Vai direttamente a:

Accessibilità, un diritto per tutti

Antonio Palmieri

Archivio del mese di maggio 2003

Accessibilità, un diritto per tutti

Scritto da Antonio Palmieri | 27 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Forum P.A. del 27 maggio 2003

Intervista pubblicata sul Sito del Forum della Pubblica Amministrazione:

Antonio Palmieri,
firmatario della proposta di legge Campa-Palmieri sull’accesibilità dei servizi on line:

Servizi e informazioni offerti per via telematica dalla pubblica amministrazione. In sintesi, quali caratteristiche devono avere per essere davvero accessibili a tutti?

Per progettare i siti web accessibili è sufficiente attenersi agli standard mondiali del W3C (World Wide Web Consortium). Si tratta di regole facili da applicare e raccomandate anche dalla Comunità europea. I livelli di accessibilità sono tre A, AA, e AAA. Tutte le pubbliche amministrazioni possono puntare al raggiungimento dell’accessibilità che credono opportuno. Quanto meno al primo livello.

Talvolta si è in difficoltà anche di fronte siti web accessibili: i lettori vocali non funzionano bene; molti anziani non sanno come accedere ai servizi. On. Palmieri, è possibile superare questi ostacoli?

Il primo passo da compiere da parte delle pubbliche amministrazioni è quello di rendere accessibili i loro siti web. Il miglioramento dei supporti che le persone disabili usano per accedere ai servizi web è un problema che riguarda la tecnologia. E al momento non è contemplato dalle proposte di legge sull’accessibilità. Tuttavia si potrà pensare di aiutare economicamente le persone diversamente abili nell’acquisto dei suddetti supporti. È già qualcosa.

Con l’on. Campa e altri parlamentari lei ha firmato un disegno di legge sull’accesso ai servizi e alle risorse telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei cittadini diversamente abili. Basta una legge a garantire il diritto di eAccessibilità?

La legge da sola non è sufficiente. È chiaro. Basti pensare a quanto è stato lungo il processo di applicazione delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche. La legge però è fondamentale. Perché crea una spinta al dibattito. Forma l’opinione pubblica. Esercita una pressione sugli attori politici e sulla burocrazia. E genera in tutti la consapevolezza di quanto sia importante l’accessibilità dei siti web istituzionali. La legge crea inoltre la condizione di diritto a cui i disabili potranno appellarsi. E anche questo è importante. Tutti questi aspetti presi insieme concorrono a determinare una mentalità positiva in merito al tema.

A che punto è la legge?

Sta per iniziare il suo iter parlamentare ed entro il 2003 potrebbe essere approvata. Stiamo lavorando d’intesa con il Ministro Stanca per contemplare tutti gli aspetti positivi delle varie proposte. Ce sono ben tredici. Tra cui quella governativa. L’obiettivo è arrivare in modo condiviso al testo definitivo. Il confronto è sereno perché in tutti c’è l’intenzione di lavorare insieme per fare una buona legge.

Secondo il 7^ rapporto sulle città digitali in Italia, recentemente realizzato dal Censis e dalla Rete unitaria delle rappresentanze, le PA locali non rispettano le raccomandazioni in tema di accessibilità dei siti web. Gli amministratori sono così insensibili? Oppure ci sono troppe criticità da superare?

Di criticità a mio avviso ce ne sono poche. Gli standard, come già detto ci sono. I costi sono sostenibili. E presto avremo la legge. Personalmente credo che la maggioranza dei siti internet istituzionali non siano accessibili per una questione di inconsapevolezza da parte degli amministratori. Che non ci pensano perché non vivono in prima persona il problema. Occorre sensibilizzarli.

Ma allora che tipo di interventi politici servono per sensibilizzare le pubbliche amministrazioni al tema dell’accessibilità?

Il dibattito creato dalle proposte di legge. Il Libro Bianco su tecnologie e disabilità, presentato lo scorso 5 marzo alla Camera dei deputati. L’evento di Villa Erba del 7 e 8 luglio prossimi, che inaugurerà il semestre europeo dedicato all’eGovernment e quindi anche all’accessibità. Il dibattito prima alla Camera dei deputati e poi al Senato sulla discussione della legge. Tutti questi momenti servono a sensibilizzare sia i politici sia gli amministratori pubblici sull’argomento. Approvata la legge però bisognerà lavorare sodo. Soprattutto saranno necessari interventi sul territorio per far conoscere i contenuti stessi della legge.


Decreto-legge “Disposizioni urgenti per le università e gli enti di ricerca”

Scritto da Antonio Palmieri | 27 maggio 2003 | Attività 2003

Relazione
del 27 maggio 2003

Il decreto-legge in esame detta disposizioni urgenti per l’università e la ricerca (artt.1-2), nonché norme per l’abilitazione all’esercizio della professione di farmacista (art.3).
L’articolo 4 dispone, come di consueto, in ordine all’entrata in vigore del decreto-legge e alla sua conversione in legge.

L’articolo 1 individua nuove risorse (comma 1), nonchè specifiche forme di agevolazione (commi 2 e 3), per promuovere servizi per gli studenti e la loro mobilità internazionale, nonché per incentivare le iscrizioni a corsi di studio di particolare interesse nazionale e comunitario e incrementare il numero degli studenti dotati di elevata qualificazione scientifica. Tali obiettivi sono perseguiti attraverso la creazione del “Fondo per il sostegno dei giovani e per favorire la mobilità degli studenti”, con il quale viene rifinalizzato l’utilizzo delle risorse per l’incentivazione dell’impegno didattico dei professori e dei ricercatori e per l’attivazione di assegni di ricerca, di cui, rispettivamente, agli artt.4 e 5 (co.1) della legge n.370/1999.
Tali fondi, per un ammontare complessivo di 78.259.174 euro, verranno ripartiti tra gli atenei in base a modalità definite con successivo Decreto Ministeriale del MIUR, sentiti la Conferenza dei rettori delle università italiane e il Consiglio nazionale degli studenti universitari.
L’art. 1 al comma 4 vincola, inoltre, le eventuali economie di spesa delle università (sempre derivanti da risorse acquisite per l’incentivazione dell’impegno didattico dei professori e dei ricercatori) relative agli anni 1999-2001 ed accertate nel conto consuntivo 2002, ovvero non impegnate per il 2002, dalle università medesime, alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, ad assicurare un adeguato livello di servizi agli studenti.

