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Più manifesti per tutti, riecco Silvio

Antonio Palmieri

Archivio del mese di marzo 2004

Più manifesti per tutti, riecco Silvio

Scritto da Antonio Palmieri | 25 marzo 2004 | RASSEGNA STAMPA

Libero del 25 marzo 2004
di Gianluca Roselli

Il Cavaliere ha presentato la campagna per le europee

Più manifesti per tutti. Quello che sembra un perfetto slogan di Silvio Berlusconi è l’appello che arriva da Forza Italia al centrosinistra per liberalizzare l’affissione dei manifesti e dei maxi cartelloni per le europee. Gli azzurri ieri hanno presentato ufficialmente la campagna elettorale. E hanno colto l’occasione per sollevare il problema sulla legge: nata nel 1956, nei 30 giorni prima del voto consente l’uso dei manifesti solo negli appositi spazi per le affissioni elettorali, vietando così di fatto l’uso dei maxi-cartelloni che tanto piacciono a Silvio Berlusconi e, ora, come si può vedere sui muri delle città italiane, anche a Romano Prodi. I tempi per cambiare la legge sono strettissimi: potrebbe essere fatto con un apposito emendamento al testo sull’Election Day all’esame del Senato, a patto che l’opposizione non faccia ostruzionismo, altrimenti si rischia di non fare in tempo.
La guerra dei manifesti, dunque, è iniziata e Forza Italia è scesa in campo con tutta la sua potenza di fuoco: sono sei i cartelloni sei metri per tre che in questi giorni campeggiano sui muri di Roma e nei prossimi invaderanno anche il resto dello Stivale. Meno 40% di immigrati clandestini, meno 21.573 incidenti stradali, grazie alla patente a punti, riduzione del 33 per cento delle tasse sulle imprese e 93mila miliardi di lire gli investimenti attivati per le grandi opere. Questi i temi dei primi quattro in cui protagonista assoluto è il visto di Silvio Berlusconi: un sorriso appena accennato, di profilo, aria serena e rassicurante secondo una strategia risultata vincente alle elezioni politiche del 2001, quando i manifesti del Cavaliere divennero vero e proprio oggetto di culto, grazie anche alle numerose “storpiature” che giravano su Internet. Questa volta però gli slogan badano al sodo, sintetizzando i risultati raggiunti dall’azione di governo. E infatti nessun logo di Forza Italia, ma quello della Casa delle Libertà. “In accordo con gli alleati, abbiamo preferito usare il simbolo della Cdl anche se si tratta di una campagna di Forza Italia, perché gli slogan riguardano cose fatte dall’esecutivo con il contributo di tutti i partiti”, spiega il coordinatore azzurro Sandro Bondi, “ma dal 5 aprile partirà una seconda fase puntando con altre tematiche e con il simbolo, questa volta, di Forza Italia”. Sui prossimi temi, però bocche cucite. “Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, ma batteremo sulle questioni che stanno a cuore a tutti, da quelle locali, pensate per le Amministrative, ai grandi temi di politica europea e internazionale”, dice il responsabile della campagna elettorale Antonio Palmieri. E uno dei futuri manifesti potrebbe avere per protagonisti i soldati italiani in Iraq, ricalcando quelli già in circolazione di An.
L’Ulivo, però, questa volta non è stato a guardare, anzi si è mosso addirittura prima prenotando gli spazi dei 6 per 3 già dall’inizio dell’anno. Protagonista, anche se non candidato a giugno, è Romano Prodi: un Professore sorridente e a braccia spalancate, con annesso sventolio di bandiere uliviste e, sullo sfondo, i segretari del Triciclo al gran completo. “Finalmente insieme, uniti nell’Ulivo”, lo slogan.
Ma l’uso dell’immagine di Prodi viene stigmatizzata dai vertici azzurri. “Prodi non è candidato alle elezioni europee. Anzi, mi risulta che sia ancora il presidente in carica della Commissione Ue, un ruolo che dovrebbe essere super partes. E invece la sua faccia campeggia sui manifesti ulivisti: non mi sembra il massimo dell’equilibrio”, osserva con un filo d’ironia Lucio Malan.
Ma, nonostante l’immagine del Professore, che sembra voler sfidare il premier usando le sue stesse armi, Forza Italia è convinta di vincere la guerra dei manifesti. “La nostra campagna parla alla gente con i fatti: le leggi e le riforme che la maggioranza sta realizzando per cambiare il volto al Paese”, afferma Bondi, “questi manifesti sono la prova di come l’Italia sta cambiando grazie alla Cdl. E in Italia l’unica persona in grado di fare le riforme e mantenere le promesse è Silvio Berlusconi”. Già, ma qualcuno obbietta: l’impegno diretto del premier, che in campagna elettorale ci mette la faccia, nel vero senso del termine, non rischia di trasformare il voto di giugno in un referendum pro o contro il governo? “Noi siamo stati eletti dal popolo”, taglia corto Bondi, “il governo non ha bisogno di legittimarsi agli occhi degli italiani come fu costretto a fare l’esecutivo di Massimo D’alema alle Regionali del 2000. Quello di giugno non sarà un test sul governo. Le politiche sono nel 2006, ci sono ancora due anni”.
Ma la campagna elettorale di Forza Italia non ruoterà solo intorno ai manifesti: grande importanza avrà anche l’attività on line, grazie a diversi siti dedicati al premier e a un’iniziativa on line su cui gli azzurri vogliono mantenere il riserbo. “La nostra è una campagna elettorale che parla al cervello e non alla pancia degli elettori, sganciata dal solito teatrino della politica”, osserva Palmieri. “Anzi: è la prima volta che un governo scegli di rendere conto agli elettori delle cose fin qui realizzate”.
Per quanto riguarda le cifre, gli azzurri però smentiscono i numeri da capogiro ventilati nei giorni scorsi: si era parlato di 90 milioni di euro, mentre la cifra dovrebbe stare abbondantemente sotto i 30, anche se, dice Palmieri, “i conti si faranno solo alla fine”.


