le cambia in peggio: da un lato avremo meno democrazia e dall’altro più confusione e meno efficienza nel funzionamento di Camera e Senato.

Meno democrazia:
1. Riforma + legge elettorale
fanno sì che un solo partito avrà in mano tutto, compresa l’elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte costituzionale.
Dato che vota la metà degli italiani e che i poli sono oramai tre, ciò significa che chi avrà la maggioranza dei seggi alla Camera rappresenterà una minima parte degli italiani.
Renzi ha detto che cambierà la legge elettorale ma non ha detto come. Se vince non avrà alcun motivo per farlo. Perché con il referendum avrà fatto le prove generali del ballottaggio e perché governando il PD 17 regioni su 20 e quasi tutti i comuni principali è sicuro di avere la stessa maggioranza, sia alla Camera che al Senato.
Per gli altri invece non sarà così. Comunque avranno sempre il Senato contro.

2. Non si sa come saranno scelti i senatori. L’unica cosa certa è che è abolito il voto del popolo.
La formulazione del testo è volutamente confusa. I senatori sono “eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. Che significa?

3. Il governo avrà un potere enorme e senza controllo anche sulle Regioni virtuose. Potrà annullare una legge regionale se non gli garba. È la cosiddetta “clausola di supremazia”, contenuta all’articolo 117, comma 4 della Costituzione che entrerà in vigore se vincerà il Sì: “Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.”.
La competenza legislativa esclusiva statale copre già tutto quello che può ragionevolmente incidere sulla unità giuridica ed economica del Paese, compresa la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale.
La “clausola di supremazia” si caratterizza per una estrema e pericolosa vaghezza. In pratica il governo, cioè il premier, potrà annullare qualsiasi legge di una regione politicamente discordante con la linea del governo.

Più confusione:
1. Il bicameralismo rimane a tutti gli effetti.
Il Senato deve dire la sua sulle leggi regionali, europee, costituzionali e può chiedere di rivedere ogni legge approvata dalla Camera.

2. Ciò significa che i nuovi senatori avranno compiti importanti e impegnativi, impossibili da svolgere come secondo lavoro part time.
Come potranno fare bene contemporaneamente ruolo locale e compito senatoriale i 21 senatori-sindaci e i 74 senatori-consiglieri regionali (altri cinque senatori saranno nominati dal Presidente della Repubblica)?
È impossibile che 95 senatori, presenti a Roma part time possano far fronte alla imponente mole di compiti legislativi e non legislativi previsti dall’articolo 55 e siano in grado di intervenire sull’azione legislativa della Camera nei tempi previsti.

3. Il funzionamento di Camera e Senato viene affidato a regolamenti che non sono ancora stati scritti.

4. Al posto dell’unico procedimento bicamerale per l’approvazione di una legge attualmente esistente, in base alla riforma costituzionale saranno possibili ben 10 procedimenti diversi:
– Leggi che devono essere approvate, come oggi, sia dalla Camera dei deputati, sia dal Senato;
– Leggi approvate dalla Camera con possibile esame del Senato;
– Leggi statali che invadono le competenze regionali in forza della clausola di supremazia;
– Legge di bilancio e di rendiconto annuale: tali leggi vanno approvate dalla Camera dei deputati e poi passano necessariamente all’esame del Senato, che può approvare entro 15 giorni proposte di modifica;
– Leggi elettorali di Camera e Senato, diverse dalle altre perché un quarto dei deputati o un terzo dei senatori possono richiedere il controllo preventivo della Corte Costituzionale entro 10 giorni dalla loro approvazione;
– Disegni di legge approvati dal Senato a maggioranza assoluta con richiesta di esame alla Camera dei deputati;
– Leggi dichiarate dal Governo essenziali per l’attuazione del suo programma, da approvare a data certa;
– Leggi dichiarate urgenti e per questo approvate con procedimenti speciali che saranno disciplinati dai regolamenti parlamentari;
– Leggi di iniziativa popolare che seguiranno un procedimento speciale definito dai regolamenti parlamentari che devono comunque assicurare tempi d’esame certi.
Alla faccia della vantata semplificazione del procedimento legislativo. Si sostituisce al bicameralismo paritario un bicameralismo confusionario.