Questi gli obiettivi del Fondo per la mobilità degli studenti:

– Sostenere la mobilità internazionale degli studenti, anche nell’ambito del programma europeo Socrates-Erasmus, mediante l’erogazione di borse di studio integrative. Con questo decreto le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea verranno aumentate di circa 6 milioni di euro a carico del Fondo per la mobilità. Aumenterà di circa il 50% l’importo delle attuali 14.000 borse di mobilità e si avrà una disponibilità di circa 20.000 mensilità da destinare a nuove borse: calcolando una durata media di 6 mesi sono ipotizzabili 3.500 nuove borse di studio. Si tratta di una misura coerente con gli orientamenti europei sulla necessità di una sempre maggiore mobilità degli studenti universitari, confermata nelle riunioni preparatorie alla Conferenza di Berlino che si terrà nel prossimo settembre;

– Assegnare agli studenti capaci e meritevoli iscritti a corsi di laurea specialistica e di dottorato di ricerca assegni per l’incentivazione delle attività di tutorato e didattico-integrative,
propedeutiche e di recupero;

– Promuovere, in determinate aree scientifico-disciplinari, corsi di dottorato di ricerca inseriti in reti nazionali e internazionali di collaborazione interuniversitaria, coerenti con le linee strategiche del Programma nazionale per la ricerca;

– Incrementare i finanziamenti per gli assegni di ricerca e per le borse di dottorato e post-dottorato, in modo da passare dalle attuali 3.000 a 8.000 borse. Tale misura avvicinerà l’Italia ai livelli di Francia e Germania, i Paesi comunitari con un maggior numero di borse di dottorato e post-dottorato;

– Incentivare le iscrizioni degli studenti a corsi di studio inerenti ad aree disciplinari di particolare interesse nazionale e comunitario quali matematica, scienze e tecnologie.

L’articolo 2 riscrive la norma della finanziaria 2003 (quarto periodo del comma 13 dell’art. 34 legge 27 dicembre 2002 n.289) e amplia la possibilità di assunzioni a tempo determinato presso le università e gli enti di ricerca.
E’ una importante integrazione alla legge Finanziaria 2003, che permette di razionalizzare le assunzioni a tempo determinato da parte degli enti di ricerca e delle università. In particolare è data facoltà alle università e agli enti di ricerca di ampliare le assunzioni a tempo determinato mediante il reperimento di fondi propri al fine di cofinanziare progetti di ricerca in campo europeo.

L’articolo 3 prevede l’indizione, per l’anno 2003, di una sessione straordinaria di esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di farmacista, riservata ai laureati con percorso formativo quadriennale che abbiano iniziato la loro formazione anteriormente al 1° novembre 1993, in attuazione dell’articolo 12 della direttiva 2001/19 dell’Unione Europea.


Berlusconi: I miei primi due anni

Scritto da Antonio Palmieri | 23 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Panorama del 23 maggio 2003

Un contropiede in perfetto stile azzurro. Se in questi giorni la sinistra e Piero Fassino hanno accusato il premier Silvio Berlusconi di fare crociate contro i comunisti e le toghe rosse per nascondere le promesse elettorali non mantenute, la replica è arrivata immediata. Un agile dossier, appena sfornato, riassume in modo chiaro, con tanto di numeri e riferimenti, l’elenco delle principali riforme varate nei primi due anni dal governo della Casa delle libertà. Curato da due giovani parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Antonio Palmieri, il dossier (distribuito in 200 mila copie e consultabile sul sito www.forza-italia.it) ricorda che dei 332 provvedimenti di legge varati dal governo 184 sono stati già trasformati in legge da Camera e Senato. «I risultati immediati» precisano Malan e Palmieri «sono la riduzione delle tasse sui redditi medio-bassi fino a 25 mila euro, il raddoppio delle detrazioni per i figli a carico, la creazione di 750 mila posti di lavoro, l’avvio di alcune grandi riforme, dalla scuola al mercato del lavoro, fino alla razionalizzazione della spesa pubblica».
L’elenco delle riforme fatte è suddiviso in dieci capitoli, ciascuno dei quali è accompagnato da un preciso riferimento grafico: la riproduzione del manifesto elettorale con l’impegno assunto da Berlusconi. Così, accanto al manifesto con lo slogan «Meno tasse per tutti», ecco l’elenco di tutti i provvedimenti già approvati: dalla riduzione dell’Irpef a quella dell’Irpeg, dallo scudo fiscale all’eliminazione della tassa di successione e dell’Invim. Accanto allo slogan «un buon lavoro anche per te», ecco la legge Marco Biagi e il contratto di lavoro europeo. Seguono il poliziotto di quartiere, l’aumento delle pensioni minime e l’inizio delle grandi opere. Conclusione dei due parlamentari: «Il governo ha mantenuto gli impegni presi con gli elettori».