Europee, Forza Italia punta sui fatti

Scritto da Antonio Palmieri | 25 marzo 2004 | RASSEGNA STAMPA

Il Giornale del 25 marzo 2004
di Fabrizio De Feo

I manifesti elettorali evidenziano i risultati ottenuti dal governo a metà legislatura

Una campagna elettorale, quella di Forza Italia, all’insegna del bon ton. Tutta incentrata sui “fatti concreti realizzati dal governo”, sulle “promesse mantenute da Berlusconi”, quindi lontana anni luce dalla “faziosità”, dal “teatrino della politica”, dall’ideologia: in poche parole una “campagna che parla al cervello non alla pancia”, con l’auspicio che anche la sinistra segua la stessa strada, astenendosi dal consueto spargimento di polemiche e veleni. E’ questa la sintesi che Antonio Palmieri, responsabile per Internet e per la Comunicazione Elettorale fa presentando la campagna in vista del voto europeo del 12 e 13 giugno prossimi. Un’offensiva comunicativa già visibile a Roma dove da un paio di giorni campeggiano i “6×3”, i grandi cartelloni pubblicitari che già segnarono la propaganda politica del 2001, e che si svilupperà in due fasi, con un aggiornamento del messaggio e il lancio di nuovi slogan informativi a partire dal 5 aprile.
Sui quattro manifesti la “costante” è il volto di Silvio Berlusconi circondato dai dati relativi a quattro grandi temi affrontati dal suo esecutivo. Innanzitutto la riduzione degli incidenti stradali (meno 21.753) grazie all’adozione della patente a punti, il minor numero di immigrati clandestini arrivati in Italia (meno 40%), i 93mila miliardi di lire (“è la moneta a cui siamo abituati” dicono a Fi spiegando la scelta di riportare i dati nella vecchia valuta) spesi in investimenti per le grandi opere e la riduzione delle imposte sulle imprese al 33%. Costo totale dell’operazione, presentata ieri alla Camera, “una cifra ben distante non solo dai 400 milioni di euro di cui è stato scritto ma anche dai 90 milioni azzardati da altri.
Sul valore “politico” delle prossime consultazioni il coordinatore Sandro Bondi, affiancato dal vice Fabrizio Cicchetto e dal responsabile Propaganda, Lucio Malan, assicura: le elezioni di primavera non saranno un test sull’operato del governo. Non saranno, insomma, “un referendum sull’esecutivo Berlusconi”, diversamente da quanto accadde per il governo D’Alema che “non aveva ricevuto un’investitura popolare e aveva bisogno di legittimarsi agli occhi del Paese”.
Bondi fa notare che “i manifesti di questa prima parte della campagna portano il logo non di Forza Italia ma della Cdl”. Il motivo è semplice: “I risultati ottenuti dal governo sono merito di tutti i partiti della maggioranza”. Lo slogan della Cdl è, infatti, “Liberi e uniti”. “Liberi, perché ciascuna forza politica mantiene ed esalta la propria identità. Uniti, perché siamo uniti sui programmi a differenza della sinistra il cui accordo sui programmi è assolutamente inesistente”.
La scelta di Forza Italia di farsi portatrice di un “messaggio di coalizione” non comporta un contributo finanziario da parte degli altri partiti della Cd. “Per ora paghiamo noi” rivela Palmieri. C’è spazio, però, per un appello lanciato ad alleati e forze di opposizione. “Abbiamo capito che è difficile modificare la par condicio – ammette Palmieri– Ma sarebbe auspicabile per i cittadini modificare, prima delle elezioni, almeno la legge che disciplina le affissioni” con una liberalizzazione dell’uso dei manifesti elettorali.
Un passo che potrebbe essere compiuto con un emendamento al testo sull’election day all’esame del Senato. E su cui il centro sinistra, nonostante le proteste, evidentemente confida molto, visto che, come rivela Palmieri, “ha già prenotato la cartellonistica per la campagna elettorale fino a tutto maggio compreso”. Ovvero per un periodo nel quale, con la legislazione attuale, non è consentito affiggere manifesti elettorali


