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Il Sole 24 Ore: “Wi-fi senza i limiti delle registrazioni obbligatorie”

Antonio Palmieri

Archivio del mese di dicembre 2010

Il Sole 24 Ore: “Wi-fi senza i limiti delle registrazioni obbligatorie”

Scritto da Antonio Palmieri | 29 dicembre 2010 | RASSEGNA STAMPA

Ecco l’articolo pubblicato il 24 dicembre 2010.


Un Natale davvero speciale

Scritto da Antonio Palmieri | 24 dicembre 2010 | Prima Pagina

Martino, il nostro bimbo,  è arrivato a casa nostra (e ora sua) il 25 novembre. Quest’anno la luce e la speranza si incarnano a Betlemme e anche in casa nostra.

Buona Natale e che Dio ci benedica, tutti.


Bene Maroni: ora il wi-fi è libero in Italia

Scritto da Antonio Palmieri | 22 dicembre 2010 | Prima Pagina

Ancora una volta il Governo e la maggioranza hanno mantenuto i loro impegni. Un lavoro durato più di un anno sta finalmente andando a buon fine. Come annunciato più volte dal ministro Maroni, sostenuto da noi del PdL, il decreto Pisanu è abolito. Finisce l’era della identificazione cartacea di chi si connette da una postazione senza fili e i connessi obblighi per gli operatori. Lo sviluppo del wi-fi ora non troverà più ostacoli. Adesso tocca alle imprese e alle Istituzioni pubbliche fare la loro parte.

Allo stesso tempo, governo e maggioranza continuano a lavorare per tutelare la sicurezza dei cittadini, accogliendo l’appello lanciato dalle autorità preposte alla sicurezza, primo fra tutti il procuratore Grasso. In questa ottica va letto il permanere dell’obbligo di denunciare al Questore l’inizio di attività e la possibilità che, nel corso della discussione parlamentare, possano essere rinforzati e ribaditi i poteri di indagine delle forze dell’ordine, limitatemente a singoli casi specifici e ben individuati, come era indicato nell’emendamento Palmieri-Pini già presentato durante la discussione del decreto sicurezza.


Abbiamo tre compiti da realizzare in due anni

Scritto da Antonio Palmieri | 17 dicembre 2010 | Prima Pagina

Abbiamo tre compiti da realizzare in due anni
Con il voto sulla fiducia al Senato e alla Camera, ancora una volta il senso di responsabilità ha avuto la meglio.

Riprendiamo da oggi il cammino del buongoverno, proseguendo su tre linee fondamentali. Innanzi tutto il completamento dei cinque punti strategici sui quali avevamo avuto una fiducia ampia dal Parlamento il 29 settembre. Voglio sperare che su questi cinque provvedimenti tutti i parlamentari che li hanno votati poche settimane fa siano coerenti con l’impegno assunto allora. Il Senato ha approvato definitivamente il decreto sicurezza e ora deve completare la riforma dell’università.

Come ho detto nei miei interventi al Senato e alla Camera, intendo proseguire il cammino per riunificare i veri moderati in un unico grande movimento politico, ovviamente senza quei pasdaran che si schierano con Di Pietro e usano i toni, le calunnie e le false argomentazioni del Fatto quotidiano e di Repubblica. Considero il consolidamento di una unica grande forza politica che sia la sezione italiana del Partito dei Popoli europei uno dei compiti fondamentali che devo assolvere nel mio impegno in politica.

A questo compito se ne accompagna un altro, altrettanto decisivo per il futuro del nostro Paese. Dare finalmente all’Italia istituzioni in grado di funzionare in modo adeguato ai tempi, superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, rinforzando i poteri del premier per garantire stabilità al governo e impedire ribaltoni e colpi di palazzo, una legge elettorale che garantisca bipolarismo e governabilità. Su questo punto faccio appello a tutte le forze responsabili presenti in Parlamento, con cui abbiamo proficuamente lavorato su questo tema nella prima metà della legislatura ed anche a  quelle con cui è cominciato il nostro cammino politico nel 1994: riprendiamo il lavoro dai punti che abbiamo condiviso. E’ un dovere che abbiamo nei confronti di tutti i cittadini.