La convention al Palace. Palmieri arringa i forzisti: «Primo, non rubare»

Scritto da Antonio Palmieri | 19 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La provincia di Como del 19 maggio 2003
di Luca Marchiò

«Il primo comandamento è non rubare». L’onorevole Antonio Palmieri è salito in cattedra. Il deputato eletto nel collegio blindato di Cantù ha dimostrato ieri di essere un “paracadutato” eccellente. Di fronte ai 300 iscritti, militanti e simpatizzanti di Forza Italia accorsi all’Hotel Palace per partecipare alla celebrazione dei primi due anni del secondo Governo Berlusconi, Palmieri ha snocciolato le parole d’ordine, in parte da lui stesso elaborate, che devono orientare l’azione politica degli azzurri. «Sono tre i caratteri distintivi a cui ci rifacciamo – ha detto Palmieri – il primo è la libertà. Durante la campagna elettorale abbiamo affisso manifesti che non enunciavano promesse, ma impegni. Andando sul sito di Forza Italia si può verificare lo stato di avanzamento di quegli impegni; il secondo è la moralità del fare. Il primo comandamento è non rubare. All’interno di questa morale minimale rientra il mantenimento degli impegni; il terzo è la cultura del risultato. Il contratto con gli italiani è un esempio del nuovo modo di fare. Abbiamo scelto cinque obiettivi verificabili da tutti (sicurezza, pensioni, lavoro, infrastrutture e abbattimento della pressione fiscale). Il 20% delle grandi opere è già stato avviato, sono stati creati 750 mila nuovi posti di lavoro e i reati sono diminuiti del 10%». Palmieri non ha mai parlato di giustizia, spostando l’attenzione dei presenti sui risultati dell’azione di Governo. Differente, invece, l’introduzione del padrone di casa, l’onorevole Mario Alberto Taborelli , il quale, nel ricordare le ragioni che spinsero Berlusconi a scendere in campo, non ha risparmiato dure critiche alla magistratura: «Il successo elettorale del ’94 fu straordinario anche perché inatteso e ad esso si deve ancor oggi se l’operazione Mani Pulite non si è tradotta nell’edificazione di un regime chiuso ed illiberale che aveva i suoi talebani in alcuni personaggi al confine fra la politica e la cultura. Berlusconi lanciò un sasso nell’ingranaggio dell’operazione giustizialista-autoritaria che era stata messa in atto, riuscì ad interromperla, a contestarla e a demistificarla, non riuscì e non è riuscito tuttora ad annullarla e a smantellarla, anzi essa continua a svilupparsi anche oggi in quanto si fonda su un pezzo della cultura della sinistra e sulla volontà di riconquista del potere politico di un settore della magistratura». La linea di condotta che l’Italia avrà durante il semestre di presidenza dell’Unione Europea è stata invece tracciata dal ministro dell’Innovazione tecnologica Lucio Stanca , che ha sottolineato la dipendenza dagli Usa in termini militari: «Siamo partner e concorrenti dell’Europa allo stesso tempo. L’Italia ha una nuova posizione in politica estera. Abbiamo sviluppato un rapporto strategico con gli Stati Uniti durante la guerra contro l’Iraq. Tutta l’Europa in termini di sicurezza dipende dagli Usa. Non abbiamo capacità militari di difesa, basti pensare al Kosovo e ai nuovi attentati verificatesi in Marocco». Il ministro ha voluto anche precisare una questione che lo riguarda da vicino: «Avete letto che i fondi per la ricerca sono diminuiti. Sono balle. Aumenteranno dell’1%. Le resistenze che il Governo trova in questo settore sono dovuto al fatto che stiamo eliminando tutti quei consigli di amministrazioni che pensano alle poltrone e non sviluppare la ricerca».


Scuola, per Palmieri «riforma bella e possibile». L’onorevole di Forza Italia difende le linee della Moratti davanti agli insegnanti che la contestano.

Scritto da Antonio Palmieri | 14 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 14 maggio 2003
di C. Cat.

Una «riforma bella e possibile», ma non esente da critiche. Questi i differenti punti di vista che hanno animato il dibattito sulla riforma scolastica Moratti, tenuto lunedì sera all’istituto comprensivo cittadino. Un’iniziativa organizzata dalla Commissione per le pari opportunità, che ha visto la partecipazione di Antonio Palmieri, il deputato di Forza Italia eletto nel collegio di Cantù e dell’assessore all’Istruzione, Pasquale Clemente. Una serata dai toni rilassati, ma in cui non sono mancate critiche alla legge da parte di una platea – oltre una cinquantina le persone intervenute – formata in larga parte da insegnanti. Relatore della serata è stato l’onorevole Palmieri, impegnato da dicembre a percorrere i Comuni in cui è stato eletto per spiegare contenuti e ragioni di una normativa che ha contribuito a preparare: il deputato fa infatti parte della VII Commissione parlamentare cultura, scienza ed istruzione. Letta e commentata testo alla mano (e persino distribuito al pubblico) la riforma Moratti, in uno slogan, per Palmieri «è bella e possibile, perché introduce delle importanti novità tenendo in grande considerazione elementi della nostra tradizione scolastica, e perché è improntata al realismo: cambiare d’un colpo un corpo formato da almeno un milione di individui è infatti impensabile. Questa riforma, invece, è paragonabile al disegno di un architetto: indica cioè un percorso che dovrà essere segnato da una serie di decreti attuativi che ne delineeranno in futuro la forma. Del resto, nel corso delle ultime interviste, il ministro Moratti ha affermato che il percorso entrerà a regime tra il 2008 e il 2010». Graduale, quindi, e concreta, tale però «da non toccare il principio dell’autonomia scolastica», aggiunge, o ancora da mantenere la «storica» suddivisione tra elementari e medie di otto anni, divisi però in cicli da 1 più 2 più 2 anni per le elementari e in 2 più 1 per le medie. Se Palmieri si è soffermato su questi e altri punti, le insegnanti in sala hanno manifestato le loro perplessità: a finire nel mirino delle maestre, innanzitutto, il famoso anticipo, ossia la possibilità di iscrivere alle elementari i bambini con cinque anni e mezzo e alle materne quelli con due e mezzo (una possibilità, quest’ultima, per il momento non ancora ufficializzata dal ministero). Entrambe le novità sono già state sperimentate quest’anno alla Tibaldi, a quanto pare con scarso gradimento da parte delle insegnanti: «Su questo punto, insieme alla colleghe, devo esprimere un giudizio assolutamente negativo», ha detto una maestra della scuola dell’infanzia del Comprensivo. La perplessità delle maestre si somma al “flop” registrato dalla riforma in città: in tutta Cantù saranno soltanto sei gli alunni della prima elementare che l’anno prossimo usufruiranno dell’anticipo.


