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Il futuro di Forza Italia

Antonio Palmieri

Scritto da Antonio Palmieri | 8 settembre 2006 | RASSEGNA STAMPA

Libero del 8 settembre 2006
di Antonio Palmieri

Forza Italia è molte cose in una.
E’ un movimento politico che vive del rapporto diretto tra il suo fondatore e gli elettori.
E’ un comitato elettorale che si attiva per le elezioni nazionali e che alimenta il rapporto tra Berlusconi e gli italiani usando gli strumenti del marketing politico.
E’ un popolo che oscilla tra i sette e gli undici milioni di elettori.
E’ un esercito di militanti composto da 11.000 eletti nelle istituzioni e 200.000 iscritti.
E’ una forza politica liberale, cristiana e occidentale, come di recente l’ha definita Baget Bozzo e come dice la Carta dei Valori redatta da Adornato.
Forza Italia è tutto questo e molto altro ancora.
E’, anzi, siamo un partito “diverso”, del quale i comunisti direbbero che ha due “basi”.
La prima, senza la quale la seconda non esisterebbe, è fatta dai nostri elettori: essi hanno con Berlusconi un rapporto libero e scelgono di votarci se ritengono che ce lo meritiamo.
La seconda “base” è fatta dagli iscritti e dagli eletti: un patrimonio da valorizzare, anche se troppo spesso sembra andare in direzione opposta alla Forza Italia voluta dal fondatore e desiderata dai nostri elettori.
Per Forza Italia (e per il costituendo Partito delle Libertà) è tempo di far andare nella stessa direzione elettori ed eletti. Come? Propongo sinteticamente alcuni concreti suggerimenti.
1) “Più Gubbio per tutti”. Organizzare ogni tre mesi in luoghi diversi una tre giorni di riflessione e dibattito, con incontri pubblici e sessioni riservate a eletti e iscritti. Effetto aggregante e mediatico garantito.
2) “Porte aperte in Forza Italia”. Con format predisposti dal Coordinamento Nazionale e da quelli regionali, almeno nei comuni più grandi si devono organizzare sistematicamente incontri pubblici, avvalendosi del contributo delle realtà culturali a noi vicine (la rete di cui ha ben detto Brunetta): Circolo, Club Liberal, Fondazione Free, Ideazione, Magna Carta, Nova Res Publica, Ragionpolitica, ecc… E tutti i coordinamenti devono convocare riunioni periodiche con eletti e iscritti, per discutere i temi locali. Così coinvolgiamo maggiormente elettori ed eletti.
3) “Diamo forza alla nostra gente”. I nostri elettori non sono “naturalmente” militanti ma si mobilitano su singole iniziative concrete. Abbiamo già fatto grandi manifestazioni nazionali e le rifaremo. E possiamo inventare nuovi tipi di mobilitazione, che partano da Internet, facciano sinergia con i pochi media amici e facciano sentire la voce del nostro popolo. Il neonato Circolo delle Libertà (www.circolodellaliberta.com) a fine mese lancerà la prima iniziativa, sulla cittadinanza agli immigrati.
4) “Un coordinatore, un programma”. Ogni candidato coordinatore comunale o provinciale deve presentare un programma e una squadra di collaboratori e si devono garantire più robustamente i diritti del candidato sconfitto. Su questi temi Sandro Bondi ha molto da dire.
5) “Coordinatori eletti tra gli eletti”. E’ un modo per rimarcare la responsabilità che gli eletti hanno verso i nostri elettori. Nella prima repubblica era il partito a dominare le istituzioni; oggi (a seguito dell’elezione diretta di sindaci e presidenti di provincia e regione) è il contrario e tocca agli eletti alimentare il rapporto con i cittadini. E’ già così in molti coordinamenti: estendiamolo ovunque.
6) “Capire per agire”. Come ha detto Mariastella Gelmini, dobbiamo sistematicamente dare a eletti, iscritti e simpatizzanti occasioni per approfondire la conoscenza delle nostre radici culturali e della realtà del nostro tempo, per formare il nostro capitale umano.
7) “Forza Internet”. Va esteso a tutti gli eletti l’utilizzo della posta elettronica e dei nostri siti nazionali, per sfruttare pienamente il potenziale organizzativo e comunicativo a due vie di Internet. Molti lo fanno già, devono farlo tutti.
8) “Valorizzare l’esistente”. In tante località donne e uomini di Forza Italia da anni sono una presenza visibile e autorevole. Sono esperienze da sostenere e valorizzare, perchè davvero, come ha ribadito Scajola, non siamo un partito di plastica.
9) “Non dimenticare chi resta fuori”. Dal nazionale ai comunali, tutti i coordinamenti si devono far carico di non disperdere l’esperienza di chi si è candidato e non è stato eletto o non lo è più. Anche così si consolida il senso di appartenenza.
A questo elenco altri aggiungeranno o toglieranno. L’essenziale è non deludere il nostro popolo, che ci vuole più tosti, più presenti, più decisi e non vuole un partito vecchia maniera, come ha ricordato Franco Frattini. C’è chi tra noi fa politica perchè gli piace, chi per legittima ambizione, chi la fa da una vita e chi, come me, è giunto a questo impegno dal mondo del lavoro. Dobbiamo essere uniti, consapevoli che non siamo più nel 1994. L’Italia e il mondo sono drammaticamente cambiati e noi siamo coloro ai quali moltissimi italiani guardano con la speranza che si possano vincere le grandi sfide che stiamo vivendo, dentro e fuori il nostro Paese. Questo è il compito, ancora più grande e difficile ma più importante di quello degli inizi, cui oggi è chiamato Silvio Berlusconi e noi con lui in Forza Italia. Lo dobbiamo fare per noi stessi, per la nostra gente e per gli italiani tutti.

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