Possiamo e dobbiamo realizzare questi tre grandi obiettivi nei due anni che mancano alla fine della legislatura. Io, come al solito, mi impegnerò con dedizione e passione. Oggi, come sedici anni fa, sento su di me il dovere di non deludere le attese e le speranze degli italiani, che qui in forzasilvio.it, nei gazebo e nelle numerose manifestazioni di queste ultime settimane mi hanno confermato il loro sostegno. Per loro e per tutti gli italiani lavorerò per completare queste grandi riforme, per consolidare e rafforzare la casa di tutti i moderati e per realizzare un nuovo assetto istituzionale. Questa è la risposta che daremo a chi, inutilmente, ha cercato di sconfiggerci con una congiura di palazzo.

 Messaggio di Silvio Berlusconi ai suoi amici di Forzasilvio.it


15 dicembre 2010

Scritto da Antonio Palmieri | 15 dicembre 2010 | CALENDIARIO

Speriamo che dopo l’esito di ieri siano molti i colleghi fli e udc che aprano finalmente gli occhi


La Camera ha confermato la fiducia al Governo

Scritto da Antonio Palmieri | 14 dicembre 2010 | Prima Pagina

Abbiamo vinto. Fini e Bocchino hanno perso. Speriamo di tornare esclusivamente a lavorare per le riforme


14 dicembre 2010

Scritto da Antonio Palmieri | 14 dicembre 2010 | CALENDIARIO

Oggi dico il mio convinto NO alla sfiducia contro il governo eletto dagli italiani


BERLUSCONI: Non si puo’ tradire il mandato ricevuto dagli elettori

Scritto da Antonio Palmieri | 13 dicembre 2010 | Prima Pagina

Discorso del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi pronunciato al Senato il 13 dicembre 2010

Signor Presidente, onorevoli senatori,

vi ringrazio per questo affettuoso benvenuto e per il vostro sostegno. Spero di poter interpretare, come voi desiderate, i vostri sentimenti. In questo particolare momento di difficoltà del nostro Paese credo che tutti insieme dobbiamo trovare il modo per essere uniti e fare, appunto, soltanto l’interesse del Paese.

Signor Presidente, onorevoli senatori, per la seconda volta nel volgere di poche settimane, il Parlamento è chiamato a decidere sulla fiducia al Governo. Il mio rispetto per le Camere, che sono espressione libera della sovranità popolare e ad essa rispondono di regola ogni cinque anni, mi impone di aprire queste brevi considerazioni con una franca e leale promessa nell’interesse superiore della democrazia.

Abbiamo bisogno di continuità operativa, di un Governo in perfetta efficienza, di una cooperazione istituzionale e politica ampia. Abbiamo bisogno di capacità di decisione. Abbiamo bisogno di tutto tranne che di una crisi al buio, senza che vi siano alternative valide al quadro politico stabilito degli italiani con il loro voto.

Se vi è un dato certo del nostro sistema politico è che oggi, nel popolo italiano, è profondamente radicata la volontà di poter scegliere direttamente da chi essere governati, ad ogni livello, dal sindaco della propria città al Capo del proprio Governo. La gran parte dei cittadini non vuole che le decisioni prese nel momento delle elezioni possano venire modificate da logiche o interessi politici che sono a loro completamente estranei.