A Berlusconi il 58% degli spazi Rai con la nuova legge sulla par condicio

Scritto da Antonio Palmieri | 4 marzo 2004 | RASSEGNA STAMPA

Il Riformista del 4 marzo 2004

Sull’abolizione della par condicio Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di recedere. Il premier pensa di vincere le resistenze di Umberto Bossi e ieri sera ha chiesto e ottenuto un incontro con Marco Follini, proprio per convincerlo a non ostacolare l’approvazione di un disegno di legge da approvare già nel prossimo Consiglio dei ministri. Ma il leader centrista ha ribadito il suo «no» a qualsiasi modifica, anche marginale. Per tutta risposta, il Cavaliere ha dato il via libera ai suoi per la presentazione in Parlamento del testo, firmato dal senatore Lucio Malan e dall’onorevole Antonio Palmieri. Composto di sedici articoli, il provvedimento s’intitola Disciplina delle campagne elettorali e referendarie e della comunicazione politica.
Il testo di Malan e Palmieri, che il Riformista ha letto, se approvato disciplinerebbe «lo svolgimento delle campagne elettorali» per il «Parlamento europeo, per le elezioni politiche, regionali e amministrative e per i referendum». Gli articoli 3 e 6 sono i più importanti. Il primo abolirebbe le restrizioni sulle affissioni di manifesti. In pratica, significherebbe allungare il periodo di affissione dei cartelloni elettorali, soprattutto dei famosi 6per3 che hanno fatto in parte la fortuna politica del Cavaliere. L’articolo 6, invece, si annuncia già nel titolo: Comunicazione politica e messaggi autogestiti gratuiti durante le campagne elettorali. Al comma 5 vengono stabiliti i tempi di partecipazione nelle trasmissioni elettorali, ripartiti «in modo proporzionale ai voti ricevuti nella precedente analoga consultazione, con una ripartizione equilibrata tra i vari soggetti per quanto riguarda la collocazione delle fasce orarie».
Nel testo, ancora da limare, Malan e Palmieri segnano in corsivo le parole che possono rappresentare «una possibile soluzione del problema delle liste non presenti nelle assemblee da rinnovare (tipo Fi nel 1994)». E in corsivo è segnato il passaggio successivo alla «ripartizione in modo proporzionale» degli spazi tv. Secondo il testo dei due parlamentari azzurri, è «fatta salva una quota del 10%» da ripartirsi «fra tutte le forze politiche».
Data la premessa, è dunque chiaro un fatto: siccome Forza Italia alle europee del 1999 ottenne il 25,2% dei voti, con il testo Malan-Palmieri gli spazi tv riservati agli azzurri surclasserebbero quelli dell’Udc. Inoltre, al governo (da identificare con Berlusconi), è già garantito il 33% circa dello spazio televisivo. Per cui il Cavaliere, invitando Follini a recedere sulla par condicio, gli sta chiedendo di scavarsi da solo la tomba elettorale. Anche perché da una rapida lettura dei dati dell’Osservatorio di Pavia sulle presenze televisive dei leader politici a dicembre, gennaio e metà febbraio, se ne ricava che Follini e Bossi (telegiornali esclusi, dove i due resistono) vivono una condizione da esiliati sulle reti nazionali. Ma mentre il Senatur gode del sostegno al Nord dei tiggì regionali, il segretario centrista non ha nemmeno quello.
Vi risparmiamo stime e tabelle di difficile comprensione, ma un altro dato dell’Osservatorio è molto interessante. Follini e Bossi aumentano la loro presenza in tv, e nelle fasce orarie più importanti, soltanto quando alzano la voce. In particolare, il leader dell’Udc ha raggiunto l’apice nel periodo dal 31 gennaio al 13 febbraio. Erano quelli i giorni in cui si discuteva di verifica e Follini rifiutava di entrare nella squadra di governo. Un trend, questo, che verrà confermato quando arriveranno i dati sulla terza settimana di marzo, durante la quale è esplosa la contrapposizione Berlusconi-Follini sui «politici ladri». Ma visto che il segretario centrista non ha intenzione di continuare a litigare, ieri ha ribadito al premier che sulla par condicio è meglio chiudere subito la discussione (e nel frattempo ha nominato lo «sveglio» Mario Baccini, uomo di voti e relazioni, come coordinatore nazionale della campagna elettorale del partito).
Allora, se Follini dice «no», perché Malan e Palmieri insistono? Le ragioni sono due, l’una politica e l’altra pratica. Dal punto di vista politico, la proposta di legge rappresenta una spada di Damocle permanente, che Berlusconi potrà utilizzare ogni volta che i centristi chiederanno qualcosa. Sul fronte «pratico», invece, il testo sarà la base da cui partire per tentare un blitz al momento dell’approvazione di un altro provvedimento, quello che recepisce la normativa europea in materia di incompatibilità e istituisce l’election-day. A questo secondo Ddl dovrebbero aggiungersi due emendamenti, che altro non sarebbero gli articoli 3 e 6 prima svelati. E vista l’aria che tira, il giorno in cui si voterà in Parlamento, opposizione e Udc faranno bene a evitare distrazioni.