Palmieri: «Con questo sito sono sempre in linea»

Scritto da Antonio Palmieri | 13 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

La Provincia di Como del 13 maggio 2003

Più facile, più ricco, più “profondo”. Antonio Palmieri, il deputato di Forza Italia eletto nel collegio di Cantù, festeggia i due anni dal suo sbarco a Montecitorio con un sito Internet rinnovato quasi completamente.
Il sito (che ha mantenuto inalterato l’indirizzo, vale a dire www. antoniopalmieri. it) funzionava nella sua nuova forma già da ieri sera, ma solo in queste ore offre appieno le proprie potenzialità ai navigatori.
Scopo della fatica, fa sapere Palmieri, è quello di «offrire ai cittadini del collegio il modo di sapere e di controllare giorno dopo giorno, ora dopo ora, quello che il loro deputato sta facendo».
«La novità forse più importante – racconta l’onorevole – è che il sito è accessibile anche ai disabili con un livello “doppia” A. E stiamo già stiamo lavorando anche per ottenere anche la terza A». Il sito, quindi, diviene perfettamente leggibile, o in ogni caso ascoltabile, sia dagli ipovedenti (che potranno ingrandire a loro piacimento le dimensioni dei testi) sia dai non vedenti (i cui browser riceveranno aiuti vocali dal sito).
«Un’altro cambiamento – prosegue il parlamentare – riguarda gli spazi, gli “strilli”, della home page: da uno sono diventati quattro. E questo per consentire ai visitatori di avere il maggior numero possibile di informazioni sulla mia attività».
Nuove sezioni sono dedicate all’educazione civica, con la spiegazione del funzionamento e dei “segreti” degli organi istituzionali, a cominciare dal Parlamento.
«Un’altra sezione alla quale tengo molto – dice ancora Palmieri – è quella che ho chiamato “Diamoci da fare” dove inserirò le occasioni perché qualcuno possa fare qualcosa per se stesso e per il mondo che lo circonda: sia on-line che off-line, nella vita reale». Il primo progetto riguarda il sostegno a una missione salesiana che opera ad Addis Abeba, in Etiopia.
Uno spazio considerevole è riservato ai cosiddetti “approfondimenti”, dove il deputato riporterà articoli, sunti e dispense di argomenti di attualità o di cultura.
A completare il tutto, anche una vignetta con protagonisti Franco & Bollo. «Penso che anche questo sia un modo di comunicazione – dice Palmieri – un modo certo lieve, ma non meno profondo della parola scritta».


Due anni di lavoro in cifre

Scritto da Antonio Palmieri | 12 maggio 2003 | Attività 2003

Resoconto agli Elettori
del 12 maggio 2003

1. Camera dei Deputati
Presenze votazioni in aula: 98,76%. (12.937 sul totale di 13.099).
Presenze alle sedute della Commissione cultura: 98,99%

2. Sintesi attività alla Camera dei Deputati

2.1. Proposte di legge:
Un deputato di maggioranza ha tra i suoi compiti principali quello di sostenere le leggi proposte dal governo e di migliorarle con emendamenti. Con le mie presenze ho cercato di fare questo.
Inoltre ho sottoscritto numerose proposte di legge promosse da altri colleghi. Ma quelle che sento mie, che ho contribuito a scrivere e per le quali mi sto battendo sono due:
– Legge Rivolta-Palmieri, per il riconoscimento delle sofferenze patite dai militari italiani deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943. Attualmente in discussione presso la Commissione Difesa della Camera.
– Legge Campa-Palmieri, per garantire alle persone con disabilità l’accesso ai siti internet della pubblica amministrazione. Attualmente in discussione presso la Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera.

2.2. Ordini del giorno ed emendamenti significativi da me promossi in prima persona:
– Nella legge di istituzione del Museo Nazionale dello sport, presentazione e approvazione ordine del giorno che impegna il Governo a prevedere l’istituzione di una sezione dedicata allo sport realizzato dagli enti di promozione sportiva e di una sezione dedicata allo sport praticato dai disabili.

– Nella legge finanziaria per il 2003, presentazione e approvazione dell’emendamento che istituisce anche in Italia la Open University, l’università telematica a distanza, il cui decreto istitutivo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2003.

2.3. Leggi da me seguite con particolare attenzione:
Ho seguito con particolare interesse l’approvazione della legge sulla riforma della scuola, la legge per il rilancio dell’economia, la legge sulla fecondazione assistita, la legge sugli oratori, la legge sull’immissione in ruolo degli insegnanti di religione, la legge sull’immigrazione, la legge di riforma del sistema televisivo, la legge sull’aiuto allo sport per le persone disabili, la legge sulla violenza negli stadi.