5. Cosa succederà se il Senato riterrà anche di propria competenza un disegno di legge che la Camera dei deputati considera solo proprio? La nuova costituzione non lo dice: “I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti” (Art.70 comma 6).
È presumibile che i due Presidenti di Camera e Senato non riusciranno a mettersi d’accordo, si farà intervenire la Corte Costituzionale, con un ovvio inceppamento dell’azione legislativa.

6. Camera e Senato non vengono elette insieme. Ogni regione mantiene in carica i propri senatori fin quando non deve andare a nuove elezioni.
A prescindere dal fatto che sul breve periodo Renzi sa che la maggioranza del Senato è del Pd, ciò significa che nel tempo si potrebbero avere comunque due maggioranze opposte tra Camera e Senato, con la certezza di un furibondo contenzioso e del blocco della attività politica.

7. Il nuovo Senato dunque non avrà mai scadenza. I senatori-sindaci o consiglieri regionali decadranno dalla carica senatoriale al momento in cui decadranno gli organi territoriali da cui provengono. Il nuovo Senato sarà perciò un’Assemblea a rinnovo parziale continuo, non sottoposta a scioglimento. Ciò produrrà inevitabilmente precarietà nel suo funzionamento e debolezza nell’incisività del suo operato: in ogni momento ci sarà sempre una parte dei senatori prossimi alla decadenza e un’altra parte di senatori ancora nella fase di apprendimento del modus operandi dell’Assemblea.

8. Le disposizioni del nuovo articolo 117 si applicheranno in caso di vittoria del SI’ solo alle 15 Regioni “normali” e non alle 5 Regioni a statuto speciale.

9. La nuova costituzione non regola Città metropolitane e gli ambiti di area vasta, cioè gli enti che prendono il posto delle Province, che sono abolite di nome ma non di fatto.

Ultime considerazioni “collaterali”:
1. La riforma non fa risparmiare 500 milioni, come dice Renzi ma 50, il costo delle indennità dei senatori, vale a dire 90 centesimi all’anno per cittadino.
Peraltro, il ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale costa almeno 250 milioni, vanificando così ogni risparmio.

2. Le spese di funzionamento (personale, strutture, utenze, ecx.) del Senato restano immodificate.

3. I nuovi senatori continueranno percepire diaria, rimborso spese viaggi, contributo per le spese del mandato.

4. La riforma non incide sui veri problemi del Paese: forte riduzione della burocrazia, riduzione delle tasse, funzionamento della giustizia penale e civile. Invece si poteva fare. Non a caso la nostra proposta prevede al primo punto il limite alla pressione fiscale inserito in costituzione.

5. Anche noi siamo, da sempre, per un cambiamento della costituzione. Proponiamo di farlo, tutti insieme, su quattro punti chiari:
– limite alla pressione fiscale;
– vincolo di mandato. Il parlamentare che cambia idea si deve dimettere;
– dimezzamento dei parlamentari: 300 deputati e 150 senatori;
– elezione diretta del Presidente della Repubblica.

6. Renzi continua a ribadire che non si vota su di lui e sul governo, ma “si vota con una scheda in cui si parla di bicameralismo paritario.”. Se il governo non c’entra, allora perché continuare a far filtrare che lui si dimetterà in caso di vittoria del no, aprendo una fase di instabilità che probabilmente, almeno nel breve periodo, nuocerà al Paese?
Lavoro alle nostre campagne elettorali nazionali dal 1993 e so bene che questo è un modo per forzare la mano a molti nostri elettori indecisi, per i quali la stabilità è un bene prezioso. Non mi scandalizzo. Mi addoloro perché penso che questo non sia un comportamento responsabile da parte del premier. Un ricatto politico inaccettabile.

Ultima precisazione. Questo testo noi di Forza Italia lo abbiamo votato una sola volta. Poi, di fronte all’ennesimo sgarbo di Renzi sulla elezione del Presidente della Repubblica, abbiamo avuto la prova definitiva del fatto che a lui interessasse solo usarci contro la sua minoranza interna e non lavorare insieme per il bene del Paese.

Buon voto…e ricorda: se stai a casa vince il sì.