Se un Governo non ha ben operato e deve lasciare, deve essere il popolo a deciderlo. Il popolo al quale il primo articolo della nostra Costituzione attribuisce la sovranità. Se questo principio viene violato, si tradisce la lettera e lo spirito della Costituzione. I liberi Parlamenti sono chiamati a interpretare e a rappresentare la volontà popolare, non a sostituirvisi per ragioni di interesse di parte. Ecco perché la questione che abbiamo di fronte si pone in termini semplici e chiari; in termini comprensibili da tutti i cittadini e da tutti i parlamentari: fiducia o sfiducia, crisi al buio sì, crisi al buio no. Su questi due punti maggioranza e opposizioni discuteranno oggi al Senato e alla Camera. La nostra posizione è assolutamente chiara, come è chiaro il mandato a governare conferitoci dal popolo italiano due anni fa. Prima e al di là delle scelte dei Gruppi e dei singoli, e prima di ogni divisione, tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di essere sempre costruttivi quando governiamo e legiferiamo in nome del popolo. Sono costruttive le maggioranze quando sostengono e incalzano i Governi a governare, sono costruttive le opposizioni quando, con le loro contestazioni e le loro proposte, offrono, o almeno prepararono, delle alternative.
Ma non solo la fiducia, anche la sfiducia deve essere costruttiva. Vi sono moderne democrazie parlamentari – penso a quella tedesca – che, proprio per fugare i rischi di instabilità, prevedono addirittura la sfiducia costruttiva come istituto costituzionale. Si può cambiare un Premier e scomporre una maggioranza votati dagli elettori, ma bisogna provare che un altro Premier e un’altra maggioranza sono possibili. Bisogna dichiarare chi e quale, e poi provare che sono possibili. Mi si obietterà, magari dalle stesse tribune che, un giorno sì e un altro pure, invocano il modello tedesco anche per l’Italia, che la democrazia parlamentare italiana è un’altra cosa. Ebbene, per quanto la democrazia parlamentare italiana possa essere diversa dai modelli più acclamati, nessuno è autorizzato a pensare e ad agire come se la nostra democrazia possa essere ridotta a teatro di inconcludenti velleità.

Nessuno può dimenticare che il grande mutamento del sistema politico, cui in molti, a destra e sinistra, abbiamo collaborato, si fonda anche sulla decisione di assicurare la stabilità della funzione di Governo, indicando sulla scheda il nome del candidato Premier e imponendo a tutti chiare scelte di programma e di alleanza davanti agli elettori. Ora, ripeto, comprenderei chi volesse sfiduciare il Governo ed aprire una crisi invocando elezioni anticipate o, almeno, potendo indicare un Premier diverso ed essendo sicuro di poter formare una maggioranza diversa. Non riesco, viceversa, a comprendere quale spirito animi chi vuole a tutti i costi aprire una crisi a buio.

A chi serve una crisi al buio? A cosa serve una crisi al buio? A cosa mira chi la pretende? Forse spera che dalla confusione e dalla paralisi nasca il doppio risultato di ribaltare questo Governo e di evitare elezioni anticipate? Vana speranza quella di chi vuole azzerare i risultati delle elezioni politiche, anche di quelle europee e di quelle regionali, e di chi vuole mandare all’opposizione chi ha vinto e portare al Governo chi ha perso. Ecco perché oggi l’Italia ha bisogno di tutto tranne che di personalismi, tranne che di spirito di fazione, tranne che di logiche di piccolo gruppo e di una stagione in cui, di nuovo, come negli anni tristi di decadenza della Prima Repubblica, si manifesti quella logica di autolesionismo che conduce ineluttabilmente le istituzioni a perdere la fiducia del Paese reale.

Dal voto delle Camere dipendono la prospettiva di stabilità e la speranza di crescita di un sistema economico e finanziario impegnato in una competizione durissima e in una sfida, finora vincente, contro una costellazione di forze che vorrebbero trascinare il Paese in una spirale di declassamento e di dequalificazione che gli Italiani certo non meritano.

L’Italia è percorsa, come del resto tutti i Paesi occidentali, da serie tensioni che riguardano il cuore del sistema economico, ovvero la credibilità finanziaria dello Stato. Affrontiamo queste tensioni forti di un lavoro straordinario e di una disciplina rigorosa e intelligente dei conti pubblici. Abbiamo condotto in porto e tenuta ben salda la riforma delle riforme: il passaggio da una legge finanziaria che tutti giudicavano inadatta alla governabilità di una grande e ordinata democrazia moderna (con quello che veniva definito il famoso assalto alla diligenza) ad una legge di stabilità, che protegge con maggiore efficacia i conti pubblici e il bilancio dello Stato e, quindi, il nostro lavoro e, quindi, le nostre imprese, i redditi e i risparmi delle famiglie, le pensioni, i servizi sociali, l’istruzione e la ricerca.