2.4. Principali attività in Commissione cultura:
– Relatore Documento di Programmazione Economico Finanziaria 2001
– Relatore parere sulla Legge per l’inserimento in ruolo degli insegnanti di religione
– Relatore parere sulla Legge circa la diffamazione a mezzo stampa
– Relatore parere sulla Legge per la libertà religiosa
– Relatore legge sul buono scuola
– Relatore legge sul libro

3. Statistiche Sito internet personale 2001 – 2003

3.1. Visitatori
– 2001 (6 mesi): 8.304 visitatori;
– 2002: 18.216 visitatori;
– 2003 (gennaio-aprile) : 9.364 visitatori

3.2. Statistiche newsletter telematica “Contatto Palmieri”
Anno Iscritti Invii “ContattoPalmieri”
2001 (ottobre-dicembre) 197 4
2002 489 26
2003 (gennaio-aprile) 625 9

4. Attività nel collegio

4.1. Partecipazioni a iniziative pubbliche nel collegio e in provincia di Como:
– 2001 (6 mesi): 6
– 2002: 39
– 2003: (primi 6 mesi): 19

4.2. Cicli di incontri pubblici organizzati nel collegio
2002: “Governare il presente, progettare il futuro”: 5 incontri gennaio-giugno
2003: “Riforma della scuola tour”: 9 incontri dicembre-giugno

4.3. Grandi eventi in Provincia di Como
Seminario internazionale di studi sull’e-government per lo sviluppo (Villa Olmo, 9 marzo 2002)
Conferenza europea sull’e-government (Villa Erba, 7-8 luglio 2003)


Il futuro dell’educazione fisica nella riforma della scuola

Scritto da Antonio Palmieri | 7 maggio 2003 | Attività 2003

Assieme al collega Paolo Santulli, ho proposto la seguente interrogazione sul futuro dell’educazione fisica nella riforma della scuola
del 7 maggio 2003

ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, anche di recente, per l’ennesima volta, autorevoli fonti giornalistiche, a commento della riforma sui cicli scolastici, riportano l’esclusione dell’educazione fisica dalle materie obbligatorie. In realtà, in un ordine del giorno, sottoscritto da me e dall’onorevole Santulli, il ministro dell’istruzione si è impegnato a dare particolare impulso allo studio ed alla pratica delle discipline a carattere sportivo nei nuovi piani di studio previsti dalla riforma.
Inoltre, il Governo ha ribadito, nella risposta ad un atto di sindacato ispettivo del collega Santulli, la volontà di valorizzare le attività motorie e lo sport nei percorsi di studio.
Le notizie stampa sopra citate hanno ingenerato nei docenti e nelle famiglie confusione e preoccupazione; da qui l’esigenza di riaffermare l’orientamento del Governo in tale materia.
Per questo motivo, chiediamo al Governo di ribadire l’importanza riservata all’educazione fisica nell’ambito dell’attuazione della legge di riforma dei cicli scolastici.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Palmieri, il cammino della riforma è spesso stato accompagnato da informazioni tanto allarmistiche per le famiglie e per gli utenti quanto ingiustificate. Questo caso ne è una conferma, perché il Governo non ha alcuna difficoltà ad assicurare agli interroganti, onorevoli Palmieri e Santulli, che la sua intenzione non è solo quella di inserire le scienze motorie e sportive nel profilo educativo, culturale e professionale dello studente del primo e del secondo ciclo di istruzione e di formazione, ma anche quella di ribadirne l’obbligatorietà dell’insegnamento. In questo senso, esse faranno parte delle discipline previste nelle indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati della scuola e dell’infanzia e delle scuole del primo e del secondo ciclo. Sarà poi compito dei docenti trasformare autonomamente le conoscenze e le abilità delle scienze motorie e sportive nell’educazione fisica e sportiva ovvero di promuovere la trasformazione in competenze personali degli allievi.
A questo proposito, è intenzione del Governo potenziare il ruolo dei docenti di educazione fisica e sportiva nella scuola, coinvolgendoli maggiormente sia nell’attività di educazione alla convivenza civile (mi riferisco, in particolare, all’educazione stradale, all’educazione alla salute, alimentare ed ambientale), sia nel collegamento con altre discipline di insegnamento a partire dalle scienze naturali e dalla geografia.
Per questo motivo, mentre la formazione iniziale dei docenti di educazione fisica e sportiva si dovrà armonicamente coordinare ed integrare con quella disegnata per tutti i docenti dall’articolo 5 della legge delega n. 53 che riforma il sistema scolastico, è previsto anche un forte investimento nella formazione e nell’aggiornamento dei docenti in servizio.
Il Governo si augura di poter contare sull’impegno e sul qualificato contributo dei docenti in servizio allo scopo di realizzare questo ambizioso disegno di rinnovamento culturale, teso a valorizzare il ruolo e la funzione dell’educazione fisica e sportiva nel più generale processo della formazione delle giovani generazioni.

PRESIDENTE. L’onorevole Santulli, cofirmatario dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.