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Trump

Scritto da Antonio Palmieri | 10 novembre 2016 | Prima Pagina

Ha vinto chi piace alla gente che non piace all’establishment…

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Referendum: campagna virale a costo zero

Scritto da Antonio Palmieri | 8 novembre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

“Con internet non si vincono le elezioni, ma senza si perde…”. Parola di Antonio Palmieri, l’uomo web di Forza Italia, che sin dal ’94 ha curato tutte le campagne elettorali di Silvio Berlusconi. Questa considerazione sul ‘ruolo elettorale’ della grande rete, spiega il deputato azzurro, ora responsabile Internet del partito, vale anche per il referendum del 4 dicembre. Senza l’arma dei social networks, infatti, difficilmente prevarrà il No (come vorrebbe il partito del Cav) o il Si.

Un’efficace campagna on line, anche a colpi di tweet e video messaggi su Facebook, insomma, può fare la differenza. Palmieri lo dice chiaramente nel suo ultimo saggio ‘Internet e comunicazione politica’, edito dalla Franco Angeli, dove spiega strategie e tattiche sui nuovi media per affrontare ogni sfida elettorale, dando la caccia a indecisi, astenuti e delusi. La “partita referendaria -assicura all’Adnkronos l’esponente forzista- si gioca certamente anche on line. Fi è partita diversi mesi fa con il sito del ‘Comitato per il No’. E da un mese facciamo un’infografica che ogni mattina distribuisco via Whatsapp ai nostri deputati e senatori, coordinatori regionali e responsabili locali”. Poi “ciascun parlamentare, a sua volta, la veicola nei propri spazi online, generando una catena di Sant’Antonio fino alla vigilia del voto”.Palmieri rivela i segreti della campagna azzurra contro il ddl Boschi, che definisce virale e a costo zero.

(altro…)

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Il governo non usi la legge sul cinema per fare propaganda pro referendum

Scritto da Antonio Palmieri | 3 novembre 2016 | Prima Pagina, VIDEO

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Da sempre attenti al Fattore Famiglia

Scritto da Antonio Palmieri | 20 ottobre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

“Aspettiamo le norme annunciate, che non possono non vederci disponibili a un confronto serio e puntuale. A patto che ci siano risorse veramente nuove a favore delle famiglie e non la solita partita di giro, per cui si sospende una misura vecchia e se ne innesca una nuova”. Antonio Palmieri – deputato di Forza Italia, esperto di innovazione digitale, ma da sempre con un occhio vigile sulle politiche familiari – condivide “totalmente” l’esigenza di andare in direzione del Fattore Famiglia, “anche perché, quando eravamo al governo, siamo stati gli unici a tentare di farlo”. Con una promessa: “Siamo pronti a fare di di più e di meglio da oggi in avanti”.

Area popolare vi invita a convergere sui temi della famiglia.

“Una premessa politica è doverosa. Finora è Area popolare che non ha fatto alcuna opposizione a misure contro la famiglia, come il divorzio breve e le unioni civili. Anzi, si è schierata con il Pd. Detto questo, finora abbiamo visto le slide. Aspettiamo i testi. Anche perché in passato siamo stati abituati al fatto che i secondi contraddicessero le prime”.

Il ministro Costa parla di primo passo verso il Fattore Famiglia, da affrontare nel 2018 in sede di riforma dell’Irpef. Che ne pensa?

“La nostra storia, che è la stessa dei componenti di Ap, dimostra che siamo sempre stati a favore di misure per le famiglie. Mi limito a ricordare i vari “bonus bebè” approvati dal governo Berlusconi. Poi una misura che nessuno ricorda: nel triennio 2003-2005 operammo un taglio di tasse per un totale di 13 miliardi, riducendo le aliquote Irpef e innescando per la prima volta la no tax area. Introducemmo un sistema di deduzioni, che prevedeva 2.900 euro per ogni figlio e sosteneva anche le spese per le badanti. Non era uno, ma due passi avanti verso il Fattore Famiglia. Erano, infatti, interventi strutturali e concreti che premiavano fiscalmente le famiglie, con deduzioni alla fonte. E concettualmente valorizzavano il fatto che avere dei figli o prendersi cura dei propri anziani merita un riconoscimento da parte dello Stato”.

Cosa non ha funzionato, allora?