Gravati come siamo dal terzo debito pubblico del mondo, pur non avendo la terza economia del mondo, in una fase di tensione dei debiti sovrani di piccoli e medi Paesi europei, ci siamo battuti e ci battiamo sui mercati internazionali ed all’interno dell’Unione europea, per affermare la nostra vitalità, la robustezza reale della nostra economia, il nostro buon diritto nell’ideare e negoziare un futuro di crescita dell’Unione e dell’area dell’euro.

Facciamo tutto questo, non soltanto con la riduzione degli sprechi e degli eccessi in spese pubbliche ed improduttive, ma anche ribadendo la centralità e il carattere virtuoso dell’alto tasso di risparmio privato; un dato che ci protegge da avverse pressioni finanziarie esterne e da rischi istituzionali e politici.

È difficile non rilevare come siano pretestuose, generiche e qualunquistiche le critiche con le quali si attacca l’operato del Governo per legittimare la contestazione nei suoi confronti; così si lavora contro l’interesse nazionale. Forse non si vuole vedere quanto è successo e quanto sta succedendo intorno a noi; forse si è dimenticato che l’Italia è entrata nella crisi in condizioni assai più difficili di altri Paesi perché ha dovuto affrontare la crisi finanziaria, la crisi economia globale, con un debito pubblico imponente e più alto tra i Paesi in Europa. Un debito – non dimentichiamocelo mai – ereditato dai Governi del compromesso storico. Questo debito sovrano dell’Italia la esponeva più di altri ad attacchi speculativi.

All’inizio, nell’acronimo PIGS, con cui da tempo si indicano i Paesi a rischio di sostenibilità finanziaria, la «I» stava per Italia.; oggi questa «I» non si riferisce più a noi e il nostro debito sovrano non è sotto attacco. Le aste dei titoli del debito italiano procedono regolarmente e non incontrano ostacoli. Solo chi è in malafede può ritenere che ciò non sia dovuto alle politiche responsabili messe in campo da questo Governo e alla tenuta complessiva di un sistema Paese che è formato da imprenditori e operai, da lavoratori autonomi e da lavoratori dipendenti, da un sistema creditizio solido, da famiglie che risparmiano, da un sistema sostanzialmente sano e positivo.

Abbiamo capito tempestivamente la portata della crisi e, soprattutto, abbiamo capito i pericoli che correva l’Italia per la fragilità delle sue finanze pubbliche, ereditata dal passato. Non abbiamo seguito le sirene, sia domestiche che internazionali, che ci invitavano a contrastare la crisi con stimoli fiscali, cioè con maggiore spesa pubblica. Così, mentre molti Paesi raddoppiavano nel corso della crisi il proprio debito in rapporto al PIL, l’Italia non ha voluto andare in quella direzione. Sarebbe stato da irresponsabili allargare la spesa pubblica per sostenere la crescita nel corso di una crisi in cui l’aumento del rapporto debito-PIL era già dettato dalla recessione, cioè dalla diminuzione del denominatore del rapporto; diminuendo il denominatore, il prodotto interno lordo, è chiaro che automaticamente si aumenta il numeratore.

Per questa via, l’Italia si è assunta le proprie responsabilità nel contribuire al mantenimento della stabilità finanziaria e monetaria in Europa e ha sempre trovato sui mercati finanziari convinti sottoscrittori dei propri titoli pubblici. Questo lo si deve alla politica seguita dal nostro Governo, che ha fatto sì che il deficit pubblico italiano sia oggi fra i più bassi dei Paesi avanzati, ma lo si deve soprattutto al fatto che questo Governo, assumendosi le proprie responsabilità, ha acquisito reputazione e credibilità sui mercati.

Posso dire con assoluta sicurezza che l’Italia non è più parte dei problemi dell’economia dell’Europa: è diventata parte della soluzione di questi problemi. Grazie a tale credibilità, l’Italia ha potuto svolgere anche un ruolo propulsivo nella politica europea. Mi riferisco a uno dei più importanti temi oggi in discussione, un tema fondamentale per il futuro dell’Europa e del nostro Paese: la necessità di un controllo centrale ed unitario dei debiti sovrani e di uno strumento europeo di stabilizzazione finanziaria.