PAOLO SANTULLI. Signor Presidente, signor ministro, noi non avevamo dubbi. Abbiamo lavorato per quello che ci ha riferito in questo momento e lo stiamo già illustrando in tutti i convegni che stiamo portando in giro per l’Italia. Però, reputavamo indispensabile la risposta ad un noto ed autorevole quotidiano nazionale che, come detto dall’onorevole Palmieri, ha riportato recentemente che la riforma della scuola esclude l’educazione fisica e sportiva dalle materie obbligatorie. Questo allarmistico articolo ha messo in crisi tutti i docenti che già immaginavano migliaia di tagli ai posti di lavoro. Per questo abbiamo voluto l’intervento del Governo. Oltretutto, ci siamo sempre chiesti come si sarebbero potuti stabilire da un lato livelli essenziali di prestazione prescrittivi per ogni istituzione scolastica così impegnativi e, dall’altro, pensare di relegare l’educazione fisica e sportiva in qualche non precisato momento facoltativo o, addirittura, di delegare l’insegnamento anche a soggetti esterni alla scuola.
La legge di riordino dei cicli di istruzione è chiara e prevede espressamente all’articolo 1 l’attività motoria e le competenze ludico-sportive degli studenti ed all’articolo 2 che la scuola dell’infanzia concorre all’educazione ed allo sviluppo psicomotorio. È un’articolazione forte che evidenzia elementi di continuità verticale. Queste cose le abbiamo volute e sostenute sin dalla proposta del professor Bertagna, al quale va il nostro ringraziamento per la sua disponibilità al dialogo. Dobbiamo rivolgere un particolare riconoscimento al ministro Moratti ed all’infaticabile sottosegretario Valentina Aprea che ci hanno offerto la possibilità di partecipare e costruire insieme questo progetto di riforma che ha segnato, tra l’altro, la nascita dell’associazionismo sportivo scolastico e dello sport per ognuno, attraverso la scuola.
Finalmente oggi – e concludo, signor Presidente – dovrebbe essere chiaro che l’insegnamento dell’educazione fisica e sportiva, contenuto nella disciplina delle scienze motorie e sportive, continua ad essere a pieno titolo tra le discipline obbligatorie, esattamente come quelle linguistiche, scientifiche, espressive e così via.
Grazie, ministro, e speriamo che questo nostro reciproco intervento abbia finalmente posto fine agli equivoci (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).


Legge sulla diffamazione a mezzo stampa

Scritto da Antonio Palmieri | 7 maggio 2003 | Attività 2003

Relazione in Commissione
del 7 maggio 2003

Il nuovo testo unificato in materia di diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di ha sicuramente una valenza positiva per le seguenti motivazioni: in primo luogo, con tale provvedimento si consentirà di semplificare e razionalizzare la normativa vigente in materia di diffamazione; in secondo luogo, si consentirà di alleggerire la pena per il reato di diffamazione a mezzo stampa, eliminando la previsione della reclusione e introducendo sanzioni di carattere pecuniario; in terzo luogo, in questo modo si diminuirà il contenzioso esistente, semplificando il lavoro della giustizia; in quarto luogo, si tutelerà in maniera più adeguata sia la libertà di espressione dei giornalisti, sia quella dei soggetti che si sentiranno da essi ingiuriati.


Stai con Stanca o con Campa-Palmieri?

Scritto da Antonio Palmieri | 3 maggio 2003 | RASSEGNA STAMPA

Internet news del 3 maggio 2003

Tre milioni di persone non hanno la garanzia di poter consultare il 97% dei siti. Complice la vetrina dell’anno europeo dei disabili, si è scatenata una gara politica all’approvazione della legge che imponga l’accessibilità universale al Web: da una parte un ministro impegnato, dall’altra due parlamentari e le associazioni del settore.

Prima era poco più di un dibattito tra addetti ai lavori per l’uguaglianza telematica. Oggi in favore dell’accessibilità Web – complice la vetrina dell’Anno Europeo dei Disabili – sono scesi in campo un ministro, molti politici, alcune tra le maggiori società Ict e tante associazioni del settore. Il ministro in questione è Lucio Stanca, responsabile del dicastero per l’Innovazione, che in febbraio ha fornito dati allarmanti: quasi tre milioni di disabili in Italia possono contare su un misero 3% di siti di facile accesso. Non bastano più le raccomandazioni degli organi di standardizzazione del Web, non servono le linee guida piene di affermazioni di principio, non sono sufficienti i richiami ufficiali ai siti della pubblica amministrazione: ora è necessario un salto di qualità normativo in grado di rendere obbligatori le soluzioni che consentono a tutti l’utilizzo della Rete. È nato così un disegno di legge che Stanca conta di far diventare legge al più presto, considerandolo una priorità governativa (ma anche un investimento a costo zero). Il ddl è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri il 4 aprile scorso e sarà presto all’esame del Parlamento. In questo modo, però, il ministro rischia di cancellare con un colpo di spugna la lunga mediazione di cui si era resa protagonista la Camera dei Deputati, che certo richiede tempi più lunghi, ma che con la proposta di legge dei forzisti Campa e Palmieri aveva saputo aprire un tavolo di confronto a misura di disabile.

Molte idee sul tavolo
È senz’altro indicativo che il primo input verso la regolamentazione del problema non sia giunto dal Parlamento, ma da Donato Taddei, un tecnico informatico non vedente che nel 2000 sintetizzò in una proposta di legge i principi riconosciuti dai trattati internazionali. La bozza di Taddei prevedeva la rimozione delle barriere tecnologiche per tutti i siti della pubblica amministrazione secondo le linee guida della Web Accessibility Initiative e l’obbligo della formazione dei lavoratori disabili, stabilendo anche sanzioni per gli inadempienti. Sostenuto da molti deputati fin dalla scorsa legislatura, il testo ha avuto il merito di inquadrare per la prima volta il problema sotto forma di legge e aver aperto la strada ad almeno una decina di diverse proposte di legge. Tra queste, il progetto che ha saputo catalizzare nel tempo maggiori consensi e visibilità è la proposta 3486, firmata da Campa e Palmieri. Gli otto articoli in corso di discussione riprendono la struttura di alcune bozze precedenti (a cominciare dalla proposta Bono) e la arricchiscono di osservazioni tecniche e riferimenti alla documentazione legislativa attualmente disponibile. «Un sito Web accessibile», si legge all’articolo 3, «può essere visitato da qualsiasi utente indipendentemente dal computer, dalla velocità di collegamento, dal browser, dall’interfaccia utente e dalle eventuali periferiche alternative utilizzate».