“La norma fu cancellata dal governo Prodi. Poi, dal 2008 al 2011, essendo scoppiata la crisi, le risorse per la famiglia – come, ad esempio, anche quelle sulla banda larga -furono destinate alle tutele per i lavoratori che ne erano privi. Situazione che è precipitata in questi ultimi anni anche per le scelte dei governi successivi”.

Può nascere un impegno comune per il futuro, vista la situazione di povertà e denatalità in cui versa il Paese? Non servirebbe un’intesa parlamentare su questi temi?

“Qualche mese fa abbiamo votato in Aula delle risoluzioni a favore delle famiglie e lo abbiamo fatto reciprocamente nei punti condivisibili, a prescindere da chi fosse il proponente. È fuor di dubbio che l’emergenza economica e il crollo demografico impongano un’azione forte e condivisa. Resta la questione che questa legge di stabilità, finora annunciata in un certo modo, presta il fianco all’obiezione di essere fatta a favore di referendum”.

[Intervista ad Avvenire, 20 ottobre 2016]

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Palmieri, il web guru del centrodestra e il manuale della comunicazione 3.0

Scritto da Antonio Palmieri | 17 ottobre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi il modo di comunicare la politica è stato totalmente rivoluzionato. A tal punto che, sotto questo profilo, anche le recenti esperienze di Matteo Renzi e di Beppe Grillo possono considerarsi «derivate seconde» dell’originale. Ma la rupture non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento di un esperto di nuove tecnologie come Antonio Palmieri (nella foto), deputato di Forza Italia e responsabile Internet del partito azzurro. Da pochi giorni Palmieri ha pubblicato Internet e comunicazione politica, un saggio sull’utilizzo adeguato dei nuovi media per veicolare i messaggi e fidelizzare l’elettorato. La consolidata esperienza nell’ideazione di video, tweet, pagine Facebook e, soprattutto, la creazione di siti Internet ad hoc come governoberlusconi.it e forzasilvio.it consentono a Palmieri di stilare un manuale della comunicazione politica 3.0. L’assunto principale? «La comunicazione è un abito su misura, sartoriale» che va ritagliata in funzione della leadership. Berlusconi, ad esempio, è stato il primo a utilizzare ironia e autoironia amplificando l’effetto virale delle campagne in occasione delle elezioni 2001 e 2013.

[Il Giornale, 14.10.2016]

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La campagna azzurra per il referendum: così batteremo Renzi

Scritto da Antonio Palmieri | 10 ottobre 2016 | Prima Pagina, RASSEGNA STAMPA

Tre slide da far girare sui telefonini via Whatsapp. Una dice che se al referendum vince il no, non casca il mondo, «solo il governo Renzi». Un’altra sottolinea che la Costituzione da bocciare non è la Carta del ’48, ma quella che vuole introdurre la “Repubblica renziana”. L’ultima spiega che il quesito referendario nasconde un sotto testo mascherato. E che gli elettori, con il No, hanno la possibilità di affondare il premier, non solo la sua riforma. Forza Italia sceglie una comunicazione veloce e immediata. Virale. E soprattutto economica.

«Abbiamo cominciato a far girare queste tre comunicazioni sintetiche attraverso i social network, coinvolgendo i nostri parlamentari», spiega Antonio Palmieri, responsabile Internet e nuove tecnologie di Fi. I promotori del Sì sono in campo da mesi. «Anche noi. In questi mesi c’è stato il lavoro fatto dal sito del Comitato per il No, animato dalla verve e dalla mole di contenuti di Renato Brunetta. Il sito è un po’ il punto di riferimento, la base operativa delle iniziative. Noi faremo una serie di comunicazioni sintetiche virali per dare munizioni ai nostri rappresentanti, ma soprattutto ai tanti italiani che, on line, si danno da fare in modo spontaneo per diffondere le ragioni del No».

La vostra iniziativa sarà solo virtuale?

«Abbiamo in cantiere anche iniziative più tradizionali. Dei volantini che saranno messi a disposizione dei coordinatori azzurri nell’area riservata del sito di Forza Italia, da stampare per gli incontri fisici che stanno già avvenendo sul territorio».

Che budget avete a disposizione?