Ora, con la franchezza di sempre, chiedo a voi, onorevoli senatori, di riflettere in piena libertà di coscienza su quello speciale genere di follia politica che sarebbe oggi l’apertura di una crisi senza prevedibili e visibili soluzioni. Di fronte alle campagne antiparlamentari in corso, vogliamo dare ancora una volta prova di quella piena responsabilità che il Paese pretende dalle Camere.

Ma ora, con la stessa certezza morale e – se permettete – con il coraggio politico che considero tutt’uno con il mio ruolo, voglio rivolgermi direttamente a tutti i parlamentari che nel 2008 sono stati eletti nelle liste del Popolo della Libertà, a coloro che hanno votato la fiducia a questo Governo più volte e in special modo il 29 settembre di quest’anno, e a coloro che hanno fatto parte di questo Governo e ben conoscono quanto di buono tutti insieme si è fatto.

Mi rivolgo in particolare a coloro che hanno aderito ad altri Gruppi parlamentari che, insieme all’intera opposizione, hanno presentato alla Camera una mozione di sfiducia al Governo eletto dai loro stessi elettori. Sono certo che in questo momento nessuno di voi può avere dimenticato la lunga strada che abbiamo percorso insieme dal 1994 ad oggi, le battaglia che abbiamo condotto insieme, le mete che abbiamo raggiunto, quei traguardi che fino a pochi anni fa sembravano addirittura irraggiungibili. Sono altrettanto certo che nessuno di voi intende gettare via così frettolosamente tutto ciò che in questi anni abbiamo costruito insieme, dal bipolarismo alla nascita del partito unitario dei moderati, dall’alternativa alla sinistra italiana alla guida di un Governo riformatore.

Sono certo che ciascuno di voi, nel proprio intimo e nella propria coscienza, sa che l’attuale Governo non ha affatto demeritato, non ha affatto tradito il mandato del popolo sovrano. Ognuno di voi sa che ciò che abbiamo fatto in questi due anni è stato tanto, soprattutto se pensiamo alle condizioni difficili ed impreviste che abbiamo dovuto affrontare. Non è certo casuale che il sostegno del popolo italiano nei confronti di questo Governo sia di gran lungo il più alto di ogni Governo europeo; non è certo un fatto casuale che siamo l’unico Governo ad avere vinto le elezioni di medio termine. E questi sono fatti, non sono opinioni di parte.

Sono assolutamente convinto, infine, che ciascuno di voi sa che qualunque dissenso è legittimo, che qualunque critica è possibile, ma la rottura no, la sfiducia al Governo no, la divisione del campo dei moderati no! (Prolungati applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo). Tutto si può dire e tutto si può fare, ma non progettare un’alleanza con la sinistra in questa legislatura, camuffata da un Governo di transizione, e neppure unire i propri voti a quelli dell’opposizione, sommando grottescamente i voti sottratti al Popolo della Libertà a quelli del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori.

Tutto si può fare, ma non si può tradire il mandato ricevuto dagli elettori. Chi persegue questi obiettivi lo può fare ad una sola condizione, che si torni dagli elettori e che si spieghi loro perché si è cambiato opinione, presentando al popolo italiano le proprie idee, le proprie critiche, i propri programmi e le alleanze politiche attraverso cui si ritiene di poterli realizzare.

Se, invece, è sincera e reale la preoccupazione per la situazione difficile in cui si trova l’Italia, al pari di tutti gli altri Paesi europei, allora l’unica strada possibile è quella di rinnovare la fiducia all’attuale Governo. Di rinnovarla perché il Governo ha ben agito. Di rinnovarla per senso di responsabilità nazionale. Ciò vale ancor più in questo difficile momento per il Paese per chi non era con noi nel 2008. Un voto di fiducia così motivato sarà testimonianza di realismo e di saggezza politica. Un voto di fiducia così motivato consentirà di evitare una crisi al buio, di cui l’Italia non ha alcun bisogno, e aprirà una fase politica nuova. Un voto di fiducia così motivato consentirà di completare, entro la fine della legislatura, le cinque azioni strategiche sancite dal Parlamento il 29 settembre con la più ampia fiducia mai ottenuta dal nostro Governo e già realizzate in grandissima parte da questo Esecutivo.