La proposta Campa-Palmieri
Presentato alla fine del 2002, sottoposto in marzo all’esame della Commissione trasporti della Camera dei Deputati e in lizza per essere discusso entro il 2003 (forse già entro l’estate), questo progetto di legge afferma il diritto dei disabili all’accesso ai servizi e alle informazioni dei siti Web della pubblica amministrazione e delle aziende pubbliche, con il conseguente obbligo per questi operatori di renderli accessibili. Il testo si allinea ai propositi delle circolari Aipa 3/2001 e 32/2001 con l’aggiunta del carattere vincolante che queste, per loro natura, non potevano avere. Sul piano concreto impone la riduzione dell’Iva al 4% per l’acquisto di materiale informatico da parte di disabili e la defiscalizzazione del 30% sulle spese per rendere i siti accessibili. Sono previste anche sanzioni da 500 a 3.000 euro per le aziende di pubblica utilità che entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge non provvederanno all’avvio dell’adeguamento dei propri servizi telematici. Il ministero per l’Innovazione diventerebbe l’autorità garante dell’effettiva accessibilità dei siti pubblici e ai lavoratori disabili delle pubbliche amministrazioni verrebbe garantita la possibilità di lavorare con tecnologie adeguate alle loro esigenze. La conferma che la proposta piace anche alle opposizioni arriva dal Senato, dove il diessino Nuccio Iovene ha recentemente presentato un testo simile capace di fornire una sponda al problema anche nell’altro ramo del Parlamento. Questa proposta di legge prevede di affiancare all’autorità garante un osservatorio con compiti di controllo composto da esperti e rappresentanti delle associazioni dei disabili. Lo stesso Donato Taddei, estensore del primo progetto di legge in materia, ha dichiarato di aver ritrovato nel testo di Campa e Palmieri quasi tutti i contenuti della sua proposta, sottolineando la necessità di accelerarne l’iter (dopo aver effettuato alcuni aggiustamenti). Dunque tutto farebbe pensare che si tratti del punto d’arrivo di un lungo dibattito che comporterà modifiche sostanziali in tempi brevi per gli oltre 3.000 siti della pubblica amministrazione. Se non fosse per un’iniziativa ministeriale che rischia di rimettere tutto in discussione.

Il disegno Stanca
Il ministro per l’Innovazione Lucio Stanca si è fatto promotore di una commissione interministeriale per lo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli. Ne è nato il Libro Bianco, che è stato presentato lo scorso marzo a Roma, insieme al quale sono state redatte le Norme in materia di disabili e informatica, un documento che analizza le possibili soluzioni per l’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei disabili e propone alcune raccomandazioni che il ministro si è impegnato a recepire nell’arco della legislatura. Tra i propositi espressi figura la promozione del telelavoro e la creazione di un centro di competenza per lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione che coordini le varie iniziative in favore dei disabili. Contestualmente il ministro Stanca ha anticipato i contenuti di un disegno di legge che non si limita all’obbligo del rispetto dei criteri di accessibilità da parte degli enti pubblici, ma intende stimolarne l’adozione anche tra i privati. E mentre la pubblica amministrazione dovrà mettere a disposizione dei disabili la formazione e l’adeguata strumentazione software e hardware, per i privati il ministro ha pensato di istituire il bollino blu, una specie di certificazione per chi segue i parametri dell’accessibilità, da utilizzare anche come strumento promozionale. L’approccio del disegno di legge del ministro Stanca non ha incontrato il favore delle associazioni e ha lasciato perplessi molti esperti del settore, che dell’ennesima certificazione di qualità non sentivano proprio la mancanza.

Una partita aperta
La partita è ancora aperta tra le due proposte: in fatto di leggi il Parlamento è sovrano, ma è evidente che l’intervento di un ministro ha una forza politica più immediata. Se il fine è identico, la strada seguita dai promotori è molto differente sia nella definizione di accessibilità sia nei contenuti normativi. Mentre Campa e Palmieri acquisiscono in pieno le linee guida del W3C, accettando perfino sulla fiducia i futuri aggiornamenti (un elemento di dubbia legittimità giuridica), il disegno Stanca non entra nei dettagli tecnici e assegna a un successivo regolamento il compito di definire che cosa significa accessibilità e quali norme devono osservare i cittadini italiani. Fattore, quest’ultimo, che non convince molti addetti ai lavori perché equivale ad approvare a scatola chiusa un regolamento sul tema centrale della legge. Contrariamente alla Campa-Palmieri, il disegno Stanca non stabilisce poi alcuna sanzione economica, limitandosi a prevedere come forma di penale l’annullamento degli appalti con fornitori che non tengano conto dei criteri di accessibilità.
Differenze significative emergono anche per quanto concerne le agevolazioni fiscali: il ddl Stanca non stabilisce alcun intervento finanziario, mentre la pdl Campa-Palmieri prevede una copertura pari a 20 milioni di euro, soprattutto per la defiscalizzazione. È proprio il carattere di legge «a costo zero» della proposta ministeriale a lasciare interdetti molti esperti del settore, secondo i quali è praticamente impossibile non prevedere alcuna copertura per una legge che intende operare un adeguamento strutturale di tutte le applicazioni della pubblica amministrazione. In quale voce di spesa, si chiedono per esempio molti addetti ai lavori, sarà inserita la revisione dei progetti di e-government già avviati o in fase di avvio? Le sorti del problema si chiariranno presto, forse già nelle prossime settimane. La bozza di Campa-Palmieri è sostenuta da un vasto schieramento politico e dal mondo dell’associazionismo. Viceversa la proposta del ministro, pur nobile negli intenti, sembra scendere a patti con i tagli dei fondi per l’innovazione tecnologica e soprattutto con la fretta di portare a casa un risultato di prestigio prima della prestigiosa Conferenza europea sull’e-government, evento inaugurale del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, che si terrà a Como il 7 e 8 luglio.