«Sarà una campagna a costo zero. Cercheremo di dare contenuti alla mobilitazione. Daremo modo a chi è attivo on line di esserlo avendo il materiale sintetico da diffondere. E poi ,uscendo dalla rete, dando argomenti a chi va in giro per i territori o nei media nazionali e locali. Esiste una mailing list interna dei parlamentari che abbiamo riaperto in occasione dell’avvio della campagna e ogni due/tre giorni spediremo materiali sintetici che danno conto delle ragioni del No».

Qual è il sentimento della base virtuale azzurra?

«C’è fermento da molte settimane. Cioè da quando il premier ha cominciato la sua campagna».

Una parte degli elettori di Forza Italia sembra tentata dal Sì.

«Questo è l’effetto della propaganda intimidatoria del premier, rilanciata dalla quasi totalità dei media. Come è successo nel Regno Unito con la Brexit. Si paventano catastrofi economiche e sociali per il nostro Paese in caso di vittoria del no. Il messaggio che passa è: se il referendum fallisce, cade il governo e arriva Grillo. Ma a mio avviso è un sillogismo bacato».

Berlusconi per il momento non si è esposto. Lo farà?

«Riserverà il suo impegno per la fase finale della campagna, quando è più importante convincere gli indecisi. Ora toccherà ai parlamentari e ai consiglieri regionali e comunali fare da cinghia di trasmissione con il nostro popolo. Se questa strategia funzionerà, allora una buona parte del lavoro sarà fatto. Poi, negli ultimi venti giorni, toccherà come sempre a Berlusconi dare la spinta finale e risolutiva».

[Da Libero, 09.10.2016]

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Quattro volte vent’anni

Scritto da Antonio Palmieri | 29 settembre 2016 | Notizie, Prima Pagina

Ventitré anni fa entravo per la prima volta a Villa San Martino. Ero un assistente capostruttura delle tv di Berlusconi; Gianni Pilo mi aveva chiesto di collaborare alla costruzione di 2.000 Club Forza Italia, per sostenere Mario Segni candidato premier.

Da allora quanti giorni e quante notti passate ad Arcore a lavorare alle nostre campagne elettorali: spot, manifesti, brochure, la Nave azzurra, Una storia italiana, internet, convention, opuscoli, lettere, libri… Avversari e fiction ci hanno dipinto come una specie di Spectre. Eravamo e siamo un manipolo di artigiani, guidati da un artista capo bottega che propone, ascolta, corregge, lavora con te. Un uomo potente ma non superbo, pop e classico, generoso ma attaccato alla realtà.

Sono stati anni davvero “formidabili”. Gli si voleva bene, gli si vuole bene a questo giovanotto che compie quattro volte vent’anni…ed è al lavoro per i prossimi venti. L’eredità può attendere. Prima vengono referendum e giudizio della Consulta sull’Italicum. Dopo, come ci ha sempre insegnato Berlusconi, sarà la realtà a indicarci la strada migliore per dare nuova forza al centrodestra, che rimane alternativo alla sinistra e al grillismo.

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Cosa non convince della legge sul Cyberbullismo

Scritto da Antonio Palmieri | 21 settembre 2016 | Notizie, Prima Pagina

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Cyberbullismo

Scritto da Antonio Palmieri | 19 settembre 2016 | Prima Pagina

La vicenda del suicidio di Tiziana Cantone e quella del video diffuso online dalle “amiche” della ragazza 17enne violentata in discoteca a Rimini hanno riacceso l’attenzione sul tema del cosiddetto cyberbullismo.
Annalena Benini sul quotidiano “Il Foglio” ha descritto bene “la ferocia materiale e immateriale di una gogna che trasforma una ragazza in un niente a disposizione di tutti”.
Quanto successo è uno dei frutti perversi della cultura dominante, che da decenni propone libertà senza responsabilità e descrive l’essere umano come una monade, privo di relazioni, teso solo alla soddisfazione dei propri desideri. Di conseguenza l’altro diventa un oggetto.
La legge su bullismo e cyberbullismo che stiamo votando alla Camera ben poco potrà fare contro questo vuoto umano e morale. Urge una riscossa educativa. Ne saremo capaci?
Cosa ne pensi?
Grazie per l’attenzione.

Antonio Palmieri

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