Abbiamo già approvato… (Il presidente Berlusconi appoggia una mano sulla spalla del ministro Bossi) … il federalismo fiscale, che serve anche a contrastare in maniera nuova ed efficace l’evasione fiscale.
Abbiamo approvato il piano per la sicurezza dei cittadini, per contenere anche l’immigrazione clandestina.

Abbiamo approvato il Piano per il Sud, che pone fine agli interventi a pioggia usati dalla vecchia politica e mette a disposizione 100 miliardi di euro, cioè 200.000 miliardi di vecchie lire, per alcuni grandi progetti strategici che produrranno lavoro e benessere per tutti, a cominciare dai giovani.

Abbiamo avviato e stiamo già lavorando alla riforma del fisco con quattro tavoli tecnici in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori degli imprenditori.

Stiamo per varare definitivamente la riforma dell’università, già approvata alla Camera… (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo) …, che rappresenta una svolta di grande importanza per l’avvenire dei nostri giovani, come ha riconosciuto la gran parte degli osservatori, anche i più lontani e i più critici verso questo Governo, contro la demagogia di chi sale sui tetti per intestare la protesta alla propria parte politica.

È per questo che la sinistra, incurante dei veri interessi degli studenti, cerca di combattere questa riforma alimentando tutte le proteste che mirano di fatto a conservare una situazione che non premia gli insegnanti migliori, che non promuove il merito degli studenti migliori, anche se appartenenti alle classi sociali più deboli, e non contribuisce allo sviluppo del Paese. Ma noi andremo avanti, perché vogliamo aprire ai giovani la strada del merito, dello studio e della ricerca, affinché possano competere in Europa sul piano di parità con i Paesi migliori, come hanno riconosciuto molti osservatori.

È pronta anche la riforma della giustizia, che presenteremo al Parlamento dopo un ulteriore confronto. Senza contare tutti gli altri provvedimenti in corso di gestazione, che vanno dalle professioni all’agricoltura. Non solo, dopo aver seguito la linea del rigore, che ha messo l’Italia al riparo dai contraccolpi derivanti dalle crisi finanziarie internazionali che si sono succedute dal 2000 ad oggi, e tenendo conto di questo quadro, riprenderemo il dialogo con le parti sociali – come, d’altronde, abbiamo sempre fatto in passato -, anche sulla base delle proposte recentemente avanzare insieme da Confindustria e sindacati, cercando di coniugare il necessario rigore con gli interventi per la crescita.

Su questo punto terremo anche conto dei suggerimenti e delle proposte di tutti, comprese quelle del Partito Liberale in ordine alle privatizzazioni. Il nostro è da sempre il Governo dell’ascolto e dell’apertura a quanto di meglio propone la società civile, perché vogliamo perseguire il bene comune di tutta l’Italia e di tutti i suoi cittadini, senza alcuna distinzione sociale e geografica. Riprenderemo con vigore anche l’azione per portare avanti le riforme istituzionali. Vi è già un’intesa sui princìpi fondamentali riguardanti tre questioni: l’aumento dei poteri del Presidente del Consiglio, la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo.

In rapporto con questa azione riformatrice si pone il problema di una modifica della legge elettorale che per noi ha un solo limite invalicabile, la difesa del bipolarismo….. perché vogliamo che il cittadino sappia in anticipo chi sarà il leader, quale sarà l’alleanza di Governo, quale il programma di modernizzazione del Paese.

Onorevoli senatori, come avete potuto ascoltare, come potete vedere, la nostra posizione è chiara, e a questo punto chi ha più responsabilità la deve dimostrare.

Per parte mia, considero mia responsabilità non trascurare ogni possibilità di dialogo con l’opposizione. È mia responsabilità ricomporre e rinnovare l’alleanza di tutte le forze moderate che sono state all’origine del nostro impegno politico e che oggi ritroviamo, oltre che nel Popolo della Libertà, nella Lega, nel FLI e nell’UDC, l’unità dei moderati italiani.