Chi si schiera e chi no
Tirano la volata alla Campa-Palmieri l’associazione Puntoit e il portale Key4biz, che hanno lanciato una vasta campagna per l’accesso promesso. I promotori raccolgono approfondimenti sull’iter legislativo e sui temi dell’accessibilità, ma tengono anche il conto delle adesioni alla campagna da parte di parlamentari (sono oltre 140), operatori Ict (tra gli altri: Assinform, Aiip, Federcomin, Iwa, Microsoft, Postecom, Seat, Smau, Tiscali e Yahoo!), associazioni (per ora 45). Altro punto d’incontro frequentato dai sostenitori della proposta parlamentare è la lista di discussione pdl3486, promossa dalla International Webmasters Association. Ma non tutti si schierano e alcune assenze fanno rumore: tra le maggiori associazioni impegnate nell’integrazione sociale dei disabili attraverso l’informatica, per esempio, Asphi preferisce non appoggiare nessuna proposta in particolare e si limita ad auspicare che il dibattito riesca a portare in tempi brevi a una soluzione efficace. Aldilà delle dinamiche politiche, la principale richiesta di chi lavora nel settore è che venga fatta chiarezza sul problema, evitando di approvare un concetto «vuoto» di accessibilità e di finire solo con il fare la fortuna degli organismi di verifica.

I termini del problema
Per capire quanto sia indispensabile affrontare il problema dell’accessibilità Web, basti pensare che attualmente in Italia i siti accessibili di regioni come Veneto ed Emilia Romagna rappresentano vere e proprie eccezioni, mentre in Europa Paesi come Norvegia, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna e Irlanda sono ben più avanti. Negli Stati Uniti, dove i disabili sono oltre 50 milioni (a fronte dei circa 37 milioni dell’Unione Europea), sono stati molto pragmatici: nel 2001 è entrata in vigore la Section 508 del Rehabilitation Act, una norma specificamente diretta al Web che obbliga gli enti governativi statunitensi a fornire informazioni accessibili e indica 16 vincoli da rispettare. Tuttavia anche negli States non mancano le interpretazioni controverse: giudicando il ricorso di un ipovedente che lamentava la difficoltà di utilizzare i servizi di biglietteria online di una compagnia aerea, recentemente un giudice federale ha stabilito l’impossibilità di applicare al Web le normative che obbligano i gestori di luoghi pubblici ad agevolare l’ingresso dei disabili. In Italia uno dei siti più criticati dagli esperti di accessibilità è proprio la biglietteria online di Trenitalia, la cui versione attuale è ritenuta inaccessibile per una larga fetta di utenza (una revisione è annunciata entro l’estate, come si può leggere a pagina 72): a oggi, tuttavia, in Italia nessuno si è ancora rivolto a un giudice per non essere riuscito a prenotare un treno su Internet.
Molte proteste hanno coinvolto anche il portale Rai.it, tanto da provocare una raccolta di firme su Screentiful, arrivata a 500 adesioni. In questo caso non giocano solo i principi delle pari opportunità: «È indegno pagare il canone ogni anno per avere servizi inaccessibili, non solo ai disabili ma anche per chi non usa i più comuni sistemi operativi», dicono i promotori.

Sensibilità sociale (ed economica)
Quello che a livello pubblico è ancora un proposito per il futuro, nel privato in molti casi è già realtà grazie all’intraprendenza e alla sensibilità (anche commerciale) di alcune aziende. Per molti disabili sfogliare un giornale può essere molto difficile: consultarlo sul Web è una soluzione al problema e lo sa bene La Stampa di Torino, attiva nel favorire la lettura del quotidiano da parte degli ipovedenti da tempi non sospetti (qualcuno ricorda probabilmente il giornale digitale trasmesso con il Telesoftware di Televideo Rai). La Banca Popolare di Sondrio ha messo a punto Scrigno facile, un servizio di home banking accessibile con cui si possono interrogare le posizioni di conto corrente e di deposito titoli, effettuare bonifici e ricaricare cellulari. Nella stessa direzione si è mosso anche l’operatore telefonico Wind, che ha presentato una versione in linea con le specifiche Wai e con il progetto Wind Way lanciato l’anno scorso per eliminare ogni possibile barriera. Tim ha risposto subito dopo con un’iniziativa analoga, confermando che ormai le aziende considerano l’accessibilità anche un valido strumento promozionale. A Venezia è partito il progetto Cabi (Campagna per l’Accessibilità delle BIblioteche in rete ) promosso dalla Biblioteca Nazionale Marciana: intende essere uno stimolo per le biblioteche, ma si propone anche di avere in prospettiva un impatto sull’intera pubblica amministrazione. Per aderire non è necessario avere un sito già accessibile, bensì affermare di comprendere il problema e cominciare ad adeguarsi.
Di questi tempi non mancano gli annunci di restyling compatibili con browser testuali, sintesi vocali e altre postazioni d’accesso non standard non mancano proprio. Così come le occasioni per presentarli, favorite dall’Anno Europeo della Disabilità. Chissà che continuino anche nel 2004.



Tecnologia Solidale
Continua

Questo sito Web utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito Web, si presta il proprio consenso all'utilizzo dei cookie.
Per maggiori informazioni sulle modalità di utilizzo e di gestione dei cookie, è possibile leggere l'informativa sui cookies.