Armonizzazione della normativa sul diritto allo studio

Scritto da Antonio Palmieri | 3 marzo 2004 | Attività 2004

Relazione in Commissione
del 3 marzo 2004

Ecco il nuovo testo base adottato dalla Commissione

Norme generali in materia di diritto allo studio e libertà di scelta del percorso educativo

ART. 1.
(Princìpi e finalità).

1. La Repubblica considera la libertà di apprendimento, istruzione ed educazione come diritto fondamentale dell’individuo.
2. La Repubblica riconosce valore e carattere di pubblico servizio alle iniziative di istruzione e di educazione promosse da enti pubblici e privati, da singoli o da associazioni di cittadini, da istituzioni e da associazioni private dotate di personalità giuridica che corrispondano agli ordinamenti generali dell’istruzione, siano coerenti con la domanda formativa delle famiglie e rispondano alle esigenze di un agevole inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
3. L’iniziativa privata nel campo dell’istruzione e dell’educazione, promossa e gestita dai soggetti di cui al comma 2, si esplica secondo i principi di cui all’articolo 33 della Costituzione.
4. La presente legge definisce i princìpi generali in materia di diritto allo studio, fissandone i livelli essenziali ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione.

ART. 2.
(Servizi e interventi per il diritto allo studio).

1. Il diritto allo studio si articola nell’insieme dei servizi e degli interventi finalizzati a promuovere il successo formativo degli studenti e a garantire la libertà di scelta del percorso educativo all’interno del sistema nazionale di istruzione.
2. I servizi e gli interventi di cui al comma 1 comprendono:
a) misure per favorire l’accesso degli studenti ai sussidi didattici;
b) borse di studio per i capaci e meritevoli privi di mezzi, in attuazione di quanto previsto all’articolo 34, comma 3, della Costituzione;
c) buoni-scuola per la copertura, in tutto o in parte, dei costi di iscrizione a scuole paritarie, secondo le modalità definite con il regolamento di cui all’articolo 3.
d) altri interventi comunque rivolti al perseguimento delle finalità di cui al comma 1.

ART. 3.
(Definizione dei livelli essenziali del diritto alla libertà di scelta del percorso educativo).

1. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite, nel rispetto dei princìpi di cui al presente articolo, le modalità di erogazione dei buoni-scuola di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c).

2. I buoni-scuola consistono in un contributo a favore dei soggetti esercenti la patria potestà sul minore o dei suoi rappresentanti legali, da utilizzare per il pagamento delle spese di iscrizione presso scuole paritarie aventi sede legale nel territorio regionale.
3. L’ammontare del contributo è determinato da ciascuna regione in relazione al reddito, alle disagiate condizioni economiche, al numero dei componenti il nucleo familiare e all’entità delle spese scolastiche gravanti complessivamente sul medesimo nucleo familiare.
4. L’ammontare del contributo di cui al comma 3 non può comunque essere inferiore al 50 per cento della spesa media annua statale per studente, in relazione a ciascun ciclo di istruzione.
5. La spesa per studente di cui al comma 4 viene dichiarata annualmente con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottare entro il 31 luglio.

ART. 4.
(Compiti delle regioni).

1. Le regioni promuovono e disciplinano, nel rispetto di quanto stabilito dagli articoli 2 e 3, i servizi e gli interventi necessari per garantire il diritto allo studio, nonché il sostegno dei processi educativi, in un quadro di collaborazione con gli enti locali, con l’amministrazione periferica della pubblica istruzione, con gli organi collegiali territoriali della scuola, con le istituzioni scolastiche autonome, con le agenzie formative, con le famiglie e con le forze sociali presenti sul loro territorio.
2. La continuità dei servizi e degli interventi è garantita mediante l’approvazione da parte delle regioni di appositi piani pluriennali di attuazione.
3. Le regioni adeguano la propria normativa alle disposizioni della presente legge entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 3.

ART. 5.
(Abrogazioni).

1. A decorrere da 180 giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 3, è abrogato l’articolo 2, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni



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