Questo patrimonio storico e politico è il frutto più prezioso di questa fase e – consentitemi di sottolinearlo – del mio personale e ultradecennale impegno politico. L’unità dei moderati italiani è un patrimonio inestimabile e nessuno può essere così irresponsabile da distruggerlo volontariamente o involontariamente. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo). Non dobbiamo mai dimenticare che il popolo dei moderati è davvero un popolo unito che condivide gli stessi valori e la stessa visione del futuro, che condivide la stessa visione della libertà, della persona umana, della patria, della famiglia, del lavoro e dell’impresa.

Quando parliamo del futuro dei moderati, dobbiamo sempre ricordarci che prima viene il popolo dei moderati, prima vengono le nostre donne e i nostri uomini e solo dopo vengono i partiti e i loro leader: in una democrazia è il popolo che sceglie i leader e non sono i leader che scelgono il popolo!

Sono convinto che le difficoltà e le divisioni interne, che sono insorte non siano affatto insormontabili. Devono tornare a prevalere il buon senso ed il senso della misura. Questo è quanto il popolo dei moderati ci chiede. Non ci chiede di dividerci: ci chiede di unirci per il bene dell’Italia. A tutti i moderati di questo Parlamento propongo quindi un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte condivise, rinnovando quello che c’è da rinnovare nel programma e nella compagine di Governo. Decidiamo insieme quale sia la strada e quale sia lo strumento più indicato.

Onorevoli senatori, oggi non è in gioco la persona del Presidente del Consiglio; oggi è in gioco la scelta tra il proseguimento di un progetto di cambiamento e la restaurazione ovvero il ritorno all’indietro, il ritorno a quei vizi tradizionali della politica che sono all’origine dei problemi di cui ora soffre l’Italia. Il nostro Paese ha bisogno di stabilità e di governabilità, condizioni indispensabili per realizzare quelle riforme di cui vi è urgente necessità. Garantire oggi la stabilità è la prima condizione per mettere al sicuro gli interessi del Paese e cercare di comporre l’area moderata.

Se il Governo otterrà la fiducia da domani lavoreremo per questa finalità, per ricomporre l’area moderata, per allargare quanto possibile l’attuale maggioranza a tutti coloro che condividono i valori e i programmi dei moderati, a partire da chi si richiama alla forza politica più forte in Europa, alla grande famiglia della democrazia e della libertà che è il Partito del Popolo Europeo. Lavoreremo anche per rafforzare la squadra di Governo e sono fermamente convinto che alla fine la ragionevolezza e la responsabilità vincono sempre sull’irragionevolezza e sull’irresponsabilità. Sono convinto che il bene comune prevale sempre sugli egoismi interessati e che per questo – penso – andremo avanti e continueremo a lavorare nell’interesse di tutti.

Se questo non dovesse avvenire sono certo che, quando verrà il momento, il popolo italiano, dal quale questo Governo e questa maggioranza hanno avuto un chiarissimo mandato ed una piena legittimazione a guidare il Paese, saprà valutare con buon senso e giustizia i meriti e le responsabilità.


Repubblica.it: “La Moratti manda alle famiglie un milione di opuscoli elettorali”

Scritto da Antonio Palmieri | 11 dicembre 2010 | RASSEGNA STAMPA

Nel primo, i risultati dei 100 progetti lanciati nel 2006. Nel secondo, una guida dei servizi nel quartiere
Manifesti, brochure e un intero team di creativi, grafici e comunicatori: è una macchina milionaria

Il sindaco Letizia Moratti
Sono pronti a essere stampati: almeno un milione di copie. E a essere spediti a 600mila famiglie milanesi. Letizia Moratti vuole che arrivino entro la fine dell’anno, per chiudere così la prima parte della sua campagna. Quella iniziata con i manifesti al grido di “Noi facciamo”. E inaugurare, con il 2011, il secondo round della sua strategia, che si arricchirà di nuove promesse elettorali. Con lo slogan: “Continuiamo (a fare) insieme”. Perché adesso, la filosofia del sindaco-candidato distillata in quei maxi-poster tutti numeri e risultati, si arricchisce di nuovi capitoli: ogni (possibile) elettore riceverà due diversi opuscoli.

