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Palmieri: “Minniti, su cybersecurity non stai facendo né dicendo abbastanza”

Antonio Palmieri

Archivio del mese di febbraio 2017

Palmieri: “Minniti, su cybersecurity non stai facendo né dicendo abbastanza”

Scritto da Antonio Palmieri | 3 febbraio 2017 | RASSEGNA STAMPA

“Inizio il mio intervento esprimendo la solidarietà, personale e del gruppo di Forza Italia, al Ministro Minniti, perché non è facile svolgere una funzione delicata come la sua in un Governo il cui leader del principale partito ogni giorno si affanna a dare colpi di piccone.”. Con queste parole ho iniziato il mio intervento alla Camera, ieri, dopo l’informativa del ministro dell’interno dedicato al caso dei fratelli Occhionero e alla cyber security.

La vicenda dei fratelli Occhionero non mi appassiona. Mi impressiona la semplicità con la quale queste persone hanno potuto tentare di avere accesso a computer di personalità importanti.

Il vero punto importante è la seconda parte di quanto (non) detto da Minniti sulla cyber sicurezza nel nostro Paese.

Un intervento generico e insoddisfacente, su un tema che peraltro conferma che la distinzione tra virtuale e reale non c’è più. Il digitale è un ambito integrale della nostra vita ed è reale tanto quanto il resto degli ambiti nei quali viviamo. Per questo il tema della cyber sicurezza non è più rimandabile.

Nell’ultima assemblea della NATO (Varsavia, luglio 2016) è stato detto che non solo il cielo, la terra, il mare e lo spazio ma anche il web è un ambito di primaria importanza per la difesa dei nostri Paesi e del nostro Paese. Sempre da luglio dello scorso anno è in vigore la direttiva dell’Unione europea relativa alla sicurezza dei sistemi informatici. Sarebbe interessante capire, pur nella precarietà di questo governo, come ci stiamo attrezzando. Sarebbe opportuno che anche qui ci mettessimo subito a lavorare, anziché aspettare che finisca la legislatura senza fare nulla.

Serve che il governo faccia chiarezza su alcuni punti. Bisogna avere un piano nazionale adeguato, che dimostri una capacità non solo reattiva, ma soprattutto attiva, di azione e di prevenzione. Occorre diffondere la cultura dell’importanza della cybersicurezza, sia nell’ambito pubblico che privato. Anche in questo campo – come in molte delle tematiche connesse al digitale – scontiamo un’arretratezza di natura culturale che penalizza l’intero sistema Paese.

[AgendaDigitale.eu]


Testamento biologico. «I medici diventeranno meri esecutori. Il Pd non ha niente da dire?»

Scritto da Antonio Palmieri | 3 febbraio 2017 | RASSEGNA STAMPA

«Perché il Pd riesce a litigare su tutto tranne che su temi di primari importanza, che riguardano la vita delle persone, come l’eutanasia?». Se lo domanda Antonio Palmieri (Forza italia), parlando con tempi.it, dopo la conferenza stampa indetta ieri alla Camera da un gruppo trasversale di parlamentari sulla legge che vuole introdurre il testamento biologico (Dat). Come già dichiarato a questo giornale da Eugenia Roccella (Idea), il testo presenta molti problemi e così com’è scritto rappresenta di fatto «una legge sull’eutanasia: una legge cioè che consente di togliere idratazione e alimentazione, e che non tutela la libera decisione, in scienza e coscienza, del medico». Alla conferenza stampa, oltre a Palmieri e Roccella, erano presenti Gian Luigi Gigli (Des-Cd), Alessandro Pagano (Lega), Paola Binetti (Udc), Benedetto Fucci (Cor), Raffaele Calabrò (Ap), e Domenico Menorello (Sc). Nessuno del Pd.

Perché avete indetto la conferenza stampa?
Il punto che più ci sta a cuore, e che vorremmo modificare attraverso un emendamento, è quello sulla “vincolatività” del testamento biologico per il medico. Attualmente la legge ne mette in dubbio il ruolo stesso, trasformandolo in un mero esecutore testamentario.

Perché vi opponete?
Cerchiamo di immaginarci quanto è delicata la situazione di un paziente che vorrebbe chiedere l’eutanasia. Potrebbe essere mal consigliato, potrebbe non essere in grado di prendere le decisioni giuste, vivendo un grave disagio psicologico. Secondo quanto previsto dal disegno di legge attuale, il medico non dovrebbe fare altro che sottostare alla volontà del paziente, invece di consigliargli la soluzione migliore, essendo evidentemente più preparato dal punto di vista sanitario. La dinamica è un po’ simile a quello che sta accadendo con i vaccini, in cui prevale il punto di vista del paziente, che decide di non vaccinarsi pensando di essere più preparato e più furbo del medico che invece prescrive l’opposto.

Vi sentite soli in questa battaglia?(
Per il momento sì, non capiamo perché siamo gli unici ad avere chiesto alcuni emendamenti. Speriamo che qualche collega del Pd ci segua e abbia voglia di esaminare l’iter di questa legge, prima che venga approvata in fretta e furia. Mi chiedo come mai nel Pd riescano a litigare su tutto tranne che su questi temi di primaria importanza, che riguardano la vita delle persone. C’è tempo fino al 20 febbraio prima che la legge arrivi in Aula, speriamo che sia un mese fruttuoso.

I giornali non se ne stanno occupando molto.
È vero, se n’è sempre parlato troppo poco, non c’è stato finora un reale interesse dell’opinione pubblica, una volta superato il dibattito del caso Englaro. Questa legislatura vuole approvare la legge nel più breve tempo possibile, ma non c’è niente di più sbagliato. Gli italiani hanno bisogno di formarsi un’opinione e speriamo che la preoccupazione per questi temi si allarghi rispetto alla piccola cerchia di parlamentari che finora se ne sta occupando. La decisione finale sulla vita di un malato non può arrivare dal Parlamento, ma per la sua delicatezza deve sempre essere presa tra medico, paziente e famiglia.

[Tempi – 03/02/2017]


Cybersecurity: il governo inizi finalmente ad agire

Scritto da Antonio Palmieri | 2 febbraio 2017 | Prima Pagina



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