La campagna berlusconiana della Moratti La controcampagna del Pd

Una prima brochure, uguale per tutti, con il riassunto dei 100 punti lanciati nel 2006 per espugnare Palazzo Marino e il resoconto dello stato dell’arte. Ma anche un’altra pubblicazione, redatta in 18 diverse versioni, che ambisce a essere una guida personalizzata dei servizi di quartiere. Almeno due per ogni zona, con elenchi e numeri di telefono di asili, centri anziani, biblioteche… Naturalmente migliorati da lei, il “sindaco del fare”, che ha adottato non solo il linguaggio del Cavaliere, ma si circonda sempre di più di fedelissimi del premier. Così, dopo la sondaggista di Silvio, Alessandra Ghisleri, sulla barca è salito anche Antonio Palmieri, azzurro della prima ora di strettissima osservanza berlusconiana, responsabile della comunicazione online del partito e del capo. Arriva a rinforzare una squadra di guru, che continua ad arricchirsi di new entry. Come Marco Pavanello, uomo comunicazione di Atm e braccio destro di Elio Catania.

Un primo bilancio di metà mandato lo aveva fatto (e spedito) lo scorso ottobre. Con quell’opuscolo, Letizia Moratti aveva giocato d’anticipo: quattordici pagine per raccontare la sua Milano “più vivibile, più efficiente, più sicura”. Costo dell’operazione: quasi 300mila euro a carico dei milanesi. Adesso, però, giurano tutti che pagherà lei. Soltanto una parte di una campagna elettorale che si annuncia milionaria. Perché il sindaco sta mettendo in piedi una macchina da guerra, e sembra scatenata. A cominciare proprio dai libretti. In tutto, 19 versioni che avrebbe voluto spedire mettendo in piedi anche un’operazione sul campo: gazebo montati in città con sostenitori pronti a illustrare i “fatti” della sua giunta.

L’operazione banchetti doveva essere organizzata già questo sabato, ma è stata rimandata per le concomitanti manifestazioni del Pdl a sostegno del governo. Chissà che i Moratti-boys non si mischino, il fine settimana, con il popolo dello shopping natalizio. Dietro le quinte c’è un gruppo di consiglieri che la seguiranno durante la campagna. Il turn over tra i collaboratori (e gli assessori) del sindaco è sempre altissimo. Ma in questo momento a tirare le fila c’è Fabrizio Miserocchi, braccio destro di Andrea Muccioli a San Patrignano. È lui lo stratega.

Del “dream team”, che si riunisce settimanalmente, fa parte anche Palmieri: si occuperà del programma. E non avrà problemi visto che sulla biografia scrive: “Ho fatto tutte le campagne elettorali nazionali e la prima campagna per l’elezione di Albertini sindaco, maturando una cospicua esperienza sul campo del marketing politico”. La lista continua con il pranoterapeuta Mario Azzoni, promosso presidente dell’associazione del sindaco “Casa Letizia”, e Roberto Poletti. Il giornalista, diventato direttore del canale digitale terrestre Milano2015, dallo scorso giugno si occupa anche “dello sviluppo dei canali di informazione e di relazione con i clienti” di Atm. In questa veste, riporta direttamente al direttore marketing e comunicazione dell’azienda, Marco Pavanello. Ed è qui che il cerchio si chiude. Perché proprio Pavanello partecipa con sempre maggiore frequenza ai brain storming, mettendo a disposizione della sua “azionista” l’esperienza nel campo dei trasporti. La campagna, però, è lunga. E i fedelissimi destinati ad aumentare.

(08 dicembre 2010)


Reincarico in 72 ore?

Scritto da Antonio Palmieri | 9 dicembre 2010 | Prima Pagina
Domanda: come possono i futuristi, rigorosi custodi del rispetto delle regole, della Costituzione e delle prerogative del Capo dello Stato in caso di crisi di governo, garantire il reincarico in 72 ore al premier se si dimettesse?


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